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politica interna
12 giugno 2008
[n.26] Labouratorio e le intercettazioni. Ma quanto mi pensi?


“Saluti a comandante e signora”. I più educati di noi hanno spesso l’accortezza di inserire questo intermezzo auto-promozionale nel corso delle proprie conversazioni telefoniche e/o in chat. E’ la cortesia che usa chi sa che in questo paese non è cosa poi tanto inusuale quella di essere in tre al telefono. Un ménage à trois di cui si sorride, ma che in fondo potrebbe inquietare anche solo per il fatto che lo si ritenga possibile.

Ma non è solo, e non è tanto, l’idea di potersi trovare in un curioso triangolo ad inquietare. Quello che inquieta davvero è il sapere che “l’altro” dei tre è un potenziale irresponsabile. Mi spiego meglio.

A noi pare che il vero nodo della questione sollevatisi in merito al decreto legge sulle intercettazioni, non stia tanto nel testo di quell’articolato.
In realtà è vero che anche il modus operandi di coloro che le intercettazioni autorizzano e dei cui brogliacci poi dispongono, necessita di una revisione (si veda qua per spiegazioni in merito).
Tuttavia rimaniamo convinti che il vero nodo rimanga quello individuato da uno dei tre referendum che nel 1987 furono presentati dal Partito Radicale, il Partito liberale italiano e il Partito socialista italiano (anche se poi sulla condotta di quest’ultimo in quel frangente ci riserviamo di esprimerci in altra sede). In particolare ci riferiamo a quello sulla responsabilità civile dei magistrati, referendum vinto dai sì, con ampio superamento del quorum, ma purtroppo rimasto pratica, più che lettera, morta (sorte simile a quella toccata al referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti). Questo perchè, molto semplicemente, secondo noi una qualsiasi intercettazione in mano ad una autorità che gode di una grande discrezionalità e che soprattutto gode di un margine di irresponsabilità eccessivamente ampio non suonerà mai molto rassicurante.

Si dirà che l’argomento introdotto in questo modo appare tirato per i capelli. Non è così. Al di là delle tante questioni relative alla giustizia italiana che vengono periodicamente gettate nella mischia del dibattito politico, che su questi temi registra regolarmente i picchi più bassi di un livello medio pur non troppo elevato, ci sono pochi grandi temi che (forse proprio perché) sono cruciali e che vengono regolarmente elusi.

Oltre a quello della responsabilità civile dei magistrati, ne citiamo altri due che sono ormai rimasti patrimonio raro nelle proposte politiche dei pochi partiti italiani ancora in vita: la separazione delle carriere e l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Sembrano bazzecole. Noi crediamo invece che siano delle minime referenze per partecipare "di diritto" al consesso della civiltà giuridica europea.

SOMMARIO DEL N.26


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