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POLITICA
9 febbraio 2010
[Matteo Pegoraro] Tra i 100 attivisti per i diritti umani invitati al summit di Dublino

DIRITTI UMANI: PEGORARO TRA I 100 ATTIVISTI A RISCHIO NEL MONDO INVITATI DOMANI AL SUMMIT DI DUBLINO

In rappresentanza del Gruppo EveryOne,  incontrerà, tra gli altri, l'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Navamethem Pillay

Matteo Pegoraro, oltre a essere segretario di Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa" è co-presidente con Roberto Malini e Dario Picciau del Gruppo EveryOne, organizzazione che si occupa della difesa delle minoranze, tra cui Rom, immigrati e omosessuali. Per questo è stato scelto, unico nell'Unione europea, tra i cento attivisti per i diritti umani a rischio di vita nel mondo dalla FrontLine Foundation e invitato alla 5th Dublin Platform for Human Rights Defenders, che si terrà da domani a venerdì 12 al Castello di Dublino, in Irlanda. "Siamo orgogliosi che il nostro segretario Pegoraro partecipi al Summit in rappresentanza di EveryOne e dei suoi attivisti" commentano il Presidente di Arcigay Firenze Francesco Piomboni e i consiglieri Giovanni Rodella e Tommaso Ciuffoletti. "Si tratta di un'occasione esclusiva e importante dove, oltre a conoscere da vicino i 99 attivisti considerati più a rischio negli altri quattro continenti, Pegoraro potrà incontrare l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Navy Pillay e diverse altre autorità europee",

 

Per ulteriori informazioni:

Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa” O.N.L.U.S.

338 1747342 :: circolo@arcigayfirenze.it

politica interna
9 febbraio 2010
[L'Italia e Ciancimino jr] Da Alberto Sordi ai Fichi d'India
Un paese ridotto a star dietro alle dichiarazioni del figlio complessato di uno dei sindaci mafiosi di Palermo non si merita nemmeno Alberto Sordi.
Al massimo i Fichi d'India.
politica interna
9 febbraio 2010
[Programmi chiari] L'IdV e la sterile protesta
Antonio Di Pietro: "E' finito il tempo della sterile protesta" ... è finalmente arrivato il tempo delle cazzate a tutto foho
politica interna
4 febbraio 2010
[Da Il Foglio di oggi] Di Pietro è un quaquaraquà
Al direttore - Spia o non spia, quello che risulta chiaro è che Di Pietro è un quaquaraquà. Sul suo blog, quando se ne  parlava, Bruno Contrada era il condannato per attività mafiose che non doveva cercare "scorciatoie per sfuggire alla condanna o, attraverso le parole di Salvatore Borsellino, si leggeva che "finalmente" era stato arrestato. Oggi, dopo l'uscita delle foto della cena con Contrada e altri curiosi personaggi, Di Pietro dice che "quella di Contrada è una storia complessa e non va banalizzata". Quella di Di Pietro è invece una storia semplice. Quella di un quaquaraquà.

Tommaso Ciuffoletti - Firenze
politica interna
4 febbraio 2010
[Parlando radicalmente] Il Regime Toscano
politica interna
25 gennaio 2010
[Dall'edizione fiorentina del Corriere della Sera] Quella socialista è un'identità emotiva
Quella socialista è oggi una comunità dispersa. Eppure per la gran parte è connotata da una forte identità emotiva. Questa, si badi bene, è cosa diversa dall'identità politica e ci spiega quanto inutile sia perder tempo in sterili discussioni su dove stiano oggi i socialisti, se a destra o a sinistra. Certo molto del voto che fu del Psi di Craxi oggi si esprime a favore del centrodestra, ma il parallelo fra il fu segretario socialista e Berlusconi non regge. E' vero che i nemici del Berlusconi di oggi sono, per la gran parte, gli stessi che furono nemici di Craxi. Ma le analogie politiche non vanno molto oltre e non sono sufficienti a dar forza a tesi, dall'una o dall'altra parte, che sostengano un vero parallelo fra i due.

L'identità emotiva dei socialisti italiani di oggi sta nell'aver attraversato come comunità un evento tragico quale fu Mani Pulite. Tragico per questo paese, che ancora oggi ne paga il prezzo, e tragico per i socialisti perché furono obiettivo privilegiato non solo e non tanto del dispiegarsi di aberrazioni giudiziarie, come il ritenere la carcerazione preventiva un metodo d'indagine, ma di una e vera e propria campagna di violenza civile (semmai la violenza possa dirsi tale). Io ero poco più che un bambino, ma conservo un ricordo vivido di quando si scatenò la caccia al socialista (e se qualcuno ha da ridire sul termine, me ne trovi uno più adatto). L'esser conosciuto come socialista era una colpa da scontare ricevendo, e guai a lagnarsene, ogni possibile sorta di pubblico insulto. Questi ricordi son patrimonio d'esperienza di cui non mi vergogno, ma che anzi conservo con attenzione. Hanno contribuito, tra le altre cose, a vaccinarmi dalla retorica del moralismo militante, dall'ansia manettara dei tribuni della plebe, dalle tentazioni infami dello sciacallaggio.

Questo mi rende partecipe dell'identità emotiva socialista. C'è poi chi vi si è abbandonato fino a rimanerne oppresso per la vita. E non mi sento di giudicare nessuno per questo. Ciascuno ha le proprie fragilità e a volte, di fronte alla meschinità della violenza, anche le tempre più forti si piegano. Tradurre in coscienza politica quell'identità emotiva è però quasi un dovere per chi ha 30 anni e non può certo annodarsi su quel passato. Nel farlo, che non significa necessariamente far politica attiva, tengo piuttosto presenti le lezioni di Salvemini, dei fratelli Rosselli, di Ernesto Rossi fino a quelle di Craxi. E dovessi riassumerle con una sola frase, sceglierei quella di Guido Calogero: “la libertà che si deve amare è la libertà dell'altro”.

P.S _ Nel decennale della morte di Craxi, mentre leggevamo le parole del Presidente della Repubblica indirizzate alla sua famiglia, le agenzie davano notizia di un gruppo di appartenenti al “popolo viola” (non quello della Fiorentina! quello del No-B-Day) che per celebrare la ricorrenza improvvisavano un lancio di monetine davanti all'hotel Raphael. Ho provato a visualizzare la scena. Triste e grottesca allo stesso tempo. Una strada attraversata da romani, forse qualche turista e delle persone eccitate che tirano delle monetine al niente. Più che il fantasma di Craxi, è quello dell'imbarbarimento che sarebbe ora di mettersi alle spalle.

Tommaso Ciuffoletti

dal Corriere Fiorentino di Sabato 23 Gennaio
13 gennaio 2010
[Renata Polverini] Donna di ricercata incompetenza
A riprova del fatto che la Polverini spesso e volentieri quando parla non sa di cosa parla vi consiglio di guardare questa divertente conferenza stampa, risalente al 2 febbraio 2008 (grazie all'archivio di RadioRadicale.it). Dopo la crisi di governo partono le consultazioni di Franco Marini, incaricato da Napolitano di verificare le possibilità di un governo di transizione che non interrompesse la legislatura. Guardate l'intervento della Polverini.

Esilarante quando dice che l'Ugl si dichiara a favore del referendum Guzzetta per "restituire (ai cittadini elettori) la scelta con il voto di preferenza".

Piccolo particolare, IL REFERENDUM GUZZETTA NON PREVEDEVA IN ALCUN MODO IL RIPRISTINO DEL VOTO DI PREFERENZA!!!! ANZI RESTRINGEVA ULTERIORMENTE L'OFFERTA POLITICA PER I CITTADINI ELETTORI!!! E questa dichiara pure di aver raccolto 50.000 firme per una causa che non ha nemmeno capito!!! Non è cattiva la Polverini, semplicemente non sa di cosa parla.

politica interna
10 gennaio 2010
[Lettera aperta a Marco Pannella] Contro il regime dei finti partiti della Toscana. Lottare con una lotteria
Caro Marco, saltiamo i convenevoli, tanto lo sai che ti voglio bene almeno quanto vorrei tirarti quei capelloni lunghi.
Vado dritto al punto. Come sai, e come so grazie a Radio Radicale, c'è la volontà radicale di partecipare alle prossime elezioni regionali che si terranno nella primavera del 2010. E' in corso una campagna di raccolta di firme per cercare di mettere in atto questo proposito. Bene dunque, ma si può fare di più.
Ti scrivo da cittadino toscano che suo malgrado ha testato i primi esperimenti di regime per ridurre al minimo i diritti degli elettori, scoraggiare la partecipazione e blindare quello che te chiami sfascismo partitocratico (anche se poi bisognerebbe approfondire meglio la questione: ma questi sono ancora partiti?). Il Consiglio Regionale Toscano, infatti, si fregia d'esser stato la prima assemblea per la cui elezione è stato usato il sistema poi giustamente chiamato “Porcellum”.

Era il 7 maggio 2004 e il Consiglio Regionale della Toscana pensò innanzitutto ad aumentare se stesso. Fu infatti votata a stragrande maggioranza la norma che prevedeva l'aumento dei consiglieri regionali da 50 a 65. Più poltrone per tutti! era il grido di battaglia. Alla faccia dei cittadini. Votarono a favore di quell'articolo: Democratici di Sinistra (DS), Margherita, Forza Italia, Alleanza Nazionale, i socialisti dello Sdi e i Verdi. Contrari, ad onor del vero, solo Rifondazione Comunista e PdCI.
Tale norma stava all'interno del nuovo Statuto Regionale, nel quale si trova anche il curioso Titolo VIII dedicato a “La partecipazione”. In effetti, caro Marco, sotto quel titolo stanno le norme che regolano l'iniziativa popolare delle leggi e l'istituzione di referendum abrogativi e consultivi (cosa che credo possa essere oggetto d'attenzione radicale). Tuttavia è stridente accostare alti riferimenti di principio, volti a dipingere una Regione che favorisce la partecipazione, con la legge elettorale che venne approvata contestualmente al nuovo Statuto. Una legge elettorale con la quale si sarebbe votato di lì a pochi mesi il nuovo Consiglio Regionale, composto come detto da 65 indispensabili consiglieri, e che prevedeva liste bloccate. In altre parole, la linea di principio che animava quella scelta potrebbe essere così riassunta: il cittadino vada pure a votare, tanto chi sarà eletto lo avranno già deciso i partiti. Un esempio originale di favoreggiamento della partecipazione dentro una logica di regime. Una logica talmente stringente che prima delle elezioni del 2005 un quotidiano toscano pubblicò la lista dei futuri membri del Consiglio Regionale. Sbagliò soltanto un paio di nomi.

Ad onor del vero va detto che pochi mesi dopo quelle radiose giornate di maggio, venne approvata la legge regionale 70 del 17 dicembre 2004. Una legge originalissima che sancisce la possibilità, per i partiti, di fare qualcosa che non è mai stato vietato e che, per giunta, permette di farlo a carico del contribuente. Si tratta infatti della legge con cui si è stabilita la possibilità di svolgere delle elezioni “primarie” per la selezione dei candidati all'interno delle liste bloccate per le consultazioni regionali. In altre parole, dopo aver introdotto un sistema elettorale con liste bloccate si cercava di giustificarsi agli occhi degli elettori promulgando una legge che invece di porre rimedio al furto di potere decisionale operato ai danni del corpo elettorale, offriva ai partiti la possibilità di svolgere “elezioni primarie” per stabilire l'ordine di presenza nelle succitate liste bloccate. Il tutto spesato dal cittadino derubato, perché le “primarie” le paga la Regione.
Per farla breve i partiti hanno prima deciso di operare un furto di potere ai danni del corpo elettorale, dopodiché si sono presi la briga di caricare sulle spalle dei derubati anche il costo di una fittizia restituzione di quel potere sottratto. “Becchi e bastonati” si dice in Toscana*.

Con questa legge la “Toscana dei finti partiti” ha nominato nel 2005 i membri del Consiglio Regionale tuttora in carica. Per le elezioni che si terranno quest'anno, tuttavia, ha ritenuto che fosse il caso di perfezionare il meccanismo di tutela del regime e a settembre dell'anno appena trascorso ha votato una modifica alla legge elettorale del 2004. Mantenute, ovviamente, le liste bloccate, e ridotto – causa eccesso di vergogna - il numero di consiglieri a 55, è stata introdotta la soglia di sbarramento del 4% per avere diritto alla rappresentanza all'interno del Consiglio regionale della Toscana dei finti partiti. La nuova legge elettorale è stata approvata con 43 voti a favore, quelli di: Partito Democratico, Forza Italia, Alleanza Nazionale, Alleanza Federalista (propaggine locale di FI), e dai socialisti del Partito Socialista (gli stessi dello Sdi). Questi ultimi hanno fornito i voti necessari ad evitare che la legge potesse essere sottoposta a referendum abrogativo su richiesta di un quinto dei consiglieri regionali, in cambio di un accordo fatto segretamente col Partito Democratico e poi reso noto da uno scoop del quotidiano La Repubblica di Firenze. Tale accordo, fatto in nome di una logica partitocratica ben poco dignitosa, prevede come premio per il buon servigio dei socialisti un posto nel listino bloccato collegato al candidato presidente (per il quale non sono previste “primarie” di sorta) ed un posto nella futura giunta regionale. Grazie al baratto con i consiglieri socialisti in vendita, dunque, quella modifica alla legge elettorale non sarà, almeno per ora, sottoposta al giudizio degli elettori. Elettori che invece, a marzo 2009, saranno nuovamente chiamati a fare qualcosa che con difficoltà può essere chiamato “votare”**.

Come vedi, caro Marco, il quadro è desolante. E allora mi rivolgo a te. Voglio farti fiducia, come tante volte ho fatto votando radicale nel corso degli anni. Non ti ritengo perfetto. I parlamentari radicali eletti nelle liste del Partito Democratico alle scorse elezioni politiche sono il risultato di un accordo deliberatamente partitocratico a cui anche tu hai deciso di sottostare. Ti riconosco tuttavia il coraggio di aver stipulato quell'accordo alla luce del sole (anche se non è stato altrettanto pubblico e trasparente il metodo seguito per la selezione di coloro che oggi siedono alla Camera e al Senato in virtù di quell'accordo).
Eppure ancora una volta mi trovo a rivolgermi a te, per farti una proposta tanto pazza che solo tu potresti almeno ascoltarla.
Ti chiedo, caro Marco, un gesto di radicalità, situazionista se vuoi, che sbatta in faccia alla Toscana dei finti partiti il rifiuto della loro bassa logica partitocratica e mostri agli elettori che anche accettando la legalità del regime si può fare opposizione radicale. Se davvero si faranno liste radicali per l'elezione del Consiglio Regionale della Toscana ti chiedo che l'ordine dei nomi di quelle liste sia stilato sulla base del caso. Ti chiedo di fare una lotteria, pubblica, magari in piazza, con tanto di urna e palline, per stabilire che ordine avranno nella lista i candidati radicali al Consiglio Regionale della Toscana dei finti partiti. Non false primarie, non la voce del padrone. Piuttosto il caso, la sorte. Non l'ansia della poltrona, ma quella di lottare contro il regime toscano dei finti partiti, anche sbugiardandoli, anche beffandosi di loro che beffano i cittadini e il popolo.
Perché non sarebbe una lotteria di quel tipo ad essere davvero beffarda, ma è il modo in cui il regime dei finti partiti si fa beffe dei toscani ad essere inaccettabile.

Con affetto,
Tommaso Ciuffoletti

* I DS utilizzarono, unici, queste elezioni nel 2005 salvò poi disattenderne l'esito nel nome della fusione con la Margherita e la presentazione di una lista unica (Uniti nell'Ulivo). Pagarono per questo anche la penale prevista dalla legge regionale.
** Rifondazione Comunista (5 consiglieri) può infatti ragionevolmente sperare di superare lo sbarramento del 4%. Gli altri gruppi contrari alla modifica della legge elettorale arrivano a mettere insieme 10 consiglieri. Con i 3 consiglieri socialisti avrebbero potuto essere in 13, il numero necessario per poter richiedere un referendum abrogativo, che in ogni caso si sarebbe tenuto dopo le elezioni regionali, per la mancanza dei tempi tecnici (visto il poco tempo a disposizione prima del rinnovo del Consiglio regionale).
26 dicembre 2009
[Letterine] Di Pietro, Jesus child, Nino Frassica e il congiuntivo
Clamoroso! Di Pietro scrive una lettera a Gesù bambino! Cazzo, ma allora sa scrivere davvero! E io che credevo le lettere gliele scrivesse Nino Frassica.

Dalla lettera di Di Pietro a Jesus: "nel nostro Paese c'è 'un diavolo' al governo che pensa di usare le istituzioni solo per farsi gli affari suoi. Che vuole addirittura cambiare la Costituzione perché nella Carta non è previsto che lui non può essere processato".
Nel nostro paese ci sarebbe anche il congiuntivo ...

politica interna
23 dicembre 2009
[Da Francesco Baccini a Massimo Tartaglia] Per svelare la verità, in Italia, servono i pazzi
Adesso vanno pure al San Raffaele con le mazze da hockey. Povero Silvio!

Qua urge rispolverare una vecchia e divertente canzone che Francesco Baccini dedicò a Giulio Andreotti. Era il 1992 e il clima in Italia era persino peggiore di quello di oggi. Baccini, cantautore genovese genialoide e fuorilinea, fece quello che solo un pazzo avrebbe potuto fare; musicare una divertente difesa del divo Giulio. Chi ha mangiato la torta? Chiedeva Baccini. Andreotti! rispondeva il coro. Chi ha permesso il calo della Borsa? Andreotti! Ed ecco che partiva l'inaspettata replica Ma lasciatelo stare poverino/Questo dargli addosso è tipico italiano. E per rincarare la dose di provocazione partiva il ritornello al grido di Giulio ti difenderò/Sarò il tuo Don Chiosciòtt/Giulio ti difenderò/Sarai la mia mascotte. Ecco, cambiando Giulio con Silvio ed Andreotti con Berlusconi vien fuori un testo di un'attualità fulminante e che da solo servirebbe a svelenire il clima molto più delle querele annunciate in nome dell'abbassare i toni.

Al di là dei sorrisi e del parallelo con l'oggi, quello che Baccini cantava non era tanto una difesa di Andreotti, quanto una presa di giro dell'umore tipico italiano di fronte al capro espiatorio. Quel modo vigliacco di prendersela col potente solo quando non è più considerato tale e al quale ormai non c'è più bisogno d'inchinarsi, ma anzi gli si può addossare la responsabilità di qualunque misfatto. Anche quelli più assurdi; come il celebre bacio a Riina che solo la strumentale fantasia di un pentito e uno zelo inquisitorio degno di miglior causa potevano prendere per buono. Fare una cosa del genere, apparentemente innocua come cantare Giulio ti difenderò, in quel momento storico era, come detto, cosa degna di un pazzo. Si trattava di mettere gli italiani di fronte allo specchio di quel moralismo parassitario proprio quando esso stava vivendo il suo ennesimo momento di gloria collettiva qua nella penisola. Siamo tutti pieni di pregiudizi/Convinti di pulir l'Italia da tutti i vizi gli cantava in faccia quel pazzo di Baccini. Lui stesso, qualche tempo dopo, ha dovuto constatare come la critica, prima ben disposta verso di lui, ebbe a voltargli repentinamente le spalle dopo la pubblicazione di quel brano.

L'anno successivo fu la volta di un altro grande pazzo, Eugenio Bennato, che se Baccini è uno fuorilinea Bennato è uno che la linea l'ha sempre percorsa al contrario. 1993, in piena Mani Pulite, Bennato dà alle stampe il cd singolo con la canzone Tu chi sei, che avrebbe poi aperto il Vhs intitolato Persone Perbene. Ancora più diretto, ancora più politico del Giulio di Baccini. Bennato, armato di chitarra e kazoo, fa il verso agli inquisitori di quella come di ogni altra epoca, ripetendo ossessivamente Tu chi sei?/Tu che fai?/Tu che hai fatto in passato? in un blues che nel ritornello sfotteva quelli che quando arriva l'estate saremo tutti più felici tra persone pulite.
E lo diceva anche al Corriere della Sera, che s'interrogava ipocritamente sull'ambiguità di una canzone che era tutto tranne che ambigua. “Non riesco a vedere i buoni e i cattivi schierati con la chiarezza di posizioni che i mass media presentano” rispondeva Bennato a Luzzatto Fegiz. E per questo veniva accusato da Eugenio Finardi di essere uno senza ideali. Ma l'accusa di Finardi era comprensibile, dato che veniva da chi, a differenza del Bennato di Sono solo canzonette, al raduno della grande festa nazionale, di partito, ci andava eccome.
Tu chi sei si chiudeva con un verso che fugava ogni dubbio di ambiguità: Tu che ci hai liberato/Come mai/Fino a ieri/Non ci avevi pensato?/C'e' qualcosa che non va'/C'e' qualcosa di strano. In realtà il tempo della domanda era sbagliato, la domanda giusta sarebbe stata: tu che farai? La risposta si sarebbe fatta attendere solo qualche mese, con l'ingresso in politica di Antonio Di Pietro.

Ed ecco che arriviamo ad oggi, Anno Domini 2009, quando un altro pazzo, stavolta un pazzo clinico, si fa strumento della violenza sottesa e solleticata da quel moralismo parassitario che è un po' l'autobiografia della nazione e, eterogenesi dei fini, diviene lui stesso lo specchio che mette gli italiani di fronte a ciò che si rischia di diventare se si dà retta al giacobinismo dei puri.
Ancora una volta, per svelare la verità in questo paese ipocrita, serviva un pazzo.


_ Riferimenti videografici:

politica interna
16 dicembre 2009
[Di questi tempi] L'amore vince
L'amore vince,
ma di questi tempi anche un pareggio fuoricasa va più che bene

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politica interna
15 dicembre 2009
[La risposta del PdL] E comunque Di Pietro è uno stronzo
"Immediata la risposta del Pdl: Gasparri lancia una statuetta di Silvio contro il Duomo".
Una battuta per stemperare, del resto mica posso scrivere sempre che Di Pietro è uno stronzo? ... e cmq Di Pietro è uno stronzo
politica interna
14 dicembre 2009
[Benedizioni] Il PD oggi ringrazi d'avere un segretario come Bersani
In questo momento avere un segretario con il buonsenso, la retorica semplice e il tono rassicurante di Bersani è una cosa che il PD deve considerare una benedizione. Quanto alla Bindi, direi di rubricare la sua intervista di oggi a La Stampa sotto la voce "comprensibili secrezioni biliose di donna offesa".
politica interna
14 dicembre 2009
[Altro che idioti fans su Facebook] La vicenda personale di Massimo Tartaglia è tristissima
La vicenda personale di Massimo Tartaglia mi sembra molto triste. Di grande dignità le parole del padre: "Io, mio figlio, la mia famiglia, abbiamo sempre votato Pd, ma nessuno di noi ha mai avuto odio per Berlusconi [..] Massimo è una psicolabile, ma non ha mai fatto del male a nessuno [..] Penso che questo episodio sia maturato dal clima negativo che sta montando in Italia"
politica interna
14 dicembre 2009
[Da Facebook - mio wall] Commento "in diretta"
IDIOTI. Io rido, scherzo e provoco seriamente, ma alla fine è inutile. Se i buoni a niente (la "sinistra" italiana secondo Pannella) vogliono morire di antiberlusconismo rafforzando Berlusconi in maniera (questa sì) pericolosa, facciano pure. IDIOTI TUTTI
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Capitolo II - Da Trotsky a Pannella. Storia inedita del primo incontro fra Massimo e Marco

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Capitolo IV -
Riflessioni storico-politiche: costituente socialista, prospettive referendarie, l'anomalia Pci-Pds-Ds, ciò che sarà e ciò che non fu

Relazione al convegno Bertinoro 2. Verso una moderna forza liberalsocialista
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