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danza
20 giugno 2016
Toscana Pride
Pensateci un attimo.
Il Pride è una festa con cui persone che vengono discriminate chiedono di non esserlo più. Cioè questi vengono discriminati e invece di fare casino e spaccare tutto, cosa fanno? Organizzano una festa per le strade delle città.
E nemmeno fanno manifestazioni con slogan truci o inneggianti alla violenza. Ballano. Si divertono e fanno divertire.
In vita mia ho visto manifestazioni fatte a cazzo, ho visto manifestazioni fatte per difendere i privilegi di pochi spacciati per diritti, ho visto manifestazioni brutte, manifestazioni con slogan stupidi, manifestazioni pretesto per violenze, manifestazioni tristi, grigie, lugubri, stronze.
Oggi ho visto una festa di musica, balli, gioco, voglia di divertirsi, eccentricità e semplicissimo sorridere.
In una città dove non più di qualche anno fa, un ragazzo è stato pestato a sangue all'uscita di un locale, perché gay.
E fate un po' come vi pare, ma io quando sento o leggo quelle inutili lagne per il fatto che i Pride son manifestazioni "folcloristiche". O quando leggo quelli che dovrebbero insegnare ai gay come fare i bravi gay (avete presente quelli cresciuti con quella cultura democrista dove c'era sempre spazio per il gay, purché fosse il gay di regime? Che il gay di regime può andare anche in prima serata su Rai1 tanto è una macchietta - quella sì - folcloristica)?
Ecco io quando leggo certe cose vorrei che chi le scrive ci capitasse ad un Pride come quello di oggi. 
Per provare. Per vedere l'effetto che fa. Che magari è buono. Liberatorio. 
Grazie.
Ciao.


calcio
2 marzo 2015
[Salah] Nardellah
Se Salah continua a giocare così si fa convertire Nardella all'Islam e si costruisce la moschea al Piazzale.
TECNOLOGIE
29 dicembre 2014
[Ultramoderno] Avviso telefonico
A Firenze un nuovo sistema di allerta per le emergenze meteo e affini.
Una telefonata registrata rivolta a 80mila utenze fisse.
La voce registrata è quella del sindaco Nardella.
Doppiato da Eugenio Giani.
SOCIETA'
9 settembre 2014
[dal Corriere Fiorentino] In attesa di una tale Oriana
Benvenuta via Enrico Berlinguer a Firenze. Anche se ancora non figura su GoogleMaps, ieri è stata  ufficialmente inaugurata. Dispiace solo che ad accoglierla ci sia stata tanta volontà celebrativa, non esente da una vaga retorica nostalgica («Cari compagni», ha esordito il sindaco) del «quanto eravamo buoni noi comunisti di un tempo», ma nessun vero dibattito. Che avrebbe potuto avere una sua oggettiva utilità, anche per mettere un po’ da parte proprio quella retorica e vedere se si trovava spazio per un riflessione su un periodo ed una fase storica che il fu segretario del Pci interpretò da sicuro protagonista, ma non certo da precursore dei cambiamenti in corso nel Paese e nel mondo. Ma si sa, la sorte dello schivo leader comunista è stata quella di diventare un’icona suo malgrado. Oggetto del culto di un’identità emotiva più che politica. Con tutto il portato di adesione acritica che ciò comporta.

E sia. Certo, per quanto poco ci si possa appassionare all’intitolazione di strade, ponti e passerelle, vien da sorridere a pensare ai toni del dibattito che invece vi è stato nel corso degli anni, di fronte alla proposta di intitolare una via ad una delle più illustri fiorentine dell’ultimo secolo: tale Oriana Fallaci. I primi assaggi si ebbero nel 2008, quando in commissione toponomastica mancò l’unanimità affinché la proposta passasse. Due furono i voti contrari. Uno quello dell’attuale sindaco Dario Nardella, allora consigliere comunale del Pd, il quale si spiegò così: «Per assegnare un toponimo occorre un consenso forte e unitario: Oriana Fallaci si distinse per le offese ai fiorentini durante il Social forum, non credo ci sia ancora la necessaria unità di vedute sulla sua figura».

Oggi probabilmente Nardella parlerebbe diversamente. In ogni caso, senza farla tanto lunga, varrebbe la pena segnalare che nel corso di una vita vagamente movimentata, vissuta tra Firenze e il resto del mondo, spesa tra interviste memorabili, che hanno fatto la storia, non solo del giornalismo (e che forse tanti nemmeno si curano di conoscere quando parlano di lei), libri tradotti in lingue che fatico persino a pronunciare, la succitata Oriana si distinse per ben altro e dette anche un qual certo lustro al nome della città in cui era nata e per buona parte vissuta.

E capisco bene che oggi che il dibattito sul fondamentalismo islamico è condotto da illustri intellettuali come il grillino Alessandro Di Battista, si perda un po’ il ricordo di chi già nel 1979 intervistando un certo Khomeini aveva il coraggio di cogliere aspetti cruciali di una vicenda che avrebbe sconvolto gli equilibri del mondo, fino alle immagini orribili delle decapitazioni dei reporter occidentali ordinata dalla Jihad , tra minacce crescenti per i valori universali di libertà. Proprio come aveva previsto Oriana Fallaci. E sono certo dei provincialotti quei cinesi che per celebrare un altro piccolo uomo del Novecento, tale Deng Xiaoping, ripubblicano in grande stile la biografia della giornalista che proprio Deng intervistò, nel 1982.

A noi fiorentini piace sempre pensarci speciali. Caro sindaco Nardella, rimaniamo in attesa di dare il benvenuto anche a via Oriana Fallaci.

dal Corriere Fiorentino del 9 settembre 2014
24 luglio 2014
[dal Corriere Fiorentino] Sacro e profano si tengono per mano

“Ci fa piacere che la giunta si assuma il compito di tutelare la dignità dei monumenti che abbiamo in cura, perché questa attenzione non potrà che essere indirizzata anche al contesto in cui questi monumenti si trovano, ovvero l’intera piazza del Duomo, che ne ha ancora tanto bisogno”. Questa nota dell’Opera del Duomo è stata, per adesso, l’ultima parola pronunciata nella polemica innescatasi col Comune di Firenze a seguito del diniego opposto da quest’ultimo alla richiesta, avanzata dalla stessa Opera, di concedere parte della facciata del Battistero ad un’azienda pubblicitaria di Milano. I soldi della sponsorizzazione sarebbero dovuti servire a pulire i marmi del Battistero, ma pare che la stessa Opera del Duomo non potesse offrire garanzie sulla natura del messaggio pubblicitario che sarebbe stato esposto. Per tagliare la testa al toro l’amministrazione ha inserito nel regolamento pubblicitario comunale, una norma che assegna alla giunta il potere di stabilire quali pubblicità sono o meno ammesse ad essere esposte su 5 luoghi simbolo della città come Ponte Vecchio, Palazzo Vecchio, Campanile di Giotto, Duomo e, per l’appunto, Battistero.

Sarà dunque un’istituzione laica a tutelare in via esclusiva la dignità di alcuni luoghi, compresi quelli sacri, per i cittadini tutti e in particolare per i fedeli cattolici. In questo caso ponendo il veto ad una richiesta, anch’essa di laica ispirazione, dato che la sponsorizzazione avrebbe fruttato circa un milione e mezzo di euro, avanzata dall’Opera del Duomo, che è invece una “fabbriceria” e in quanto tale il suo Consiglio d’Amministrazione è composto da 7 membri, di cui 2 nominati dal Vescovo e 5 dal Ministero dell'Interno sentito il Vescovo.

Si potrebbe giocare, con un po’ di malizia anticlericale, sulla sensibilità delle autorità religiose ad umili argomenti come quelli pecuniari. Ma sarebbe un giochino facile e sciocco.

Non solo perché la replica dell’Opera del Duomo, affilata quanto basta, punta il dito sull’innegabile nodo della  responsabilità del Comune nel salvaguardare innanzitutto il decoro - prima che delle facciate dei monumenti - delle piazze e delle strade in cui essi si trovano; ma anche perché l’altra notizia di questi giorni riguarda un’altra istituzione fiorentina e in questo caso non vi son di mezzo altro che i numeri di un bilancio: quello della Strozzina. Al netto di parole come spending review, workshop e altri anglicismi il presidente della Fondazione Palazzo Strozzi, Lorenzo Bini Smaghi, ha detto che non ci sono soldi per lo spazio d’arte contemporanea della Strozzina. E come saggezza popolare insegna, senza lilleri non si lallera.

Si potrà quindi essere maligni o anticlericali, si potrà essere nardelliani o meno, ma la possibilità di promuovere, sviluppare e quindi anche conservare per il futuro il valore di beni artistici, istituzioni culturali e altri patrimoni della nostra città e del nostro esserne cittadini, passa inevitabilmente anche attraverso una disponibilità economica che possiamo pure giudicare per il suo carattere umile e ben poco sacro. Ma è un po’ rinnegare la storia di una terra che proprio sul legare insieme umile e sacro, in modo virtuoso, ha costruito le proprie migliori fortune.

dal Corriere Fiorentino di giovedì 24 luglio 2014

politica interna
8 maggio 2014
[dal Corriere Fiorentino] La notte di Nardella

“Siamo sempre pronti a dare consigli, a rimproverare i giovani, a disprezzarli, a dire loro che dovrebbero stare a casa, magari davanti al computer o alla televisione: io preferisco vederli insieme a divertirsi nelle piazze della nostra città”. Con questo slancio d’entusiasmo il vicesindaco Dario Nardella ha chiuso le proprie felicitazioni per il grande successo della notte bianca fiorentina. Da una parte, dunque, ci sono i bigotti che rimproverano, addirittura disprezzano, i giovani e li vogliono davanti al pc, dall’altra invece c’è Nardella, a metà tra Don Bosco e Mario Capanna.

E forse ha ragione lui. Forse.

Notte Bianca. Ore 3.00 circa. Una delle strade dietro piazza Santa Croce. Passo accanto ad un gruppo di ragazzi di circa vent’anni, uno dei quali calcia con giovanile vigore una bottiglia di vetro da 66 centilitri contro un marciapiede (forse un modo per appropriarsi dello spazio urbano, chissà). I pezzi di vetro non hanno finito si spargersi per strada che gli squilla lo smartphone. Risponde: “Sì, sì mamma, tranquilla. Torno tra poco, te dormi, buonanotte”.

Non c’è bigottismo, non c’è disprezzo. C’era quasi da sentirsi stringere il cuore, invece, a passare per Santa Croce l’altra sera. E prima ancora che per le condizioni in cui versava la piazza tra piscio, vetri e ed altri inevitabili arredi urbani notturni, per la parodia delle parole divertirsi e stare insieme messa in scena proprio da ragazzi a cui è difficile persino intestare responsabilità particolari. Perché di responsabilità ne hanno poche, anche loro malgrado. E basti pensare al non lavoro cui sono di fatto consegnati anche dopo gli studi universitari. Il ragazzo che ho incrociato non è un pericoloso teppista e la telefonata con la mamma non stonava con il calcio alla bottiglia, ma ne era il perfetto corollario.

Non so che notte bianca ha visto il vicesindaco, ma quel che è peggio non so che notte bianca abbia immaginato. Se l’intenzione era di rivolgersi ai famosi giovani per suggerire loro un modo diverso di spendere del tempo libero e magari trarne spunti per essere incuriositi, affascinati, stimolati a cercare di essere altro rispetto al poco che la generazione dei loro padri gli ha consegnato, ecco, temo che poco sia anche ciò di cui felicitarsi. Se invece lo scopo era riproporre con numeri più grandi l’horror vacui finesettimanale di piazze piene di cocci, piscio e affari per minimarket allora ha ragione Nardella. E noi siamo i bigotti, ok. Ma sul fatto che questa notte bianca sia stata un omaggio innovativo alla gioventù, ci dispiace, continuiamo a dissentire. E non per bigottismo, ma per ostinazione a non volerci arrendere all’esistente come unica alternativa.

dal Corriere Fiorentino di giovedì 8 maggio

politica interna
15 aprile 2014
[dal Corriere Fiorentino] Tutti contro Nardella ... e poi?
«Tutti contro Nardella» è il grido di battaglia. Da quando è partita la campagna elettorale per le amministrative fiorentine, il gioco dei candidati alternativi al dato per favorito è quello di attaccarlo con fuoco incrociato.
Fisiologico si dirà. Da un lato Nardella è il candidato del partito e della coalizione più forte in città, dall'altro la sua candidatura, al di là delle primarie-proforma organizzate in quattro e quattr'otto dal Pd, è stata frutto di una investitura dall'alto, da parte di Matteo Renzi, che ha sollevato una serie di obiezioni, più o meno strumentali. Nardella stesso sa, comunque, che deve affermare un proprio profilo, diverso e distinto da quello del suo predecessore.

Così, mentre lo slogan della sua campagna — «Firenze Più di prima» — sta ad indicare la continuità con l'esperienza renziana, Nardella ha già abbandonato il progetto di parcheggio sotterraneo in piazza del Carmine, che era nei piani della precedente amministrazione. Giusto per fare un esempio.
A maggior ragione, il «tutti contro Nardella» che prende sovente di mira lui per colpire il fantasma di Renzi, una sorta di cartello anti-favorito, è un giochino che lascia il tempo che trova. Intanto, perché scagliarsi contro un fantasma è esercizio meramente retorico e poi perché l'esperienza renziana si è sì chiusa in modo controverso, ma è stata più e più volte confermata nel suo gradimento da parte dei fiorentini. E la si pensi come si vuole su Renzi, ma oggi è in discussione il futuro di Firenze per i prossimi cinque anni.

Non sarebbe male, per fare un esempio, se qualcuno iniziasse a mostrare il coraggio di sfidare il candidato più forte sul terreno delle proposte. Le tre domande sulla «questione movida» che il Corriere Fiorentino ha rivolto domenica a tutti gli aspiranti sindaci, nessuno escluso, hanno ricevuto risposte che nel migliore dei casi sembravano scritte secondo il manuale Cencelli del candidato equilibrista, che dà ragione ai commercianti, ai residenti, ai ragazzi e richiama la politica a dare le giuste risposte (il problema è che se le risposte son queste, la prossima volta tanto vale rivolgersi altrove).
Rammento inoltre, tra le altre cose, che uno dei primi punti programmatici segnalati dalla candidata dei grillini fiorentini è stato un fermo «no agli Ogm». Considerate voi la vastità delle aree agricole che insistono sul territorio comunale e valutate il rilievo di tale proposta.

Perché si potrà anche mirare ad indebolire Nardella con attacchi continui a lui, alle liste che lo sostengono e ad altre questioni di minimo interesse per Firenze, ma credere che così facendo si possano guadagnare dei voti presuppone l'idea che i fiorentini siano prima tifosi e poi cittadini. Il che potrebbe pure essere un convincimento storicamente fondato. Ma rimarrebbe ben piccolo patrimonio, su cui cercare al massimo di speculare. Non certo di costruire.

dal Corriere Fiorentino di martedì 15 aprile.
27 marzo 2014
[dal Corriere Fiorentino] Quel che resta di Firenze

Orfana di Matteo Renzi la politica fiorentina fatica a trovare un nuovo asse intorno a cui ruotare. Non solo per il rilievo a cui la città tutta si è abituata nel corso dell’ascesa renziana ai vertici dello Stato, ma anche perché la sua vicenda in quel di Firenze è stata quella di un politico purissimo che si è affermato interpretando in modo brillante il ruolo del sovvertitore degli assetti di potere cittadini. Per farlo giocò la carte vincente del populismo civico, così come lo definimmo su queste pagine fin da quel lontano 2009.

Renzi scommise tutto sull’esaurirsi del ruolo di rappresentanza svolto fino ad allora dalle organizzazioni classiche. Lo fece presentandosi come l’interprete diretto dei bi-sogni dei cittadini, da troppo tempo mediati in via esclusiva, e sovente traditi, da vari agglomerati di poteri e poterini che stavano nei partiti, sindacati e cooperative locali. Ed ebbe ragione. La sua campagna per le primarie aveva per slogan “Prima Firenze” (quella di Zaia per la presidenza della Regione Veneto aveva per slogan “Prima il Veneto” e quella della Lega maroniana “Prima il Nord”, per una geografia politica di priorità e affinità, dove comunque Renzi fa scuola).

La campagna elettorale che si prepara per eleggere il suo successore politico, finora non ha trovato interpreti che indichino chiaramente da dove ripartire. Se da un nuovo ruolo delle organizzazioni classiche o da un rinnovato spirito civico che prosegua l’originaria ispirazione renziana. Certo i partiti locali non paiono vivere rinascimento alcuno. Il PD ha prima rifiutato le primarie in ossequio alla volontà di ricandidatura di Renzi, salvo poi trovarsi a rincorrerle visto l’evolversi della situazione. Ne è venuta fuori una cosetta simpatica e carina, ma di scarso rilievo, che consegna a Nardella una leadership nei numeri, ma tutta da costruire nella sostanza. Quanto al modo in cui i partiti del centrodestra stanno gestendo questa fase è bene non dire troppo. Per non infierire.

Ma quel che è più curioso è che nel frattempo dalla scena sembrano spariti, per vie diverse, anche i comitati civici, o presunti tali, che sostennero le varie candidature di Spini, Razzanelli e De Zordo. E’ come se l’attivismo e il protagonismo di Renzi avessero svuotato tanto i partiti, quanto i comitati. Probabilmente non è così. Ma il sospetto rimane.

Così come rimane da valutare il ruolo dei cinquestelle. Considerando che Firenze non è la Parma in bancarotta dove vinse il grillino Pizzarotti. E civismo non è attaccare Renzi sulle docce a casa di Carrai. Quello va bene per le ospitate in trasmissioni trash che la tv italiana non manca mai d’offrire.
Restiamo in attesa.

dal Corriere Fiorentino di giovedì 27 marzo
politica interna
7 ottobre 2009
[Laica serenità] Firenze e il testamento biologico
Il comune di Firenze istituisce un registro dei testamenti biologici e per l'ennesima volta preti e cardinali annunciano l'Apocalisse. Suvvia, l'Apocalisse è una roba seria. Settimi sigilli, ...4 cavalieri 4, giudizi universali. Qua al massimo minaccia pioggia nel week-end.
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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