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politica interna
29 aprile 2014
[dal Corriere Fiorentino] Grillo. Ricordati che devi morire

Poco più di un anno fa Beppe Grillo faceva il suo comizio in una Siena sgomenta e preoccupata dalle inchieste sul Monte dei Paschi. Disse anche cose innegabili, tantomeno negabili di fronte ad un disastro che della politica è stato per tanta parte figlio diretto. Ma lo fece col piglio di urla violente contro pochi colpevoli, offrendo a tutti gli altri l’illusione di redimersi e sedersi dalla parte dei giusti urlando insieme a lui. Tanto investimento di voce gli valse, alle elezioni comunali di qualche mese dopo, la conquista di un seggio nel consiglio comunale di Siena.

Sabato scorso Beppe Grillo faceva il suo comizio in una Piombino sgomenta e preoccupata per la chiusura della fabbrica Lucchini. Ha detto cose piuttosto generiche contro il sindacato (che pure avrà le sue responsabilità) e contro la politica (che ci sta sempre bene), ma urlate con il solito piglio da Savonarola moderno e più ricco. Oltretutto nei suoi show di piazza, l’evocazione della morte ricorre ormai con una frequenza tale che verrebbe da rispondergli proprio come Troisi ai savonaroliani che gli ricordavano di dover morire; “mo’ me lo segno”. In realtà qualche piombinese a Grillo ha risposto con un cartello: “Troppo facile farsi vedere ai funerali. Non fate campagna elettorale sulla nostra pelle”. Il servizio d’ordine dei 5 Stelle, un movimento che del resto è abituato a considerare normali e giuste le censure che Grillo e Casaleggio impongono a deputati e senatori della Repubblica, ha provveduto a strapparlo di mano al piombinese che lo stava mostrando.

Vedremo quanti voti porterà questo comizio a Grillo alle comunali di Piombino e alle Europee. Certo quel cartello è stato rimosso, ma colpiva nel vivo. Perché farsi vedere troppo spesso ai funerali è abitudine da concedersi con moderazione, altrimenti finisce che qualcuno si accorge che è un giochino facile facile.

Perché qualche anno fa Beppe Grillo era ancora una volta a fare un comizio. Ancora una volta davanti ad una fabbrica destinata a chiudere. Uno zuccherificio, a Casei Gerola, in provincia di Pavia. E arringava i lavoratori di quello zuccherificio contro la politica bugiarda e l’infame Europa che aveva tolto i sussidi alla produzione di zucchero. Ebbene, solo pochi mesi prima, quello stesso arringatore di lavoratori in difficoltà, tuonava dalle colonne del proprio blog contro l’ingiustizia dei sussidi agricoli europei per la produzione di zucchero. “Zucchero di Stato” lo chiamava allora, denunciando la sconcezza di produttori inefficienti che stavano in piedi solo grazie ai sussidi.

In un paese senza memoria fare l’arringatore da funerale è mestiere redditizio. Ma in questo senso la Toscana, che pure avrà tanti difetti, potrebbe non essere il terreno più fertile per il predicare grillino.

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