[Lettera aperta a Marco Pannella] Contro il regime dei finti partiti della Toscana. Lottare con una lotteria
Caro Marco, saltiamo i convenevoli, tanto lo sai che ti voglio bene almeno quanto vorrei tirarti quei capelloni lunghi.
Vado dritto al punto. Come
sai, e come so grazie a Radio Radicale, c'è la volontà radicale di
partecipare alle prossime elezioni regionali che si terranno nella
primavera del 2010. E' in corso una campagna di raccolta di firme
per cercare di mettere in atto questo proposito. Bene dunque, ma si può
fare di più.
Ti scrivo da cittadino toscano che suo malgrado ha testato i primi
esperimenti di regime per ridurre al minimo i diritti degli elettori,
scoraggiare la partecipazione e blindare quello che te chiami sfascismo
partitocratico (anche se poi bisognerebbe approfondire meglio la
questione: ma questi sono ancora partiti?). Il Consiglio Regionale
Toscano, infatti, si fregia d'esser stato la prima assemblea per la cui
elezione è stato usato il sistema poi giustamente chiamato “Porcellum”.
Era il 7 maggio 2004 e il Consiglio Regionale della Toscana
pensò innanzitutto ad aumentare se stesso. Fu infatti votata a
stragrande maggioranza la norma che prevedeva l'aumento dei consiglieri
regionali da 50 a 65. Più poltrone per tutti! era il grido di battaglia.
Alla faccia dei cittadini. Votarono a favore di quell'articolo:
Democratici di Sinistra (DS), Margherita, Forza Italia, Alleanza
Nazionale, i socialisti dello Sdi e i Verdi. Contrari, ad onor del
vero, solo Rifondazione Comunista e PdCI.
Tale norma stava all'interno del nuovo Statuto Regionale, nel quale si
trova anche il curioso Titolo VIII dedicato a “La partecipazione”. In
effetti, caro Marco, sotto quel titolo stanno le norme che regolano
l'iniziativa popolare delle leggi e l'istituzione di referendum
abrogativi e consultivi (cosa che credo possa essere oggetto
d'attenzione radicale). Tuttavia è stridente accostare alti riferimenti
di principio, volti a dipingere una Regione che favorisce la
partecipazione, con la legge elettorale che venne approvata
contestualmente al nuovo Statuto. Una
legge elettorale con la quale si sarebbe votato di lì a pochi mesi il
nuovo Consiglio Regionale, composto come detto da 65 indispensabili
consiglieri, e che prevedeva liste bloccate. In altre parole, la
linea di principio che animava quella scelta potrebbe essere così
riassunta: il cittadino vada pure a votare, tanto chi sarà eletto lo
avranno già deciso i partiti. Un esempio originale di
favoreggiamento della partecipazione dentro una logica di regime. Una
logica talmente stringente che prima delle elezioni del 2005 un
quotidiano toscano pubblicò la lista dei futuri membri del Consiglio
Regionale. Sbagliò soltanto un paio di nomi.
Ad onor del vero va detto che pochi mesi dopo quelle radiose giornate di maggio, venne approvata la legge regionale 70 del 17 dicembre 2004.
Una legge originalissima che sancisce la possibilità, per i partiti, di
fare qualcosa che non è mai stato vietato e che, per giunta, permette
di farlo a carico del contribuente. Si tratta infatti della legge con
cui si è stabilita la possibilità di svolgere delle elezioni “primarie”
per la selezione dei candidati all'interno delle liste bloccate per le
consultazioni regionali. In altre parole, dopo aver introdotto un
sistema elettorale con liste bloccate si cercava di giustificarsi agli
occhi degli elettori promulgando una legge che invece di porre rimedio
al furto di potere decisionale operato ai danni del corpo elettorale,
offriva ai partiti la possibilità di svolgere “elezioni primarie” per
stabilire l'ordine di presenza nelle succitate liste bloccate. Il tutto
spesato dal cittadino derubato, perché le “primarie” le paga la Regione.
Per farla breve i
partiti hanno prima deciso di operare un furto di potere ai danni del
corpo elettorale, dopodiché si sono presi la briga di caricare sulle
spalle dei derubati anche il costo di una fittizia restituzione di quel
potere sottratto. “Becchi e bastonati” si dice in Toscana*.
Con questa legge la “Toscana dei finti partiti” ha nominato nel 2005
i membri del Consiglio Regionale tuttora in carica. Per le elezioni che
si terranno quest'anno, tuttavia, ha ritenuto che fosse il caso di
perfezionare il meccanismo di tutela del regime e a settembre
dell'anno appena trascorso ha votato una modifica alla legge elettorale
del 2004. Mantenute, ovviamente, le liste bloccate, e ridotto – causa
eccesso di vergogna - il numero di consiglieri a 55, è stata
introdotta la soglia di sbarramento del 4% per avere diritto alla
rappresentanza all'interno del Consiglio regionale della Toscana dei
finti partiti. La nuova legge elettorale è stata approvata con 43
voti a favore, quelli di: Partito Democratico, Forza Italia, Alleanza
Nazionale, Alleanza Federalista (propaggine locale di FI), e dai
socialisti del Partito Socialista (gli stessi dello Sdi). Questi ultimi
hanno fornito i voti necessari ad evitare che la legge potesse essere
sottoposta a referendum abrogativo su richiesta di un quinto dei
consiglieri regionali, in cambio di un accordo fatto segretamente col
Partito Democratico e poi reso noto da uno scoop del quotidiano La
Repubblica di Firenze. Tale accordo, fatto in nome di una logica
partitocratica ben poco dignitosa, prevede come premio per il buon
servigio dei socialisti un posto nel listino bloccato collegato al
candidato presidente (per il quale non sono previste “primarie” di
sorta) ed un posto nella futura giunta regionale. Grazie al baratto con
i consiglieri socialisti in vendita, dunque, quella modifica alla legge
elettorale non sarà, almeno per ora, sottoposta al giudizio degli
elettori. Elettori che invece, a marzo 2009, saranno nuovamente chiamati a fare qualcosa che con difficoltà può essere chiamato “votare”**.
Come vedi, caro Marco, il quadro è desolante. E allora mi rivolgo a te.
Voglio farti fiducia, come tante volte ho fatto votando radicale nel
corso degli anni. Non
ti ritengo perfetto. I parlamentari radicali eletti nelle liste del
Partito Democratico alle scorse elezioni politiche sono il risultato di
un accordo deliberatamente partitocratico a cui anche tu hai deciso di
sottostare. Ti riconosco tuttavia il coraggio di aver stipulato
quell'accordo alla luce del sole (anche se non è stato altrettanto
pubblico e trasparente il metodo seguito per la selezione di coloro che
oggi siedono alla Camera e al Senato in virtù di quell'accordo).
Eppure ancora una volta mi trovo a rivolgermi a te, per farti una proposta tanto pazza che solo tu potresti almeno ascoltarla.
Ti chiedo, caro Marco, un gesto di radicalità, situazionista se
vuoi, che sbatta in faccia alla Toscana dei finti partiti il rifiuto
della loro bassa logica partitocratica e mostri agli elettori che
anche accettando la legalità del regime si può fare opposizione
radicale. Se davvero si faranno liste radicali per l'elezione del
Consiglio Regionale della Toscana ti chiedo che l'ordine dei nomi di
quelle liste sia stilato sulla base del caso. Ti chiedo di fare una
lotteria, pubblica, magari in piazza, con tanto di urna e palline, per
stabilire che ordine avranno nella lista i candidati radicali al
Consiglio Regionale della Toscana dei finti partiti. Non false
primarie, non la voce del padrone. Piuttosto il caso, la sorte. Non
l'ansia della poltrona, ma quella di lottare contro il regime toscano
dei finti partiti, anche sbugiardandoli, anche beffandosi di loro che
beffano i cittadini e il popolo.
Perché non sarebbe una lotteria di quel tipo ad essere davvero
beffarda, ma è il modo in cui il regime dei finti partiti si fa beffe
dei toscani ad essere inaccettabile.
Con affetto,
Tommaso Ciuffoletti
* I DS utilizzarono, unici, queste elezioni nel 2005 salvò poi
disattenderne l'esito nel nome della fusione con la Margherita e la
presentazione di una lista unica (Uniti nell'Ulivo). Pagarono per
questo anche la penale prevista dalla legge regionale.
** Rifondazione Comunista (5 consiglieri) può infatti ragionevolmente
sperare di superare lo sbarramento del 4%. Gli altri gruppi contrari
alla modifica della legge elettorale arrivano a mettere insieme 10
consiglieri. Con i 3 consiglieri socialisti avrebbero potuto essere in
13, il numero necessario per poter richiedere un referendum abrogativo,
che in ogni caso si sarebbe tenuto dopo le elezioni regionali, per la
mancanza dei tempi tecnici (visto il poco tempo a disposizione prima
del rinnovo del Consiglio regionale).