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politica interna
7 maggio 2013
[dal Corriere Fiorentino] Integrazione e legalità. Immigrazione a due strade
In un capitolo del Sutra del Loto, Buddha si rivolge ai discepoli e illustra loro quella che viene chiamata la parabola delle piante. “La pioggia penetra in tutte le piante, negli alberi, nella boscaglia e nei cespugli, così come nelle erbe medicinali, nelle radici, nei fusti, negli steli e nelle foglie di ogni forma e dimensione. E sebbene ciascuna pianta sia bagnata allo stesso modo, ciascuna cresce in modo differente dalle altre”. Oltre i significati più strettamente legati al buddhismo, la benedizione del sole e della pioggia sottolinea l’uguaglianza sotto il cielo, mentre la terra che sostiene le piante simboleggia l’uguaglianza sulla Terra.

E’ un grande messaggio sul valore dell’uguaglianza e allo stesso tempo sulla ricchezza della diversità. E sembra quasi superfluo richiamare un testo così importante per riportare almeno nei ranghi della civiltà la polemica accesa da esponenti leghisti contro il ministro all’integrazione Cecile Kyenge, rea di aver indicato tra gli obiettivi che ritiene prioritari per l’Italia quello di aprire allo ius soli, ovvero la concessione del diritto alla cittadinanza a coloro che nascono sul territorio del nostro paese. Una proposta simile è stata formalizzata a suo tempo, nell’ambito del centrosinistra italiano, dal PD di Veltroni e poi riproposta da Matteo Renzi a partire dalla prima convention della Leopolda.

Se si mette da parte il latinorum che accompagna a volte questi dibattiti credo non sarà difficile convenire che affrontare la questione di un nuovo sistema di concessione della cittadinanza sia non solo legittimo, ma anche attuale per un paese che non vive sulla luna o in un angolo nascosto del mondo o della fantasia, come il caso della Padania.

C’è poi chi ha legato polemicamente questo dibattito con il caso di cronaca nera di Castagneto Carducci che ha avuto una forte eco in tutta Italia. Un caso terribile. Ma su cui è bene tenere chiaro che il metro con cui misurare l’accaduto non è quello scivoloso e sbagliato sulla nazionalità del presunto assassino, né per giustificare, né per condannare. Ma quello ineludibile della legalità. La stessa di cui chiede conto la lettera che la famiglia di Ilaria Leone ha scritto per chiedere come mai “il presunto omicida sia uno spacciatore, noto alle forze dell'ordine, con precedenti penali specifici, per reati commessi anche nella piccola comunità toscana, irregolare in quanto destinatario nel tempo di plurimi decreti di espulsione, ancora una volta mai eseguiti”.

Integrazione e legalità sono due temi distinti, ma che si tengono per mano in un equilibrio non sempre facile. Ed entrambi vanno trattati con la lucidità necessaria, senza nascondere le sfide che ci pongono come Stato e come società.

dal Corriere Fiorentino di martedì 7 maggio
politica interna
6 maggio 2013
[dal Corriere Fiorentino] In attesa della legge elettorale

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta, durante il discorso con cui ha chiesto la fiducia alla Camera, si è assunto l’impegno di dire ai deputati, e indirettamente ai cittadini, che “quella di febbraio è stata l’ultima tornata elettorale affrontata con il Porcellum”.

Parole simili le aveva pronunciate relativamente alla legge elettorale toscana il Presidente della Regione Enrico Rossi che tre anni fa, fresco di elezione, dal suo profilo Facebook tuonò perentorio: “la legge elettorale toscana non ha funzionato e va cambiata: è giusto rimettere la preferenza o il collegio uninominale”. Ad oggi siamo ad un nulla di fatto ed il rischio è che ancora una volta ci si riduca alle ultime settimane di vita della legislatura regionale per cambiare quella che invece è una legge decisiva per definire le regole del gioco democratico. Tanto che la cosiddetta Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa stilò a suo tempo “un codice di buona condotta in materia elettorale” nel quale si faceva presente che «gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione». Questo per evitare ogni sospetto che le modifiche possano essere figlie di interessi partitici e anche per garantire la piena conoscibilità del sistema elettorale da parte degli elettori.

Se si prende per buono quanto rammentato da questo documento si capirà bene che si è perso fin troppo tempo, dato che il Consiglio Regionale si è insediato nel 2010 e che torneremo a votare fra due anni esatti.

Da un lato c’è la totale mancanza di chiarezza dei partiti maggiori sul tema della riforma della legge elettorale. Né il Partito Democratico, né il Popolo della Libertà, ad oggi, hanno chiarito apertamente quali siano le loro preferenze in materia. Un modo questo per evitare di allargare i confini del dibattito oltre le stanze di Palazzo Panciatichi. Dall’altro a inizio legislatura non è stata istituita alcuna commissione apposita (e tuttora non ve n’è una), ma in pieno stile da vecchia politica sono stati messi in campo solo “gruppi di lavoro informali”. Tanto informali, quanto inconcludenti verrebbe da dire.
E, ad oggi almeno, verrebbe anche da augurare ad Enrico Letta che le sue promesse possano avere miglior sorte di quelle toscane. Nel frattempo restiamo in attesa.

dal Corriere Fiorentino di sabato 4 maggio

politica interna
5 aprile 2013
[Infografica] I numeri del Senato
politica interna
4 aprile 2013
[Numeri] Durata media di un governo italiano
In 153 anni di storia, lo stato italiano ha avuto 126 governi. La durata media di un governo italiano è quindi inferiore a quella della gestazione di un rinoceronte nero. Secondo indagini nasometriche il prossimo governo promette di rimanere in media.

vai su: http://italiasenzagoverno.com
politica interna
4 aprile 2013
[Infografica] Elezione del Presidente della Repubblica
politica interna
2 aprile 2013
[Chiacchiere che stanno a zero] Ecco i numeri. Ecco la Costituzione
I NUMERI

Senato della Repubblica

315 senatori
+
4 senatori a vita (uno dei quali è Monti, gli altri tre si dà per buono votino a favore dei provvedimenti del governo oltre che la fiducia).
---> Maggioranza: 158

107 senatori fanno parte del gruppo del PD
10 senatori (compresi due a vita) fanno parte di uno strano gruppo "Per le autonomie - PSI", che però si dà per buono voti con la maggioranza.
11 senatori (di cui uno a vita) fanno parte del gruppo misto, per la maggioranza composto da senatori di SEL e da eletti in circoscrizioni estere. Si dà per buono votino con la maggioranza.

TOT: 128

91 senatori fanno parte del gruppo del Pdl
16 fanno parte del gruppo "Lega Nord e Autonomie"
10 senatori fanno parte del gruppo "Grandi Autonomie e Libertà" ascrivibile a vario titolo al centrodestra.
Tot: 117

53 senatori fanno parte del gruppo Movimento 5 Stelle

21 Senatori fanno parte del gruppo Scelta Civica per l'Italia.

LA COSTITUZIONE

Presidenza della Repubblica

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Art. 83.

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

All'elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d'Aosta ha un solo delegato.

L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Art. 88.

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.


Governo

Art. 92.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.
rima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Art. 94.

Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Art. 95.

Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l'attività dei ministri.


Parlamento

Art. 67.

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Art. 70.

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
Art. 71.

L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.
politica interna
2 aprile 2013
[E poi non ne rimase nessuno] Più che 10 saggi a me paion 10 piccoli negretti
"Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.

Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.

Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.

Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s'infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale
quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti
salpan verso l'alto mar:
uno se lo prende un granchio,
e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l'orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.

I due poveri negretti
stanno al sole per un po':
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino s'impiccò,
e nessuno ne restò."
politica interna
27 febbraio 2013
[Dal giaguaro al topo] Bersani e Casaleggio
Casaleggio sarà un formaggio. Ma a far la fine del topo sarà Bersani.

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permalink | inviato da inoz il 27/2/2013 alle 13:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
27 febbraio 2013
[Contrordine compagni!] I Grilli de l'Unità
Da bravo anticomunista leggo sempre l'Unità.
Lì ho imparato negli ultimi mesi che Grillo sarebbe fascista, populista, esaltato, criminale antisindacale, contro la libertà di stampa e pare anche c'abbia la mamma maiala.
Aspetto di andare al circolino, prendere la mia brava copia de l'Unità e leggere cosa è diventato Grillo nel giro di una nottata.
21 febbraio 2013
[FARE] L'amore per Fermare il Declino

politica interna
21 febbraio 2013
[Cineserie] I formicolii del cinese

Lo slogan del Partito Democratico per questa campagna elettorale è stato “L’Italia giusta”. Non s’andrà lontani dal vero rilevando che non si è trattato di un grande slogan, né di una grande campagna elettorale. Forse la convinzione che i giochi fossero chiusi dopo il successo delle primarie del centrosinistra ha fatto rilassare qualcuno più del dovuto. O forse, una volta posatasi la polvere della sfida tra Renzi e Bersani ci si è resi conto che intorno il mondo non aveva usato la cortesia di fermarsi.

E così il PD si trova oggi nella scomoda posizione di primo partito annunciato, ma col problema duplice di rischiare di essere recuperato da concorrenti più aggressivi e di dover gestire un dopo elezioni tra un alleato, Sinistra e Libertà, che rivendica la fedeltà agli accordi presi ed un potenziale alleato futuro, Monti, che invece non vuole saperne di narrazioni e profumi di sinistra.

In attesa del riscontro delle urne c’è da notare un Matteo Renzi che nella gestione del proprio profilo post-primarie ha ricominciato a dare qualche timido ma significativo segnale di movimento. Nella fase della morte apparente seguita alla sconfitta con Bersani, il nostro ha perso per strada non pochi supporter d’idee, pur salvando in posti garantiti per Parlamento e Senato alcuni suoi fedelissimi. Anche in questo caso si potrà dire che non s’è trattato di una brillante gestione della sconfitta. Molti, per descriverla, hanno usato l’immagine del cinese che attende sulla riva del fiume il cadavere del nemico. Laddove il nemico sarebbe il segretario del PD Bersani.

Malignità, verrebbe da dire. Specie alla luce dell’impegno renziano per aiutare il PD di Bersani. Non che l’ex rottamatore abbia rispolverato il camper (anche perché l’ormai ex autista sta per diventare onorevole), ma certo qualche apparizione da bravo militante se l’è concessa. S’è addirittura meritato il plauso di D’Alema. Uno che ai tempi gli aveva promesso che si sarebbe fatto male.

Tuttavia Renzi, nei suoi comizi, ha progressivamente allentato la tensione antimontiana che gli veniva chiesta all’inizio per prendere le distanze dai suoi ex-sostenitori che con il professore sono andati a candidarsi in quota società civile. Per Grillo ha usato il bastone, ma non la mazza chiodata dei vertici del PD, e coi grillini la carota di una rabbia compresa dal sindaco Renzi. Che vi siano segnali da cogliere in questi atteggiamenti? Forse son solo malignità. O forse il cinese sulla riva del fiume ha iniziato a sentire qualche formicolio da legislatura in bilico.

calcio
15 febbraio 2013
[Rigori] Spiegaglielo Roberto Baggio ad un brasiliano
Spiegaglielo ad un brasiliano che noi amiamo Roberto Baggio.
Spiegalo a qualcuno che ti dice che "no è posibile che voi amate Bàgio. Lui ha sbajato rigore ne la finàl. Zico anche ha sbajato rigore contro la Francia e noi odiamo lui. Per me è molto difìcile avè rispeto pe'uno come Zico".
Ecco spiegaglielo che noi quel ragazzo con l'orecchino, i capelli da tamarro e la fede buddhista gli vogliamo bene perchè a sbagliare quel rigore è stato lui. Nessun altro avrebbe potuto. Era il suo rigore. E lui lo ha sbagliato con la dignità e il rispetto che nessun altro avrebbe potuto meritare.
14 febbraio 2013
[dal Corriere Fiorentino] Sindacati senza responsabilità

Oggi i sindacati del pubblico impiego del Comune di Firenze hanno indetto uno sciopero generale. Domani, invece, la sezione giurisdizionale per la Toscana della Corte dei Conti inaugurerà l’anno giudiziario 2013.

Nei giorni scorsi la procura toscana della Corte dei Conti ha notificato a 36 persone inviti a dedurre per l'inchiesta su stipendi, indennità e premi erogati dal Comune di Firenze a circa 5.000 dipendenti tra il 2000 e il 2012. Le violazioni sono state individuate in base ad una relazione degli ispettori della Ragioneria generale dello Stato su erogazioni a pioggia, indennità accordate illegittimamente e talvolta duplicate erroneamente, mancato rispetto di criteri selettivi e meritocratici nelle progressioni economiche. Un quadro che è stato indagato anche dalla Guardia di Finanza. “Sotto il profilo delle responsabilità personali – così la procura della Corte dei Conti - allo stato degli atti, circoscrivendo al vertice gestionale tali responsabilità, ha ravvisato l'apporto causale di dirigenti comunali e di coloro che hanno sottoscritto accordi decentrati illegittimi e dannosi”.

Tra le 36 persone coinvolte figurano anche sindacalisti che siglarono i contratti collettivi decentrati. Senza entrare nel merito di una vicenda da chiarire si potrebbe capire la difesa di un sindacalista che avesse a far presente che quei soldi sono stati assegnati ai lavoratori in base ad accordi presi con dei dirigenti del Comune; limitando quindi la responsabilità del sindacato a favorire i propri rappresentati con accordi per loro il più vantaggiosi possibile, ancorché venisse accertato che quegli accordi siano stati effettivamente illegittimi e dannosi (per il bilancio del Comune).

Tuttavia un comunicato della Cgil Funzione Pubblica di Firenze del 24 gennaio 2013 pone la questione in termini meno comprensibili. Dato che invita la Corte dei Conti a svolgere “un’attenta lettura della busta paga dei dipendenti del Comune, dalla quale si accorgerebbe che nessuno si è arricchito con la contrattazione decentrata”. Il punto non è l’arricchimento o meno. Ma se quegli accordi fossero legittimi. Ma quel che è peggio è che quel comunicato si chiude con queste parole: “non ci vuole molto a dedurre che la portata dell’offensiva tende a demolire l’immagine del sindacato e dei lavoratori anche agli occhi dei cittadini e a creare una reazione che non potrà che essere di grave conflitto”. Un’indagine diventa un’offensiva a cui rispondere in “reazione” evocando “grave conflitto”. Forse non c’è responsabilità del sindacato su quei contratti. Ma se non c’è nemmeno su queste parole vien da chiedersi dove sia finita la responsabilità del sindacato.

dal Corriere Fiorentino di giovedì 14 febbraio

ECONOMIA
31 gennaio 2013
[dal Corriere Fiorentino] Politica economica all'italiana
L’idea di venire sbranati come piccoli porcellini non è delle più allettanti. Tuttavia si potrà prendere qualche spunto dalla vicenda Mps per tirare il filo dei delicati rapporti tra la politica e le attività economiche, finanziarie e anche sociali di questo paese.

Più che alla politica ci si potrebbe correttamente riferire al sistema dei partiti. Quelli della cosiddetta Prima Repubblica furono sistema e partiti in modo storicamente strutturato e definito, quelli della Seconda lo sono in modo spesso meno evidente a tratti un po’ più litigioso, ma altrettanto pervasivo. La lottizzazione della televisione di Stato è una perfetta cartina tornasole per chiarirsi il modo in cui questo sistema ha operato e continua ad operare. Un tempo si dava per assodato che alla Dc, al Psi insieme agli altri partiti laici e al Pci spettassero, per uno strano e malinteso diritto di rappresentanza della società, un canale televisivo nazionale ciascuno. Oggi, secondo logiche sempre da ridefinire, si misurano tanto nei palinsesti, quanto nelle liti rumorose e negli accordi silenziosi in Commissione di Vigilanza Rai, le mutevoli propensioni a fare sistema dei nuovi partiti.

E’ forse l’aspetto più evidente di come la cosiddetta Casta non sia semplicemente il fortino romano in cui sono rinchiusi pochi privilegiati. Anche perché se così fosse sarebbe difficile spiegarsi come riesca quel fortino a resistere ad un presunto assedio dell’opinione pubblica che dura ormai da anni senza aver ottenuto risultati di rilievo.
La Casta sovrintende, grazie all’eccessiva e dispendiosa pervasività di uno Stato che di tutto si occupa meno che di fare lo Stato, ad un’abnorme quantità di aspetti della vita economica e sociale di questo paese. Non solo, ma spesso e volentieri esattamente laddove il ruolo dello Stato come arbitro e regolatore di ambiti economici che devono vivere di regole certe e concorrenza sarebbe viepiù decisivo, l’influenza del sistema dei partiti riesce a farsi sentire. Non per regolare, nel senso di porre le giuste regole entro cui far svolgere il gioco del mercato, come sarebbe corretto, ma a regolare in chiave spartitoria i privilegi di mercati asserviti alla logica perversa del capitalismo di relazione, dove non conta chi eccelle nel fare qualcosa, ma vince chi è più bravo ad ottenere appoggi e coperture.

E’ un sistema che ha retto questo paese per tanto tempo. Ma ci consegna un’eredità poco gloriosa. Il dramma è che ancora oggi le poche voci liberali che riescono a levarsi sono spesso ultraminoritarie.

_____ perdonate la lunghezza dei periodi. Ero molto stanco quando ho scritto il pezzo
politica interna
29 gennaio 2013
[Confronto a 6] Parola all'esperto
Berlusconi dice no a un confronto a 6.
Per l'ammucchiata almeno 7, che se siamo pari poi si formano le coppie.
sfoglia
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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