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SOCIETA'
14 ottobre 2014
[Piccioni] Due. Con una fava.
In un colpo solo mi perderò:
. la Leopolda 5 ( dal titolo assiomatico di :"Il futuro è solo l'inizio, adesso contiamo di rovinarvi anche il passato vendendovi il solito pastone buonista antistorico del tipo "Berlinguer era renziano", "La Pira in realtà è il nonno di Matteo Renzi" e non ultimo "La Boschi è vergine, ma presto partorirà")
. e il Congresso di Radicali Italiani a Chianciano (dal titolo paradigmatico di "Contro il monopartitismo imperfetto del regime partitocratico ladro di democrazia assassino di popoli opponiamoci con logorrea, senilità incalzante e il tipico ardire di quei radicali che durante il Congresso fanno interventi da TSO in cui si appellano a Marco perchè non li mandi affanculo e lui invece ce li manda perchè tanto è un vecchio stronzo")
E me li perderò perchè sarò alle Canarie a fare surf (o almeno a provarci).
5 anni fa mandai in culo la politica.
Credo di non aver poi sbagliato.
politica interna
4 novembre 2013
[da Facebook] Radicalità
Congresso di Radicali Italiani.
Di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria.

https://www.facebook.com/tommaso.ciuffoletti
politica interna
2 novembre 2010
[dal Corriere Fiorentino] I Radicali a Congresso. IL VALORE DI UN METODO
Dopo il congresso di Sinistra Ecologia e Libertà ed in attesa della convention dei rottamatori, la Toscana ospita il congresso di Radicali Italiani, che si apre oggi a Chianciano. Un appuntamento che come sempre avrà tante storie da raccontare e che vedrà protagonista ancora una volta un signore ottantenne che risponde al nome di Giacinto Pannella detto Marco. Segni particolari: irrottamabile.

Uno che nel corso di una storia decennale ha saputo reinventarsi in mille occasioni, mantenendo viva una delle vicende politiche ancora oggi più originali dell’intero panorama politico italiano. Quella radicale è infatti una delle rare esperienze popolari e liberali della storia italiana. Popolare nel senso più alto del termine, perché nella lettura radicale non c'è classe, non c'è ceto, così come non c'è fede, a separare i diritti dai torti. C'è, nella più limpida concezione liberale, il Diritto. Per questo si difende Caino, oggi incarnato nel condannato a morte Tareq Aziz, perché difendendo lui si difende il Diritto e con esso il popolo.

E i radicali sanno dar corso politico a questa lettura della realtà, secondo il metodo ghandiano e nonviolento.  Non sembri banale, perché questo paese ricorda la storia di gruppi animati da idee più fanatiche e meno rivoluzionarie di quelle radicali, ma che operarono con violenza. E poi perché, con uno slogan, la nonviolenza aguzza l'ingegno. Ed ecco così invenzioni mediatiche come i fantasmi radicali, i nudi di gruppo, le distribuzioni in piazza dei soldi del rimborso pubblico così come dell'hashish (a cui poi seguivano le autodenunce, in nome della lotta nonviolenta per il Diritto).

Il rovescio di questa medaglia sono le tentazioni settarie del radicalismo pannelliano.  I rischi di cedere a retoriche di sapore giacobino e l'incapacità di costruire un consenso diffuso in forme dialettiche. Perché spesso quella radicale viene chiamata "galassia". In realtà assomiglia più ad un sistema solare con Pannella, lui solo, al centro. Irrottamabile perché insostituibile. Estrema risorsa ed estremo limite del proprio universo.

Eppure  la forza del metodo, il rigore e la creatività dell’agire politico radicale sono esempi con i quali chiunque voglia tentare di avanzare una proposta nuova per il paese credo sia tenuto a misurarsi e confrontarsi.

Certo Marco Pannella è uno che, dicono, ha sempre mangiato i propri figli. Ma ribaltando la prospettiva si può dire che nessuno di quei figli è mai riuscito ad uccidere il padre. Tra coloro che non ci sono riusciti, preferendo poi cercare nuove vie per sé, non si dimentichi un certo Francesco Rutelli. Uno che Matteo Renzi conosce bene. Ed è forse anche in nome di questo curioso filo rosso che congiunge Chianciano con il prossimo appuntamento fiorentino dei rottamatori, che si potrebbe consigliare ai giovani leoni renziani di prestare attenzione agli spunti migliori che verranno dal congresso di Radicali Italiani. Magari anche dall’ottantenne Giacinto detto Marco.

dal Corriere Fiorentino (http://corrierefiorentino.corriere.it/) di Venerdì 29 ottobre
politica interna
17 novembre 2009
[Di ritorno da Chianciano] Romanzo Radicale
Premessa di merito: un congresso radicale è roba da lasciare secco chi, inesperto di vita di partito, vi assista per la prima volta, mentre per coloro che sono esperti di vita di partito è una cosa assolutamente allucinante.
Premessa di metodo: questo è il resoconto di uno che il congresso l'ha seguito live in maniera non troppo costante; interessata, ma senza eccessivi ardori e quindi assolutamente parziale e inattendibile.


ROMANZO RADICALE*
*bozza da sistemare per Labouratorio.it

Il passaggio che dà la cifra del congresso di Radicali Italiani sta in una delle migliaia di parentesi aperte da Pannella nelle sue svariate ore di interventi ed è quello in cui Marco ha espresso la sua concezione di politica affermando di prediligere la narrativa sulla saggistica. A dispetto di ciò che qualcuno potrebbe pensare non è una notazione banale né tantomeno superflua.
Perché da un lato spiega come si costruisce l'identità politica radicale; ovvero attraverso le mille narrazioni di vicende spesso private che diventano sentire pubblico. Così come i film e i romanzi di Pasolini hanno scoperto l'Italia del dopoguerra con il racconto, così storie radicali come quella di Luca Coscioni hanno portato al cuore della politica una sfida che è storia del presente: la libertà di ricerca, la coscienza della libertà, i dilemmi della scienza medica e della bioetica, i diritti di terza generazione e oltre.
Dall'altro spiega anche il modo in cui Pannella pensa i radicali e i radicali pensano sé stessi; il loro è un grande romanzo radicale, composto non tanto dalla storia, ma delle storie radicali.
Più prosaicamente questa chiave spiega anche l'andamento del congresso. Un congresso narrativo, dove si racconta l'Italia dei radicali di oggi. Un'Italia soffocata dall'infame regime della mafiosità partitocratica (“nientemeno” direbbe Bordin) in cui la strage del diritto diventa strage di popoli. E così questa diviene la scenografia, lo sfondo su cui scorrono storie apparentemente inconciliabili come quelle raccontate dal rappresentante del Siulp (sindacato delle forze di polizia) Felice Romano e quelle del figlio di Aldo Bianzino, Rudra, a cui il padre è stato portato via da forze di polizia che non glielo hanno mai più restituito. Non è il maanchismo a tenere insieme storie apparentemente così diverse. Nella lettura radicale quelle storie fanno parte della stessa vicenda, anzi, meglio: sono lo stesso romanzo, dello stesso popolo di cui fa strage la strage del diritto.

Popolari e liberali, questi sono i radicali. Popolari nel senso più alto del termine, perché non c'è classe per loro, non c'è ceto, così come non c'è fede, a separare i diritti dai torti. C'è, nella più limpida concezione liberale, il Diritto.
Per questo si difende Caino, perché in realtà non si sta difendendo lui, ma il Diritto e con lui il popolo (i popoli nella concezione transnazionale della politica radicale, altra grande intuizione di Pannella).
Non vi paia poco.

Anche perché i radicali sanno dar corso politico a questa lettura della realtà. Il metodo è quello ghandiano e nonviolento. Anche questo non sembri banale. Intanto perché questo paese ricorda la storia (il romanzo criminale) di gruppi animati da idee più fanatiche e meno rivoluzionarie di quelle dei radicali, ma che operarono con violenza facendosi strumento di strage. E poi perché, si potrebbe dire con uno slogan, la nonviolenza aguzza l'ingegno. Ed ecco così invenzioni mediatiche come i fantasmi radicali, ecco i nudi di gruppo, ecco le distribuzioni in piazza dei soldi del rimborso pubblico così come dell'hashish (a cui poi seguivano le autodenunce, in nome della lotta nonviolenta per il Diritto).
Su tutte, poi, campeggerebbe l'immagine di Marco Pannella che, lottando non per una sciocchezza, ma perché la Corte Costituzionale smettesse di operare illegalmente, beve la sua urina. Campeggerebbe, perché la censura, contro la quale nessun dipietrista ebbe allora a protestare, vietò la messa in onda di quelle immagini.

A chi obietta che dietro tutte queste messinscene c'è poi il Pannella che fa accordi con Berlusconi, che si fa eleggere i deputati dal Partito Democratico, che si mangia i figli e alla fin fine è sempre il solito stronzo facciamo presente semplicemente che sì, Pannella è uno stronzo, ma fa politica e se la politica è sangue e merda lui almeno ci mette entrambi, altri si limitano alla merda, il sangue lo fanno mettere al popolo.

Che poi “popolo”, dice sempre qualcuno storcendo il naso, quelli là saranno quattro gatti. Ed è vero, anzi, verissimo. Figurarsi che i radicali iscritti non arrivano a 1.400 persone in tutta Italia, mentre i fans di Topo Gigio su Facebook sono 18.535. A Chianciano i 217 iscritti presenti hanno eletto il proprio segretario, pochi giorni dopo aver accolto a Congresso il segretario di un partito eletto da 3 milioni 3 (“nientemeno” direbbe Bordin) di cittadini. E nessuno si è scomposto.
Anzi, alla fine della performance di Bersani è apparso evidente che se si mettevano sulla bilancia non i numeri di cui sopra, ma la politica ... beh era proprio il segretario del Partito Democratico quello in deficit.
Perché Bersani, in fondo, ha detto due cose. La prima è che il PD è pronto a discutere la riforma della giustizia, a patto che Berlusconi sgomberi il campo dai provvedimenti volti a risolvere le sue vicende giudiziarie. Il problema è che Bersani non ha detto quali sono le ragioni, le opinioni, gli obiettivi con i quali il PD è pronto ad occupare il campo una volta sgomberato dalle scartoffie di Ghedini. Il dubbio è che non ve ne siano, certo è che non ve ne sono di chiari.
L'altra cosa che ha detto Bersani, quasi a giustificarsi di quanto sopra, è che il PD deve trovare un senso alla sua politica, deve avere una sua idea di società (la mitica “idea di società”, che è un po' la pietra filosofale del politichese old school) prima di poter avanzare proposte politiche più chiare.
Ecco, quello che un radicale può a buon diritto far presente a Bersani, dimostrando che 1.400 contro 3 milioni può essere una sfida dall'esito sorprendente, è la semplice domanda: che cosa, se non gli obiettivi politici raccontano la tua “idea di società”? Cosa, se non le tue proposte di cambiamento possono farmi capire chi sei? Noi, ad esempio, cerchiamo di essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Insomma, Bersani, noi un romanzo ce l'abbiamo, il tuo qual'è?
politica interna
16 novembre 2009
[Marco Pannella] Un uomo in rivolta
Dite quello che volete, ma Marco Pannella è un pezzo di (contro)storia della Repubblica. Al Suo cospetto ogni altro leader politico attualmente su piazza può solo impallidire. E Pannella è fatto a modo suo. Quando va in bagno in realtà Lui non "va in bagno", Lui lotta per l'ecologia.
politica interna
12 novembre 2009
[Radiculeggiamenti] Radicali all'assalto dei Puffi
Oggi parto per il congresso di Radicali Italiani, ma ancora non ha capito questa storia del regime. Nel 2008 il grido di battaglia era: "C'è l'infame regime partitocratico! Facciamoci eleggere dal PD!". Nel 2009 il grido di battaglia era: "C'è l'infame regime partitocratico! Andiamo da soli contro tutti!". Auspico per il 2010 un grido di battaglia del tipo: "C'è l'infame regime partitocratico! Assaltiamo il villaggio dei Puffi!"
POLITICA
2 marzo 2009
[Inoz e ...] Marco Pannella

politica interna
3 novembre 2008
[Prime volte] Radicale apatia e totale solidarietà ad Antonella Casu


Senza passione. Così questa Chianciano Radicale, almeno per me. Le altre volte mi capitava di interessarmi, incavolarmi e anche divertirmi. Stavolta non mi sembrava ne valesse la pena o almeno mi sembrava che ne mancassero i presupposti politici. Sarà triste, ma è così

Una cosa però la si può dire. Piena e sincera solidarietà umana e politica ad Antonella Casu, specie quando ha detto di essersi sentita sola durante i mesi della sue segreteria. Molto, ma molto in piccolo ho spesso avvertito la stessa sensazione da quando faccio il segretario del Partito Socialista in quel di Firenze. Cara Antonella mi sento molto vicino a te. Sarei stato più sollevato, per te, se non ti avessero convinta ad insistere.
politica interna
1 maggio 2008
[Politically Correct] Pannella è uno stronzo, Chianciano è una stronzata ... ed io ci faccio un salto


“Sono dolosamente un figlio di puttana” e giù una pioggia d’applausi, tanto intensa da suonare quasi sconveniente. Almeno così sarebbe suonata se non ci si fosse trovati ad un comitato nazionale di Radicali Italiani e se quelle parole non fossero state profferite da Marcone Pannella.

Io voglio bene a Marco e credo che anche in quell’occasione lui l’abbia detta giusta, anche se non imputerei alcuna responsabilità di ciò alla signora Andrea Estechon, ché non sarebbe né giusto, né cortese.
Marco Pannella è più semplicemente uno stronzo ed io voglio bene ad uno stronzo. Uno stronzo che adesso, ovviamente, non può che organizzare una stronzata come quella dell’Assemblea dei Mille a Chianciano che in un colpo solo dovrebbe: far rinascere la Rosa nel Pugno, rispolverare l’utopia prodiana, combattere il regime sfascista e credo anche salvare i destini del mondo fra una pausa e l’altra. Ambizioso e contraddittorio, in una parola: pannelliano.

Una stronzata pannelliana. Di quelle da cui a volte nascono fiori. Come quella Rosa nel Pugno che adesso mi sento rammentare con cocciuta speranza da amici resi sospirosi dal sole primaverile. Quasi tutti loro erano anche a Bertinoro; ed era circa un anno fa. Lì venne proposto un percorso che è deragliato, lo si può dire senza vergogna (anche se so che uno stronzo come Marcone direbbe ancora oggi che esso é vivo ed attuale, perché in realtà non è mai morto non essendo mai nato). Il progetto stava già nel titolo del convegno “Verso la costituzione di una forza Laica Liberalsocialista”. Quello che c’è stato è stata una Costituente Socialista che non ha avuto neppure la forza delle sue ambizioni pur diverse e meno alte di quelle proposte a Bertinoro.

Però ricordando Bertinoro ricordo anche che Rita Bernardini fu invitata a partecipare, ma disse no. Mi si darà per buona la malizia di credere che anche Marcone fosse d’accordo nel non voler partecipare. Mi chiedo però cosa sarebbe successo se qualcuno avesse voluto correre il rischio di mettersi in discussione. Forse le cose sarebbero andate diversamente. Forse oggi si potrebbe parlare con meno malizia di Rosa nel Pugno.

Oggi invece Marco si è (re)innamorato di Mauro Del Bue. Del Bue è un amico e stimato dirigente politico, che con il percorso del Nuovo Psi verso la Costituente Socialista ha lasciato l’alleanza berlusconiana per tentare l’avventura del Partito Socialista.

Pannella ricorda con tanto ardore quanto bello fosse il Congresso di luglio 2007 del Nuovo Psi intitolato ad una Costituente Liberalsocialista; un ardore pari solo al fastidio con cui rammenta Bertinoro.
Due appunti:
1) Mauro Del Bue a Bertinoro c’era e partecipò al dibattito impegnando coraggiosamente il suo partito per una scelta non facile come quella di abbandonare l’alleanza con Silvio Berlusconi. (Ricordo, tra gli altri, anche l’episodio di una telefonata di Mauro a Gianni De Michelis per aggiornarlo del clima della prima giornata di convegno e della relazione d’apertura appena svolta da Lanfranco Turci. “Questo è più a destra di te!”, disse Del Bue, al telefono con De Michelis, riferendosi a Turci)
2) A Bertinoro si era parlato proprio di Costituente Laica Liberalsocialista, ed eravamo a Marzo. E’ stato il primo vero appuntamento in cui è stata usata quella formula. Ben 4 mesi prima del Congresso del Nuovo Psi, che giustappunto seguiva proprio la scia aperta da Bertinoro.
Ma a Bertinoro Pannella non venne. Anzi in un recente Comitato di Radicali Italiani, rammentando Bertinoro, mi si mise pure a fare il gesto dell’ombrello (cosa che un signore della sua età dovrebbe evitare), mentre va in malizioso brodo a giuggiole quando ricorda il “progetto liberalsocialista” del Congresso del Nuovo Psi.
Non c’è niente da fare, è proprio uno stronzo.

Mi ricordo anche la mozione “In nome della Rosa”, portata avanti all’ultimo Congresso di Radicali Italiani grazie tanti amici e compagni, ma giusto un po’ invisa ad altri, specie fra i dirigenti radicali. Ricordo della schifata (salvo eccezioni) iniziativa della doppia tessera fra Radicali Italiani e Partito Socialista, portata avanti con amici e compagni radicali, socialisti e di quella cazzo di Associazione per la Rosa nel Pugno. Ricordo anche una ben nascosta raccolta firme per una lista di laici, liberali, socialisti e radicali alle elezioni politiche appena tenutesi … insomma … qualcosina ricordo.

A Chianciano potranno dunque succedere tante cose e nessuna. Potrebbe anche – ma non ci scommetterei un euro – rinascere una cosa che si chiama Rosa nel Pugno, ma non sarebbe quella della nostra comune sbronza del 2006.
Purtroppo quello stronzo di Marco è fatto così. Lui la chiama galassia, ma in realtà quello radicale è un sistema solare. Marco è la stella, gli altri orbitano intorno. Difficile pensarlo in altro luogo. Difficile costruire qualcosa insieme ad uno così. O meglio, qualcosa di grandioso sì, qualcosa che duri, no.

Stavolta, nella cittadina toscana, Marco farà un po’ di mafia grazie ai parlamentari radicali eletti nel Partito Democratico per via di un accordo che lui non voleva(!!) e che era stato ottenuto non in sua virtù. Alla fine la storia si è risolta che lui non ha posto il veto all’accordo che non voleva, ma adesso si diverte lo stesso.
E’ giusto che faccia un po’ di mafia, del resto quei parlamentari sono il frutto di un accordo squisitamente partitocratico e come dice lui, mafioso.
Fine ultimo, stringi stringi, una lista che lo riconfermi a Bruxelles, almeno secondo i commenti di molti.
A Chianciano tuttavia, Marco sarà il Re Sole. E tra un’evocazione della RnP e l’altra troverà anche il modo di accogliere Prodi, mondarlo dei suoi peccati ed annunciarcelo nella sua nuova veste pannelliana: baluardo contro il regime. Roba che dipingere Prodi come baluardo contro il regime è un po’ come voler affidare la difesa d’Israele ad Ahmadinejad!
Sarà uno spettacolo psichedelico, reso ancor più groovy dalla sfilata dei diseredati dell’Arcobaleno. Folena, Salvi … la Grazia Francescato! Tutti i piangere e sbattersi il petto insieme a Cinzia Dato e il povero, lui sì, fatto fuori in maniera poco onorevole, Khaled Fouad Allam.

Ebbene, dopo quanto detto, con la ferma convinzione che Chianciano sarà una stronzata pannelliana, io andrò a Chianciano. Per una giornata, forse meno, ma ci andrò di sicuro. Non solo per vedere le sfilate dei sans papiers della sinistra (come li chiama Labate), non solo per vedere Prodi in fase postorgasmica per le batoste veltroniane, non solo perché devo ospitare dei bischeri radicali a casa mia, ma perché magari anche stavolta Marcone tirerà fuori un megaconiglio dal cilindro.
Sarà divertente esultare insieme agli altri. Sarà ancor più divertente farlo pur sapendo in cuor proprio che tanto quell’esultanza avrà vita breve e che sarà stata ancora una volta una splendida, meravigliosa, magica … stronzata pannelliana.
politica interna
30 aprile 2008
[n.20] Labouratorio e i Compagni di Scuola
Per i compagni di scuola le lezioni sono concluse. Dopo la full-immersion del corso primaverile 2008 crediamo sia giunta l’ora di raccogliere i panierini ed intraprendere la via della vita … quella privata.
I compagni di scuola, riprendendo la formula brillante coniata da Andrea Romano, sono quegli uomini e donne che hanno formato la principale classe dirigente della sinistra italiana degli ultimi disastrosi 20 anni. Una generazione di dirigenti che son passati attraverso gli ultimi sussulti del Pci, hanno assecondato il delirio politico di Mani Pulite senza capire che lì veniva violentata la sinistra italiana, son sopravvissuti al disastro della gioiosa macchina da guerra di Occhetto, han tolto una P per diventare Ds, fino a tentare il salto mortale del Partito Democratico. Il tutto senza mai riuscire ad essere altro che ex-comunisti e vivendo la gran parte della propria parabola politica in un paese che a tutte le elezioni politiche (anche quelle che han portato Prodi al governo nel ’96 e nel 2006) ha preferito votare a destra che a sinistra. Oggi, quella parabola si avvia alla conclusione.

Massimo D’Alema, Livia Turco, Fabio Mussi, Antonio Bassolino, Claudio Petruccioli e Piero Fassino, entrati nella segretaria nazionale del Pci nel 1987, hanno, attraverso percorsi diversi ed in modi diversi, preso la via dell’uscio, come si dice a Firenze. Adesso pare che la campanella sia suonata anche per Walter Veltroni.
Chi scrive non se ne dispiacerà troppo. “Raramente quella generazione ha accettato di non avere nulla da dire, dopo lo stravolgimento delle coordinate che ne avevano accompagnato la formazione e l’ascesa. Così come non ha mai accettato di passare la mano dopo le sconfitte, di misurarsi con l’elaborazione profonda delle ragioni soggettive e politiche di quei rovesci, scegliendo invece la strada più sbrigativa delle molte abiure e delle nuove verginità”. Mai ripensata in termini collettivi e politici la propria storia e quella dell’esperienza politica del Pci, mai affrontato realmente il nodo del confronto con l’eredità di Craxi e dell’ultima esperienza innovativa della sinistra italiana, mai avuto l’ardire di rischiare fino in fondo (e chissà che non sia stato forse Occhetto il più temerario).

Non potevano più dirsi comunisti, ancor meno potevano e volevano essere socialisti in Italia. Hanno così camminato per anni sul filo del non essere politico. Troppo impegnati a mantenersi in equilibrio per capire che era necessario saltare anche a costo di farsi male; perché sotto di loro, intanto, crollava il pavimento dell’Italia berlusconiana. Ogni passo fatto su quel maledetto filo del non essere è stata un’occasione persa per provare a rimettere i piedi a terra. Il salto mortale del PD è arrivato tardi ed è stato fatto pure male. Ma poco cambia, perché intanto il paese si è mosso sotto di loro ed oggi ci consegna un centrodestra mai così vicino a cristallizzare un blocco di consenso vincente per lunghi anni (leggere l’ultimo libro di Tremonti per approfondire).

Qualcuno potrà vederla come una vendetta della storia, ma la storia non è giusta, è solo spietata. E la più grande spietatezza sarebbe se oggi, qualcuno di quei compagni, avesse intenzione di non lasciare definitivamente la scuola. Non avrebbe senso riprovare. Non ci sono più esami di settembre.

Sommario del n. 20

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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