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20 maggio 2015
[dal Corriere Fiorentino] Salvini e il Karaoke

Come il vecchio Karaoke. Quello di Fiorello, non la sua triste e recente riedizione. Quel circo itinerante che riempiva le piazze di tutta Italia nel 1993. Fiorello faceva il mattatore, qualcuno cantava insieme a lui, tutti accorrevano in piazza alla registrazione del programma per poi riguardarsi a casa, alle 20.00, in prima serata.

E' lo stesso format della campagna elettorale salviniana in Toscana. Salvini è lo showman col seguito di telecamere, i candidati locali sono i concorrenti che lo affiancano, e a fare da pubblico accorrono sostenitori e contestatori. Che poi si riguardano al Tg Regionale e se va bene anche a quello nazionale. Solo che al posto delle canzoni c'è una violenza verbale e purtroppo a volte anche fisica, a fare da collettrice d'attenzioni.

E' l'effetto falena, quello che all'accendersi di ogni telecamera attira verso la luce qualsivoglia sorta di aspirante presenzialista, eccita ogni cacciatore di 15 secondi di popolarità, rianima la sonnacchiosa provincia che vive l'arrivo di Salvini come lo sbarco del circo Barnum in periodo d'audizioni per il nuovo fenomeno da esibire. E non si sottraggono i lanciatori d'oggetti, i funamboli del centro sociale, stagionati impiegati per rivoluzioni parastatali e persino consiglieri comunali d'ogni sorta, Partito Democratico compreso. Comparse anch'esse necessarie allo show. Non serve nemmeno scomodare la categoria degli utili idioti.

La violenza, predicata o praticata, è ingrediente necessario del format, che serve a tenere alta l'attenzione mediatica, di cui peraltro si alimenta, in un circolo che più vizioso non si potrebbe. Questo non significa sminuire il portato politico della Lega di Salvini, così come del suo predicare; tanto più efficace proprio per la condizione d'impotenza in cui si trova quel che resta di Berlusconi e dei suoi. Si potrebbe infatti notare come l'alzare i toni di Salvini sia efficacissimo anche sul piano politico, grazie al vuoto in cui langue ogni alternativa a destra. Con i media berlusconiani ormai in preda alla paranoia dello zingaro e dell'immigrato birbone, con Brunetta che s'inventa capopolo astioso che gode delle sentenze contro la legge Fornero (da lui peraltro votata) il tutto dopo mesi al governo con Letta ed altrettanti di Patto del Nazareno. Rincorrere Salvini sul suo terreno è una meravigliosa esibizione del masochismo tipico di chi è privo di idee, di bussola e di Silvio. E questo al netto del profilo, degnissimo, del candidato governatore di Forza Italia in Toscana.

Salvini gioca a fare la lepre. E un po' ricorda il primo Renzi. Quello rottamatore duro e puro. Da un punto di vista mediatico è l'unico che ha raccolto l'eredità del format renziano, trasportandolo dalla Leopolda in un luogo di confine tra i salotti tv e una curva da stadio. E sarà facile notare come sovente, nel corso della Seconda Repubblica, la differenza tra i due luoghi sia parsa piuttosto labile.

Tuttavia la rincorsa a celebrare il salvinismo sconta anche l'ansia tipica italiana di acclamare sempre il vincitore annunciato o quello che per tale si presenta. Le previsioni sul suo successo vanno depurate da questo dato strutturale. Il tutto in attesa delle elezioni del 31 maggio. Le ennesime della repubblica del video.

dal Corriere Fiorentino di martedì 19 maggio

LAVORO
14 maggio 2015
[dal Corriere Fiorentino] Storie della storia delle riforme della scuola
I toscani e le riforme della scuola. Potrebbe essere il titolo di un volumetto di storie della storia. A partire da quella di un toscano adottato come Giovanni Gentile, cui si deve l’unica vera riforma della scuola che questo Paese possa dire d’aver conosciuto. 1923. Ma sono vicende più recenti quelle che ci aiutano ad inquadrare il dibattito che oggi Matteo Renzi deve affrontare in prima persona (con tanto di gessetti e lavagna, come ha fatto ieri nel video con cui lui vorrebbe mettere fine alla guerra ideologica scoppiata sulla sua riforma).

1990. Al governo c’è Andreotti. Sergio Mattarella è ministro della Pubblica Istruzione. Da anni le statistiche registrano un netto calo demografico. Le classi, dove insegna il maestro unico, si fanno sempre meno numerose. Cosa fare dunque? Risparmiare? Ripartire le stesse risorse tra un numero inferiore d’insegnanti per dare loro stipendi più alti e formazione permanente? No. I sindacati scelgono di puntare sulla moltiplicazione dei maestri per ogni classe, sostenendo la tesi che tale moltiplicazione sarebbe stata a costo zero. La tesi è sposata dal ministero. A smentirla nella sua assurdità logica ci pensa un toscano, Alessandro Petretto, che in quel tempo lavora al Tesoro. Gli dicono bravo, grazie, ma delle sue analisi se ne fregano. Politici e sindacati in festa. Gli insegnanti si moltiplicano e continuano a guadagnare poco.

2000. Al governo c’è D’Alema (bis). Al ministero della Pubblica Istruzione c’è l’ex rettore di Siena, Luigi Berlinguer. Toscano d’adozione. Intanto la fine dei partiti ha dato al sindacato un ruolo ancora più centrale nell’arena politica. E proprio i sindacati confederali, Cgil in testa, lo accompagnano nel tentativo più rivoluzionario della sua gestione: il famoso «concorsone». Vengono stanziati sei milioni di lire d’aumento su base annua, per ognuno dei 150 mila insegnanti che lo avessero a superare. Stavolta sono i sindacati di base a cogliere la palla al balzo della lotta contro il merito. Si mobilitano mettendo in un angolo i sindacati confederali. Cisl e Uil si sfilano presto, lasciando la Cgil da sola e il ministro con lei. L’ipotesi di dare stipendi sensibilmente più alti sulla base di un criterio, per quanto rozzamente, meritocratico è sconfitta. Berlinguer batte in ritirata. I sindacati di base fanno festa. Di quegli aumenti non se ne fa nulla.

Ed eccoci ad oggi. Gli insegnanti guadagnano poco e non potrebbe essere altrimenti. I sindacati sono forti solo nel pubblico impiego. Renzi ci prova e predica la buona scuola. In bocca al lupo a tutti.

dal Corriere Fiorentino di giovedì 14 maggio


cinema
14 maggio 2015
[Io sono Renzi] Renzi per sempre
12 maggio 2015
[dal Corriere Fiorentino] Beppe Grillo comico scienziato

Umberto Veronesi, oncologo. E' anche grazie alla sua opera di medico, ma anche divulgatore e protagonista del dibattito pubblico che la lotta al cancro in Italia ha fatto importanti passi avanti. In un paese che pure sconta un deficit di cultura scientifica di base gravissimo; in cui ci si deve districare tra i complottisti delle scie chimiche, programmi televisivi a base di templari alieni che vivono in cimiteri indiani facendo cerchi nel grano, onorevoli convinti dell'esistenza delle sirene, scienziati improvvisati sulla base di letture che in confronto Wikipedia è roba da professionisti.

Per combattere i tumori esistono due strategie principali: prevenirne la comparsa, adottando uno stile di vita sano (dall'alimentazione, all'evitare il fumo), oppure diagnosticare la malattia il più precocemente possibile, prima che si manifesti a livello clinico. Di qui una serie di scelte per cui in Toscana, regione in questo campo all'avanguardia in Italia, dal 1° gennaio 2000 per le donne dai 50 ai 69 anni la mammografia è divenuta gratuita e successivamente la fascia d'età è stata estesa tra i 45 e i 75 anni.
Certo si può fare di meglio. Ma si può anche fare di peggio.

Beppe Grillo, comico, politico, scienziato. Qualche giorno fa se n'è uscito con una invettiva proprio contro Umberto Veronesi. “Veronesi - ha detto Grillo - va sempre in tv a pubblicizzare la necessità per le donne di fare le mammografie. E dice di farle  ogni due anni ma la differenza percentuale di malattia fra chi le fa ogni due anni e chi le fa meno spesso è solo del due per mille. Ma lui magari prende le sovvenzioni per il suo istituto da chi vende le macchine per le mammografie”. Poteva mancare lo schizzo di fango sull'attività professionale di Veronesi e sulla sua buona fede quando rammenta l'importanza della prevenzione? Ovviamente no. E poteva forse mancare lo zelante grillino, in questo caso tale Roberto Fico (eletto presidente della commissione di vigilanza Rai ai tempi del governo Letta) a rilanciare fango su fango? No, non poteva mancare. Ed ecco quindi anche una dichiarazione secondo cui Veronesi è finanziato da multinazionali che producono inceneritori, per cui dovrebbe tacere quando si parla di tumori. Roberto Fico, laureato in Scienze della Comunicazione.

Ricordo con affetto gli show di Beppe Grillo di qualche anno fa. Quelli in cui ci spiegava come il mondo stesse annegando nell'ignoranza imposta dai soliti burattinai del complotto giudoplutocattomassonico e chi più ne ha, più ne metta. Tra le tante cose che la cupola del potere ci teneva nascoste c'era l'incredibile forza pulente di un prodotto distribuito da una società svizzera. Tale prodotto registrò un'impennata di vendite a seguito degli show di Grillo che ne reclamizzava le virtù. Una palla di plastica contenente sfere di ceramica che, secondo un processo chimico-fisico che non è mai stato chiarito, dovrebbe pulire il bucato in lavatrice.

Beppe Grillo, comico, politico, scienziato. E poi ancora comico.

dal Corriere Fiorentino di martedì 12 maggio

SCIENZA
11 maggio 2015
[Scienziati] Beppe Grillo contro Veronesi. Beppe Grillo. Quello delle palle. Di ceramica.
Beppe Grillo accusa Veronesi di essere un millantatore.
Beppe Grillo.
Quello che lavava i panni con le palline di ceramica.


CULTURA
8 maggio 2015
[Lungarno] Maggio

Non sono giorni facili per chi soffre d'amore. Maggio, gli uccellini, gli alberi in fiore, la droga, i gatti in calore, i matrimoni degli amici, gli addii al celibato degli amici, andiamo tutti a vedere uno spogliarello, che tristezza. Le gonnelline, le braghette di tela, gli occhiali da sole, le americane in ciantelle come a dicembre, la droga, i pomeriggi nei giardini pubblici, gli aperitivi, i giri in bicicletta, la bicicletta rubata, le maledizioni a questi ladri maledetti, la bicicletta ricomprata dove rivendono biciclette rubate. Il primo maggio, la festa dei lavoratori, un giorno all'anno, gli altri 364 bona merde, la droga, le gite fuoriporta, le sagre, le elezioni, la Fiorentina che vince, la Fiorentina che perde, quello lo segnavo anche io disse quello sbrodolandosi la birra sulla panza.

In fondo una speranza: amor vincit omnia. In certi casi va bene anche un pareggio, perché l'amore è un gioco strano. Brutto, sporco e cattivo. La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. L'amore è la continuazione della guerra con altri mezzi ancora. Armatevi e spartite. E che nessuno rimanga scontento. Se poi si lagna troppo, allora che sia rott-amato. Mi manca Matteo Renzi.

Vorrei poter invecchiare come lui. Arrivare a 85 anni con 15 pensioni da riscuotere in nome del ricambio generazionale. Un po' ingobbito, con gli occhiali, il sereno distacco di chi accetta questo paese per quello che è. Finalmente adulto, ma in fondo sempre birichino. Un divo. E una pacca sulle spalle a tutti quelli morti con l'ansia di non morire democristiani.

“Fonderò il partito dell'amore” mi ha detto Lapo, mio marito, l'altra sera indossando mutande rosse di capodanno. Gli ho fatto notare che dopo Moana e Berlusconi, non vedo futuro per un simile progetto. Lui non si è scoraggiato e ieri è tornato da San Lorenzo indossando una maglietta con sopra il faccione di Maria Elena Boschi e dietro quello di Francesco Bonifazi. “Sono per la parità di genere” mi ha spiegato serio. Quel ragazzo inizia a preoccuparmi.

Da LUNGARNO - mensile gratuito di arte e cultura a firenze



7 maggio 2015
[dal Corriere Fiorentino] Renzi e la trasparenza
«In Italia il capitalismo di relazione ha prodotto effetti negativi e credo sia giunto il momento di mettere la parola fine ad un sistema basato più sulle relazioni che sulla trasparenza». Così Matteo Renzi a Milano, nella sede della Borsa Italiana, per un dibattito davanti alla comunità finanziaria.
Va detto che dirla, il presidente del Consiglio, l’ha detta giusta. Più trasparenza innanzitutto. E poi combattere un sistema in cui per troppo tempo la grande maggioranza delle società quotate è stata, e credo si possa dire che lo sia ancora, collegata in un’unica rete attraverso un ristretto gruppo di amministratori che siedono ciclicamente in più consigli d’amministrazione.
Malignamente verrebbe da pensare che, se Renzi fosse stato preso sul serio, si sarebbero rischiati diversi malori in sala.

Una sala dove del resto erano presenti anche i rappresentanti della Consob, l’autorità deputata proprio a garantire, tra le altre cose, la trasparenza dei mercati mobiliari. Attualmente, tra i fronti su cui è impegnata c’è quello relativo alle operazioni intercorse sui mercati inglesi prima che il decreto di riassetto delle Popolari venisse varato dal governo, con il provvedimento serratamente approvato poco più di un mese fa.

Il punto è che, al di là degli episodi, la definizione di capitalismo di relazione inquadra un sistema pervasivo di interessi costruiti su relazioni che si proteggono e promuovono reciprocamente a scapito di altri eventuali competitors. L’Italia in questo settore è, purtroppo meritatamente, ai vertici delle classifiche, in special modo nella categoria «Paesi sviluppati che non crescono più». Il che fa intendere come il capitalismo di relazione, lungi dall’essere il male congenito che è nelle economie in forte sviluppo, è da noi un’incrostazione senza tempo ed anzi una delle cause del nostro stallo.

Nel suo viaggio Firenze-Roma, Renzi ha provato per esperienza diretta quanto possa essere difficile penetrare il muro di gomma della politica e degli affari in questo Paese. Per farlo ha dovuto dotarsi degli strumenti necessari. A partire proprio dalle relazioni con imprenditori, finanzieri, giornalisti. Attuando un aggressivo spoils system dove possibile e tenendo innanzitutto saldo il timone di quella che adesso è la sua ditta . La speranza è che tra grandi ambizioni di cambiamento e ineludibile necessità di conservazione, il nostro abbia almeno la forza di non rinunciare completamente alle prime.

dal Corriere Fiorentino di mercoledì 6 maggio 2015


CULTURA
5 maggio 2015
[A1 casello Firenze-Impruneta] L'amico ritrovato
Colpa mia che ultimamente son sempre più distratto. Sempre più maleducato. Imbastardito figlio di un tempo non mio.
Così arrivo al casello. Sì, lui. Il casello della A1 Firenze-Impruneta, che un tempo era semplicemente Firenze-Certosa e non ho mai capito il perchè di questo cambio.
Neanche saluto più ormai. Porgo il biglietto, cinquanta centesimi, aspetto che si alzi la sbarra. E via verso la Firenze-Siena. Imbarbarito come tutti gli altri autisti, automa pendolare, privo di umanità.
Arriva il mio turno, abbasso il finestrino, porgo il biglietto senza guardare mentre frugo fra gli spiccioli.
"Buongiorno". Un cordiale buongiorno attraversa lo spazio fermandolo per un lunghissimo istante nella mia mente. La sua voce. Lui! Il mio amico casellante! Avrei voluto scendere ed abbracciarlo. Fregarmene della coda che si sarebbe formata dietro e stringerlo, baciarlo, toccarlo, fargli sentire tutta la fisicità, viva, di un affetto sincero. Dopo mesi che non lo vedevo è tornato. E con lui l'umanità di quel passaggio al casello della A1 Firenze-Impruneta (che non ho ancora capito perchè Firenze-Certosa non andava bene).
"Buongiorno" ho risposto. E l'ho guardato felice porgendogli i cinquanta centesimi. "Ecco qua" dico io. "Grazie" risponde lui. "Buona giornata", rimetto la prima. "Altrettanto", mi fa un cenno di saluto.
Gli dedico un ultimo sguardo mentre mi allontano.
Non ha più la sciarpa viola al collo. Forse è una forma composta di contestazione verso la squadra. Ma credo sia piuttosto un segno.
Che è tornata la primavera. E io sono felice.

*per le vecchie puntate della serie dedicata a "il mio amico casellante" cercate pure nella timeline della mia pagina Facebook.
4 maggio 2015
[Il capitalismo di relazione è morto 2] Davidino
Matteo Renzi: "Il capitalismo di relazione è morto".
Davide Serra invece è vivo e specula insieme a noi.
ECONOMIA
4 maggio 2015
[Il capitalismo di relazione è morto 1] Marchino
Matteo Renzi: "Il capitalismo di relazione è morto".
Fortuna che Marco Carrai non è superstizioso.
letteratura
4 maggio 2015
[Italicum 3] In sintesi
Letta avrebbe presentato la stessa legge.
Renzi lo avrebbe attaccato molto più astutamente.
teatro
4 maggio 2015
[Italicum 2] Prosciutti

"Per fortuna che ora il Parlamento ci regala una nuova legge elettorale. A quanto ho capito c'è il premio di maggioranza, la soglia di sbarramento, la coalizione, le candidature multple, le liste bloccate, le preferenze, lo scorporo, il recupero dei resti, mi dà un etto di prosciutto grazie? guardi ho fatto un etto e due, che faccio, lascio? lasci pure, che tanto di questi tempi".

Da Lungarno di aprile

danza
4 maggio 2015
[Italicum 1] Bavagli
A) Noi siamo il cambiamento, chi è contro di noi è per l'immobilismo.
B) Agli italiani non gliene frega nulla della legge elettorale.
C) Con questo Parlamento questa è l'unica legge possibile.
D) Non si può votare col Porcellum emendato dalla Corte Costituzionale.
Tutte queste ragioni (alcune vere, altre mera prepotenza) non sono riuscite a convincermi della bontà di questa brutta legge elettorale.
Poi ho visto Passera in piazza col bavaglio.
E la maglietta sopra la giacca.
CULTURA
24 aprile 2015
[dal Corriere Fiorentino] Per Elio Toaff e Indro Montanelli

Il 19 aprile si è spento Elio Toaff. E la perfetta lettera di ieri al Corriere Fiorentino, di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi, è stata forse il modo più bello di ricordarlo. Usando le sue stesse parole, quelle con cui raccontava di quando l'Italia aveva tra le proprie leggi alcune che discriminavano le persone sulla base della loro fede religiosa. Ma quella stessa Italia aveva anche, tra i propri cittadini, alcuni che a quelle leggi scelsero di non ubbidire. A proprio rischio, a proprio pericolo. A proprio merito che oggi non va dimenticato. E se c'è un senso che per il 25 aprile vale ancora oggi, non sta nell'antifascismo inteso come coro da stadio a partita finita. Ma come coraggio di levare una voce solitaria quando intorno tutti preferiscono tacere o assecondare. Ed il coraggio è negli atti.

In fondo anche la fede ebraica è negli atti. Quella degli ebrei è infatti una religione che non si fonda sul credere in qualcosa, ma sul fare delle cose. Elio Toaff le faceva con intelligenza.Come usa dire: ieri a Roma sono apparse delle scritte. Ma le scritte non appaiono così, per magia. Qualcuno, alfabetizzato a dispetto delle apparenze, si è incaricato di scriverle. Una di queste scritte recita testualmente “Elio Toaff balleremo sulla tua tomba”. Me lo vedo che ride. “Inciamperete”.

Ieri invece a farci sorridere c'hanno pensato i candidati governatori di questa regione, la Toscana. Erano tutti a Fucecchio. Il presidente Rossi, il donzelliano Donzelli, il salviniano Borghi, il forzitaliota Mugnai. A Fucecchio il 22 aprile. Quello stesso giorno del 1909, nella cittadina toscana nasceva un certo Montanelli Indro. E a quanto risulta dalle cronache di ieri, nessuno dei candidati governatori ha avuto a mente di ricordarselo. Credo sia stato l'involontario omaggio ad un grande del secolo scorso.


Lo si interpreti come un religioso silenzio. O forse una saggia scelta di strategia politica, per non dover affrontare l'imbarazzante paragone. Sia come sia, sarebbe stato divertente, ancorché temo grottesco, sentire per esempio, l'epitaffio di Salvini per Montanelli. Mai però, divertente quanto quelli che Montanelli medesimo dedicava ad illustri contemporanei. Li si trovano raccolti in un volumetto edito nel 2011, ma presto sparito dalla circolazione, dal titolo “Ricordi sott'odio”. Ci sono gli epitaffi che Montanelli dedicò ad esempio al Migliore: «Qui riposa Palmiro Togliatti /impiegato modello/ di rivoluzioni parastatali». Oppure a Moravia: «Qui giace il più rappresentativo e completo/di tutt’i personaggi di Moravia: Alberto». Quello tremendo su Alida Valli: «Qui/ per la prima volta/ Alida Valli/ giace/ sola».
E quello infine che Montanelli dedicò a se stesso: «Qui riposa Indro Montanelli. /Genio compreso, spiegava agli altri/ ciò ch’egli stesso non capiva».

dal Corriere Fiorentino di giovedì 23 aprile 2015



cinema
24 aprile 2015
[Short Skin] I dolori di un giovane pene
"Short Skin", ovvero "I dolori di un giovane pene". Esce oggi.
Duccio fa il regista. Ha la grande fortuna di costruire progetti con persone che lavorano insieme a lui per dare forma alle sue idee. Un privilegiato.
Per permettergli di continuare ad esserlo, adesso si tratta di andare a vedere questo film. E ne vale la pena. Ci sono piselli, fratelli, sorelle, amicizie, polpi, preservativi, tende, mare, prostitute, biciclette, cani, cani che trombano, droga, amore. Parecchio amore.
A quanto ho capito il destino di Duccio si decide nei prossimi tre o quattro giorni.
Vi garantisco che se diventerà un regista di successo ci faremo invitare a party esclusivi con donne piene di botox e capelli colorati e pretenderemo di fare anche noi una girata su un qualche red carpet vestiti come rappers di Poggibonsi.
Short Skin.
Da qualche parte, in qualche cinema, ci sarà anche vicino a casa vostra.
Il tempo mette brutto per il fine settimana.
Buon divertimento.


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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

Un grande libro

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