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10 febbraio 2016
Filosofo Cacciari
Bisogna che qualcuno ci parli a quel professor Cacciari.
Ogni volta che accendo la televisione lo trovo in qualche programma.
Sempre con quell'aria a mal di corpo, infastidito dalla banalità dei discorsi che fanno gli altri ospiti, indispettito dalle sciocchezze che dice il conduttore o la conduttrice di turno.
Intollerabile che un filosofo e un intellettuale della sua levatura debba essere così indegnamente ammorbato da futili chiacchiere.
Io lo capisco. Dico davvero.
E vorrei dirglielo, che forse, tra una speculazione e l'altra sulla sinistra, i destini della socialdemocrazia, le calze di Barbara D'Urso e la mia ricca fava, potrebbe anche farsi venire in mente l'inaspettata idea di starsene a casa la sera. Ad accudire i suoi cari, spuntarsi la barba, guardare un vecchio film Disney.
A fare che cazzo gli pare, ma a casa.
Invece di rompersi e romperci i coglioni in televisione a parlare della qualunque.
Professor Cacciari. Filosofo. Ci pensi.
LAVORO
11 novembre 2015
Cacciari non esiste
Cacciari non esiste. E' come Uan o il Pupazzo Gnappo. Solo con la barba.
Da vent'anni c'infilano dentro un cretino per andare a dire cazzate in tv.

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permalink | inviato da inoz il 11/11/2015 alle 9:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
6 settembre 2010
[Tra il dire e il fare] La meritocrazia secondo Massimo Cacciari
RadioRadicale. Massimo Cacciari intervistato da Massimo Bordin. Pippone di 25 min. su meritrocrazia, prendere a calci in culo, ribellarsi, l'eguaglianza del merito, il merito, il merito, la meritrocrazia. Poi uno gli fa una domanda sul precariato. Cacciari: "Al comune di Venezia avevamo 400 precari. Facendo salti mortali li abbiamo stabilizzati tutti". Eran tutti meritevoli. Ovvio. Mai fidarsi dei filosofi.
CULTURA
8 febbraio 2008
[Sondaggio sugli intellettuali] I Post-Sessantottini
Su Labouratorio questa settimana si votano i Post-Sessantottini nel sondaggio che va A Caccia degli Intellettuali Perduti.



“Come mai sopravvivono la fissazione e la regressione al Sessantotto? Forse lo ha chiarito Freud mezzo secolo prima con un esempio eloquente.
Poniamo che un esercito avanzi in territorio nemico lasciando dietro di sé delle truppe di occupazione a presidiare i punti strategici. Se in uno di essi lascerà un contingente troppo grande ne risulterà un indebolimento dell’esercito stesso che avanza, per cui, ogni volta che incontrerà un ostacolo, anziché affrontarlo, sarà portato a regredire su quella postazione arretrata.
E’ appunto questo il nostro caso.
La politica del secondo Novecento, e insieme ad essa la cultura e la stessa psicologia quotidiana, hanno investito sul Sessantotto una quantità sproporzionata di energie, per cui si sono trovate immunodepresse per i decenni successivi, sino al giorno d’oggi. E, come il drogato ad ogni difficoltà che si presenti torna ad affidarsi alla siringa, così nei momenti più imprevisti continuiamo tuttora a veder riaffiorare gli atteggiamenti e il linguaggio della fine degli anni Sessanta

Queste parole di Mario Chalet, tratte dall’imprescindibile “Formidabili quei danni” (Piemme, Casale Monferrato (AL), 1996), sono la migliore introduzione per presentarvi il gruppetto di intellettuali, o tali presunti (a voi la scelta), che abbiamo selezionato per questa puntata del Sondaggione di Labouratorio.
Da presunti progressisti ad affermati regressisti, è stato infatti il destino di alcuni dei nomi che troverete in gara per questa puntata del Sondaggiùn. Oggi che si celebra il brand “1968” per il quarantennio della sua registrazione, Labouratorio ne approfitta per ricercare alcuni dei leaders e dei manovali del movimento studentesco, di un periodo dove vennero fondati molti dei clichè dell’intellettuale (anti)moderno, inserendo fra loro anche alcuni infiltrati.
Voi non abbiate pietà per nessuno, le loro “proteste” sono già state ampiamente ripagate.

Lanfranco Pace _ Da ingegneria a Roma a Potere Operaio a Torino. Il nostro frequenta i tipi tosti, signorini che ben presto inizieranno ad usare le P38, mica balocchi. I socialisti che ci leggono lo ricorderanno come mediatore cercato da Craxi, tramite Signorile, ai tempi del sequestro Moro. I radicali che ci leggono lo ricorderanno come uno degli imputati nel processo “7 Aprile”, insieme ad altri dei nomi che fanno parte di questa lista. La gran parte dei più giovani lo avrà presente come l’ottimo giornalista che fa il Punto a 8 e ½, scrive articoli sul Foglio e libri su Sarkozy.

Mario Capanna _ Quarant’anni fa si picchiava con poliziotti e missini, oggi se la prende con gli Ogm. Mario Capanna da Città di Castello, che ha rischiato di averlo come sindaco qualche anno fa, è il barbudo che guida gli studenti di Milano, lui che era andato alla Statale dopo una breve esperienza alla Cattolica. L’Italia ha avuto l’onore di averlo come deputato e di farlo eleggere al Parlamento Europeo. Possa Dio avere pietà delle nostre anime…

Toni Negri _ Lui in Parlamento ce lo volle mandare l’amico Pannella, per via di quel “7 aprile” di cui si diceva sopra. Toni ringraziò Giacinto, ma trovò più confortevole la fuga in Francia sulle orme proprio di Pace e Piperno, che però nel frattempo erano già tornati in Italia. Oltralpe la dottrina Mitterand gli offre nuovi pulpiti per vecchie prediche. E pensare che aveva iniziato a fare politica col PSI e quando arriva il ’68 lui non è fra gli studenti…E’ professore. La cosa non gli impedisce d’innamorarsi del Potere Operaio. Piaccia o no, il suo Impero, scritto con Michael Hardt nel 2002 lo ha fatto assurgere al ruolo d’intellettuale (anti)globale. Ci conforta il suo “Goodbye Mr Socialism”. Addio Mr. Negri.

Massimo Cacciari _ Sindaco di Venezia bello e vanesio, ma con mente tagliente. Comincia ad affilarla politicamente proprio alla fine degli anni ’60, anche grazie al Negri qua sopra. Anche lui passa per Potere Operaio e può figurare tranquillamente in questa selezione dedicata al ’68, anche se la sua storia politica prende strade diverse, intellettualmente ardenti e devianti persino quando sta col Pci. Intellettuale lo è senza dubbio e gli piace esserlo sopra ogni altra cosa … a parte lo stare a Ca’ Farsetti.

Giampiero Mughini _ Mughini non è solo quel folle juventino che siede di fronte alla Canalis indossando giacche e occhiali improbabili in una trasmissione sportiva. Mughini è molto di più. Brillante giornalista, fonda il Manifesto, ma saluta ben presto Rossanda e banda. Non ne condivide la violenza predicata e praticata, ma dirige il giornale di Lotta Continua; ci guadagna 26 processi e due o tre condanne. Non troverete Sofri fra questi intellettuali, chè lui andrà tra gli ex di LC, ma vale la pena segnalare che proprio Mughini è uno dei pochi che sul caso Sofri si è espresso senza sentimentalismi. Ne potete leggere in un libro da avere assolutamente, “Il grande disordine” (Mondadori, Milano, 1998): “Se c’era un gruppo in cui nessuno dava ordini a nessuno, questo era proprio LC. E dunque, nel caso dell’esecuzione di Calabresi, non c’è stato un ordine dato da questo o da quello, meno che mai un ordine votato a maggioranza dall’esecutivo nazionale (quel che Marino accusa Pietrostefani d’avergli riferito) […] La tesi perfettamente opposta, che mai e poi mai la sinistra extraparlamentare del 1972 avrebbe potuto covare un omicidio politico, ha fondamenta logiche e culturali debolissime. I «chiodi» c’erano, e venivano usati.”
Oggi scrive su Libero, la sua vecchia rubrica sul Foglio valeva da sola l’euro del giornale. Intellettuale puro, come dimostra la sua collezione di film porno-erotici.

Franco Piperno _ Si guadagna la nostra stima facendosi cacciare dal Pci nel 1968 per aver preferito “la classe al partito” per perderla immediatamente andando a fondare Potere Operaio insieme ad altri due già citati aspiranti intellettuali. Trascinatore ed agitatore degli studenti romani, collabora con diverse riviste vicine ai movimenti per poi andare a dare manforte a Pace, alcuni anni dopo, nella tentata mediazione per liberare Moro. Si rifugia dall’ospitale Mitterand in seguito all’accusa di essere un fiancheggiatore di Autonomia Operaia. In tutto ciò trova il tempo per diventare professore di Fisica presso l’università di Cosenza, città natale per la quale ha fatto anche l’assessore alla cultura nell’ultima giunta del grande Giacomo Mancini. Coerente fino in fondo, sostiene tutt’ora le ragioni dell’antagonismo e segue con attenzione le vicissitudini dei movimenti No-Global. Dell’intellettuale ha senz’altro le fattezze.

Gino Strada _ Chirurgo sessantenne e fondatore dell’associazione umanitaria Emergency è un’icona, forse la più amata della sinistra pacifista e antiamericana nostrana. Dall’Afghanistan, dove opera da anni donne, uomini e bambini maciullati dalle mine antiuomo, si permette frequenti incursioni nella politica italiana per bastonare il “guerrafondaio” di turno. Il pulpito afgano lo rende un personaggio politicamente controverso, nel suo fondamentalismo pacifista che lo ha spinto a una vita quanto mai estrema. Politicamente nasce nel movimento studentesco milanese dove era, pensate un po’, nel servizio d’ordine della facoltà di medicina. Ottimo chirurgo e coraggio da vendere, ma se con le mani usa il bisturi, con la testa usa l’accetta. Non ce ne vorranno i suoi estimatori, ma noi su di lui abbiamo da avanzare più di un “se” e più di un “ma”.

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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