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letteratura
4 agosto 2016
Zia Tommasa e i cuori migranti.


Cara zia Tommasa, è uno stronzo.
E' uno stronzo e la deve pagare.
Stiamo insieme da un anno preciso e mi costringerà anche stavolta a fare le vacanze da sola perché lui "ha da fare". Cosa? Un cazzo.
Un cazzo capisci?
Avesse un interesse, qualcosa da fare, Cristo, sarei la prima a volerla fare insieme a lui.
E invece è solo uno stronzo egoista che gioca alla playstation (Cristo ha 30 anni quasi, e gioca alla playstation), guarda le serie tv e si fa le cannette con gli amici, che si pensano pure dei fighi.
Vaffanculo. Devo fargliela pagare.
Dammi dei suggerimenti, tu che sei la mia unica grande maestra di vita.
Ti voglio bene zia Tommasa.
Ale


Carissima Ale,
purtroppo questo è quello che passa il convento. E noi donne ammettiamo la nostra parte di colpe, nel non essere riuscite, come compagne, ad impedire il diffondersi di questo mosciume penale. E addirittura, come madri, di averlo per certi versi tollerato se non proprio giustificato.
Ed ecco il bel risultato.
Dammi retta quindi, siamo corresponsabili. E poi la vendetta non ha mai senso come fine a se stessa.
Ma c'è qualcosa che puoi fare.
Che abbia un significato più grande.
Vedi io credo molto che gli immigrati siano una speranza per l'Italia.
Ecco. Come dire.
Forse anche per te.
Sostieni l'integrazione.
Tua,
zia Tommasa
sentimenti
20 aprile 2015
[E se non bastasse] Non basterà
Affonderemo i barconi. E se non bastasse.
Raderemo al suolo le baracche-prigione sulla costa libica. E se non bastasse.
Metteremo lo zucchero nei serbatoi dei loro fuoristrada. E se non bastasse.
Bucheremo le gomme dei loro tir-carovana. E se non bastasse.
Inchioderemo a terra i piedi dei loro passeggeri. E se non bastasse.
Li sterilizzeremo tutti.
No. Non basterà.
E non pretendo lo capisca Salvini.
Mi accontenterei lo capisse la famosa Europa.
Quella che a capo della Commissione elegge un avvocato lussemburghese esperto di astuzie fiscali.
cinema
20 aprile 2015
[Annegare] Tutti
Annegheremo anche noi.
Nella retorica.
SOCIETA'
10 novembre 2014
[Incontri clandestini] Salvini e le fave al vento
Nell'angolo destro, con la felpa Padania, l'ansia dell'Ebola, un bagaglio di apparente buonsenso da luogocomune, la fissità dello sguardo tipica dell'ottuso che dissimula una malizia politica banale, ma efficace: il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini.
Nell'angolo sinistro, con inusitata e classica eleganza da Clark's-jeansino-maglioncino, slogan timidini ("sei un razzista schifoso" "te ne devi andare" urlati a uno abituato agli uh-uh della curva milanista), temerarietà non supportata da esperienza, rischio di essere investiti per evidente imbecillità: un minigruppetto di fave al vento.
Segnaliamo che per questo incontro è sospesa ogni tipo di scommessa. Salvini vince facile.
Possiamo solo augurare ad almeno una o due delle fave al vento, che questa boiata sia loro servita per farsi belli agli occhi di qualche ragazza disposta ad inebriarsi per azioni idiote compiute da maschi tendenzialmente sfigati, e raggiungere così l'obiettivo di ogni maschio: l'accoppiamento. Anche se ne dubitiamo.
L'unica speranza che conservo è che qualche dente d'oro abbia fatto il portafogli a Salvini o a una delle fave al vento.

http://www.corriere.it/politica/14_novembre_10/salvini-l-assalto-polizia-ecco-come-andata-d608a8b8-68a8-11e4-aa33-bc752730e772.shtml
4 dicembre 2013
[dal Corriere Fiorentino] Il tao e i capannoni
D ue giorni sono passati dal rogo di Prato. Due delle sette vittime sono state ad oggi identificate. Due le iniziative in loro ricordo (anche in ricordo di chi non ha ancora un nome): una, tenutasi ieri, della comunità cinese, l'altra oggi per volontà dei sindacati. Nell'intervista rilasciata ieri a Jacopo Storni sul Corriere Fiorentino da Matteo Ye, oggi intermediario culturale a Prato, si racconta che: «I lavoratori di queste fabbriche sono immigrati che provengono da zone della Cina profondamente povere (…) e fanno l'impossibile pur di guadagnare. Sono consapevoli di quello che fanno e lo decidono senza essere costretti da nessuno».
È una lettura della vicenda che rappresenta l'immagine che una comunità intende dare di sé. Ed è senza dubbio vero (anche se il concetto di verità va sempre usato con cautela) che la molla scattata 40 anni fa al grido di «arricchirsi è glorioso» è stata potentissima. Ed è altrettanto vero che le famiglie che ambiscono a cogliere i frutti della crescita economica scommettono tutto sui destini di chi arriva qua per arricchirsi.
Anche per questo è giusto guardare a quelle vittime senza ombre di malcelato fastidio. Ma poi bisognerà guardare alle sbarre che stavano alle finestre di quel capannone. Ad uno di quei corpi, carbonizzato nel vano tentativo di allungarvisi oltre, in cerca di una via di fuga. Non così muoiono uomini che si possano chiamare liberi. In qualunque lingua. E nemmeno muoiono liberi uomini privati dell'identità quando ancora erano in vita. Continuando a muovere specchi e ombre, la comunità cinese può continuare il gioco di nascondersi. Di mostrarci ciò che ritiene sia opportuno mostrarci di sé. Così facendo continueremo ad essere due comunità distanti, diffidenti, a tratti ostili. Un gioco senza sbocchi. Perché nascondersi non solo non è più possibile, ma non ha più senso. È vero, non è facile parlare la stessa lingua, ancora meno riuscire ad usare gli stessi concetti. Ma per quanto si possa essere lontani, per quanto la stessa struttura del nostro procedere logico possa essere diversa (un libro molto piacevole come Il tao e Aristotele di Richard Nisbett lo racconta bene) ci sono alcuni punti su cui esiste un linguaggio che non può non essere comune. Lo stesso parlato da Confucio (che ricorda tanto Kant quanto il miglior pensiero cristiano e cattolico). «La via (il tao) non è lontana dall'uomo: se quella che gli uomini considerano la via li allontana dall'uomo, allora quella non è la via».

dal Corriere Fiorentino di mercoledì 4 dicembre
SOCIETA'
3 ottobre 2013
[da Facebook] Pietas e speranza
Eritrei e somali. Tante donne, che prima di arrivare a morire in mare con grande probabilità son state stuprate più e più volte nel corso del tragitto. Tanti bambini, i più piccoli probabilmente figli di quegli stupri. E poi uomini. Vecchi invece pochi e nessuno. Difficile che possano sopravvivere fino a vedere il Mediterraneo.
A noi non resta che accoglierli. Guardarci in casa e renderci conto che anche noi stiamo scivolando indietro verso tempi meno accoglienti. Noi. Che si sarebbe comunità. In teoria Europea. Ma che in realtà fatichiamo a trovarci italiani. Non ci resta che la condanna a cercare di rimanere aggrappati alla pietas e alla speranza.
Che sembra nulla. Ma a volte sembra pure troppo riuscire ancora ad avere entrambe.

https://www.facebook.com/tommaso.ciuffoletti
SOCIETA'
4 giugno 2013
[dal Corriere Fiorentino] Follonica - Il razzismo immaginario

A Follonica una vicenda che avrebbe dovuto rimanere nell’ambito della normale amministrazione, sta alimentando un dibattito dai toni non sempre composti. All’origine c’è la decisione della giunta comunale di Follonica di mettere a disposizione di due famiglie un terreno, dove portare le roulotte in cui queste vivono, garantendo anche l’allacciamento idrico ed elettrico. A quanto s’intende il comune avrebbe intenzione di concedere il terreno a patto che i membri delle due famiglie rinuncino all’accattonaggio che evidentemente svolgono. Intenzione che, fuor d’ipocrisia, stona un po’ con le parole del vicesindaco di Follonica che, per difendere la scelta della giunta, sostiene che le famiglie siano perfettamente integrate nel tessuto sociale della città. Tuttavia non va dimenticato che proprio a Follonica, nel 2007, una bambina di 5 mesi morì carbonizzata nel rogo scatenato da una candela all'interno della baracca dove viveva con la sua gemellina e la mamma. E’ comprensibile, e proprio il vicesindaco lo ha confermato, che questo precedente abbia influito sulla scelta del Comune per evitare il ripetersi di simili tragedie.

Tuttavia la scelta del terreno , vicino ad un parco acquatico e ad un’area allestita per i camper dei turisti, ha innescato una mobilitazione dei cittadini di Follonica contrari a questa soluzione. In pochissimo tempo sono state raccolte migliaia di firme. Ovviamente non sempre è facile distinguere tra le posizioni, comunque legittime, di chi ritiene sbagliata la scelta del luogo individuato dal Comune e chi è totalmente contrario al progetto. Volendo pensar male, a costo di far peccato, si potrebbe pure indovinare che tra quelle migliaia di firme vi siano anche le minoritarissime di chi è contrario alla scelta per ragioni legate all’etnia, rom, delle famiglie in questione. Ma chiamare quelle firme, tout court, “firme razziste” è un giudizio, ad esser misurati con le parole, sommario. A dare questa patente di razzismo, insieme ad un contributo forse poco opportuno per far scivolare il dibattito nella polemica, è stata l’Associazione Nazione Rom in una lettera indirizzata dal proprio legale rappresentante al sindaco di Follonica, al prefetto di Grosseto, fino al ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. Nella lettera si ricorda che il razzismo è un reato penale. Vero. Ma anche tacciare sommariamente qualcuno di esserlo può avere degli effetti. Di sicuro il principale è quello di non aiutare una ragionata soluzione pratica di una vicenda dai confini circoscritti.

Ora per l’amministrazione di Follonica si tratta di valutare una situazione più complessa di quanto fosse inizialmente. Mettendo sul piatto la bontà della propria intenzione, quella dei contrari e le risorse e gli spazi a disposizione. Cercando di lasciar da parte polemiche strumentali.

dal Corriere Fiorentino di martedì 4 giugno

politica interna
7 maggio 2013
[dal Corriere Fiorentino] Integrazione e legalità. Immigrazione a due strade
In un capitolo del Sutra del Loto, Buddha si rivolge ai discepoli e illustra loro quella che viene chiamata la parabola delle piante. “La pioggia penetra in tutte le piante, negli alberi, nella boscaglia e nei cespugli, così come nelle erbe medicinali, nelle radici, nei fusti, negli steli e nelle foglie di ogni forma e dimensione. E sebbene ciascuna pianta sia bagnata allo stesso modo, ciascuna cresce in modo differente dalle altre”. Oltre i significati più strettamente legati al buddhismo, la benedizione del sole e della pioggia sottolinea l’uguaglianza sotto il cielo, mentre la terra che sostiene le piante simboleggia l’uguaglianza sulla Terra.

E’ un grande messaggio sul valore dell’uguaglianza e allo stesso tempo sulla ricchezza della diversità. E sembra quasi superfluo richiamare un testo così importante per riportare almeno nei ranghi della civiltà la polemica accesa da esponenti leghisti contro il ministro all’integrazione Cecile Kyenge, rea di aver indicato tra gli obiettivi che ritiene prioritari per l’Italia quello di aprire allo ius soli, ovvero la concessione del diritto alla cittadinanza a coloro che nascono sul territorio del nostro paese. Una proposta simile è stata formalizzata a suo tempo, nell’ambito del centrosinistra italiano, dal PD di Veltroni e poi riproposta da Matteo Renzi a partire dalla prima convention della Leopolda.

Se si mette da parte il latinorum che accompagna a volte questi dibattiti credo non sarà difficile convenire che affrontare la questione di un nuovo sistema di concessione della cittadinanza sia non solo legittimo, ma anche attuale per un paese che non vive sulla luna o in un angolo nascosto del mondo o della fantasia, come il caso della Padania.

C’è poi chi ha legato polemicamente questo dibattito con il caso di cronaca nera di Castagneto Carducci che ha avuto una forte eco in tutta Italia. Un caso terribile. Ma su cui è bene tenere chiaro che il metro con cui misurare l’accaduto non è quello scivoloso e sbagliato sulla nazionalità del presunto assassino, né per giustificare, né per condannare. Ma quello ineludibile della legalità. La stessa di cui chiede conto la lettera che la famiglia di Ilaria Leone ha scritto per chiedere come mai “il presunto omicida sia uno spacciatore, noto alle forze dell'ordine, con precedenti penali specifici, per reati commessi anche nella piccola comunità toscana, irregolare in quanto destinatario nel tempo di plurimi decreti di espulsione, ancora una volta mai eseguiti”.

Integrazione e legalità sono due temi distinti, ma che si tengono per mano in un equilibrio non sempre facile. Ed entrambi vanno trattati con la lucidità necessaria, senza nascondere le sfide che ci pongono come Stato e come società.

dal Corriere Fiorentino di martedì 7 maggio
politica interna
10 novembre 2010
[I finiani son diversi] Sì, voi invece sempre le solite fave
Ora io non voglio fare quello che ce l'ha con Fini e i suoi (e certo che i suoi son veramente una famiglia Addams di quelle DOCG), però ... però com'è che questi si accorgono dei diritti degli immigrati solo quando gli torna comodo metter sotto il governo? Almeno ci risparmiassero la prosopopea e lo dicessero chiaro: "...dei diritti ci fotteva poco allora, ci fotte poco adesso e a noi basta fottere Berlusconi".
Ed evito di dire cosa penso di quelli "de sinistra" che mi vengono a dire ieri che "lo vedi che Fini e suoi sono diversi?" ... sì, loro saranno diversi, voi invece vu siete sempre uguali: sempre le solite fave.
politica interna
2 aprile 2010
[Pasqua verde] Non sarà la Lega a fermare il motore del mondo
Da quando esiste l'umanità il motore del mondo è la voglia degli ultimi di non essere più tali. Se qualcuno pensa che saranno Borghezio, Salvini, Calderoli o Maroni a fermare il motore del mondo beh ... Buona Pasqua!
politica interna
28 novembre 2009
[Due piccioni con una fava] Maggiori speranze per gli immigrati e la Lega al 3%
Per frenare l'immigrazione nel nostro paese non serve migliorare le condizioni dei paesi da cui arrivano i migranti. Basterebbe dar loro una corretta informazione sulle condizioni in cui versa l'Italia. Migrerebbero lo stesso, ma almeno andrebbero altrove. Con grande guadagno loro e nostro, che almeno vedremmo la Lega tornare al 3-4%
politica estera
12 novembre 2008
[Da ItaliaOggi] Obama fra Paura e Speranza
da ItaliaOggi di Sabato 8 Novembre



Barack Obama è il 44° Presidente degli Stati Uniti d'America, il primo presidente di colore, giunto alla vittoria finale dopo una lunga campagna elettorale, iniziata con le primarie del Partito Democratico e caratterizzata dalla grande forza comunicativa del giovane ex-candidato. Eppure non di sola forza comunicativa è fatto il successo di Obama. Decisivi per la sua vittoria, infatti, sono stati i risultati in alcuni stati chiave, tra cui l'Iowa, l'Indiana, l'Ohio oltre alla Virginia, la Florida, il Nuovo Messico e il Colorado. Obama è riuscito a vincere in tutti questi stati, dove invece 4 anni fa il candidato democratico John Kerry era stato sconfitto da George W. Bush. Ovviamente le ragioni di questi successi sono molteplici, ma non può essere trascurato un dato che ItaliaOggi aveva da tempo sottolineato: Obama ha saputo parlare alle paure dell'America rurale.


Obama fra speranza e paura
Per via del sistema con cui viene eletto il Presidente degli Usa, Obama non doveva solo vincere negli stati storicamente favorevoli ai democratici, che sono quelli costieri e più urbanizzati, ma doveva affermarsi in alcuni di quegli stati a forte vocazione agricola classici serbatoi di voti repubblicani. Se ci è riuscito non è stato solo grazie alla sua indiscussa abilità retorica e alla forza della speranza da lui perfettamente incarnata. Obama ha saputo parlare anche alla paura di molti di quei farmers spaventati dai venti di crisi che aleggiano su tutta l'economia americana, compreso il settore agricolo che ne è l'ossatura storica.
Obama si è sintonizzato col clima incertezza che attraversa l'America agricola anche più del suo rivale McCain, che pure ha tenuto diverse roccaforti repubblicane. Il neo-presidente si è caratterizzato su un profilo maggiormente protezionista in materia di scambi commerciali, più assistenzialista sul piano dei sussidi agricoli e ha saputo anche giocare la carta della maggiore apertura all'immigrazione, in particolare quella che arriva dal Messico, declinandola come risorsa di manodopera proprio per il settore agricolo.
McCain invece, pur consapevole dei rischi che avrebbe corso, ha insistito sulla necessità di accogliere fino in fondo la sfida della competizione internazionale, di ridurre i sussidi agricoli, mentre sull'immigrazione ha accettato la linea del suo partito, più favorevole a controlli e regole più rigide. Il maverick McCain ha pagato lo scotto elettorale di questo suo atteggiamento, ma con grande dignità ha saputo assumersene la responsabilità.

Dalla campagna elettorale alla Casa Bianca
Il clima di incertezza legato non solo alla accresciuta competizione internazionale sui mercati agricoli, ma anche alle difficoltà finanziare che si prospettano per il settore (si veda ItaliaOggi del 18 ottobre), ha reso più rassicurante il messaggio di Obama. Adesso però, il nuovo presidente è chiamato alla difficile sfida di gestire quella crisi che pure lo ha avvantaggiato in campagna elettorale. Su questo punto le analisi e le previsioni sono ancora molto incerte.
In molti sottolineano che storicamente i presidenti Usa più che la linea dettata durante la propria campagna elettorale seguono quella del pragmatismo, specie su settori sensibili come la politica economica. Tuttavia quanto predicato in campagna elettorale - specie sul fronte della contrarietà agli accordi commerciali bilaterali e regionali, tacciati di essere il cavallo di Troia per far accedere merci straniere sul ricco mercato Usa – è un biglietto da visita che suscita timori sull'atteggiamento che gli Stati Uniti terranno sul fronte delle trattative sul commercio internazionale. Il Doha Round, ad esempio, già adesso è in uno stato di coma profondo e, salvo sorprese, difficilmente sarà aiutato a risvegliarsi dal nuovo Presidente Usa.
L'incognita che ora pesa su Obama è dunque, più in generale, quella di capire cosa sceglierà fra la paura e la speranza.
politica estera
6 novembre 2008
[Preveggenze] Quando qualcuno disse come Obama avrebbe vinto ...
politica estera
16 ottobre 2008
[da ItaliaOggi] Obama l'AgroRepubblicano
Da ItaliaOggi di Sabato 11 Ottobre



A meno di un mese dalle elezioni presidenziali la campagna elettorale negli Stati Uniti sta riservando alcune interessanti sorprese su una questione spesso sottovalutata nelle cronache di casa nostra: quella della politica agricola. Barack Obama, infatti, si sta caratterizzando come un candidato in grado di intercettare le simpatie dei produttori agricoli del Midwest, ossia di quella zona centrale degli Usa storicamente favorevole ai repubblicani.
Ovviamente si tratta ancora di sondaggi e analisi pre-elettorali che le urne potrebbero smentire, ma certo non mancano le ragioni che concorrono a fare di Obama un candidato con proposte che potrebbero suonare più rassicuranti per gli agricoltori americani, in una fase non facile per il sistema internazionale e l'economia del paese. Dal canto suo John McCain mantiene molte delle posizioni classicamente repubblicane, anche se è un fiero oppositore dei sussidi agricoli, cosa che potrebbe penalizzarlo.
Farm Bill
McCain è consapevole che la sua posizione contraria ai sussidi federali che l'ultimo Farm Bill (legge agricola pluriennale) ha garantito ai grandi produttori Usa, gli potrebbe costare diversi consensi in alcuni stati centrali. “Sorprenderò molte persone dicendo ciò che pochi candidati alla presidenza oserebbero dire in uno stato a vocazione agricola – ha dichiarato McCain lo scorso maggio – io sono contrario al Farm Bill, un aumento di spesa federale che farà più male che bene”. Su questo punto Obama si è mosso con maggiore circospezione, dichiarandosi anch'egli ufficialmente contrario a sussidi agricoli troppo alti, ma senza esporsi come il suo concorrente e infine votando il Farm Bill. Una posizione forse poco coerente, ma certo non sgradita ai grandi produttori agricoli.
Commercio estero
Altro capitolo di grande interesse per gli agricoltori a stelle e strisce è quello del commercio con l'estero. Storicamente gli Usa sono grandi esportatori di prodotti agricoli e su questo punto la propaganda repubblicana è sempre stata molto efficace. “Il 95% dei nostri potenziali acquirenti vive all'estero” è stato uno slogan dell'amministrazione Bush che ha avuto una forte presa sui produttori. McCain segue questa linea con determinazione, mentre Obama si sta caratterizzando per la sua contrarietà agli accordi commerciali regionali e bilaterali stipulati negli ultimi anni, sostenendo che questi sono piuttosto la via d'accesso al mercato Usa per prodotti stranieri a basso costo.
Se fino ad oggi però, i produttori agricoli americani hanno preferito politiche commerciali di apertura, il fallimento del Doha Round e la fase di difficoltà economica interna potrebbero spingerli adesso a favorire politiche più caute e difensive.
Immigrazione
Altro tema interessante è quello dell'immigrazione, che diversi produttori agricoli declinano come risorsa di manodopera a basso costo. McCain si è mostrato inizialmente favorevole ad una politica di moderata apertura, ma dopo l'abbinamento con la sua vice Sarah Palin, è tornato su posizioni più tipicamente repubblicane, estremamente rigide in materia d'immigrazione. Obama, invece, si è mantenuto nel solco delle più permissive posizioni democratiche e la cosa potrebbe non sfavorirlo eccessivamente agli occhi dei produttori agricoli.
Forse Obama non sarà il democratico che piace agli elettori repubblicani, ma per adesso la sua “campagna” sembra funzionare.
SOCIETA'
27 maggio 2008
[Politicamente scorretto] Sono razzista e intollerante


Avverto subito, questo è un post politicamente scorretto.

Voglio diventare razzista e intollerante. Ieri, facendo zapping serale, ho involontariamente costruito uno strano Blob televisivo dedicato al tema sicurezza in cui a Borghezio rispondeva Luxuria, con sottofondo di Mussolini e Fava, finché all'improvviso non s'imponeva la voce di Bagnasco. E allora ho scoperto di essere intollerante. Non nei confronti "degli zingari, dei negri o dei marocchini", ma degli scemi che riempiono le pedane e di chi gliele fa riempire. Ed ho finalmente compreso ed invidiato quel siciliano che cantava: "per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare, quei programmi demenziali con tribune elettorali".
sfoglia
luglio       

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

Un grande libro

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Tommaso Ino Ciuffoletti

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