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CULTURA
4 aprile 2008
[Compassato] Di politica, Massoneria, Toscana, Socialismo e ... Puffi!


A seguito di un articolo di Fabrizio D’Esposito sul Riformista di ieri, oggi il quotidiano arancione ospita una lettera di replica firmata da Roberto Villetti. Oggetto dell’articolo, e della replica di oggi, è il rapporto tra socialisti e massoni intorno al caso toscano della candidatura al Senato nelle liste del Partito Socialista di Massimo Bianchi, gran dignitario del Grande Oriente d’Italia (trovate gli articoli qua).
Vale la pena ricordare qui che la retorica del sospetto intorno alla Massoneria ha precedenti illustri nella storia del giornalismo italiano, fomentati in particolare negli anni recenti da ciò che il caso P2 ebbe a suscitare a partire dall’inizio degli anni ’80. Da allora la confusione su ciò che la massoneria è stata ed è nel nostro paese, è stata tale da animare sospetti al limite della superstizione, con tanto di caccia alle streghe. Proprio qua in Toscana una caccia alle streghe (non esiterei a definirla così) la lanciò il quotidiano l’Unità nel 1993, in un clima in cui il sospetto era elevato a paradigma del vivere (in)civile e che è inutile ricordare qua. Dopo una serie di articoli che riportavano elenchi di affiliati, o presunti tali, a logge massoniche; tra ottobre e dicembre del 1993 l’Unità pubblicò e diffuse in Toscana, insieme al giornale, un opuscolo intitolato “La Toscana delle Logge”. Nell’opuscolo (cito testuale dagli atti del procedimento che ne seguì) “venivano pubblicati elenchi, asseriti come dei membri delle associazioni attrici … e di altre associazioni massoniche, in parte erronei, non autorizzati, per quanto concerne gli iscritti, dalle attrici, né da queste messi a disposizione di quel giornale”.
L’iniziativa dell’Unità non era solo poco corretta e discutibile da un punto di vista giornalistico, ma venne giustamente ritenuta lesiva del diritto alla riservatezza delle persone e dei soggetti che vi si trovarono loro malgrado coinvolti. Ne seguì una vicenda giudiziaria chiusasi nel marzo 1996.
Perché, vi chiederete, ricordo questi passaggi con una certa precisione. Perché la chiusura di quel procedimento si ebbe con un atto di transazione condiviso, raggiunto grazie alla dichiarata disponibilità dell’Unità S.p.A a far comporre ed editare a proprie spese un’opera illustrativa dell’istituzione massonica, di carattere scientifico e divulgativo. Una sorta di risarcimento morale, diciamo così, che ripianava l’approssimazione con cui invece era stato pubblicato l’opuscolo di cui sopra. L’allora rettore dell’Università di Firenze, Paolo Blasi, in qualità di supervisore di quell’accordo affidò a mio padre Zeffiro e a Sergio Moravia il compito di curare un volume uscito nel 2004 nella prestigiosa collana degli Oscar Mondadori, intitolato: “La Massoneria – La storia, gli uomini, le idee”.
Un’ultima nota, giusto per guardare ai casi del destino, direttore dell’Unità in quel periodo era un certo Walter Veltroni …

Ricordo infine che un grandissimo studioso della storia della Massoneria italiana ed europea, molto probabilmente uno dei più illustri dello scorso secolo, Carlo Francovich (di cui proprio lo Zeffiro di cui sopra è stato allievo) era irremovibile sul fatto che uno storico che avesse ad occuparsi di Massoneria non doveva assolutamente esservi affiliato.
Io son d'accordissimo, l'unica eccezione che sarei disposto ad accettare è per la Grande Loggia dei Puffi!
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