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danza
20 giugno 2016
Toscana Pride
Pensateci un attimo.
Il Pride è una festa con cui persone che vengono discriminate chiedono di non esserlo più. Cioè questi vengono discriminati e invece di fare casino e spaccare tutto, cosa fanno? Organizzano una festa per le strade delle città.
E nemmeno fanno manifestazioni con slogan truci o inneggianti alla violenza. Ballano. Si divertono e fanno divertire.
In vita mia ho visto manifestazioni fatte a cazzo, ho visto manifestazioni fatte per difendere i privilegi di pochi spacciati per diritti, ho visto manifestazioni brutte, manifestazioni con slogan stupidi, manifestazioni pretesto per violenze, manifestazioni tristi, grigie, lugubri, stronze.
Oggi ho visto una festa di musica, balli, gioco, voglia di divertirsi, eccentricità e semplicissimo sorridere.
In una città dove non più di qualche anno fa, un ragazzo è stato pestato a sangue all'uscita di un locale, perché gay.
E fate un po' come vi pare, ma io quando sento o leggo quelle inutili lagne per il fatto che i Pride son manifestazioni "folcloristiche". O quando leggo quelli che dovrebbero insegnare ai gay come fare i bravi gay (avete presente quelli cresciuti con quella cultura democrista dove c'era sempre spazio per il gay, purché fosse il gay di regime? Che il gay di regime può andare anche in prima serata su Rai1 tanto è una macchietta - quella sì - folcloristica)?
Ecco io quando leggo certe cose vorrei che chi le scrive ci capitasse ad un Pride come quello di oggi. 
Per provare. Per vedere l'effetto che fa. Che magari è buono. Liberatorio. 
Grazie.
Ciao.


SOCIETA'
19 gennaio 2015
[dal Corriere Fiorentino] Le lezioni di Parigi
“Gè suì Ciarlì” dissero i primi. “No, io non ge suì Ciarlì” a breve distanza risposero altri per distinguersi. “Io gè suì qualcos’altrò” risposero altri ancora in cerca d’identità. Fino ad arrivare a quelli che “Gè suì uno dei terroristì”. Pochi, per la verità, ma ci sono stati anche costoro. A ricordarci che il mondo è un posto strano ed abitato da tante persone.

Ma essere o meno Charlie Hebdo è cogliere solo un fronte della questione; quello senza dubbio decisivo che riguarda il rapporto tra fede e libertà e tra diritto e violenza. Ma a Parigi sarebbe bene non si dimenticasse che subito dopo la redazione di un settimanale satirico, scelto come bersaglio per punire le offese al Profeta Maometto, la violenza dei fanatici armati si è rivolta contro gli ebrei. I diversi, i più odiati tra gli infedeli. Scelti come bersaglio non per vendicare qualcosa, ma per cercare ulteriore consenso fra tanti altri fanatici. Perché la logica malata di quei ragazzi ha seguito lo schema tracciatogli in testa da altri. Criminali politici che vestono panni religiosi. Ed è una logica che va compresa per poterla smontare.

Charlie Hebdo era la blasfemia. Il simbolo di un mondo di infedeli così corrotti da sacrificare sull’altare della libertà persino il Profeta. Punirli ha significato farsi mano di Allah, così l’hanno venduta. Ed un fedele obbediente tra la libertà ed Allah sa che deve scegliere il secondo.

Gli ebrei sono invece il Nemico elevato a simbolo. Completamente disumanizzati. Per giustificarne l’uccisione a malapena servono gli squallidi pretesti del conflitto arabo-israeliano, a tal punto è ormai sedimentata nella coscienza (se così si può dire) di tanti, mussulmani e non, l’idea dell’ebreo colpevole, diverso, reietto, la cui unica ragione d’esistere è quella d’essere odiato e se possibile ucciso.

Sul primo fronte si deve affrontare una sfida secolare, che richiederà non solo alla mia, ma a parecchie generazioni dopo, di essere salda nel riconoscere che l’unico spazio per poter vivere insieme è quello segnato dalla libertà di ciascuno. E che anche Allah può vivere in pace solo dove sono liberi di vivere insieme, e in pace, il dio dei cristiani, quello degli ebrei e quello, o quelli, di chiunque altro. Allah e libertà dovranno faticosamente diventare una parola sola.
Sul secondo fronte non ci stupiamo. L’Europa ha conosciuto bene il significato della parola odio. Ha conosciuto bene il meccanismo disumanizzante del fare di un gruppo il simbolo del Nemico da uccidere e sterminare. Lo si ricorda dicendo mai più.

Il 19 gennaio riparte il Treno della Memoria, destinazione Auschwitz. Chi parte e chi resta tenga bene a mente che oggi più che mai quella ebraica è anche la nostra civiltà, la nostra cultura. Fa parte di noi. Ci ha formato culturalmente. Fuori dai ghetti e dai pogrom ha contribuito a renderci ciò che siamo. Ogni sparo contro l'ebreo diverso è un colpo contro ciascuno di noi.

dal Corriere Fiorentino di domenica 18 gennaio 2015


16 gennaio 2015
[Levare Twitter a Gasparri] Perché sennò leva la pazienza anche ai santi
Non capisco perché il Papa lo ha chiamato "mio amico".
Però lo capisco. Se Gasparri offende la mi'mamma gli stacco la testa.




CULTURA
12 gennaio 2015
[Ge suì] Ebreo
Quella ebraica è la nostra civiltà. La nostra cultura. Fa parte di noi. Ci ha formato culturalmente. Fuori dai ghetti e dai pogrom ha contribuito a renderci ciò che siamo. Ogni sparo contro l'ebreo diverso è un colpo contro ciascuno di noi.
CULTURA
9 gennaio 2015
[Ripassi di storia, satira e libertà] MALEducato 2
IL MALE. 1980. Italia

letteratura
9 gennaio 2015
[Ripassi di storia, satira e libertà] MALEducato 1
IL MALE. 1981. Italia.

22 luglio 2014
[Ode] Liberateci dalla LEGALITA'
Castiglion della Pescaia, bagno Medusa, di fronte alle scalette un cartello. "Se avete perso oggetti di metallo in spiaggia chiamatemi. Ve li ritrovo!", segue numero di cellulare.
Bello nella sua immediatezza. Semplice, diretto, simpatico.
Mi sono immaginato un signore di mezza età, di quelli sorridenti. Col metal detector ti ritrova magari una collana, un anello, io una volta persi lo scudo sinistro di Sirio il Dragone dei Cavalieri dello Zodiaco (una specie di soldatino, tanto per intenderci, che indossava uno scudo di metallo) e avrei pagato oro per riaverlo. Come minimo il signore dell'annuncio si fa pagare a ritrovamento avvenuto sulla base di una stima tacita e condivisa del dovuto. Un prezzo realmente equo, per un'attività solidale senza retorica altermondialista del menga.
Ovviamente il signore dell'annuncio non avrà la partita iva, prescinde da tasse e Guardia di Finanza.
E fa bene.
Quel signore porta avanti l'unica vera grande tradizione italiana, nel senso di abitudine collettiva che grande ha fatto quel paese che da poco più di un secolo e mezzo si chiama Italia: l'arte di inventare attività utili nei modi più inattesi.
L'Italia è stata grande quando i suoi garage erano officine clandestine per motori truccati. La Ferrari, l'Aprilia e mille altre. L''Italia è stata grande quando lo Stato non arrivava ad alitare il suo fiato pestilenziale di burocrazia e codicilli in ogni angolo del paese. L'Italia è stata bella da vivere finchè non hanno iniziata ad appestarla col virus mortale della "legalità" come idolo.
Oggi gli educatori alla Travaglio hanno creato schiere di stitici come lui che sentono ardere nel proprio petto vuoto la fiamma del carabiniere mancato, che subito corre a chiamare le autorità per denunciare il furbetto cercatore di oggetti in metallo. Così come avrebbero denunciato l'Enzo Ferrari che sistemava motori pazzeschi nella sua officina, senza regolarmente immatricolarli o usando pezzi non conformi alla norma del codice stradale 137 barra bis.
La retorica della legalità in uno Stato che vive esso stesso nell'illegalità. E ci sguazza vergognoso come un maiale affonda il grugno nel trogolo. Che non paga i suoi fornitori, tortura i propri carcerati, ruba soldi alla collettività per creare debito pubblico. E che pure ha trovato schiere di orridi cantori coi capelli lunghi dietro, di scuola per lo più giacobino-torinese, quasi tutti chiaramente stitici, che ci hanno convinto ad immolare la fantasia, unico vero grande pregio del carattere italico, sull'altare della legalità. La ridicola LEGALITA'.
Affondando questo paese nel morbo del moralismo e del perbenismo. Annunciando il trionfo delle beghine e uccidendo ogni futuro.
Se esistesse davvero una società civile in questo paese ammorbato, dovrebbe dare l'assalto agli idoli del mito legalitario. Bruciando questure e prefetture, sedi di giornali e televisioni. Issando bandiere nere col teschio, femori incrociati e arcobaleni d'amore. Napoli capitale.
Se esistesse la sinistra, in Italia, oggi sarebbe a capo di un movimento clandestino per la liberazione dall'incubo legalitario, in nome della fantasia e della libertà.
... chissà ... forse è per questo che continuo a votare radicale.
Forse. Ma soprattutto io mi sento emotivamente vicino al cercatore di oggetti in spiaggia, al suo ingegno, al suo spirito d'iniziativa. W l'Italia, w la libertà.
POLITICA
17 ottobre 2012
[Labouratorio n.70] Proibizionismo. Seriamente. Ma ne vale davvero la pena?
LABOURATORIO 70 - Una premessa

Mai una volta che in questo paese s'apra un dibattito coraggioso sulla possibilità di regolare il mercato delle sostanze derivanti direttamente dalla canapa indiana. Mai. Non è mai successo.
Mai che si possa
dire con dignità d'opinione che si potrebbe pensare a misure antiproibizioniste come contrasto alla criminalità, possibilità di legalizzare un mercato che oggi è florido e pressochè tutto di marca criminale, depenalizzazione di una serie di reati legati al consumo (e ovviamente allo spaccio), sollievo per procure e forze dell'ordine. Dirlo con dignità d'opinione. Di chi non è un freakkettone sballato, ma un cittadino che nel rispetto delle leggi considera che queste debbano sapersi costruire avendo ragione, conoscenza della realtà.
Questo numero di Labouratorio è più serio di quel che potevate aspettarvi.
Leggetelo tutto e fatelo girare.


politica interna
26 maggio 2011
[dal Corriere Fiorentino] La sinistra nel recinto
La geometria politica che divide da destra a sinistra il campo delle proposte è sempre materia delicata. Spesso può essere utile a semplificare, raramente ad inquadrare correttamente la scena. Ieri il presidente della Regione Enrico Rossi vi ha fatto ricorso per sostenere che “una sinistra all'acqua di rose, di stampo bleariano, non ha futuro e finirà per cedere il passo alla destra. Accade già in Spagna con 5 milioni di disoccupati e il 50% dei giovani senza lavoro, ma accade anche in Germania nonostante la crescita al 5%. Ovunque riesplode la questione sociale: lavoro, democrazia, dignità della persona, diritti sociali. E questo richiede una sinistra non annacquata”.
Tony Blair (non Blear), il leader laburista inglese che ha riportato la sinistra al governo dopo quasi un ventennio di dominio conservatore, diviene così il rappresentante di una sinistra “all'acqua di rose”. Strano destino per uno che ha segnato una svolta decisiva nel sanare la frattura tra sinistra e modernità, dando alla parola riformismo un'accezione nuova e rivoluzionaria per i canoni classici della socialdemocrazia europea. Destino ancor meno comprensibile se si guarda al tema del lavoro. Nel 2007, quando Blair lasciò la guida del suo paese, in Inghilterra il 60% di coloro che perdevano un lavoro poteva contare su forme di ammortizzatori sociali, nell’Italia di Prodi e dell’abolizione dello scalone Maroni erano il 18%.
Il punto della questione non è dunque avere patenti ideali di “sinistrismo”, ma avere progetti di riforma, attuabili, concreti e al passo con una realtà del lavoro che non è più quella su cui si sono misurati il pensiero e la pratica politica del Novecento.
Il paragone tra Blair e Zapatero è ulteriormente fuorviante. Il fallimento di Zapatero è stato proprio nelle mancate riforme necessarie per assecondare la crescita spagnola degli scorsi anni. Sburocratizzazione, riduzione e riassetto della spesa pubblica. Sono mancate proprio politiche liberali.
In Italia, una sinistra che volesse raccogliere la sfida abbandonata delle riforme avrebbe da ripartire non dal definirsi in base alla geometria politica, ma da proposte innovative. Per non fare nomi ci sarebbero quelle che da molto tempo ormai, propone il senatore del Pd Pietro Ichino, uno che per le sue idee è condannato dagli estremisti a vivere sotto scorta e dai suoi colleghi di partito ad abitare il recinto dei grilli parlanti. Un recinto dal quale, decidete voi se da destra o da sinistra, sarebbe bene liberarlo.

dal Corriere Fiorentino (http://corrierefiorentino.corriere.it/) del 24 maggio 2011
politica interna
4 novembre 2009
[Pannella su Playboy] Tra catechismo e ideologie
«Io non credo nelle ideologie, non credevo nelle ideologie codificate e affidate ai volumi rilegati e alle biblioteche e agli archivi. Non credo nelle ideologie chiuse, da scartare e usare come un pacco che si ritira nell'ufficio postale. L'ideologia te la fai tu, con quello che ti capita, anche a caso. Io posso essermela fatta anche sul catechismo che mi facevano imparare a scuola, e che per forza di cose poneva dei problemi, per forza di cose io ero portato a contestare».

 Marco Pannella, intervista a Playboy del 1975
POLITICA
22 aprile 2009
[Guido Calogero] La libertà che si deve amare è la libertà dell'altro


"La libertà che si deve amare è la libertà dell'altro.
Solo a tal patto l'amore per la libertà non è un'aspirazione egoistica, ma un'idea morale,
anzi il solo ed esclusivo contenuto dell'esperienza morale"

Guido Calogero
9 marzo 2009
[Su Riformista, Foglio e Corriere della Sera] Lettera su Testamento Biologico
Pubblicata in versioni diverse su tre quotidiani, di seguito la parte centrale della mia lettera sul testamento biologico.



[...]
Vede, caro direttore, io personalmente sono fra quelli che ad oggi, in caso di malaugurata evenienza, vorrebbe essere sottoposto a qualsivoglia intervento artificiale in grado di conservare anche solo l’illusione di una mia “resurrezione”. Forse si tratta davvero di una mera illusione, ma tuttavia è quello che vorrei per me e troverei intollerabile che mi fosse impedito poter disporre di tale illusione.

Ebbene, allo stesso modo troverei intollerabile che ad altri - me compreso, nel caso dovessi cambiare idea - fosse imposto per legge di rinunciare ad altrettanto legittime e personali convinzioni che formano la loro volontà di non essere sottoposti a simili trattamenti artificiali. In nome di che cosa la Repubblica Italiana dovrebbe imporsi per legge sulla volontà e sulle convinzioni di un cittadino in merito a tali decisioni? Non sono gli interrogativi di un laicista, ma di un liberale, convinto che su questioni come le scelte di fine vita non vi siano verità di Stato da imporre ai cittadini, ma piuttosto vi sia da osservare pietà e rispetto per le scelte di ciascuno.
[...]
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti - Segr. Partito Socialista Firenze
POLITICA
18 novembre 2008
[Bignamika] Come distinguere Destra e Sinistra in maniera chiara e sintetica


Forum di discussione su Musica e attualità. Un iscritto domanda:
"Come già detto non seguo molto la politica, ma ultimamente ho cominciato a tentare di capirla un pò di più. Una cosa non capisco bene e la chiedo a voi tutti.
Ma fondamentalmente, cosa è che distingue una persona dall'essere di destra o di sinistra? Qual'è il pensiero che li divide? Me lo potreste spiegare " come se avessi 5 anni "?"

La risposta che gli ho dato, buttata là un po' alla carlona, secondo me non è malaccio come risposta di sintesi estrema per orientarsi fra Destra e .

"In Italia siamo originali. Basta pensare che un partito tipicamente di destra come l'Italia dei Valori, fa opposizione alla sinistra del PD. Un delirio tutto berlusconicentrico.

Quindi dimenticati di Berlusconi e dei mostri che lo hanno creato e che di lui si alimentano.
Sei di sinistra - in Europa, ma anche in Usa - se tendenzialmente ritieni che la redistribuzione del reddito e la spesa sociale siano strumenti per garantire equità. Poi puoi temperare questo assunto di fondo con sane dosi di "liberismo" o rifacendoti al valore della sussidiarietà, oppure puoi spingere all'eccesso tale assunto e predicarmi la collettivizzazione dei mezzi di produzione.
Sei di destra - in Europa, ma anche in Usa - se tendenzialmente privilegi nella tua agenda politica priorità come sicurezza, legge e ordine. In questo quadro puoi ritenere l'ordine come vitale per garantire la libertà, oppure puoi ritenere la "troppa libertà" come un pericolo per l'ordine.

Come vedi si può essere liberali o meno a destra e a sinistra. Purtroppo in entrambi i casi i liberali sono tanto spesso minoranza ...
"
SOCIETA'
30 ottobre 2008
[Liberalismo e libertà d'espressione] Lettera a Il Giornale della Toscana

 

Lettera riportata - anche se non in maniera integrale, ma va benissimo lo stesso - sull'edizione di oggi de Il Giornale della Toscana.
Per approfondire la questione relativa al convegno di cui scrivo potete guardare qui:
http://corrierefiorentino.corriere.it/cronache/articoli/2008/10_Ottobre/29/boetica_betori_meyer.shtml

Caro Direttore,
leggo su il Giornale della Toscana delle polemiche politiche sollevatesi intorno al convegno intitolato "Le sfide della neonatologia alla bioetica e alla societa", che oggi prenderà il via nell'Aula magna dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze.
E' triste constatare che per l'ennesima volta in Italia non manchi chi preferisce il silenzio al confronto, anche se su temi delicati. Anzi, proprio perchè si tratta di temi delicati, come è quello sui trattamenti e le cure da riservare ai neonati fortemente prematuri, è bene che il confronto sia aperto e teso ad un approfondimento senza pregiudizi. E invece proprio da quella parte di centrodestra che vuole definirsi "liberale" arrivano parole a mio parere eccessive che dicono, sintetizzo volgarmente, "questo dibattito non s'ha da fare".
Ebbene, a me quelle parole ricordano le posizioni di quel gruppo di professori di Fisica che pochi mesi fa avviarono una protesta che portò all'annullamento della Lectio Magistralis che Papa Benedetto XVI avrebbe dovuto tenere all'Università La Sapienza per l'inaugurazione dell'anno accademico. Allora, socialista e liberale, fui - nel mio piccolo - molto duro nel condannare chi, nel mio partito, non aveva avuto il coraggio di distinguersi dalla falsa laicità di chi voleva vietare al Papa di parlare a La Sapienza.
Credo di sapere quali furono, in quella circostanza, le posizioni di Toccafondi o dell'amico Carraresi e vorrei capire come mai oggi suonano così diverse di fronte ad un caso, quello del convegno del Meyer, che seppur diverso interroga allo stesso modo lo spirito di chi vuole legittimamente dirsi liberale.
Cordiali saluti,
Tommaso Ciuffoletti - Segretario Provinciale del Partito Socialista

_ In allegato la mia lettera pubblicata sul quotidiano "Il Foglio" in merito all'annullamento della Lectio magistralis del Papa alla Spienza.

Caro direttore -
Da socialista liberale, da laico e radicale leggo come una sconfitta la mancata visita del Papa alla Sapienza per le stupide proteste delle scorse ore. Giudico inoltre una sconfitta il fatto che i dirigenti del costituendo Partito Socialista non si siano distinti dai barricaderi antiliberali. Da loro, i presunti dirigenti, ho sentito dichiarazioni di una grave povertà argomentativa. Non laicismo, bensì laicume. Il minoritarismo politico e culturale di chi si arrocca nel fortino del laicume non può essere la guida di chi vuole costruire un moderno partito socialista. Ma forse, più semplicemente, la guida di chi vuole un moderno partito socialista non può essere rappresentata da chi è abituato al minoritarismo politico e culturale.
Cordiali saluti, Tommaso Ciuffoletti

19 marzo 2008
[Mobilitazione] Siamo tutti cinesi, non solo tibetani


Lo slogan migliore per questa rinnovata campagna d'attenzione nei confronti di quanto sta accadendo in Tibet in questi giorni è quello esposto da Marco Pannella durante una manifestazione di fronte all'ambasciata cinese a Roma: FREE TIBET FREE CHINA.
Il raffinato linguaggio della politica cinese è solito usare, quando si tratta di questioni che riguardano la "nazione" cinese, la formula "un paese due sistemi". Tale formula fu ad esempio usata per risolvere la questione del "ritorno" di Hong Kong alla Cina. Serviva a stabilire che Hong Kong sarebbe stata pienamente cinese, ma avrebbe mantenuto una forma di amministrazione autonoma e più democratica. Oggi quella formula si è dimostrata per ciò che era. Un raffinato escamotage linguistico e politico per beffare Hong Kong e la comunità internazionale.
Per combattere la battaglia per i diritti in Tibet, invece, quella formula va ribaltata in toto: due paesi un sistema, un solo sistema: quello DEMOCRATICO.

Oggi io ed altri compagni socialisti toscani saremo davanti alla sede del consolato cinese a Firenze . Oggi pomeriggio, a Roma, altri compagni socialisti e della nostra associazione saranno alla manifestazione indetta dal Riformista e da Radio Radicale in Campo de' Fiori: Siamo tutti tibetani

Non siamo tutti solo tibetani, siamo anche cinesi. Perchè il Tibet e i tibetani potranno essere liberi solo quando lo saranno anche la Cina e i cinesi.
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

Un grande libro

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