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12 febbraio 2016
Sanremo autobiografia della nazione
Sono quelle battute che si fanno così. Chiaramente esagerate.
Lo sai te e lo sanno tutti, che non l'hai fatto davvero.
Io invece l'ho fatto. L'ho fatto davvero.
Ho guardato Sanremo e ho pensato ai danni storiografici fatti demonizzando il fascismo.
Facendone una parentesi d'errore nella storia di questo paese. Una lacerazione casuale dello spazio-tempo. Che ha portato in Italia i fascisti da Marte.
No. No, eravamo noi.
Guardando Sanremo ho capito che non si può fare finta di non sapere che il fascismo è stato autobiografia della nazione.
Così come non si può fare finta di non sapere che tanta Italia è, oggi, quella che anima Sanremo. Quella stessa autobiografia che torna. Forse.
Poi son tornato a casa e ho aperto Facebook per scrivere questa cazzata. E ho capito che invece quello che anima Sanremo, forse, è soltanto il timido partecipare al protagonismo diffuso del commento al troppo facilmente commentabile. L'infamata all'esibizione horror dei Pooh, la crudeltà scheccata sulle coscine di Arisa. Troppo, troppo facile. E tutti insieme ci si commenta e ci si legge. O meglio, ciascuno legge i propri di commenti. Quelli degli altri son troppi. Ne leggi giusto un paio ogni tanto e maledici quelli banali.
Insomma Sanremo mi fa pensare al fascismo, all'Italia, alla solitudine.
Guardarlo mi ha fatto soffrire.
Spero finisca presto e di non doverlo vedere mai più.
sentimenti
16 dicembre 2015
Il kompagno Silvio
Ve la siete presa per anni con Silvio.
Un compagno. Forse un po' troppo di sinistra e troppo libertario. Ma pur sempre un compagno.
E intanto Striscia la Notizia preparava l'Italia al beppegrillismo. Ovvero al peggio di un pensiero cinicamente antisociale, senza cultura, senza solidarietà e senza coraggio. Propaganda di una civiltà astiosa, biliosa, putrida. Da fogna vera.
E nessuno che abbia mai avuto l'onestà di dire che Antonio Ricci - e non il compagno Silvio - dava forma e fiato alla peggior pedagogia di massa imposta ai cittadini di un paese che già non se la passava bene.
Verrà il giorno, ma sarà tardi, in cui vi accorgerete quanto gravemente vi siete sbagliati.
CULTURA
22 aprile 2015
[Lettera al Corriere Fiorentino] Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi per Elio Toaff

Non dovrei farlo. O forse invece sì.
Sul Corriere Fiorentino di oggi c'è una lettera bellissima di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi. Ricordano Elio Toaff con le sue parole.
Meritano di essere lette.

Caro direttore,
Livorno, la città che gli dette i natali, ha accolto lunedì pomeriggip, per l’ultimo saluto, Elio Toaff, rabbino emerito di Roma scomparso la scorsa domenica alla soglia dei cento anni.
Per noi resta un esempio morale, un maestro che sapeva diffondere serenità e pace. Delle tante cose che si sono scritte e dette di Toaff, in particolar modo in queste ore, tra tutte merita ricordare a pochi giorni dal 25 aprile, quelle pronunciate da lui stesso il 19 ottobre del 2006, in Sapienza a Pisa prima di ricevere il «Campano d’Oro», conferito dall’Associazione dei laureati dell’Ateneo pisano, dove volle ricordare Lorenzo Mossa, il docente che gli consentì di laurearsi nonostante le leggi razziali dell’epoca impedissero agli ebrei il conseguimento dell’onorificenza accademica. Ecco cosa disse:
«Sono veramente molto commosso per la manifestazione di stima e di affetto che avete voluto concedermi. Io non so come potrei contraccambiare questo sentimento che voi oggi mi fate sentire così caldo e così pieno di stima e allora vi dirò che, entrando nell’Università (...), ho rivissuto l’atmosfera indefinibile che nell’Università di Pisa si sente, che è ancora qualche cosa di vivo, qualche cosa che mi sorprende per la profondità del sentimento. Quando sono entrato in questo luogo, dico la verità, non avevo provato niente che mi attirasse, che risvegliasse qualche cosa nel mio intimo, che veramente mi facesse sentire a casa mia. Ho sbagliato: perché poco dopo mi sono sentito a casa mia, ho sentito veramente, attraverso le vostre espressioni e l’applauso che mi avete tributato, che c’è qualche cosa che ci lega, come il ricordo del professor Lorenzo Mossa, a cui debbo molto. Nel 1938 nessuno voleva assegnarmi la tesi di laurea e quindi non avrei potuto laurearmi. Allora il professor Mossa mi invitò a casa sua e mi chiese: “Lei ha abbastanza coraggio?”. Risposi: “Penso di sì”. Allora Mossa propose: “Guardi, potrebbe fare una tesi sul conflitto legislativo in Palestina fra la legislazione ottomana, quella inglese e quella ebraica”. Io accettai e così feci la mia tesi di laurea. Alla discussione, con Mossa, c’erano un altro professore di cui non ricordo il nome e il presidente della commissione Cesarini Sforza. Mossa mi presentò dicendo che avrei parlato di un paese che si stava avviando ad avere un destino felice e continuò su questo tono. A un certo punto, Cesarini Sforza si tolse la toga, la gettò sul tavolo e se ne andò. Io guardai stupito Mossa, non sapendo come si potesse procedere, e lui reagì a quello sguardo dicendo: “Vabbé, si farà in due, è lo stesso”. Così continuammo la discussione della tesi di laurea e alla fine lui mi propose: “Guardi 110 non glielo posso dare, si accontenta di 105?”. “Anche troppo”, replicai io. E lui: “Allora le darò 103!”. Accettai felice. Questi sono ricordi che non si possono cancellare e che si conservano per tutta la vita (...). Per questo debbo riconoscere che entrando in questa Università — ma non in quest’Aula dove non ero mai stato perché mi tenevano fuori — ho sentito risvegliare qualcosa in me, cioè il ricordo di quegli insegnanti che, al di là di ogni pregiudizio razziale, mi avevano trattato come tutti gli altri allievi. Una volta, quando andavo dal professor Mossa, gli raccontai quello che mi era capitato durante il viaggio che facevo da Livorno per venire all’Università a Pisa. Alcuni giovani fascisti mi avevano fermato, mi avevano fatto distendere in uno scompartimento, mi avevano spogliato e avevano scritto delle frasi ingiuriose sulla mia pancia. Gli mostrai le scritte e lui ribattè: “Non lo cancelli! Si faccia fotografare, perché questo oltraggio deve rimanere per dimostrare fino a che punto si può arrivare con la politica”. Era questa la politica che il fascismo insegnava ai giovani e questo il modo con cui essi dovevano comportarsi con gli ebrei. Bene, io possiedo ancora quella fotografia, perché mi sono sempre detto che non avrei mai dovuto dimenticare. In questo mio breve ricordo, posso però aggiungere un episodio di segno opposto, legato al custode della Sapienza. Un giorno mi vide entrare e poco dopo mi affrontò chiedendomi di seguirlo. “Venga con me e non faccia discorsi”, disse con tono perentorio. Mi portò in uno stanzino, mi chiuse all’interno con le chiavi e mi disse: “Le spiegherò”. Solo dopo un’ora il custode si decise finalmente a riaprire. “Non mi ringrazia nemmeno?”, chiese. Veramente io non vedevo alcuna ragione per ringraziarlo di avermi rinchiuso in uno sgabuzzino. Ma lui si spiegò: “Lo sa perché l’ho rinchiusa? C’erano quattro fascisti che erano venuti a prenderla”. Fu una dimostrazione di fratellanza che non mi sarei aspettato e debbo dire che nel dopoguerra ho avuto modo di sdebitarmi con lui. Il custode era ormai anziano, aveva lasciato il posto di lavoro e se la passava male, così cercai di fare in modo che se la passasse un po’ meglio. In conclusione voglio ringraziarvi per avermi dato la possibilità di ricordare pezzi della mia vita qui con voi (...). Ho solo voluto parlare come uso fare di solito, senza salire in cattedra, cercando di arrivare con quelle espressioni che, uscendo dal cuore, entrano nel cuore».
Il lutto per la scomparsa di questo grande personaggio della storia è iniziato, ma poi il periodo del cordoglio terminerà e allora spetterà a tutti noi tramandarne la memoria ai posteri. Che la terra ti sia lieve, Rav Toaff.
13 aprile 2015
[Italia-Brasile] Fascinistra
Adriana: "Tommi, poi mi devi aggiornare sulla politica italiana!"
Tommaso: "No Adri, la politica in Italia è finita. Punto. Chiuso. Nessuna novità".
Adriana: "Allora poi ti aggiorno io su quella brasiliana, perchè in questo periodo ci sono un sacco di manifestazioni che con la scusa della lotta alla corruzione stanno facendo una campagna fascista".
Tommaso: "Ah ok, qua è da più di 20 anni che ci conviviamo con quella roba, solo che pensiamo che sia di sinistra".

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permalink | inviato da inoz il 13/4/2015 alle 9:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SPORT
12 marzo 2015
[Bulli invecchiati] Università di Firenze dove non si parla
Ancora una volta, a Firenze, la gang dei bulli troppo cresciuti che svernano la loro tarda gioventù in università, decide di farsi notare.
E dice che Giancarlo Caselli non deve parlare all'università perchè loro non vogliono.
E' avvilente dedicare attenzione a questo tipo di vicende. Anche perchè sono sempre le stesse da un secolo a questa parte.
Che siano fascisti, antifascisti o teste di cazzo di altra natura, le differenze sono giusto formali.
Non serve scrivere altro, basta riprendere un articolo di 5 anni fa, che riprende un articolo di 90 anni fa.

http://inoz.ilcannocchiale.it/2010/11/24/dal_corriere_fiorentino_e_il_c.html
sentimenti
4 febbraio 2015
[Prima] Ora solo grillini

Prima, in posta privata, mi scrivevano solo belle fihe per offrirmi il loro corpo.
Ora mi scrivono solo grillini per farmi divertire.

msg_1
caro tommaso ti ringrazio per avermi identificato come inutile merda [il riferimento è allo status dedicato ai fischiatori di napolitano ndr].....orgoglioso per le motivazioni che mi portano a detestare il tuo idolo......colui che si e' contraddisto come fascista,stalinista,berlusconiano amico di mafiosi......probabilmente di politica capiro' meno di te ....ma l'olezzo di arroganti,presuntuosi ed ignoranti come te e' inconfondibile.......per noi c'e' sempre possibilita' di migliorare per quelli come te no......siete aridi.....e sopratutto non avete combinato mai un cazzo se non sparare due cazzate su fb.......saluti......

risposta_1
Io ho solo due idoli. Jimi Hendrix e Massimo Bordin. Il primo non credo fosse fascista, stalinista o altro. Il secondo in gioventù era trotskista. Ma poi è finita lì.
Per il resto lei ha perfettamente ragione.

msg_2
mi spiace......la mia forza e' non aver mai ragione.......la ragione la lascio ai suoi pari......convinti delle vostre affermazioni finite sempre in sabbie mobili nelle quali invecchiate trasmettendo una certa tenerezza....praticamente di concreto non avete mai fatto niente troppo impegnati a giocare all'intellettuale bastian contrario.....in ogni caso delle sue idee interessa giusto il tempo di una lettura...problemi suoi......pero' l'inutile merda sarebbe il caso che se la mangi lei....e mi raccomando.....mastichi piano....

risposta_2
Mi pare un ottimo consiglio.
Grazie.

diari di viaggio
13 gennaio 2015
[Eia Eia] Allalah

Allahu Akbar / Ašh-hadu an la ilaha illallah
Eia eia / Alalà

politica interna
10 dicembre 2013
[da Facebook] Renzi Vincere Velocità
Note a margine: Renzi Vincere Velocità.
La velocità. Mito futurista. Ultima grande scossa ideale che l'Italia dette al mondo. E della quale ci si è troppo a lungo vergognati per la paura di passar per fascisti. Nell'Italia delle scatole per cervelli catalogate da zelanti addetti alla logistica da retrobottega. Il retrobottega dell'ideologicchia (che in Italia diciamocelo, le ideologie han sempre avuto lo spazio che era conveniente dire avessero).
E poi arriva Renzi. Che in un colpo solo:
a) dice ai compagni che "vincere e vinceremo" lo disse il Duce, d'accordo, e oggi lo diciamo noi. Problemi? No, perchè probabilmente la Buonanima disse anche "buongiorno" e non è che da allora "buongiorno" è diventato un saluto fascista
b) in mezza giornata comunica la segreteria "che lo affiancherà" scrivono i giornali. Intanto non lo affiancherà, ma lo seguirà con la dovuta attenzione a non affiancarlo. Pena la punizione che spetta a chi un tempo sollevava la fronte più in alto della linea degli occhi del sovrano. Ma soprattutto fa vedere ai grandi strateghi, sedicenti o presunti tali, del suo partito che lui ha un vantaggio nei loro confronti. Se ne frega di Mussolini, se ne frega di D'Alema, se ne frega di Togliatti e del Sol dell'Avvenire.
E in ultimo.
Probabilmente se ne frega anche di Sun Tzu, immaginando alla meglio che sia un piatto sushi tipico del nord del Giappone. Ma pur ignorandolo lo applica. "In guerra conta vincere. Lunghe operazioni spuntano le armi e abbattono il morale. In campo militare si è sentito parlare di azioni forse goffe ma veloci, mentre non si è mai visto che un’abile manovra duri a lungo. Non esiste uno stato che tragga profitto da una lunga guerra".

https://www.facebook.com/tommaso.ciuffoletti
fotografia
16 marzo 2012
[Storia e Fotografia - Un secolo di immagini] In edicola il terzo volume - Anni 30, il fiato sospeso prima della fine


E' uscito in edicola il terzo volume della serie Storia e Fotografia.
In scena gli anni Trenta, quelli che, dopo l'illusione della pace dei roaring twenties, sono il fiato sospeso prima della fine, o meglio dell'inizio, della Seconda Guerra Mondiale.
Come al solito, contravvenendo a qualche normativa che non conosco sul diritto d'autore (che poi sono io), vi anticipo parte dell'introduzione di questo volume.

"Gli anni dal 1931 al 1940 sono quelli del precipitare verso un nuovo conflitto mondiale, ancora più devastante, ancora più totale della Grande Guerra. Sono il concretizzarsi di un incubo che ci si era illusi di poter mettere via per sempre, senza realizzare che proprio i prezzi che si pensava di dover pagare in nome della pace, a partire dalle durissime condizioni imposte alla Germania, ponevano in realtà le fondamenta su cui si sarebbero costruite le cause della Seconda guerra mondiale. E se gli anni Venti sono quelli di un'illusione ancora possibile, gli anni Trenta sono quelli del fiato sospeso prima della fine.

La crisi finanziaria statunitense del 1929 aveva avuto tra le cause alla sua origine un eccesso generalizzato della produzione e politiche monetarie fatte da stati concentrati sulla massimizzazione delle esportazioni e guidati da elites ancora non aduse al governo di un sistema economico complesso come quello che si andava formando. Le ripercussioni della crack finanziario si propagano dagli Usa all'Europa e sfociano in una crisi dell'occupazione che colpisce soprattutto i grandi centri urbani industrializzati, rendendo quel nuovo attore sociale che era già emerso negli anni Venti, le masse cittadine, estremamente sensibile alla propaganda antiliberale ed antidemocratica ..."
politica interna
1 dicembre 2009
[Status confusionale] Da Travaglio alle cacate berlusconiane e leghiste
1) Oggi Travaglio, sul Fatto questurino, si applica ad una delle bieche pratiche che più gli si addicono: bastonare i "traditori" del militarismo antiberlusconista. Oggi tocca all'Enrico Letta che ieri diceva cose ovvie: che c'è bisogno di riforme della giustizia e che Berlusconi non si sconfigge in tribunale, ma con la politica. Travaglio gli dedica un articolo in punta di manganello.

2) Con un po' d'ardimento, trovo cinico, ma comprensibile, che Berlusconi vada in Bielorussia a caccia di memorabilia comuniste. Ma dichiarare che "la gente ama Lukashenko, come dimostrano le elezioni" è roba che in gergo tecnico si chiama "cacare abbondantemente fuori dal vaso".

3) Una bella croce, in salsa padana, sulla bandiera italiana? Se dopo aver cacato ti strofini il Tricolore sul culo dall'alto in basso e da destra a sinistra dovrebbe venire un bijoux.
politica interna
15 novembre 2007
[Storace e la Santanchè si sentono ancora un pò fascisti?] Me ne frego!
L'altra sera ad 8 e 1/2, Daniela Santanchè e Francesco Storace hanno avuto a disposizione circa un'ora per presentare le ragioni del loro nuovo partito "La Destra". L'argomento più forte che hanno brandito è stato il non voler abbandonare il proprio retaggio fascista, a cui hanno aggiunto che la loro è "una destra figa e non fighetta", rimarcando che gli stranieri si devono levare dalle palle (ma si faceva fatica a distinguere questo argomento da quelli veltroniani) e che è stato un errore ammettere l'infamia delle leggi razziali.

In cotanto clima da ventennio, credo che per rispondere alle alte ragioni della Santanchè e di Storace per proporci la loro Destra, valga un intramontabile motto fascista. Loro si sentono ancora un pò fascisti? Io no, ma nonostante questo, ME NE FREGO!

politica interna
3 ottobre 2007
[Oggi - 82 anni fa] Ricordo di Gaetano Pilati
Firenze, notte fra il 3 e il 4 ottobre del 1925, tre sicari del console fascista Tamburini, aggrediscono nel suo letto Gaetano Pilati, figura popolare e brillante del socialismo fiorentino. Di lui, Gaetano Salvemini scrisse: "L'uomo certamente più notevole, per intelligenza e carattere era Gaetano Pilati. Aveva cominciato la vita dalla cazzuola ... quando andava a Roma per le sedute parlamentari, neppure desinava in trattoria: comprava in rosticceria un pò di frittura, che mangiava in piedi, come quand'era muratore ... La probità e competenza gli avevano assicurato la fiducia  delle banche, e costruiva interi blocchi di case".

Pilati cercò di resistere ai fascisti, difendendo sè e la moglie fino allo stremo. Morì il 7 ottobre 1925 dopo una lunga agonia. Il suo corpo fu prontamente caricato su un camion dei carabinieri e portato di gran fretta al cimitero perchè fosse seppellito senza la celebrazione dei funerali. I fascisti temevano infatti che le celebrazioni funebri avrebbero potuto essere occasione di forti proteste popolari.

Ma le infamie fasciste non erano finite. Il processo ai tre assassini si svolse a Chieti nel maggio del 1927. Si cercò in tutti i modi d'impedire alla vedova di presentarsi parte civile e di testimoniare in aula, prima frapponendo ostacoli procedurali poi ricorrendo direttamente alle minacce a lei e ai figli. Nonostante questo Amedea (così si chiama la moglie di Pilati) volle testimoniare ed in aula indicò gli assassini del marito: il gesto (più volte ricordato da Salvemini e portato ad esempio) non impedì ai magistrati fascisti di assolvere tutti i colpevoli.

Fonte: F. Andreucci e T. Detti, "Il Movimento Operaio Italiano", dizionario biografico, vol. 4, O-S, Editori Riuniti, Roma, 1978

Per leggere di più sulla vita estremamente interessante di Pilati, imprenditore ed innovatore nel settore delle costruzioni, cooperatore e socialista, potete guardare questa pagina della Fondazione Turati: http://www.pertini.it/turati/a_pilati.html


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