.
Annunci online

politica interna
7 novembre 2011
[Alternative] Di governo
T "Il PD è pronto a governare?"
A "Sì, come io a tifare Inter"
Dove A è uno juventino, dirigente del PD

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. governo crisi partito democratico inter juventus

permalink | inviato da inoz il 7/11/2011 alle 16:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
7 novembre 2011
[Fin] Transfugo ergo sum
Hey, hey, ci sono anch'io! Qualcuno mi consideri!
Sto per passare all'Udc!
politica interna
21 luglio 2010
[Participi passati. Femminili] Colpire il bersaglio più grosso di Silvio
La strategia è ovvia. Colpire direttamente Silvio lo rafforzava. Meglio dunque colpire intorno. Decisivo in questo il ruolo dei rivali interni al centrodestra. Ovvio. Quello che sorprende davvero è sentir dire che dopo gli Scajola, i Cosentino, i Verdini si stia puntando ad un bersaglio grosso. Forse più grosso dello stesso Silvio.
politica interna
6 aprile 2010
[dal Corriere Fiorentino] Le donne, la libertà e i pericoli dell'ipocrisia Share
Caro Direttore,
con il consueto interesse ho letto il suo editoriale di sabato, apprezzandone il ragionare lucido e pacato su un tema delicato, quello della pillola RU486, che invece è stato trattato in questi giorni con toni sopra le righe da autorità istituzionali e religiose.
Tuttavia, poiché non è per piaggeria che le esprimo il mio apprezzamento, le scrivo per dissentire dal passaggio del suo editoriale che presenta come “grave” l'invito rivolto dai Radicali alla Regione affinché la somministrazione della suddetta pillola non sia legata al ricovero ospedaliero, dall'assunzione fino all'avvenuto aborto, come prevedono le linee guida.

La questione infatti non è banale. Lo faceva presente molto bene il dottor Marchionni proprio sul Corriere Fiorentino dicendo: “Non capisco come si possa trattenere una donna in ospedale quando decide di andarsene. Che non vuole essere dimessa, ma vuole dimettersi. Questo vale per qualunque cittadino paziente che è libero di uscire da una struttura ospedaliera assumendosene, naturalmente, la responsabilità”. La questione, ripeto, non è banale e nasconde l'ipocrisia di un governo e di una maggioranza che hanno tentato in ogni modo di bloccare l'adozione del farmaco, in nome di una ideologica lotta all'aborto, ma senza avere l'onesta di mettere in discussione la legge che regolamenta l'interruzione di gravidanza. Così facendo la maggioranza evita di confrontarsi su un terreno che misurerebbe realmente la presa sull'opinione pubblica di posizioni come quelle brandite dai neopresidenti leghisti di Veneto e Piemonte ed offre alla Chiesa il simulacro dell'imposizione di un ricovero che dovrebbe scoraggiare il ricorso alla RU486, pur sapendo benissimo che tale imposizione, scusi il gioco di parole, non può essere imposta.
Per questo non vedo cosa ci sia di “grave” se c'è chi fa notare questa ipocrisia.

Al di là delle decisive questioni legislative, quello che non capisco, è l'ansia di chi crede che il non banalizzare il dramma dell'aborto passi attraverso un ricovero ospedaliero. Quella inferta all'animo di chi opera una simile scelta è una ferita che non si rimargina. E' un dolore che si rinnova ogni volta che la mente torna a ciò che si è legato per sempre a quei momenti. Mi si dirà che non per tutti è così e che invece per alcuni si tratta di una decisione da poter prendere con superficialità. Stento a crederlo, ma anche accettando questa tesi non capisco come possa un ricovero coatto rendere più sensibile un animo umano. Una violenza superflua a fin di bene? Mi spiace, ma è un'idea di civiltà che non posso condividere.

E se si può aggiungere una notazione - che non è a margine, ma dovrebbe essere centrale - questo dibattito tutto, o quasi, al maschile fa avvertire in maniera lampante l'assenza delle donne dal centro della scena politica di questo paese. Mai come in questo momento ci sarebbe invece bisogno di sentire la loro di voce.
Tommaso Ciuffoletti

Caro Tommaso, nel caso della Ru486 non si tratta di imporre un ricovero coatto, ma di rispettare la legge che fin dal 1978 prevede che l'aborto avvenga in ospedale, e non in ambulatorio. Per quanto tempo una donna ci dovrà stare lasciamolo decidere a lei, insieme con i suoi medici. Ma mettere nero su bianco il principio che per abortire basta andare in corsia, prendere una-due pastiglie e tornare a casa, rischia di produrre nuove banalizzazioni di una decisione che invece è drammatica. In qualunque forma.
La testimonianza sull'uso della pillola abortiva pubblicata ieri dal Giornale vale più di ogni ragionamento. Già ieri abbiamo raccolto le voci di due donne importanti per questa nostra regione. Speriamo di ascoltarne molte altre.
Paolo Ermini

dal Corriere Fiorentino di Domenica 4 Aprile 2010
politica interna
27 ottobre 2009
[Alti valori] E valori in alto
Dio, patria, famiglia, posto fisso e ... vicepremierato.
Stavolta Tremonti ha puntato ad un valore troppo (in) alto

politica interna
22 giugno 2008
[Profetika] L'autunno del PD previsto a primavera


dal discorso di Veltroni ai 496 delegati alla terza Assemblea nazionale del Partito Democratico del 20 giugno 2008
Non ci siamo, onorevole Berlusconi. Oggi siamo noi a dirlo, in autunno sarà una larga parte degli italiani che noi chiameremo a raccolta per un'azione di protesta e di proposta in tutto il Paese e culminerà con una grande manifestazione nazionale.

da Labouratorio del 16 aprile 2008

Il PD è stato pensato e costruito da Walter Veltroni per espugnare la mitica cittadella del voto moderato. La gloriosa macchina da guerra del PD pare non esservi riuscita. Al netto di Casini, questo traguardo è stato mancato, nonostante una campagna elettorale giocata con grande coraggio e spregiudicatezza, accentuando con forza i caratteri liberal di un programma già ricco di spunti nuovi rispetto al fu programma dell’Unione [...]
Il PD ha invece fatto polpette della Sinistra Arcobaleno. Curiosamente c’è riuscito – come dicevamo sopra – anche grazie al sostegno ideologico dell’antiberlusconismo. Un sostegno non cercato – chè anzi Veltroni ha misuratamente evitato uno scontro frontale con Berlusconi – ma che pure è arrivato e con il quale il PD dovrà fare i conti. Come si svolgerà il “dialogo” (o sarà chiamato “inciucio”?) con il governo sulle principali riforme annunciate? Allo stesso modo il PD dovrà fare i conti con l’assenza dal Parlamento della Sinistra fu Arcobaleno ed il movimentismo che potrebbe seguirne. Come si comporterà Veltroni di fronte alle prime proteste sindacali?
Ottobre si annuncia caldo non solo per il governo.
politica interna
26 febbraio 2008
[Anche rispondendo a Francesco] Intervento al Comitato di Radicali Italiani


Sarà autoreferenziale (quale blog non lo è), ma voglio ringraziare i tanti, ma veramente tanti amici che mi hanno chiamato e mandato messaggi in questi giorni dopo che avevano letto il mio sfrontato articolo sul Riformista di sabato. Ovviamente la gran parte di loro ne ha approfittato per sfottere un po', altri sono stati davvero troppo buoni con me ... ad altri ancora ho invece dovuto promettere ministeri e sottosegratariati assortiti!

In gergo lo si chiamerebbe feedback. Più semplicemente, fra gli spunti che sono arrivati in risposta a quell'articolo c'è stato l'intervento di Francesco Nardi sul suo blog. Uno spunto molto interessante perchè provocatorio, come lui sa essere. Per riassumere il senso di quell'intervento utilizzo questo virgolettato:

"... pur ritenendomi esterno all’esperienza del Partito socialista, ritengo che l’assenza di una rappresentanza parlamentare di quel partito si avvertirebbe significativamente nella prossima legislatura, in particolar modo per l’alta probabilità che molteplici riforme saranno intraprese. Riforme sulle quali gioverebbe l’influenza del portato politico socialista, sul quale si può dissentire – ed io spesso dissento – ma del quale non si può negare l’alta ispirazione.
Credo, dunque, che la candidatura “giovane e carina” di Tommaso Ciuffoletti, abbia un senso solo se lo stesso giovane si decida a spronare la dirigenza del suo partito a concorrere per i fatti e non solo per le idee, ovvero per la rappresentanza parlamentare e non solo la testimonianza politica: solo questa gli rimarrebbe se decidessero di non rinunciare al simbolo ..."

Ebbene, ho pensato ad una risposta coerente da presentare alle ragioni espresse da Francesco. Non ne ho trovate di migliori rispetto a quelle che avevo esposto poche ore prima nel mio intervento durante la riunione congiunta del Comitato di Radicali Italiani e del Consiglio Generale dell'Associazione Luca Coscioni (che trovato linkato anche nell'immagine qua sopra).

In quell'intervento ho dovuto compiere un non facile sforzo di sincerità. Non solo di onestà intellettuale, ma proprio di sincerità, che è cosa leggermente diversa. E' un intervento non lungo, perché di solito - a differenza di molti - cerco di rispettare i tempi che ci si danno. Non vi ruberà troppo tempo vederlo ed ascoltarlo grazie a RadioRadicale.it.

Una sola postilla. In questi giorni ho avvertito più che mai la distanza fra le mie ragioni, che sono quelle condivise da tanti compagni con i quali in questi mesi ho lavorato, e quelle della dirigenza di questo benedetto Partito Socialista, che ancora non si è realmente costituito, ma che intanto continua a condurre una delicata fase politica senza alcuna collegialità delle decisioni. Ci tengo a scriverlo, perchè sono stanco di accettare uno stato di cose in cui sono solo in pochi, in maniera che non esito a definire arbitraria, a continuare a dirigere ... che poi almeno "dirigessero" ..

politica interna
24 gennaio 2008
[Quando il killer politico Walter Veltroni incontra lo shaid Romano Prodi] Il baffetto sorride


La questione è semplice. Puoi essere un grandissimo killer politico. Uno come Walter Veltroni mettiamo. Se però trovi sulla tua strada un moribondo pronto a portarti all'Inferno con sé, uno come Romano Prodi mettiamo, tutta la tua abilità non è solo inutile, ma rischia di essere controproducente.

Veltroni però, i suoi errori li ha fatti. Il principale è stato dar retta a Stefano Ceccanti e alla sua ossessione che un sistema elettorale sul modello tedesco potrebbe far rinascere una DC aggiornata e corretta, così come una nuova politica dei due forni.
Un errore, però, più che giustificato, poichè giustamente il PD targato Veltroni doveva cercare di prendere subito tutta la posta, a partire da una legge elettorale tagliata su misura per esso.

La legge più vicina all'ideale, poi, sarebbe quella raggiungibile col referendum, lo quale però ha solo accelerato il collasso di Prodi. E Romano, oltre ad essere hard to die, è pure abbastanza permaloso da agganciarti per un piede mentre cade nel precipizio.

Ancora in piedi, invece, è l'ipotesi di PD a targa D'Alema, quella che personalmente preferisco perchè ne esalterebbe l'autonomia (quel PD sì che potrebbe correre da solo) in un quadro che non soffocherebbe la vita politica del paese.
Questa settimana si festeggiano i 10 anni di ItalianiEuropei, la fondazione voluta proprio da baffetto e da Giuliano Amato. E chissà ... forse proprio a quest'ultimo potrebbe toccare, in questa fase, un ruolo che già fu suo in passato. Con la speranza che in quel caso non ci sorprenda in negativo come troppe volte capitato.
politica interna
11 dicembre 2007
[Norberto Bobbio] Esiste ancora il centro?
Rilettura, sollecitata da un articolo di Luca Ricolfi su La Stampa della scorsa settimana.

Quando dico che nel nostro sistema il centro è sparito, voglio dire, ripeto, che è sparito un centro (posto che sia mai realmente esistito) a vocazione di governo, cioè che possa formare governi intorno al centro dello schieramento partitico, e svolgere una politica centrista. Non intendo disconoscere l'esistenza e sottovalutare la funzione dei cosiddetti partiti che costituiscono la tutt'altro che assopita area laica, e che possono a buon diritto essere chiamati partiti di centro. Ma essi tutti insieme non costituiscono una reale "terza forza", nel senso di una forza capace di costituire un'alternativa di governo da contrapporre come governo centrista alle tre ipotesi sin qui considerate, della continuazione dell'egemonia democristiana (bipartitismo imperfetto), del compromesso storico (democrazia consociativa) e dell'alternanza (bipartitismo perfetto).
La loro funzione è, rispetto alla prima ipotesi, di porsi come eventuali candidati ad un'alleanza col partito egemone, rispetto alla seconda, di svolgere la parte dell'opposizione di sua maestà (in questo caso il re e la regina), rispetto alla terza di essere, come il Partito liberale inglese o quello tedesco, l'ago della bilancia. Beninteso, queste ipotesi valgono rebus sic stantibus, cioè restando ferme le dimensioni elettorali di questi partiti; ma la tendenza è se mai verso la diminuzione piuttosto che verso l'incremento della loro forza elettorale. Un governo di terza forza attuerebbe quel sistema di alleanze che poco fa ho espresso nella formula "nè l'uno, nè l'altro", e che ho detto sino ad ora improponibile.

Oltretutto bisogna pur tener presente che in quest'area la situazione è peggiorata da quando il Partito socialista, proponendo, se pure a lunga scadenza, la linea politica dell'alternativa, cioè una linea che non può essere attuata se non mediante l'alleanza col Partito comunista, non può più essere annoverato, come avvenne al tempo del centro-sinistra, fra i partiti di terza forza. Proponendo l'alleanza col Partito comunista per l'alternativa di sinistra, il Partito socialista esce dalla terza forza per entrare nella - o per presentarsi candidato alla - seconda.
Quello che è avvenuto si può descrivere rapidamente in questo modo: il Partito socialista, che avrebbe potuto assumere il ruolo del partito maggiore fra i partiti minori (una specie di leadership della terza forza, che ora invece è assunta dal partito minore, il Partito repubblicano), ha dimostrato piuttosto la vocazione ad assumere il ruolo del partito minore fra i partiti maggiori, prima con il centro-sinistra ora con l'alternativa. Del resto questa difficile e ambigua situazione chederiva dall'essere contemporaneamente il maggiore fra i minori e il minore fra i maggiori, è propria dei partiti intermedi o mediani, come è certamente, per le sue dimensioni elettorali, il Partito socialista.

Compromesso e alternanza nel sistema politico italiano - Esiste ancora il centro? di Norberto Bobbio, in Le trasformazioni del comunismo italiano, a cura di Antonio Lombardo, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1978
politica interna
6 dicembre 2007
[Cose Arcobaleno] e veleni rossi
Adesso lo chiamano Arcobaleno e forse non hanno tutti i torti, perchè se ne sentono di tutti i colori in questi giorni.
Oggi, incrociando una parlamentare (non dirò di più, chè si dice il peccato, ma non il peccatore) che della cosa Arcobaleno farà parte, ho sentito una battuta piuttosto divertente, che riporterò in maniera sommaria.
"Bertinotti ha così tanta paura di tornare al governo che è disposto a tutto ... anche a vendersi sulla legge elettorale". Sul vendersi sulla legge elettorale non ci metterei la mano sul fuoco, ma su quell'aver paura di tornare al governo, un sorriso me lo son fatto eccome.
politica interna
29 novembre 2007
[VideoIntervista a Lanfranco Turci] su: Costituente Socialista, co.co.pro, rapporto dei socialisti col governo
Mi sono pure tagliato i capelli (come suggeriva Ale Maggiani) per la realizzazione di questo secondo video d'intervista a Lanfranco Turci.
Stavolta abbiamo parlato non solo di politica, ma anche di politiche; come quella proposta dai socialisti per il protocollo sul Welfare, che istituisse un indennizzo di disoccupazione per i co.co.pro. Proposta ovviamente cassata dal governo!
Buona visione!
P.S. _ Guarda come sono fighetto con quel collo alto!


politica interna
25 ottobre 2007
[12 aprile 2006] Un passo indietro per leggere l'oggi

12 aprile 2006

[Post-elettorale] L'83% degli elettori vuole davvero voltare pagina. La brutta pagina di questo sistema politico

L'Unione center-left coalition leader Romano Prodi raises an Italian and EU flagLeggere gli italiani.
I giornalisti se la prendono con i sondaggisti. Hanno sbagliato tutto dicono, ma sono pochi quelli che ammettono che gli errori dei sondaggi fanno il paio con le loro narrazioni del sentire, del vivere e del pensare di un paese diverso da quello reale.
Avrebbero mille modi di giustificarsi, a partire da quanto affermò un certo signor Kissinger, il quale diceva di conoscere più o meno la politica mondiale, ma di non capire un accidente di quella italiana. Ma evidentemente i giornalisti italiani son più bravi a trovare scuse e capri espiatori per le proprie disattenzioni di quanto non sia Kissinger.

Quello che la gente non dice.
In questo caso quale miglior oggetto su cui scaricare il barile che non i sondaggi effettuati sulla base delle dichiarazioni di voto degli italiani? In effetti i dati basati su tali interviste hanno mostrato molti limiti in un paese in cui gli elettori di destra ricevono quotidianamente molte meno simpatie di quelle mostrate dal Presidente del Consiglio con la frase sui coglioni che votano contro i loro interessi. Del resto non dimenticherei l'Occhetto che ebbe modo di dire che "voi siete la manifestazione di un’umanità a uno stadio morale inferiore".

Un paese spaccato.
Vien dunque da sorridere quando si legge o si sente parlare di "paese spaccato" (prima si spacca il paese e poi si dice che è spaccato), specie quando tale considerazione viene da chi si dice sostenitore di questo bipolarismo. Se si vuole dare per buono il funzionamento del bipolarismo italiano - e dico subito che non è il punto di vista di scrive - si deve almeno avere la cortesia di accettare che esso tenda polarizzare su due lati il paese!

Il bipolarismo all'italiana.
Si renda dunque merito a quei pochi analisti che prima del voto avevano colto, meglio di altri, il sentire politico di molti italiani. Cito pertanto alcuni passi dell'articolo di Enrico Cisnetto pubblicato su Il Foglio di venerdì 7 aprile: "entrambe le coalizioni hanno la possibilità di vincere, ma nessuna delle due avrà la capacità di governare. Si tratta di un problema di classe dirigente, ma anche di sistema politico. Il nostro è un falso bipolarismo, in cui vince chi promette di più e aggrega una quantità maggiore di forze, salvo poi non essere in grado di soddisfare le aspettative suscitate e ritrovarsi ricattato dalle minoranze più estreme".

Oltre questo bipolarismo?
Continuo citando lo stesso articolo di Cisnetto: "se vogliamo una nuova stagione politica che combatta il declino, bisogna scomporre e ricomporre partiti e coalizioni, e occorre riscrivere le regole comuni attraverso un'Assemblea costituente".
Anche le ultime notizie sul voto degli italiani all'estero - che assegnano la maggioranza anche al Senato per l'Unione - non forniscono sicurezze sulla governabilità che la coalizione di centro-sinistra potrà garantire. In questo quadro la proposta di un'Assemblea costituente e l'auspicio di un ricomposizione dell'assetto politico italiano sono quantomai condivisibili.

Il governo di centro-sinistra
Condivisibili almeno dal modesto punto di vista di un cittadino cui capita di seguire la politica italiana. Diverso è il discorso per i dirigenti dei partiti dell'Unione. Pare affermarsi infatti l'idea di un governo di centro-sinistra che, a detta dei succitati dirigenti, "governerà 5 anni". Quel "governerà" convince ancora meno di quei "5 anni". E convince ancora meno perchè arriva da chi non ha saputo guardare e parlare al paese e continua dritto per una strada dal percorso tragicamente segnato.
Ho visto trionfalismo eccessivo invece di composta autocritica, siparietti festeggianti invece di lucido controllo in una situazione che ne richiedeva (tralasciamo poi chi si preoccupava per la sommossa berlusconiana post-elezioni ed invece si è trovato ad avanzare dubbi sugli scrutini degli italiani all'estero che poi han dato il Senato all'Unione).

Il Partito Democratico
Per uscire da questa fase di stallo si ripropone l'idea del Partito Democratico. La disfatta dei DS era condizione imprescindibile perchè ciò tornasse attuale. Oggi la condizione è in essere, ma la classe politica che dovrebbe guidare questo processo non intende mostrare coscienza di come quella condizione sia direttamente legata ad altre. La più importante riguarda un rinnovamento culturale che parta dall'affermazione di una più decisa coscienza liberale. Urge una scommessa su cui investire un patrimonio che si credeva di maggior consistenza, ma che tale non è proprio perchè è mancato il coraggio politico di prospettare con decisione quella scommessa (la scelta di Prodi - che adesso ci dovremo tenere - è il simbolo di quel timore).

Rimuovere il berlusconismo è possibile
Quel coraggio è mancato sino adesso perchè si è confidato con troppa leggerezza nella fine del Berlusconismo per esaurirsi elettorale. Invece Berlusconi ha dimostrato di avere una forza che non è solo quella d'inerzia, ma è quella di un politico eretico che per buona parte mostra i limiti dell'ortodossia. Inoltre non si vuol dire che Berlusconi non nasce dagli intrighi mafiosi che Travaglio racconta, ma dalla storia dimenticata degli anni '90 di questo paese e non si vuole riconoscere che il Berlusconismo non è solo figlio di Berlusconi, ma della reazione che i suoi avversari, politici e giudiziari, hanno attivato in sua timorosa opposizione. Se si vuole superare il Berlusconismo si può tranquillamente rinunciare all'idea di eliminare Berlusconi. Ma anche qui urge una delicata operazione-verità a sinistra, almeno tra quella socialista e liberale.

La Rosa nel Pugno e nella confusione
Credo sia doveroso da parte mia soffermarmi sul caso della Rosa nel Pugno. I sondaggi la davano fra il 2,7 e il 2,9%, i risultati sono un pò al di sotto, ma l'alta affluenza alle urne riduce il valore relativo di quel milione di voti che ha preso il nuovo soggetto politico. Tuttavia proprio quel milione è stato decisivo per far ottenere a tutti i partiti dell'Unione quel premio di maggioranza che garantisce una buona supremazia alla Camera.
Tuttavia la gestione della fase post voto è stata tragica: Capezzone che alle 15:30 di lunedì non riusciva a trattenere un sorrisino fuoriluogo perchè dovuto alle intuizioni degli exit-poll, mentre solo poche ore dopo Intini a Porta a Porta era più grigio del solito dopo aver saputo che non gli toccava il seggio al Senato; Pannella invece era a Matrix e sragionava senza mai cogliere i punti cruciali del dibattito. Tutti i limiti di una campagna elettorale poco azzeccata son venuti fuori in maniera drammatica, senza che nessuno mantenesse la lucidità necessaria a far ben sperare per una buona prosecuzione del progetto, che invece meriterebbe miglior cura.

L'Italia ha bisogno di un nuovo assetto politico
"L'Italia (...) è, nel suo insieme, un paese ormai spoliticizzato, (...). L'Italia cioè non sta vivendo altro che un processo di adattamento alla propria degradazione (...)" -  P.P. Pasolini, Abiura alla Trilogia della Vita, 1975. Ieri un amico mi ha citato questa frase a commento dei risultati elettorali. Dal mio punto di vista si tratta di un'attualizzazione fuori luogo delle parole di Pasolini e della citazione meno azzeccata che si potesse scegliere. Il paese non pare volersi adattare alla degradazione di un sistema politica in cui fatica a riconoscersi, non è spoliticizzato, ma guarda alla politica con sempre meno fiducia e sempre maggior ansia. Si reca alle urne in maniera massiccia e sceglie ciò che ha a disposizione mettendo in risalto la scarsità dell'offerta. Il vero problema è che i gestori dell'offerta continuano a non volersene accorgere. Urge un ricambio della classe dirigente.

__________
Lo trovate su: GenerazioneElleLibertàEguale e LiberalCafè

sfoglia
settembre        dicembre

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

Un grande libro

mailme@: tommasociuffoletti-at-gmail.com




Add to Technorati Favorites

Locations of visitors to this page


San Giovanni delle Contee Online
... un blog bucolico!


Tommaso Ino Ciuffoletti

Crea il tuo badge

Visualizza il profilo di Tommaso Ciuffoletti su LinkedIn