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politica interna
15 aprile 2014
[dal Corriere Fiorentino] Tutti contro Nardella ... e poi?
«Tutti contro Nardella» è il grido di battaglia. Da quando è partita la campagna elettorale per le amministrative fiorentine, il gioco dei candidati alternativi al dato per favorito è quello di attaccarlo con fuoco incrociato.
Fisiologico si dirà. Da un lato Nardella è il candidato del partito e della coalizione più forte in città, dall'altro la sua candidatura, al di là delle primarie-proforma organizzate in quattro e quattr'otto dal Pd, è stata frutto di una investitura dall'alto, da parte di Matteo Renzi, che ha sollevato una serie di obiezioni, più o meno strumentali. Nardella stesso sa, comunque, che deve affermare un proprio profilo, diverso e distinto da quello del suo predecessore.

Così, mentre lo slogan della sua campagna — «Firenze Più di prima» — sta ad indicare la continuità con l'esperienza renziana, Nardella ha già abbandonato il progetto di parcheggio sotterraneo in piazza del Carmine, che era nei piani della precedente amministrazione. Giusto per fare un esempio.
A maggior ragione, il «tutti contro Nardella» che prende sovente di mira lui per colpire il fantasma di Renzi, una sorta di cartello anti-favorito, è un giochino che lascia il tempo che trova. Intanto, perché scagliarsi contro un fantasma è esercizio meramente retorico e poi perché l'esperienza renziana si è sì chiusa in modo controverso, ma è stata più e più volte confermata nel suo gradimento da parte dei fiorentini. E la si pensi come si vuole su Renzi, ma oggi è in discussione il futuro di Firenze per i prossimi cinque anni.

Non sarebbe male, per fare un esempio, se qualcuno iniziasse a mostrare il coraggio di sfidare il candidato più forte sul terreno delle proposte. Le tre domande sulla «questione movida» che il Corriere Fiorentino ha rivolto domenica a tutti gli aspiranti sindaci, nessuno escluso, hanno ricevuto risposte che nel migliore dei casi sembravano scritte secondo il manuale Cencelli del candidato equilibrista, che dà ragione ai commercianti, ai residenti, ai ragazzi e richiama la politica a dare le giuste risposte (il problema è che se le risposte son queste, la prossima volta tanto vale rivolgersi altrove).
Rammento inoltre, tra le altre cose, che uno dei primi punti programmatici segnalati dalla candidata dei grillini fiorentini è stato un fermo «no agli Ogm». Considerate voi la vastità delle aree agricole che insistono sul territorio comunale e valutate il rilievo di tale proposta.

Perché si potrà anche mirare ad indebolire Nardella con attacchi continui a lui, alle liste che lo sostengono e ad altre questioni di minimo interesse per Firenze, ma credere che così facendo si possano guadagnare dei voti presuppone l'idea che i fiorentini siano prima tifosi e poi cittadini. Il che potrebbe pure essere un convincimento storicamente fondato. Ma rimarrebbe ben piccolo patrimonio, su cui cercare al massimo di speculare. Non certo di costruire.

dal Corriere Fiorentino di martedì 15 aprile.
politica interna
31 marzo 2014
[dal Corriere Fiorentino] La solita, immancabile, puntualissima svolta autoritaria

Era da un po’ che non si levavano appelli a difesa della Costituzione. E la cosa poteva effettivamente iniziare a preoccupare. Fosse mai che s’assopiscano i soliti guardiani dell’idea di Costituzione come testo sacro e intangibile. Idolo cui tributare omaggio d’allarmismo ad ogni annunciazione di riforma che tanto mai si concreta.

A tranquillizzarci sul fatto che i professionisti dell’accorato appello sono ancora vigili ci ha pensato l’associazione “Libertà e Giustizia” con tanto di rilancio del Fatto Quotidiano. Il titolo dell’appello non lascia adito a dubbi “Verso la svolta autoritaria”. Che se fosse realmente questo a cui stiamo andando incontro, forse, più che di professori universitari ci sarebbe bisogno di qualcuno abile a usare le armi e nel condurre una strategia di guerriglia. Del resto il bello di questi appelli è che essendo così frequenti ogni volta tocca aumentarne la carica tragico-emotiva, col rischio vero d’esagerare un po’.

La rodata compagnia della firma si schiera nella formazione tipo, che ormai la si potrebbe mandare a memoria come quella della grande Inter: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri … Rodotà, Settis e Zagrebelsky che proprio il Fatto rammenta essere “ i famosi tre nomi che il Movimento 5 Stelle aveva in tasca quando andò al secondo giro di consultazioni con Napolitano”. Movimento 5 Stelle guidato, come tutti sanno, da un sincero democratico come Grillo.

Andando alla sostanza della questione, se così si può dire, l’appello è più chiaro nell’indicare i presunti colpevoli della svolta autoritaria che non nello spiegare che tipo di rischi staremmo correndo. I colpevoli sono Silvio Berlusconi, ça va sans dire, e il suo nuovo complice Matteo Renzi. Quel di cui li si accusa è di voler snaturare la Costituzione. Un grande classico per un paese talmente immobile che viene da sorridere al considerare che c’è chi si mobilita proprio perché immobile rimanga.

E sia. Nel gran teatro della politica italiana una parte in commedia non si rifiuta a nessuno. E la maschera del guardiano della Costituzione è ormai parte della tradizione intellettuale del paese. Come fosse l’orpello accademico di un immobilismo congenito (istituzionale, ma anche economico, culturale, politico e sociale) che non avrebbe bisogno d’appelli per essere mantenuto.

Come nota a margine viene da rammentare che in fondo, anche quando Renzi divenne sindaco di Firenze non mancarono coloro che ci misero in guardia dai rischi della sua spietata brama di potere. Da fiorentino che al sindaco non ha mai risparmiato pubbliche critiche (spesso sferzanti) e che ad oggi non ha mai assaggiato alcun olio di ricino, devo dire che il nostro come dittatore non pare avere un gran futuro.


dal Corriere Fiorentino di domenica 30 marzo (versione leggermente più lunga rispetto a quella che poi abbiamo ridotto per motivi di spazio per andare in pagina)

27 marzo 2014
[dal Corriere Fiorentino] Quel che resta di Firenze

Orfana di Matteo Renzi la politica fiorentina fatica a trovare un nuovo asse intorno a cui ruotare. Non solo per il rilievo a cui la città tutta si è abituata nel corso dell’ascesa renziana ai vertici dello Stato, ma anche perché la sua vicenda in quel di Firenze è stata quella di un politico purissimo che si è affermato interpretando in modo brillante il ruolo del sovvertitore degli assetti di potere cittadini. Per farlo giocò la carte vincente del populismo civico, così come lo definimmo su queste pagine fin da quel lontano 2009.

Renzi scommise tutto sull’esaurirsi del ruolo di rappresentanza svolto fino ad allora dalle organizzazioni classiche. Lo fece presentandosi come l’interprete diretto dei bi-sogni dei cittadini, da troppo tempo mediati in via esclusiva, e sovente traditi, da vari agglomerati di poteri e poterini che stavano nei partiti, sindacati e cooperative locali. Ed ebbe ragione. La sua campagna per le primarie aveva per slogan “Prima Firenze” (quella di Zaia per la presidenza della Regione Veneto aveva per slogan “Prima il Veneto” e quella della Lega maroniana “Prima il Nord”, per una geografia politica di priorità e affinità, dove comunque Renzi fa scuola).

La campagna elettorale che si prepara per eleggere il suo successore politico, finora non ha trovato interpreti che indichino chiaramente da dove ripartire. Se da un nuovo ruolo delle organizzazioni classiche o da un rinnovato spirito civico che prosegua l’originaria ispirazione renziana. Certo i partiti locali non paiono vivere rinascimento alcuno. Il PD ha prima rifiutato le primarie in ossequio alla volontà di ricandidatura di Renzi, salvo poi trovarsi a rincorrerle visto l’evolversi della situazione. Ne è venuta fuori una cosetta simpatica e carina, ma di scarso rilievo, che consegna a Nardella una leadership nei numeri, ma tutta da costruire nella sostanza. Quanto al modo in cui i partiti del centrodestra stanno gestendo questa fase è bene non dire troppo. Per non infierire.

Ma quel che è più curioso è che nel frattempo dalla scena sembrano spariti, per vie diverse, anche i comitati civici, o presunti tali, che sostennero le varie candidature di Spini, Razzanelli e De Zordo. E’ come se l’attivismo e il protagonismo di Renzi avessero svuotato tanto i partiti, quanto i comitati. Probabilmente non è così. Ma il sospetto rimane.

Così come rimane da valutare il ruolo dei cinquestelle. Considerando che Firenze non è la Parma in bancarotta dove vinse il grillino Pizzarotti. E civismo non è attaccare Renzi sulle docce a casa di Carrai. Quello va bene per le ospitate in trasmissioni trash che la tv italiana non manca mai d’offrire.
Restiamo in attesa.

dal Corriere Fiorentino di giovedì 27 marzo
politica interna
13 marzo 2014
[dal Corriere Fiorentino] La macchinina del crimine

Non fosse stato sindaco di Pistoia per 10 anni, tra il 2002 e il 2012, probabilmente non avremmo nemmeno letto le agenzie che hanno raccontato l’esemplare vicenda che vede protagonista, suo malgrado, Renzo Berti.
Berti ieri è stato rinviato a giudizio dalla procura di Pistoia (e tralasciamo che secondo le regole di qualche partito, associazione o blog tanto basterebbe per coprirlo d’infamia). Il reato di cui è accusato è furto. Aggravato, dato che per sottrarlo ha danneggiato il bene che secondo le accuse della procura ha rubato. Il bene in questione era una confezione contenente ben quattro modellini in miniatura di automobili. Delle macchinine insomma. Furto d’auto avrà pensato qualcuno. Luogo del delitto: un supermercato.
Il crimine, stando alla più accreditata ricostruzione dei fatti, si sarebbe consumato mentre il Berti, insieme alla moglie e al figlio più piccolo (di fatto suo complice), si trovava nei pressi della cassa del supermercato, laddove il figlioletto si mise a chiedere, con reiterata insistenza, l’acquisto della confezione di macchinine. Il Berti, informatosi sul prezzo, giudicò eccessivi i nove euro e novanta richiestigli. Certo si potrebbe disquisire sulla taccagneria dell’ex sindaco, che però a questo punto si distrae e non si accorge che l’erede gli infila abilmente in tasca una confezione delle suddette macchinine. Il gesto non sfugge però al personale di sorveglianza (ormai presenza fissa in tutti i supermercati) che con solerzia segue il Berti e gli chiede spiegazioni. Queste non sono altro che delle scuse imbarazzate e il pronto pagamento del dovuto. Il supermercato non sporge alcuna querela.

Ma la procura di Pistoia, ligia all’obbligo dell’azione penale che impegna i magistrati italiani, decide di procedere d’ufficio per perseguire l’odioso crimine. E ieri il Berti è stato rinviato a giudizio.

Ebbene ci sarebbe da ridere. Non fosse che la giustizia italiana manda prescritti ogni anno più di centomila procedimenti penali. Processi che non terminano il proprio iter per la scadenza dei termini entro cui la legge prevede che un reato debba essere punito. Pare piuttosto lampante che con 350 processi al giorno che scadono, l’azione penale sarà anche obbligatoria, ma pare piuttosto ingolfata.
Certamente i magistrati di Pistoia avranno le loro ottime ragioni e rigide adesioni da far rispettare. Ma se si pensa al tempo speso dalla Procura per stare dietro a questa vicenda verrebbe da chiedere alla Procura medesima di perseguire se stessa. Per sottrazione indebita. Di tempo e risorse a cose forse un po’ più serie.



dal Corriere Fiorentino di giovedì 13 marzo.

POLITICA
11 febbraio 2014
[status confusionale] Non si dovrebbe dire
Nota a margine: vi hanno venduto per una settimana questa strxxxata della staffetta Renzi-Letta.
E sapete perchè?
Perchè tra breve ci saranno da fare un bel po' di nomine nelle aziende di Stato. Ebbene i signori che mettono i soldi nei giornali preferirebbero che a fare le nomine fosse Renzi perchè scommettono su di lui, per il futuro, piuttosto che su Letta. Per questo lo spingono ad andare subito a Palazzo Chigi.
Solo che Renzi ha tanti difetti, ma non è un bischero. E gli ha detto: "No, mi spiace. Non mi brucio per delle nomine di vostro interesse (certo anche mio interesse, specie perchè, se non sarò io, a fare quelle nomine sarà Letta, allievo di Prodi anche e soprattutto in questo tipo di cose)".
Quello che mi preoccupa è che non riuscendo a convincere Renzi a far cadere il governo, i signori di cui sopra, si stanno adoperando in proprio. Ed ecco dunque l'eco ai finti scoop di Friedman.
Mentre dall'altra parte si lavora a far saltare il banco per altri interessi, che pure convergono. Ed ecco il Grasso che costituisce il Senato parte civile nel RIDICOLO processo di Napoli. Ed ecco la Consulta che su mandato politico ha rimesso mano alla legge elettorale.
Complottismo?
No, quello è roba per grillini che sbavano di cose che non conoscono. Teneri e inutili pulcini, rivoluzionari della mia fava.
Nessun complottismo. Si tratta solo di sapere, serenamente, come vanno le cose in questo paese.
SOCIETA'
3 febbraio 2014
[dal Corriere Fiorentino] La fisiologica cinquantina

In ogni comunità di esseri umani, sufficientemente libera e democraticamente organizzata, s'accetterà senza troppo scandalo che una fisiologica percentuale di stupidi abbia a farne parte. L'immortale saggio del professor Carlo Cipolla sulle “Leggi fondamentali della stupidità umana” servirà a chiarire, a chi colpevolmente non l'avesse ancora letto, le dinamiche della “ridicola pagliacciata” (secondo l'azzeccata definizione di Simone Cristicchi) andata in scena venerdì sera a Scandicci per mano di una cinquantina (numero che limita la percentuale di stupidi attivi ad una soglia tollerabile, per quanto fastidiosa) di giovani virgulti attrezzati con megafoni, striscioni, prepotenza e beata ignoranza.

Al teatro Aurora era infatti in scena la data del tour “Magazzino 18”. Simone Cristicchi, ideatore dello spettacolo è ragazzo che da tempo tratta con sensibilità delicata, e senza intenti politici, di sentimenti intrecciati con vicende spesso trascurate dalla storia e dalla cronaca, come quelle dei minatori di Santa Fiora o di chi viveva in quelli che un tempo si chiamavano manicomi. Può essere esercizio difficile, talvolta, centrare lo sguardo sull'umanità coinvolta in vicende di portata storica per analizzarne il vissuto, il sentito, i drammi e le speranze realizzate o tradite. Ma è un esercizio che, se svolto con attenzione, non è affatto banale. E può essere utile soprattutto per riconciliare divisioni che una volta spogliate del velo delle ideologie e delle gabbie per menti che esse rappresentano, appaiono meno profonde e soprattutto meno logiche e giustificabili.

E chissà che non avrebbe fatto bene assistere allo spettacolo anche alla fisiologica cinquantina. Il tema di “Magazzino 18” sono infatti le storie dei profughi istriani e l'esodo a cui furono condannati dal precipitare di eventi politici di enorme portata, dalla pulizia etnica dei comunisti titini, ma anche dalla crudele indifferenza di tanti italiani brava gente. Purtroppo la fisiologica cinquantina non aveva in animo di assistere allo spettacolo, quanto piuttosto di offrirne uno in proprio. Uno spettacolo a base di prepotenza inscatolata proprio in quel rimasuglio di presunta ideologia che ben altri drammi ha causato a suo tempo. E non varrà spendere troppe parole sul vacuo sbrodolio di parole scippate senza motivo come “antifascismo” o “resistenza”.

Quel che rimane è la reazione della platea alla prepotenza subita e la replica di Cristicchi al gruppo dei fisiologici: “surreale che io debba dare delle spiegazioni a della gente che nemmeno ha avuto il buongusto di vedere lo spettacolo. Perché non provate a porre le vostre rimostranze direttamente agli esuli istriani fiumani e dalmati? Avreste il coraggio di guardarli in faccia?”. Io spero, per loro, di no.

dal Corriere Fiorentino di domenica 2 febbraio

23 gennaio 2014
[Maremma] Sorano e the Guardian
Ci voleva il Guardian per inserire la Maremma (con tanto di foto di Sorano) tra i 40 luoghi da visitare in tutto il mondo. Unica meta italiana accanto a posti come Brasile, Nigeria, Mongolia, Cina etc ...
E doppia goduria per me. Da sangiovannese (che sì, siamo nel comune di Sorano, ma siamo sangiovannesi!) e da Roccadifrassinelliano, dato che su tutte le attrazioni della Maremma proprio Rocca di Frassinello è citata fra quelle da non perdere.
Poi Firenze è la hulla del Rinascimento e l'ombelico di ogni mondo. E va bene.
Ma io c'ho l'etruscosità addosso, c'è poco da fare.

http://www.theguardian.com/travel/2014/jan/03/holiday-hotspots-where-to-go-in-2014




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politica interna
23 gennaio 2014
[Abruzzi e Trifuoggi] Vicesindaco previsto
Oggi l'ex-procuratore capo di Pescara, signor Trifuoggi, va a fare il vicesindaco de l'Aquila, affiancando il pluridimissionario (a parole) sindaco Cialente.
Da pessimo magistrato a vicesindaco.
... io, nel mio piccolo, avevo temuto che sarebbe finita così.

. Questa la mia lettera al Riformista del 23 luglio 2008.
http://inoz.ilcannocchiale.it/2008/07/23/italiozie_separare_le_carriere.html

. Questa la mia lettera al Riformista del 17 luglio 2008.
http://inoz.ilcannocchiale.it/2008/07/17/del_turco_dubbi_sulle_dichiara.html
SOCIETA'
3 gennaio 2014
[#ba2014] Buon anno anche a te
Buon anno anche a te E-news di Matteo Renzi.
Prima arrivavi col tuo look sfigato ad indirizzari d'archivi politici ed elenchi istituzional-provinciali. Poi venivi archiviata e pubblicata in forma di libro. Che nessuno ha mai letto.
Ed è lì il punto. Oggi non solo, cara E-news, ti presenti meglio e arrivi ad ampi elenchi di sostenitori. Non solo sei scritta con spontaneità calcolata con attenzione. Ma sei letta. E rilanciata su tutti i media.
Sei cresciuta. Ti sei fatta un'ometta. Attenta a non esagerare.
Buon anno anche a te E-news di Matteo Renzi.
#ba2014

Buon anno anche a te raccordo Firenze-Siena.
Che oggi al bar al San Donato un omino: "se la mettono a pagamento ci tiro una bomba".
Tranquillo, passato il rumore rimarrebbe il cratere. Sarebbe solo uno fra tanti.
Buon anno anche a te raccordo Firenze-Siena.
#ba2014

Buon anno anche a te futòn (o come diavolo ti chiami).
Stai lì in basso. Con le tue assi messe ad arte da un discepolo di Torquemada. E io mi devo sdraiare su di te. Che già sei sdraiato. Sdraiatura al quadrato. Superflua e scomoda.
Falso mito d'umiltà orientale.
Buon anno anche a te futòn.
#ba2014

Buon anno anche a te inutile mutandina del sacchetto del sacco a pelo.
Messa lì come servissi a qualcosa. Presunta idea di protezione ergonomica, elaborata grazie all'esperienza di generazioni di escursionisti unita alla massima tecnologia ingegneristica e solidità sartoriale.
E in realtà non servi a un cazzo.
Buon anno anche a te.
Inutile mutandina.
#ba2014

Buon anno anche a te foto di culo in homepage sul sito web delle grandi testate giornalistiche italiane.
Ti sei conquistato il tuo spazio ormai da tanto tempo. Dalle vecchie copertine di Espresso e Panorama, dove ogni crisi di governo era accompagnata dalla foto di un culo di femmina. Ne hai fatta di strada. E oggi stazioni fisso in homepage. Che tu sia di una modella, di una soubrette, di un'attrice, della moglie di un calciatore, della fidanzata di un calciatore, della cugina di una fidanzata di un calciatore, della figlia della cugina di una fidanzata di un calciatore; a luglio come a gennaio tu rimani lì. Imperturbabile. Gemellaggio di mele.
Auguri anche a te culo in homepage.
#ba2014

Buon anno anche a te Tommaso.
Che ti bei di 4 like su Facebook mentre dribbli con la solita finta di sopracciglio il rude stopper della Sfiga&Responsabilità football club.
Sei invecchiato caro mio. E a quella finta non ci credi più nemmeno te. Se proprio vuoi avvizzire almeno fallo con stile. Altrimenti per favore inizia a giocare a un altro gioco. Che magari ti ricordi anche come si fa.
Auguri anche a te vecchio Tommaso.
#ba2014
politica interna
13 dicembre 2013
[da Facebook] Sventolando costituzioni
Andate in piazza col tricolore e sventolate la Costituzione "piùbelladelmondo". E sventolando urlate indignati che questo governo voi non lo avete eletto.
Bene.
Adesso fate pace col cervello.
Perchè se oltre a sventolarla vi capitasse mai di leggerla, quella Costituzione, vi capiterebbe d'apprendere che quella italiana è una repubblica parlamentare. Dove i cittadini eleggono il Parlamento, ma non il governo.
Arrendetevi. Siete circondati.
politica interna
13 dicembre 2013
[da Facebook] Beppe Grillo a piazzale Loreto
I forconi vanno a piazzale Loreto. E Grillo li incita.
Ma in piazzale Loreto non furono appesi i membri di quel Parlamento contro cui Mussolini si scagliava.
No.
In piazzale Loreto appesero Mussolini.
Beppe Grillo, fosse mai che un giorno ...
politica interna
11 dicembre 2013
[da Facebook] Forconi for dummies
Note a margine: Forconi for dummies.
Prima che i sociologi del disagio, della giusta rivolta, prima che le botoxate neorivoluzionarie berlusconiane farciscano il tutto di velleità narrative chiariamoci cosa sono questi forconi.
Gruppi di pressione strutturati in modo anomalo (per i canoni civili di un paese occidentale) hanno istanze di piccolo settore da far valere con quel po' di prepotenza che serve, ma che non troverebbe nessun consenso diffuso. E allora le si montano su rivendicazioni confuse (Stato ladro, politici corrotti, la mamma del Ciuffoletti è una maiala e così via), si confida nell'appoggio di qualche rete professionale della protesta, ci si fa dare due soldi da qualche organizzazione criminale con la quale si collabora abitualmente specie in quelle realtà dove la criminalità viene prima dello Stato e allo Stato s'accompagna, si monta il casino, si tratta, si porta a casa l'istanza originaria da cui tutto è partito e poi si smonta l'ambaradan e si torna ai propri cazzi.
L'unico timore è che su questo giochino s'infiammi la benzina di un paese impoverito. Quello sì. E a quel punto sarebbe un potenziale caos. Ma potenziale. E caos. Termini vaghi. Inutile fare delle previsione a quel punto.
politica interna
10 dicembre 2013
[da Facebook] Grillo scrive
Grillo scrive a poliziotti e carabinieri.
Spero siano le confessioni di un pregiudicato.

https://www.facebook.com/tommaso.ciuffoletti
politica interna
10 dicembre 2013
[da Facebook] Renzi Vincere Velocità
Note a margine: Renzi Vincere Velocità.
La velocità. Mito futurista. Ultima grande scossa ideale che l'Italia dette al mondo. E della quale ci si è troppo a lungo vergognati per la paura di passar per fascisti. Nell'Italia delle scatole per cervelli catalogate da zelanti addetti alla logistica da retrobottega. Il retrobottega dell'ideologicchia (che in Italia diciamocelo, le ideologie han sempre avuto lo spazio che era conveniente dire avessero).
E poi arriva Renzi. Che in un colpo solo:
a) dice ai compagni che "vincere e vinceremo" lo disse il Duce, d'accordo, e oggi lo diciamo noi. Problemi? No, perchè probabilmente la Buonanima disse anche "buongiorno" e non è che da allora "buongiorno" è diventato un saluto fascista
b) in mezza giornata comunica la segreteria "che lo affiancherà" scrivono i giornali. Intanto non lo affiancherà, ma lo seguirà con la dovuta attenzione a non affiancarlo. Pena la punizione che spetta a chi un tempo sollevava la fronte più in alto della linea degli occhi del sovrano. Ma soprattutto fa vedere ai grandi strateghi, sedicenti o presunti tali, del suo partito che lui ha un vantaggio nei loro confronti. Se ne frega di Mussolini, se ne frega di D'Alema, se ne frega di Togliatti e del Sol dell'Avvenire.
E in ultimo.
Probabilmente se ne frega anche di Sun Tzu, immaginando alla meglio che sia un piatto sushi tipico del nord del Giappone. Ma pur ignorandolo lo applica. "In guerra conta vincere. Lunghe operazioni spuntano le armi e abbattono il morale. In campo militare si è sentito parlare di azioni forse goffe ma veloci, mentre non si è mai visto che un’abile manovra duri a lungo. Non esiste uno stato che tragga profitto da una lunga guerra".

https://www.facebook.com/tommaso.ciuffoletti
9 dicembre 2013
[dal Corriere Fiorentino] Il Principe siamo noi

“La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”, diceva l'esimio Carl Von Clausewitz, ma a sua volta l'amore è per molti versi la continuazione della guerra con altri mezzi ancora. Per cui quando si tratta di politica si tratta di cose della vita con le quali tutti, più o meno consapevolmente, abbiamo normalmente a che fare. Per questo un testo come Il Principe di Niccolò Machiavelli, di cui ricorre quest'anno il cinquecentenario della stesura, è una di quelle opere che segnano un discrimine vero tra chi l'abbia letta e chi no. Discorso che vale per pochi altri testi universali quali i Dialoghi di Confucio o le strisce dei Peanuts.

E dire che quando Niccolò Machiavelli, già segretario della Repubblica Fiorentina, si dedicò alla sua scrittura attraversava uno dei periodi più difficili della propria vita. Nel 1512 fu deposto da ogni ufficio pubblico e nel 1513 fu imprigionato per sospetto di complicità in una delle tante, vere o presunte, congiure contro i Medici da poco rientrati a Firenze. Il suo nome, Niccolò di Ser Bernardo Machiavelli, figurava su una lista compilata dall'organizzatore della congiura, Pier Paolo Boscoli. La lista finì in mano al Bargello (il capo della polizia), che decise, per l'intanto, di mettere il Machiavelli in carcere in attesa di accertamenti. A ben vedere l'attualità del Machiavelli è anche l'attualità dei tempi in cui visse. Purtroppo. E le prigioni dell'epoca, va detto, non erano migliori di quelle attuali, infestate dalle cimici, appestate dal fetore ed in cui gli interrogatori s'accompagnavano, secondo il costume dell'epoca, ad una buona dose di torture. Fu grazie all'amnistia seguita all'elezione al soglio pontificio di Giovanni di Lorenzo de' Medici, col nome di Leone X, che il nostro poté uscire di galera e opportunamente ritirarsi nel podere paterno di Sant'Andrea in Percussina, tra Firenze e San Casciano Val di Pesa. Qui, fra luglio e dicembre, si dedicò a scrivere una raccolta di consigli per l'amministrazione del potere ad uso del giovane Lorenzo de' Medici, nipote del Magnifico, che Leone X aveva in animo di destinare alla guida del Ducato d'Urbino. Cosa che regolarmente avvenne dopo che lo stesso Leone X ebbe cortesemente interdetto il legittimo signore del ducato, Francesco Maria della Rovere, per “fellonia”. Quel che venne fuori dal lavoro di Machiavelli è diventato un trattato che oggi viene studiato in ogni facoltà del mondo in cui s'insegni a leggere, analizzare e apprendere l'arte della politica.

Certo c'è da credere che oggi, per buona parte degli italiani, la politica sia qualcosa che avviene negli studi televisivi. Chiacchiere riprese da telecamere che vengono poi trasmesse sugli schermi dei loro televisori. In parte non sono lontani dal vero. Ormai i riflessi politici dell'agire mediatico sono sovente decisivi per determinare i destini politici di singoli o gruppi. E non è un caso che oggi ai politici venga chiesta una formazione professionale sempre più tarata sul marketing piuttosto che sulla storia, la filosofia, l'economia, la finanza o quant'altro. Ma non è così semplice. Perché il campo della rappresentazione è solo una parte di un gioco più complesso quale è quello della politica. E della vita.

E se s'accettasse intanto che proprio la vita, le relazioni tra gli uomini, sono un sistema complesso e dialettico, fatto di equilibri instabili e dinamici fra interessi e aspirazioni diverse, ipocrisie e infingimenti, astuzie e grandi gesti, si farebbe il primo decisivo passo per guardare all'arte della politica senza sentirsi osservatori di qualcosa che sta altrove da noi e riguarda soltanto coloro che vi si dedicano per la gestione della cosa pubblica. Spogliandoci quindi di ogni tentazione moralisteggiante, s'accetterà che la nuda verità è che siamo tutti politici, senza bisogno di scomodare Aristotele. Consapevoli o meno ogni giorno mettiamo in atto una serie di strategie finalizzate al perseguimento di ciò che riteniamo desiderabile per noi. E per farlo interagiamo con altri, che al pari nostro, mettono in campo altrettanti comportamenti per raggiungere il medesimo scopo, dal proprio punto di vista. Un sistema dinamico e complesso, in cui, come insegna la teoria del caos, spesso capita che una farfalla sbatta le ali a New York ed un uragano si scateni a Tokyo.

Il Machiavelli, con il suo Principe, intende fornire, traendo spunto da esempi del passato, una serie di indicazioni teoriche per evitare proprio che chi avesse a trovarsi a governare, insieme al proprio destino, anche quello di un popolo, non avesse a scatenare uragani in casa propria per evidenti errori del proprio agire.

Messa così potrà sembrare cosa da poco, evitare di scatenare uragani non pare impresa per cui serva chissà quale preparazione. Eppure gli esempi su cui Machiavelli costruisce l'ossatura della sua dissertazione sono esattamente quelli di uomini politici che, per non aver saputo bene agire, con la dovuta lungimiranza, cura e capacità di leggere le circostanze, hanno determinato la fine ingloriosa della propria sorte e di quella d'altri. E a noi stessi quante volte sarà capitato di fare esperienza diretta di quanto poco possa bastare per trasformare un buon intento in un pessimo rovescio?

Per cui quando si guarda alla politica, che non è solo quella dei salotti televisivi, non sarebbe male tenere presente quale difficile arte sia quella del governo delle idee, delle intenzioni, delle passioni, delle aspirazioni proprie e collettive. Di quanto, insomma, al netto dell'imponderabilità del destino, sia necessaria la coscienza, anche quella più cinica, di ciò che si fa e l'impegno assoluto che richiede l'evitar di scatenare uragani.

dal Corriere Fiorentino di sabato 7 dicembre


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