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9 marzo 2009
[Su Riformista, Foglio e Corriere della Sera] Lettera su Testamento Biologico
Pubblicata in versioni diverse su tre quotidiani, di seguito la parte centrale della mia lettera sul testamento biologico.



[...]
Vede, caro direttore, io personalmente sono fra quelli che ad oggi, in caso di malaugurata evenienza, vorrebbe essere sottoposto a qualsivoglia intervento artificiale in grado di conservare anche solo l’illusione di una mia “resurrezione”. Forse si tratta davvero di una mera illusione, ma tuttavia è quello che vorrei per me e troverei intollerabile che mi fosse impedito poter disporre di tale illusione.

Ebbene, allo stesso modo troverei intollerabile che ad altri - me compreso, nel caso dovessi cambiare idea - fosse imposto per legge di rinunciare ad altrettanto legittime e personali convinzioni che formano la loro volontà di non essere sottoposti a simili trattamenti artificiali. In nome di che cosa la Repubblica Italiana dovrebbe imporsi per legge sulla volontà e sulle convinzioni di un cittadino in merito a tali decisioni? Non sono gli interrogativi di un laicista, ma di un liberale, convinto che su questioni come le scelte di fine vita non vi siano verità di Stato da imporre ai cittadini, ma piuttosto vi sia da osservare pietà e rispetto per le scelte di ciascuno.
[...]
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti - Segr. Partito Socialista Firenze
SOCIETA'
30 ottobre 2008
[Liberalismo e libertà d'espressione] Lettera a Il Giornale della Toscana

 

Lettera riportata - anche se non in maniera integrale, ma va benissimo lo stesso - sull'edizione di oggi de Il Giornale della Toscana.
Per approfondire la questione relativa al convegno di cui scrivo potete guardare qui:
http://corrierefiorentino.corriere.it/cronache/articoli/2008/10_Ottobre/29/boetica_betori_meyer.shtml

Caro Direttore,
leggo su il Giornale della Toscana delle polemiche politiche sollevatesi intorno al convegno intitolato "Le sfide della neonatologia alla bioetica e alla societa", che oggi prenderà il via nell'Aula magna dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze.
E' triste constatare che per l'ennesima volta in Italia non manchi chi preferisce il silenzio al confronto, anche se su temi delicati. Anzi, proprio perchè si tratta di temi delicati, come è quello sui trattamenti e le cure da riservare ai neonati fortemente prematuri, è bene che il confronto sia aperto e teso ad un approfondimento senza pregiudizi. E invece proprio da quella parte di centrodestra che vuole definirsi "liberale" arrivano parole a mio parere eccessive che dicono, sintetizzo volgarmente, "questo dibattito non s'ha da fare".
Ebbene, a me quelle parole ricordano le posizioni di quel gruppo di professori di Fisica che pochi mesi fa avviarono una protesta che portò all'annullamento della Lectio Magistralis che Papa Benedetto XVI avrebbe dovuto tenere all'Università La Sapienza per l'inaugurazione dell'anno accademico. Allora, socialista e liberale, fui - nel mio piccolo - molto duro nel condannare chi, nel mio partito, non aveva avuto il coraggio di distinguersi dalla falsa laicità di chi voleva vietare al Papa di parlare a La Sapienza.
Credo di sapere quali furono, in quella circostanza, le posizioni di Toccafondi o dell'amico Carraresi e vorrei capire come mai oggi suonano così diverse di fronte ad un caso, quello del convegno del Meyer, che seppur diverso interroga allo stesso modo lo spirito di chi vuole legittimamente dirsi liberale.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti - Segretario Provinciale del Partito Socialista

_ In allegato la mia lettera pubblicata sul quotidiano "Il Foglio" in merito all'annullamento della Lectio magistralis del Papa alla Spienza.

Caro direttore -
Da socialista liberale, da laico e radicale leggo come una sconfitta la mancata visita del Papa alla Sapienza per le stupide proteste delle scorse ore. Giudico inoltre una sconfitta il fatto che i dirigenti del costituendo Partito Socialista non si siano distinti dai barricaderi antiliberali. Da loro, i presunti dirigenti, ho sentito dichiarazioni di una grave povertà argomentativa. Non laicismo, bensì laicume. Il minoritarismo politico e culturale di chi si arrocca nel fortino del laicume non può essere la guida di chi vuole costruire un moderno partito socialista. Ma forse, più semplicemente, la guida di chi vuole un moderno partito socialista non può essere rappresentata da chi è abituato al minoritarismo politico e culturale.
Cordiali saluti, Tommaso Ciuffoletti

2 luglio 2008
[Revelations] Le destre di Tonino

Paolo Flores (e pure) d'Arcais nell'intervista di oggi sul Riformista investe Antonio Di Pietro dell'appartenenza "alla tradizione della destra liberale". Liberale si autodefinisce lo stesso Di Pietro in un'intervista, sempre di oggi, a Libero, salvo poi, poche righe più sotto, rivolgere un appello agli elettori della destra di "legge e ordine" affinché guardino all'Italia dei Valori.
Ecco, forse quell'appello vale più di tante patenti di liberalismo per capire quale sia la più vera delle destre di Tonino.

SOCIETA'
22 aprile 2008
[Per un amico] Giuliano Gennaio


Bastava il profilo che Giuliano Gennaio aveva lasciato - senza cambiarlo da parecchio tempo - sul suo blog, a farsi un'idea di che ragazzo fosse. Accanto ad un profilo professionale di tutto rispetto - in cui mancava l'aggiornamento sul suo importante ruolo come assistente di Enrico Cisnetto (il quale ha ricordato qua la figura ed il lavoro di Giuliano) - si possono leggere note personali, così squisitamente sincere, popolari e comuni a tanti coetanei di "giugen", ed io son tra quelli, come i tornei di ISSPro alla Playstation.

Una delle ultime volte che ci siamo sentiti ci siamo sfottuti un po' sui nostri rispettivi stipendi e sulle nostre prospettive politiche. Socialismo e liberalismo, socialismo liberale e terzo polo, bipartitismo o no. Di questo chiacchieravamo.
Avevo iniziato a mandare i miei primi articoli proprio a Liberalcafè, la rivista online che Giuliano dirigeva, prima che io e Francesco Nardi fondassimo LibMagazine. In seguito Giuliano aderì al progetto LibMagazine e vi fece aderire anche Liberalcafè, purtroppo lo fece proprio nel momento in cui io lasciavo. Lui era entusiasta di Daniele Capezzone, a me non piaceva l'idea di avere un direttore politico.
Avevo risentito Giuliano qualche tempo fa, quando già lavoravo a costruire quello che poi sarebbe diventato Labouratorio ed avevo in mente uno spazio della rivista da chiamare Liberatorio in cui poter ospitare contributi di amici come lui.
Un'ingiustizia del destino ha invece voluto che Giuliano venisse improvvisamente a mancare nella tarda mattinata di domenica per un malore fulminante. Mancare all'affetto delle tante persone che lo amavano e gli volevano bene, che lo stimavano e lo apprezzavano, come lo stimavo io. Mancare ad un futuro che avrebbe dovuto riservargli soddisfazioni e successi a riconoscimento del suo impegno e del suo lavoro. Mancare a quei tanti splendidi piaceri quotidiani, non ultima la passione per il teatro, di cui scriveva nel suo profilo.

Credo di poter segnalare che i funerali di Giuliano si terranno domani mattina alle ore 10.00 nella chiesa romana di San Lorenzo in Lucina.
politica interna
24 marzo 2008
[n.15] Labouratorio è cristiano ed irrazionalmente fedele

lab15.jpgDiciamocela chiara, Labouratorio non ci tiene ad assegnare a Gesù Cristo la responsabilità d’esser stato il primo socialista. Pover’uomo, di croci ne ha già avute abbastanza, non mi pare il caso d’assegnargli anche questa.
Piuttosto siamo noi ad essere cristiani e soprattutto fedeli.
Siamo liberali e socialisti profondamente religiosi e ciecamente fedeli. Fedeli anche contro la nostra stessa ragione, che anzi tradiamo ripetutamente.
Liberale è infatti colui che compie l’atto fede più scellerato ed irrazionale che si possa conoscere
: l’atto di fede verso il proprio prossimo.
Il socialista (non il marxista) fa un atto di fede diverso, forse ancor meno ragionevole e ancor più azzardato: l’atto di fede verso un prossimo collettivo: i propri simili. Più il socialista è democratico più quei simili saranno prossimi alla semplice categoria di umanità. Meno il socialista è democratico, più quei simili saranno prossimi alla sua presunta classe, al suo partito, alla sua corrente, alla sua cricca e infine alla sua “famiglia”.
La differenza che passa tra i due atti di fede, quello del liberale e quello del socialista democratico è sottile, ma decisiva.
Il socialista liberale, infine, fonda l’atto di fede del socialista su quello del liberale, e compie il proprio verso ciascuno dei propri simili.
In tutti i casi la matrice è comune: proprio coloro che di fede son meno degni, vengono invece omaggiati dal nostro amore così liberale, socialista e anche così cristiano.
Ecco, non so se il povero Gesù fosse più liberale, più socialista o più socialista liberale. Dopo la sua morte ciascuno lo ha raccontato come meglio ha creduto.
Certo noi ci sentiamo un po’ cristiani e se vero che il Cristo è sempre vicino agli esclusi e agli emarginati … beh … allora forse davvero anche Gesù, di questi tempi, è un po’ socialista pure lui.


SOCIETA'
4 gennaio 2008
[Discutendo di] Legge 194 e del gretto antiliberalismo di Ferrara


[...] Ancora una volta la questione cruciale è quella della libertà. Quella stronzissima cosa che è la libertà.

Spesso la scelta di abortire è una scelta tra due soluzioni dolorose. Perdere un possibile figlio oppure trovarsi davanti una vita d'incertezza per entrambi. In quel caso uno stato rispettoso, pietoso (nel vero senso di quella pietas di cui tanto si riempie la bocca quel vecchio antiliberale di Ferrara) sa che l'ultima scelta spetta al cittadino, e si fa da parte.

La concezione di tanti antiliberali, come Ferrara o Ruini, prevede invece un'altra cosa. Prevede che sia lo Stato - o meglio, lo Stato su indicazione di una "autorità altra" deputata a decidere su queste materie, perché detentrice del monopolio delle "questioni etiche" -  a decidere di questo.

E' una follia antiliberale che non tollero. Che non può essere tollerata. Mi dispiace, ma io su questo punto sono inamovibile. Di fronte ad una scelta difficile e tragica - ed a maggior ragione proprio perchè si tratta di una scelta difficile e tragica - lo Stato deve farsi da parte e rimettere alla responsabilità del cittadino la decisione di ultima istanza. In questo caso, poi, non è nemmeno lo Stato a doversi fare da parte, ma quelle autorità spirituali che vorrebbero imporre il proprio magistero in forza della debolezza dello Stato medesimo.

Lo Stato può mettere in atto tutte le misure ritenute opportune per rendere meno tragico possibile l'esito di quella scelta. Per questo ben vengano i consultori, ma via le suore da quei consultori. Anche su questo dobbiamo chiarirci. Altrimenti perché non metterci dentro degli sciamani, delle mammane oppure dei monaci buddhisti (io gradirei quest'ultima opzione). Nei consultori ci stiano medici, infermieri, psicologi, persone qualificate, non altri.

Se poi, infine, la polemica stupida e cretina del Ferrara utilizza l'argomento strumentale del fatto (poiché è un fatto) che tanti ricorrono all'aborto in maniera eccessivamente superficiale, allora a maggior ragione lo spirito di un liberale si deve indignare; perché riconosce la puzza marcia della critica e della retorica giacobina. La retorica di coloro che sostengono che siccome il volgo non è in grado di decidere per sé, ha bisogno di qualcuno che decida per lui ... e poco importa se quel qualcuno è il Papa o il podestà.
Il giacobino non chiede che il volgo sia educato, non vuole che sudditi diventino cittadini. Anzi, sogna che rimangano sudditi e sempre più obbedienti, sempre più "gregge" per pastori.
POLITICA
3 dicembre 2007
[Situazionismo biblico] Online il Numero Zero di Labouratorio, la rivista per uomini timorati
SOCIETA'
7 novembre 2007
[Raymond Aron] Liberalismo e democrazia
"Liberalismo e democrazia [...] non si confondono. Il liberalismo è una concezione relativa ai fini e alla limitazione del Potere, la democrazia una concezione relativa al modo di designazione di coloro che l'esercitano. La logica del liberalismo conduce alla democrazia grazie all'intermediario del principio dell'eguaglianza davanti alla legge. Ma la democrazia esige, per essere reale, il rispetto delle libertà personali, libertà d'espressione e di discussione, libertà d'associazione e di riunione. L'elezione non significa nulla se non comporta la possibilità di scelta. La lista unica sostituisce alla scelta l'acclamazione, omaggio reso dal vizio alla virtù o ancora, in termini diversi, omaggio reso all'idea democratica da coloro che la monopolizzano in nome d'una missione che solo l'avvenire giustificherà."

Raymond Aron, da Libertà politica e società tecnica, in Delle Libertà, Milano, SugarCo Edizioni, 1991

POLITICA
8 ottobre 2007
[Liberalismo, laicità, socialismo] Intervista a Corrado Ocone

Intervista a Corrado Ocone - 27 novembre 2007


Per riflettere del rapporto tra laicità, liberalismo e socialismo, di cui si è parlato durante la due giorni della Conferenza programmatica della Costituente socialista, è utile riprendere e ripubblicare su queste pagine, un’intervista che il professor Corrado Ocone ebbe la cortesia di concedermi, poco meno di un anno fa, per il “primo LibMagazine”.
Le riflessioni svolte in quell'occasione credo siano estremamente valide ed attuali e perciò da tener ben presenti proprio oggi.


Corrado Ocone, responsabile editoriale della Luiss University Press, saggista e pubblicista, si occupa di temi concernenti la teoria del liberalismo. Fra le sue pubblicazioni: "Bobbio ad uso di amici e nemici" (a cura di, Venezia 2003), "Benedetto Croce. Il liberalismo come concezione della vita" (Soveria Mannelli 2005).

D _ Quale lettura dovrebbe darsi oggi del rapporto fra liberalismo e laicità? (domanda, breve da formularsi, ma - mi rendo conto - impegnativa per chi deve rispondere!).

R _ Ho sempre inteso la laicità come parte di una più generale concezione del mondo di tipo liberale, come il liberalismo circoscritto e applicato a un determinato ambito di questioni, a quelle cioè che concernono il rapporto tra le convinzioni private dei singoli e l'azione dei singoli nello spazio pubblico. Il principio laico è un principio di separazione, come è chiaro nel monito cavouriano "Libera Chiesa in libero Stato", che oggi potremmo volgere così: "Libere Chiese o confessioni e libero Stato". Credo che una buona illustrazione di come funzioni il principio laico la abbia data John Rawls in Liberalismo politico (1993). Lo spazio pubblico, cioè appunto politico, nelle società laiche o liberali presuppone, secondo il teorico della giustizia recentemente scomparso, un "consenso per intersezione": il punto d'accordo o anche di compromesso sulle questioni pubbliche che ci stanno a cuore lo si può trovare solo a condizione che noi quando entriamo nell'agone politico dismettiamo i nostri abiti morali, ovviamente nel senso dell'etica della convinzione. La laicità segnala questa "sottrazione", questo anteporre nella sfera pubblica le verità penultime alle verità ultime. La "sottrazione" non significa però impoverimento: solo "sottraendo" gli uomini possono dialogare e non scannarsi. La "superiorità" del principio laico è pertanto pratica e non teorica: la laicità è quel metodo teso a eliminare la violenza ideologica in senso lato dalle nostre società. Ecco allora che l'etica, scacciata dalla porta, rientra dalla finestra: a suo modo il principio laico, come quello liberale di cui è parte, lungi dall'essere espressione di relativismo morale, è espressione di una diversa e superiore moralità: di chi crede nella dignità intangibile di ogni uomo e quindi nel diritto che ogni individuo ha ad essere autonomo, cioè letteralmente a darsi da sé la propria legge.

D _ Intendere a laicità come metodo di confronto ne svilisce il senso, oppure - al contrario - lo accoglie in una concezione alta e fondante della necessaria centralità della laicità, oggi più che mai?

R _ La laicità è metodo e non sistema: indica una sensibilità e un modo di affrontare le questioni, piuttosto che un astratto e sovrastorico insieme di "ricette" pronte per l'uso. Quando la laicità si fa sistema, essa diventa laicismo. Il laicista è colui che ipostatizza il principio laico, non lo metto più in gioco: colui che, ad esempio, prende delle soluzioni valide in un contesto, mettiamo quello ottocentesco italiano, e le traspone del tutto differenti. Il laicismo è, in questo senso, un'ideologia simile a quelle che combatte, seppure con il segno cambiato. La laicità, proprio perché espressione di una superiore moralità, è sempre sul punto di contraddirsi, di diventare altro da sé, di farsi da metodo sistema. La laicità è equilibrio e giusta misura, ma lo spazio di medietà che perviene ad essa è sempre precario e si realizza parzialmente solo mercé una coscienza vigile e continuamente in lotta. La moralità laica non è facile: l'uomo laico ha una finezza e una sensibilità non comuni, è un uomo "coltivato".

D _ Nel lemma "laicità" che lei sta curando per un lessico di prossima uscita, si legge "Di fronte alla chiusura delle religioni, in primo luogo di quella cattolica che giudica "indisponibile" il dato della vita, c'è sia l'esigenza laica di salvaguardare la libertà della ricerca scientifica sia l'importantissima e concreta possibilità di approntare strumenti per la guarigione, fino a ieri ritenuta impossibile, di tante persone colpite da vari tipi di malattie genetiche o ereditarie. Anche in questo caso, essendo in gioco valori ultimi e questioni di principio, trovare un compromesso non è facile o è impossibile. Di fronte a chi perora con forza le ragioni dell'etica della convinzione, difendere le buone ragioni dell'etica laica della responsabilità è compito immane, ma non derogabile". "Compito immane, ma non derogabile"; un giusto ammonimento o anche un piccolo rimprovero per alcuni accenti che si sono sentiti da parte laica nel rinnovato dibattito proprio intorno alle cosiddette questioni "eticamente sensibili"?

R _ Beh, mi riferivo a quanto detto precedentemente: "compito immane" perché l'ideale laico e liberale non è un ideale di quiete; "compito non derogabile", proprio perché bisogna evitare che l'ideologia, religiosa e non, faccia scannare gli uomini. Quando al nostro dibattito politico attuale, beh è difficile dire qualcosa di sensato: non si capisce mai bene quando le affermazioni dei nostri politici, anche e forse soprattutto della maggioranza, siano sincere e quando invece siano mosse da tatticismi e opportunismi politici, dalla volontà di ingraziarsi le gerarchie catoliche e di strizzare l'occhio al cardinal Ruini.

D _ Lei scrive che "in Italia maestri di laicità sono stati cattolici del calibro di Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e Carlo Arturo Jemolo, per fare solo qualche nome". Qualche nome di oggi?

R _ Purtroppo sulla scena politica cattolica vedo solo personaggi minori, non all'altezza di quei grandi. I politici cattolici odierni sono, per lo più, politici opportunisti e ipocriti. Sinceramente nomi di quel genere non me ne vengono in mente.

D _ Molto interessante - alla voce liberalismo del sopra citato lessico - è la definizione che lei dà del rapporto tra socialismo e liberalismo. A chiusura di tale definizione si legge che "una robusta tradizione di socialismo liberale è maturata, nel corso del Novecento, anche in Italia, da Piero Gobetti a Norberto Bobbio passando per Guido Calogero, Guido De Ruggiero e il Partito d'Azione". Secondo lei, oggi ci sono spazi e opportunità reali perché le istanze del socialismo liberale trovino espressione politica in Italia? (De Giovanni purtroppo dice di no!)

R _ Capisco lo stato d'animo di de Giovanni, un autentico socialista liberale, uno dei pochissimi ex comunisti che ha fatto i conti fino in fondo con l'ideologia marxista: ha investito emotivamente e moralmente nella Rosa nel pugno e, non certo per sua colpa, alla fine…si è punto. La situazione del socialismo liberale oggi in Italia, a mio avviso, non è facilmente decifrabile, o meglio è passibile di sviluppi non facilmente prevedibili: del socialismo liberale, ma direi del liberalismo in genere, in Italia c'è oggi necessità da un punto di vista ideale e anche pratico, ma questa necessità cozza purtroppo con un DNA del nostro Paese, diciamo così, profondamente non liberale. In Italia non si è mai creata, per evidenti motivi storici, una cultura liberale diffusa, ovvero tale cultura ha sempre avuto corso in élite ristrette seppure non sempre marginali. Ci sarebbe bisogno, ce lo ripetiamo ormai da quindici anni, di una generale "rivoluzione liberale" delle coscienze, a destra come a sinistra. Se ciò avvenisse, risulterebbe anche chiaro, ad una parte non irrilevante degli italiani, che i principi storici della sinistra, l'uguaglianza e la libertà, sono oggi garantiti non da una concezione tradizionale (o radicale o massimalista) della sinistra ma da una concezione di essa riformistica, gradualistica, antiperfezionistica e per ciò stesso liberale.

CULTURA
21 settembre 2007
[Socialismo liberale] Carlo Rosselli, Per un nuovo socialismo
Io mi definisco socialista liberale, non liberalsocialista. Potrà sembrare questione di lana caprina, ma ci tengo a specificare.
Le parole presenti nella testata di questo blog, oltre a quelle del Bob Dylan di "The Times They Are A-Changin'", sono quelle di Carlo Rosselli, più precisamente quelle tratte dal capitolo conclusivo di "Socialismo Liberale", intitolato "Per un Nuovo Socialismo".

Come si vede parole critiche con un movimento, quello socialista, ancora troppo incrostato di marxismo, per liberarsi dal quale era necessario, secondo Rosselli, un profondo apporto dell'inquietudine e del metodo liberale. "Il dubbio, ecco il dubbio che sorge, ecco il relativismo che compare; ecco la critica che si afferma. In questo dubbio che spinge prepotentemente all’azione, in questo relativismo che induce al rispetto degli avversari, e che li considera come sprone, freno e controllo, in questo demone critico che accompagna ed obbliga a non straniarsi dalla realtà ma anzi a rivedere continuamente, alla luce delle nuove esperienze, e teoria e pratica, sta appunto a mio parere lo stato d’animo liberale di un socialista" (Carlo Rosselli, “Liberalismo socialista” - 1923).

Nella serie delle "Letture Riformiste", che avevo iniziato su questo blog, ma troppo presto abbandonato, avevo già riportato alcuni passaggi di "Per un Nuovo Socialismo". Oggi è l'occasione per riproporlo integralmente, considerato che l'avevo trascritto per regalarlo come omaggio ai partecipanti un convegno che tenemmo a Firenze nel giugno scorso per ricordare il 70° anniversario dell'assassinio di Carlo e Nello Rosselli.

Da questo link potete scaricare il file .doc con il testo integrale di "Per un Nuovo Socialismo".

P.S.
. Di seguito le precedenti "Letture Riformiste" pubblicate su questo blog:
Letture Riformiste 1
Letture Riformiste 2
Letture Riformiste 3
Letture Riformiste 4

. Segnalo anche questo link ad una tesi di laurea dedicata proprio a Carlo Rosselli

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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