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cinema
27 giugno 2016
La genetica e Bud Spencer
C'è stato un periodo che quando andavamo a San Giovanni delle Contee, i miei e le mie sorelle stavano già a casa nuova. Io invece stavo da mio nonno. Più o meno dai 12 ai 17 anni credo.
Ci stavamo tanto a San Giovanni.
Mio nonno paterno si chiama Enzo.
In casa ci stavo ovviamente poco. Sempre in giro, di solito a giocare a pallone, a carte, a fare case nel bosco o a perdere tempo in altri modi fantastici. E fa effetto ripensare a quanto tempo passavamo insieme. Un gruppo di ragazzini oggi più o meno disperso.
A pranzo e a cena io ed Enzo - che non eravamo esattamente autosufficienti, ma avremmo potuto arrangiarci, solo che gli altri non si fidavano - raggiungevamo sempre i miei a casa della Zizza e lì mangiavamo con tutta la famiglia. La famiglia allargata con zii e zie, come facciamo tuttora.
Dopo cena io di solito uscivo e andavo al bar (l'unico che c'era allora a San Giovanni, poi ha chiuso) o in giro per il paese, Enzo rientrava a casa nostra. Ma diverse volte capitava che si tornasse insieme ed io mi fermassi un po' a casa prima di uscire. Lui magari si sedeva sotto casa a frescheggiare, se era estate. Poi saliva e se non aveva sonno si metteva in salotto e accendeva la televisione.
A me piaceva tanto quando capitava di uscire dal bagno pronto per andare. Passare davanti alla porta aperta del salotto, sentire Enzo ridere, dare una sbirciata alla televisione e vedere una scazzottata con Bud Spencer e Terence Hill.
E allora mi fermavo lì con mio nonno. E guardavo quei film con lui. E se facevo un po' più tardi per uscire pace, al limite qualcuno sarebbe venuto a chiamarmi.
Perché mi piaceva che lui si divertisse, perché mio nonno era una persona gioiosa ed era bello vederlo felice. E mi faceva ridere l'idea di ridere con lui guardando Bud Spencer che dava cazzotti a piantapalo. O il doppio schiaffone. Ma quello che mi piaceva più di tutto era l'attesa che Bud Spencer (che mio nonno pronunciava Baspénse) si incazzasse di brutto. Quando, tipicamente, qualche sgherro del cattivo di turno lo provocava e lui si metteva le mani sui fianchi, scocciato e lo guardava dall'alto in basso. A quel punto io ed Enzo lo sapevamo cosa stava per accadere. Ma io stavo zitto, aspettando che fosse lui ad annunciarlo. "Ora lo vedi che succede". E partiva il primo cazzotto di Bud e la nostra prima risata.
Ed era la felicità.
Perché un nonno che ride. E che ride di gusto come rideva lui. Ti rimane addosso.
Dei maschi della mia famiglia dicono che siano, che siamo, dei cuorcontenti. Ottimisti, irriverenti, col sorriso addosso nel bene e nel male. Come fosse un carattere ereditario che si trova nei geni. 
Secondo me non è una questione genetica. Ma di aver riso insieme. Forse certe cose del carattere si trasmettono così da nonno a nipote o da padre in figlio. Ridendo insieme a lui per i film di Bud Spencer, mi piace pensare d'aver preso qualcosa dell'ottimismo un po' matto e meraviglioso di mio nonno.
vita familiare
5 febbraio 2016
Pio nonno
Mio nonno Enzo è stata una delle persone a cui ho voluto più bene in vita mia. E lo ricordo sempre col sorriso, anche se mi manca tanto.
Negli ultimi anni della sua vita teneva una lucina sempre accesa in mansarda. Davanti a un santino di Padre Pio. Diceva che lo aveva salvato da una malattia.
Quando eravamo a San Giovanni io dormivo in mansarda a casa sua. La sera quando tornavo, se non era troppo tardi lo trovavo in salotto e allora guardavamo insieme i film di Bud Spencer o di Alberto Sordi, che erano i suoi preferiti, e poi andavamo a letto. Io me ne salivo le scale, passavo davanti alla testa di cinghiale e alla volpe impagliata, e prima di entrare nella mia camera, dove stava appesa la preghiera a Bacco ("Bacco nostro che sei in cantina, dacci oggi la nostra sbornia quotidiana ..."), trovavo sempre quella lampadina minuscola accesa davanti al santino di Padre Pio.
Qualche volta mi venne l'idea di spengerla, perchè era una cosa assurda che quella luce stesse accesa. Ma non l'ho mai fatto. Avvicinavo la mano all'interruttore e poi mi fermavo. In fondo a me quella lucina non dava noia, anzi, mi faceva luce mentre salivo le scale. E poi lui voleva che fosse accesa.
Ancora oggi continuo ad essere serenamente anticlericale e laicista. Ma fatico sempre a trovarmi a mio agio accanto a certi alfieri del laicismo. Che detto fra noi, mi stanno anche piuttosto sul cazzo.
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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