.
Annunci online

CULTURA
13 luglio 2016
I bandi di Cosimo III, la Toscana medicea e i vini di qualità
"In Toscana il vino non ha svolto e non svolge solamente un ruolo produttivo e commerciale, ma durante i secoli è stato anche protagonista e stimolo di tante culture: dall'arte alla musica, dalla gastronomia alla letteratura". 
Così Giacomo Tachis, nella sua autobiografia, raccontava l'importanza del vino in Toscana.
Un'importanza che venne riconosciuta con un suggello di valenza storica già nel 1716, coi famosi Bandi del granduca Cosimo III dei Medici, di cui oggi si celebrano i 300 anni. Il primo, quello del 18 luglio, "sopra il commercio del vino", l'altro, del 24 settembre, "sopra la dichiarazione di confini delle quattro Regioni: Chianti, Pomino, Carmignano e Val d'Arno di Sopra". I due bandi avevano una funzione complementare. Erano infatti solo i vini che provenivano da questi territori quelli autorizzati ad essere commercializzati per la vendita "all'estero". Era il primo importante passo per promuovere una qualità produttiva ed un'adeguata protezione commerciale di quella stessa qualità, contro frodi e sofisticazioni. A tal fine la Congregazione, organismo istituito ad hoc, doveva vigilare affinché i vini "che sono commessi per navigare, siano muniti alla spedizione con la maggior sicurezza per la qualità loro, e tutto per ovviare alle fraudi".
Quei bandi, così importanti, furono figli non solo dell'illuminato volere del granduca, ma di un vero e proprio clima culturale che aveva fatto del vino un bene meritevole di ricevere le più alte attenzioni. Basti pensare al celebre volume di Francesco Redi, "Bacco in Toscana", pubblicato a Firenze nel 1685, che tra eleganze letterarie e dotte speculazioni filosofico-scientifiche, faceva del vino molto più che una semplice bevanda. E del resto il Redi, come molti altri a lui coevi, era allievo del grande Galileo Galilei, che al vino dedicò studi ed attenzioni che lo stesso Tachis, parecchi secoli dopo, teneva bene a mente.
Oggi celebrare i 300 anni di quei bandi non è solo giusto, ma lo si può fare anche con un pizzico d'orgoglio patrio. Specie considerando che gli ungheresi rivendicano, giustamente, che la classificazione dei loro terreni più vocati per la coltivazione della vite arrivò ben prima della celebre classificazione dei cru del Medoc e Sauternes-Barsac. Quest'ultima, infatti, avvenne come noto nel 1855. Quella dei vigneti di Tokaj-Hegyaljia è invece del 1772. Entrambe successive ai bandi di Cosimo III dei Medici.
Si può dunque legittimamente affermare che le prime norme per una produzione di qualità del vino sono nate in Italia. E più precisamente in Toscana. Un'eredità a cui cercare ancora oggi di essere all'altezza

CULTURA
8 febbraio 2016
Giacomo Tachis
Una vita fa. Facevo politica, passavo la gran parte della settimana a Roma. Facebook non esisteva. Bevevo vino di rado e principalmente per sbronzarmici.
Un fine settimana tornai a Firenze con la promessa che sarei andato con Zeffiro a trovare questo benedetto Giacomo Tachis. Erano settimane che mi faceva una testa così dicendomi che dovevo conoscerlo.
Io ero così preso dal me stesso in jeans, polacchine e disinvoltura polemica nel parlare in pubblico. Aggiornatissimo sulle vicende delle correnti dei Ds, le riviste storiche della sinistra, i percorsi della diaspora socialista. Dedicavo il mio tempo a speculazioni politiche, riunioni di partito, litigare con Pannella, costruire gruppi di giovani balordi.
E così quella domenica salii in macchina con Zeffiro più per il piacere di stare con lui che per altro. Come quando ero piccolo e mi portava in giro per convegni. Chi fosse questo enologo (anche se lui si schermiva se lo chiamavano così) non lo sapevo. E allo stesso modo ignoravo cosa esattamente fosse un enologo (sorrido al pensiero che a circa 10 anni da allora sto per andare a vivere insieme a uno di costoro).
Durante il viaggio da Firenze a San Casciano chiesi tuttavia informazioni. Zeffiro aveva conosciuto Tachis credo tramite Torello Latini. Si tenga presente che Zeffiro delle etichette dei vini (come di qualunque altra etichetta) se ne fotte con una naturalezza da far invidia a qualunque enostrippato alternativo biodinamicveganabbestia. Sassicaia, Tignanello, Solaia, Turriga, non potevano essere questi nomi ad averlo colpito. Era stata la cultura di Tachis a entusiasmarlo. La passione per la storia, le vicende degli uomini e dei territori. Il vino come tramite di conoscenza, non il fine di un feticismo vacuo.
Per questo non cercò di impressionarmi glorificandolo. Poteva dirmi che era il più importante enologo italiano. Un genio. Uno i cui vini avevano fatto grandi tante cantine. Avevano fatto grande l'Italia nel mondo. Avevano, somma goduria, battuto i francesi. Tachis come un Bartali cantato da Conte. A farli incazzare col Cabernet di fronte a giudici al di sopra di ogni sospetto.
Niente di tutto questo.
Arrivammo che era buio. La casa era bella, ma normale, e io m'aspettavo chissà quale villa. Questo signore parlava poco. Zeffiro mi presentò come dovessi ricevere una benedizione. Io guardavo entrambi e non capivo bene. Così, quando Tachis mi chiese cosa facevo attaccai a parlare come ero abituato a fare. Sfrontato, arrogante, ignorante. Io, blabla, Montecitorio, blabla, la sinistra vero, blablabla, io, io, io, bla, bla, bla. Zeffiro rideva sotto i baffi e Tachis, peggio, sorrideva di un sorriso a metà tra l'affettuoso e il bonariamente beffardo. Ma non m'interruppe mai. Lasciò che il mio tono di voce andasse spegnendosi nel dubbio di aver detto una gran sequela di bischerate. Quando ebbi finito e un rossore di vago imbarazzo immagino dovette iniziare a colorarmi il viso, Tachis sorrise ancora di più. E ci portò in un garage-cantina pieno di bottiglie con etichette adesive scritte a mano. Campioni, prove, esperimenti. Parlava poco, sì, e piano, ma a quel punto non potevo che ascoltarlo per cogliere ogni sussurro. Iniziavo davvero ad essere curioso. Anche se non capivo nulla di lieviti e fermentazioni, polifenoli e antociani. E poi Galileo e il Redi, i Georgofili e la mezzadria.
Prese una bottiglia e me la regalò.
Una prova di Sassicaia.
Tornai a casa un po' confuso. Mara quando entrammo in casa mi chiese com'era andata. "Ganzo", risposi senza essere convinto fino in fondo.
Solo anni dopo avrei iniziato a capire. E a sorridere anch'io.
Finito, non so bene come, ma con gran gioia, dalle sale della politica a Castellina in Chianti.
Purtroppo, a quel punto la malattia si era già presa tanto di quel signore che Zeffiro voleva che conoscessi.
Di polifenoli ancora oggi capisco ben poco. Ma a conservare i ricordi, invece, un po' me la cavo. E sono felice che mio padre abbia tanto insistito in quelle settimane.
Nel sottoscala di casa in via barbacane c'è ancora quella bottiglia.
sfoglia
giugno        agosto

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

Un grande libro

mailme@: tommasociuffoletti-at-gmail.com




Add to Technorati Favorites

Locations of visitors to this page


San Giovanni delle Contee Online
... un blog bucolico!


Tommaso Ino Ciuffoletti

Crea il tuo badge

Visualizza il profilo di Tommaso Ciuffoletti su LinkedIn