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27 giugno 2014
[dal Corriere Fiorentino] Un bambino in carcere. Parliamo di cose serie.

Domenica 13 ottobre, Matteo Renzi, sindaco di Firenze, è ospite di Lucia Annunziata nel programma Mezz’ora su Raitre. Da candidato alle primarie che allora si svolgevano per eleggere il segretario nazionale del Partito Democratico, Renzi rivendica il suo spirito pratico di “uomo del fare” con la grinta che gli è propria. E in tema di carceri e giustizia rivendica “Noi siamo stati i primi in Italia ad aver fatto l’Icam (l’Istituto di custodia attenuata per le madri) per dire che le mamme detenute non stiano in carcere ma in una struttura ad hoc. Parliamo di cose serie!”.

Parlando di cose serie venne subito fatto notare dal dottor Luigi Pagano, vice capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che molto banalmente Firenze non poteva essere la prima città in Italia ad aver istituito l’Icam per l’ovvia ragione che a Firenze, l’Icam, non c’era.
E non c’è nemmeno oggi.

E’ questa la paradossale ragione che a Sollicciano costringe in carcere da 5 anni un bambino che di anni ne ha poco più di 6, come ha raccontato la cronaca di Antonella Mollica su queste pagine nei giorni scorsi. In Italia un bambino può rimanere in carcere con la madre detenuta fino ai 3 anni. Una legge del 2011 ha innalzato l’età massima per i bambini detenuti, ché tali sono anche loro, fino a 6 anni, a patto che vengano alloggiati in uno dei già rammentati istituti di custodia attenuata. Che però, nella gran parte dei casi, non ci sono.

E’ la solita grande ipocrisia italiana. Una legge dello Stato prescrive una condotta che lo Stato stesso non è in grado di rispettare. Il carcere è lo specchio più evidente di questa ipocrisia. La stessa con la quale, come Repubblica italiana, aderiamo a trattati internazionali contro la tortura, ma poi nelle nostre carceri non siamo in grado di far rispettare standard minimi di umanità e rispetto della dignità umana.
Tecnicamente il nostro è uno Stato criminale. Criminale non meno di coloro che alloggia nelle proprie sovraffollate carceri. E sarebbe divertente spiegarlo agli sventolatori di manette, ai tanti intellettuali del “bisognerebbe sbatterli in galera e buttare via la chiave”, agli alfieri della società civile che in sprezzo ad ogni logica riescono ad evocare nella stessa frase parole come “etica”, “morale”, “calci in culo” e “impiccagione”.

Ma sarebbe interessante parlarne anche con il fu sindaco di Firenze Matteo Renzi. Dimenticandoci della bugia detta dall’Annunziata, dimenticandoci anche delle sue giravolte in tema di provvedimenti di clemenza per i detenuti. Ma rammentando che questo non è un problema che riguarda solo i sondaggi di gradimento di un’opinione pubblica imbarbarita. Ma riguarda la civiltà di un paese. E di un popolo.

dal Corriere Fiorentino di Venerdì 27 giugno

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