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CULTURA
24 aprile 2015
[dal Corriere Fiorentino] Per Elio Toaff e Indro Montanelli

Il 19 aprile si è spento Elio Toaff. E la perfetta lettera di ieri al Corriere Fiorentino, di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi, è stata forse il modo più bello di ricordarlo. Usando le sue stesse parole, quelle con cui raccontava di quando l'Italia aveva tra le proprie leggi alcune che discriminavano le persone sulla base della loro fede religiosa. Ma quella stessa Italia aveva anche, tra i propri cittadini, alcuni che a quelle leggi scelsero di non ubbidire. A proprio rischio, a proprio pericolo. A proprio merito che oggi non va dimenticato. E se c'è un senso che per il 25 aprile vale ancora oggi, non sta nell'antifascismo inteso come coro da stadio a partita finita. Ma come coraggio di levare una voce solitaria quando intorno tutti preferiscono tacere o assecondare. Ed il coraggio è negli atti.

In fondo anche la fede ebraica è negli atti. Quella degli ebrei è infatti una religione che non si fonda sul credere in qualcosa, ma sul fare delle cose. Elio Toaff le faceva con intelligenza.Come usa dire: ieri a Roma sono apparse delle scritte. Ma le scritte non appaiono così, per magia. Qualcuno, alfabetizzato a dispetto delle apparenze, si è incaricato di scriverle. Una di queste scritte recita testualmente “Elio Toaff balleremo sulla tua tomba”. Me lo vedo che ride. “Inciamperete”.

Ieri invece a farci sorridere c'hanno pensato i candidati governatori di questa regione, la Toscana. Erano tutti a Fucecchio. Il presidente Rossi, il donzelliano Donzelli, il salviniano Borghi, il forzitaliota Mugnai. A Fucecchio il 22 aprile. Quello stesso giorno del 1909, nella cittadina toscana nasceva un certo Montanelli Indro. E a quanto risulta dalle cronache di ieri, nessuno dei candidati governatori ha avuto a mente di ricordarselo. Credo sia stato l'involontario omaggio ad un grande del secolo scorso.


Lo si interpreti come un religioso silenzio. O forse una saggia scelta di strategia politica, per non dover affrontare l'imbarazzante paragone. Sia come sia, sarebbe stato divertente, ancorché temo grottesco, sentire per esempio, l'epitaffio di Salvini per Montanelli. Mai però, divertente quanto quelli che Montanelli medesimo dedicava ad illustri contemporanei. Li si trovano raccolti in un volumetto edito nel 2011, ma presto sparito dalla circolazione, dal titolo “Ricordi sott'odio”. Ci sono gli epitaffi che Montanelli dedicò ad esempio al Migliore: «Qui riposa Palmiro Togliatti /impiegato modello/ di rivoluzioni parastatali». Oppure a Moravia: «Qui giace il più rappresentativo e completo/di tutt’i personaggi di Moravia: Alberto». Quello tremendo su Alida Valli: «Qui/ per la prima volta/ Alida Valli/ giace/ sola».
E quello infine che Montanelli dedicò a se stesso: «Qui riposa Indro Montanelli. /Genio compreso, spiegava agli altri/ ciò ch’egli stesso non capiva».

dal Corriere Fiorentino di giovedì 23 aprile 2015



cinema
24 aprile 2015
[Short Skin] I dolori di un giovane pene
"Short Skin", ovvero "I dolori di un giovane pene". Esce oggi.
Duccio fa il regista. Ha la grande fortuna di costruire progetti con persone che lavorano insieme a lui per dare forma alle sue idee. Un privilegiato.
Per permettergli di continuare ad esserlo, adesso si tratta di andare a vedere questo film. E ne vale la pena. Ci sono piselli, fratelli, sorelle, amicizie, polpi, preservativi, tende, mare, prostitute, biciclette, cani, cani che trombano, droga, amore. Parecchio amore.
A quanto ho capito il destino di Duccio si decide nei prossimi tre o quattro giorni.
Vi garantisco che se diventerà un regista di successo ci faremo invitare a party esclusivi con donne piene di botox e capelli colorati e pretenderemo di fare anche noi una girata su un qualche red carpet vestiti come rappers di Poggibonsi.
Short Skin.
Da qualche parte, in qualche cinema, ci sarà anche vicino a casa vostra.
Il tempo mette brutto per il fine settimana.
Buon divertimento.


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sentimenti
24 aprile 2015
[Inquietudine] Giannimorandiana
Capisco l'assenza di punti di riferimento.
Ma vedervi esaltati per un post di Gianni Morandi è inquietante.
CULTURA
22 aprile 2015
[Indro] per Indro
Di Montanelli non leggete epitaffi lunghi e noiosi per commemorarlo.
Leggete gli epitaffi suoi. Di Indro. Brevi e fulminanti
Cercate quindi un libriccino. "Ricordi sott'odio", edito nel 2011 e presto sparito di circolazione.
Ci troverete chicche meravigliose. Epitaffi dedicati a cadaveri illustri.
Togliatti.
«Qui riposa Palmiro Togliatti
impiegato modello
di rivoluzioni parastatali
».
Alberto Moravia.
«Qui giace il più rappresentativo e completo
di tutt’i personaggi di Moravia:
Alberto
».
E una dedica ad Indro medesimo.
«Qui riposa Indro Montanelli.
Genio compreso, spiegava agli altri
ciò ch’egli stesso non capiva
».
CULTURA
22 aprile 2015
[Lettera al Corriere Fiorentino] Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi per Elio Toaff

Non dovrei farlo. O forse invece sì.
Sul Corriere Fiorentino di oggi c'è una lettera bellissima di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi. Ricordano Elio Toaff con le sue parole.
Meritano di essere lette.

Caro direttore,
Livorno, la città che gli dette i natali, ha accolto lunedì pomeriggip, per l’ultimo saluto, Elio Toaff, rabbino emerito di Roma scomparso la scorsa domenica alla soglia dei cento anni.
Per noi resta un esempio morale, un maestro che sapeva diffondere serenità e pace. Delle tante cose che si sono scritte e dette di Toaff, in particolar modo in queste ore, tra tutte merita ricordare a pochi giorni dal 25 aprile, quelle pronunciate da lui stesso il 19 ottobre del 2006, in Sapienza a Pisa prima di ricevere il «Campano d’Oro», conferito dall’Associazione dei laureati dell’Ateneo pisano, dove volle ricordare Lorenzo Mossa, il docente che gli consentì di laurearsi nonostante le leggi razziali dell’epoca impedissero agli ebrei il conseguimento dell’onorificenza accademica. Ecco cosa disse:
«Sono veramente molto commosso per la manifestazione di stima e di affetto che avete voluto concedermi. Io non so come potrei contraccambiare questo sentimento che voi oggi mi fate sentire così caldo e così pieno di stima e allora vi dirò che, entrando nell’Università (...), ho rivissuto l’atmosfera indefinibile che nell’Università di Pisa si sente, che è ancora qualche cosa di vivo, qualche cosa che mi sorprende per la profondità del sentimento. Quando sono entrato in questo luogo, dico la verità, non avevo provato niente che mi attirasse, che risvegliasse qualche cosa nel mio intimo, che veramente mi facesse sentire a casa mia. Ho sbagliato: perché poco dopo mi sono sentito a casa mia, ho sentito veramente, attraverso le vostre espressioni e l’applauso che mi avete tributato, che c’è qualche cosa che ci lega, come il ricordo del professor Lorenzo Mossa, a cui debbo molto. Nel 1938 nessuno voleva assegnarmi la tesi di laurea e quindi non avrei potuto laurearmi. Allora il professor Mossa mi invitò a casa sua e mi chiese: “Lei ha abbastanza coraggio?”. Risposi: “Penso di sì”. Allora Mossa propose: “Guardi, potrebbe fare una tesi sul conflitto legislativo in Palestina fra la legislazione ottomana, quella inglese e quella ebraica”. Io accettai e così feci la mia tesi di laurea. Alla discussione, con Mossa, c’erano un altro professore di cui non ricordo il nome e il presidente della commissione Cesarini Sforza. Mossa mi presentò dicendo che avrei parlato di un paese che si stava avviando ad avere un destino felice e continuò su questo tono. A un certo punto, Cesarini Sforza si tolse la toga, la gettò sul tavolo e se ne andò. Io guardai stupito Mossa, non sapendo come si potesse procedere, e lui reagì a quello sguardo dicendo: “Vabbé, si farà in due, è lo stesso”. Così continuammo la discussione della tesi di laurea e alla fine lui mi propose: “Guardi 110 non glielo posso dare, si accontenta di 105?”. “Anche troppo”, replicai io. E lui: “Allora le darò 103!”. Accettai felice. Questi sono ricordi che non si possono cancellare e che si conservano per tutta la vita (...). Per questo debbo riconoscere che entrando in questa Università — ma non in quest’Aula dove non ero mai stato perché mi tenevano fuori — ho sentito risvegliare qualcosa in me, cioè il ricordo di quegli insegnanti che, al di là di ogni pregiudizio razziale, mi avevano trattato come tutti gli altri allievi. Una volta, quando andavo dal professor Mossa, gli raccontai quello che mi era capitato durante il viaggio che facevo da Livorno per venire all’Università a Pisa. Alcuni giovani fascisti mi avevano fermato, mi avevano fatto distendere in uno scompartimento, mi avevano spogliato e avevano scritto delle frasi ingiuriose sulla mia pancia. Gli mostrai le scritte e lui ribattè: “Non lo cancelli! Si faccia fotografare, perché questo oltraggio deve rimanere per dimostrare fino a che punto si può arrivare con la politica”. Era questa la politica che il fascismo insegnava ai giovani e questo il modo con cui essi dovevano comportarsi con gli ebrei. Bene, io possiedo ancora quella fotografia, perché mi sono sempre detto che non avrei mai dovuto dimenticare. In questo mio breve ricordo, posso però aggiungere un episodio di segno opposto, legato al custode della Sapienza. Un giorno mi vide entrare e poco dopo mi affrontò chiedendomi di seguirlo. “Venga con me e non faccia discorsi”, disse con tono perentorio. Mi portò in uno stanzino, mi chiuse all’interno con le chiavi e mi disse: “Le spiegherò”. Solo dopo un’ora il custode si decise finalmente a riaprire. “Non mi ringrazia nemmeno?”, chiese. Veramente io non vedevo alcuna ragione per ringraziarlo di avermi rinchiuso in uno sgabuzzino. Ma lui si spiegò: “Lo sa perché l’ho rinchiusa? C’erano quattro fascisti che erano venuti a prenderla”. Fu una dimostrazione di fratellanza che non mi sarei aspettato e debbo dire che nel dopoguerra ho avuto modo di sdebitarmi con lui. Il custode era ormai anziano, aveva lasciato il posto di lavoro e se la passava male, così cercai di fare in modo che se la passasse un po’ meglio. In conclusione voglio ringraziarvi per avermi dato la possibilità di ricordare pezzi della mia vita qui con voi (...). Ho solo voluto parlare come uso fare di solito, senza salire in cattedra, cercando di arrivare con quelle espressioni che, uscendo dal cuore, entrano nel cuore».
Il lutto per la scomparsa di questo grande personaggio della storia è iniziato, ma poi il periodo del cordoglio terminerà e allora spetterà a tutti noi tramandarne la memoria ai posteri. Che la terra ti sia lieve, Rav Toaff.
DIARI
22 aprile 2015
[Elio Toaff] "Balleremo sulla tua tomba"



INCIAMPERETE
21 aprile 2015
[Paragoni] Renzi vs Kim
Paragonano Renzi a Kim Jong Un.
Che però è più grasso.

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CULTURA
21 aprile 2015
[Amplificatori di merda] Noia e imbarazzo
Ieri ho sentito un po' della trasmissione La Zanzara di Giuseppe Cruciani e David Parenzo e visto un po' della trasmissione Quinta Colonna, di Del Debbio (il quale altri non è che un Rosy Bindi berlusconiano). Tema del giorno "i migranti morti".
E' stato assistere ad un gioco squallido e banale.
Quello per cui un conduttore sa bene che, in mezzo un pubblico sufficientemente ampio, è matematico trovare una percentuale significativa di meschini disposti a giocarsi i propri 5 minuti di celebrità vomitando infamie del tipo "700 morti sono troppo pochi", "Ci vorrebbe una naufragio al giorno" et similia.
La giustificazione per farsi megafono di tali meschinità sono due:
a) fanno ascolto
b) è la pancia della gente che parla.
La giustificazione b) va da sè, non sta in piedi. La pancia della gente non parla. Caca. E uno che ritiene valga la pena farsi megafono della merda si qualifica da solo per il professionista che è. Amplificatore di merda.
La giustificazione a) non sta in piedi nemmeno quella. Perchè una trasmissione faccia ascolto servono fattori molteplici. E della merda si può fare anche a meno. Pensare che il successo stia solo nella merda ha una sua razionalità. Ma è quella di chi non ha altro da presentare.
Senza moralismo.
Finchè avevamo 5 anni ridevamo al sentir dire "cacca", e ripetevamo noi stessi quella parola ridendo, perchè ci pareva una trasgressione.
Già dai 6 anni in su abbiamo imparato ad annoiarci e a provare un po' di imbarazzo di fronte ad uno che cerca la nostra attenzione ripetendo "cacca".
La stessa noia e lo stesso imbarazzo che ho provato ieri.
sentimenti
21 aprile 2015
[In ricordo] Elio Toaff
Quella ebraica è una religione che non si fonda sul credere in qualcosa, ma sul fare delle cose.
Elio Toaff le faceva con intelligenza.
sentimenti
20 aprile 2015
[E se non bastasse] Non basterà
Affonderemo i barconi. E se non bastasse.
Raderemo al suolo le baracche-prigione sulla costa libica. E se non bastasse.
Metteremo lo zucchero nei serbatoi dei loro fuoristrada. E se non bastasse.
Bucheremo le gomme dei loro tir-carovana. E se non bastasse.
Inchioderemo a terra i piedi dei loro passeggeri. E se non bastasse.
Li sterilizzeremo tutti.
No. Non basterà.
E non pretendo lo capisca Salvini.
Mi accontenterei lo capisse la famosa Europa.
Quella che a capo della Commissione elegge un avvocato lussemburghese esperto di astuzie fiscali.
cinema
20 aprile 2015
[Annegare] Tutti
Annegheremo anche noi.
Nella retorica.
SCIENZA
13 aprile 2015
[Armeni] Fu suicidio.
A quanto par di capire, un centinaio d'anni fa, un imprecisato numero di armeni decise di suicidarsi.
Che strano popolo.
letteratura
13 aprile 2015
[Lungarno] Aprile



Non sono giorni facili per chi soffre d'allergia. I cipressi, le betulle, le graminacee, la droga, l'erba muraiola, gli starnuti, le macchine sui viali, i motorini che sciamano, un avvincente mix di polveri sottili, pollini, polluzioni nasali. E in inglese pollution vuol dire inquinamento (popolo di puritani). La Pasqua, le uova, la cioccolata, la droga, le colombe, gli agnellini, le polemiche sui vegetariani che non mangiano la carne, ma tanto poi son pezzi di merda come tutti gli altri ed è inutile girarci intorno. Il 25 aprile, la Liberazione, chi la festeggia, chi no, la droga, chissà, chi va in piazza, chi va al mare ed io intanto continuo a starnutire.
In fondo una speranza. Starnutire libera, purga il corpo per via nasale. Tira fuori il peggio che abbiamo dentro. Come quando ce la prendiamo coi politici che vanno in giro con l'elicottero invece di fare come la gente comune che prende la macchina, i controsensi, i semafori rossi e parcheggia in doppia fila. Io penso che invece di far andare i politici in macchina come la gente comune, la gente comune dovrebbe andare in giro con l'elicottero come fanno i politici o i grandi imprenditori. Come Silvio Berlusconi.
Vorrei poter invecchiare come lui. Solo che al posto suo col cavolo che starei ancora dietro a Brunetta, Verdini, Veronica Lario, Duddù e la Pascale. Un bel giorno senza dire niente a nessuno (al limite lo direi a Gianni Letta, che queste cose sa tenerle per sè) me ne andrei a Genova e mi imbarcherei su un cargo battente bandiera liberiana. Farei due volte il giro del mondo senza mai riuscire a capire che cazzo trasporti quella nave, ma forse un giorno lo capirei: droga. Pare che il borotalco provochi allergie. E pare anche la cocaina.
Per fortuna che ora il Parlamento ci regala una nuova legge elettorale. A quanto ho capito c'è il premio di maggioranza, la soglia di sbarramento, la coalizione, le candidature multple, le liste bloccate, le preferenze, lo scorporo, il recupero dei resti, mi dà un etto di prosciutto grazie? guardi ho fatto un etto e due, che faccio, lascio? lasci pure, che tanto di questi tempi.
Mio marito Lapo ha detto che la primavera segna un nuovo inizio. Mi ha così annunciato, una mattina in accappatoio, di volersi iscrivere al Movimento 5 Stelle. Poi ci ha ripensato. Ed ha acquisito delle quote della Casaleggio e Associati. Ora tutte le volte che viene pubblicato un post sulle scie kimike lui guadagna un euro. Si è comprato una Ferrari. Sopra ci ha fatto aerografare Adam Kadmon che limona con Roberto Giacobbo. Quel ragazzo inizia a preoccuparmi.
Distrarsi è imperativo. E così mi sono comprato un biglietto per l'Expo di Milano. Con Carlin Petrini che sfama il mondo a chilometro zero, ma che organizza master nella sua università con quota di iscrizione a parecchi zeri. Sfamare il mondo avrà pure dei costi.
Non sono giorni facili per chi soffre d'allergia.
13 aprile 2015
[Italia-Brasile] Fascinistra
Adriana: "Tommi, poi mi devi aggiornare sulla politica italiana!"
Tommaso: "No Adri, la politica in Italia è finita. Punto. Chiuso. Nessuna novità".
Adriana: "Allora poi ti aggiorno io su quella brasiliana, perchè in questo periodo ci sono un sacco di manifestazioni che con la scusa della lotta alla corruzione stanno facendo una campagna fascista".
Tommaso: "Ah ok, qua è da più di 20 anni che ci conviviamo con quella roba, solo che pensiamo che sia di sinistra".

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letteratura
13 aprile 2015
[Firenze] Degrada
Firenze. Via del Proconsolo. Ieri. Sabato pomeriggio.
Passo a piedi, gran folla di gente. Seduta su uno scalino accanto allo Yellow Pub una signora abbandonata con un bicchiere di plastica in mano. Composta, vestita senza trascuratezza. Ma pur sempre abbandonata. Accanto un sacchetto di plastica. Lo sguardo assorto. L'età e l'aria di chi la povertà l'ha incontrata tardi per chissà quale infame sfortuna.
Rallento, la guardo, mi si stringe il cuore. Lei rimane con gli occhi fissi davanti a sé. Non cerca lo sguardo di nessuno in quel viavai. So di non avere niente di utile in tasca. Solo la carta di credito.
E mi dispiace. Ingenuamente forse. Ma mi dispiace. Le passo davanti. Il tempo di fare due passi oltre e dietro di me, di fronte a lei, si ferma una macchina.
Lato passeggero si sporge una donna dal finestrino aperto e si rivolge alla signora.
"Hey! In piedi!".
Il tono è brutto, perentorio. Più scortese che autorevole. Ma la signora sorride, guarda la donna nella macchina e si alza.
Io non capisco. Finché non guardo nella macchina e riconosco al volante un amico. Vigile.
Per un attimo avevo pensato che quella macchina fosse lì per prendere la signora. Avevo sperato che fossero parenti o amici. E quel bicchiere che la signora aveva in mano non fosse per l'elemosina, ma solo perché aveva finito di bere la sua CocaCola da 5 euro acquistata in un bar del centro.
No.
Quel "Hey! In piedi!" era solo l'ordine dato in modo scortese ad una signora seduta con un bicchiere in mano per chiedere un po' d'aiuto.
Ho tirato via. Un po' vigliaccamente. Per non aver da dire alla donna e al mio amico quel che avrei avuto da dire. In italiano. Usando le parole come devono essere usate.
Ho grande rispetto per i vigili e per il loro lavoro. Per prendersi spesso responsabilità enormi per stipendi che non le valgono.
Ma credo allo stesso modo che ci siano casi in cui la civiltà si misuri anche dal saper usare modi e parole.
In questa città si fa un gran parlare di degrado. A volte giustamente. Altre volte no.
A volte degrado è mancanza di civiltà. A volte degrado è anche mancanza di pietas.
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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