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politica interna
11 luglio 2016
Il guardiano del parco
danza
12 gennaio 2016
I conti tornano
... vediamo se ho capito.
In un comune campano viene eletta una sindaca: Rosa Capuozzo.
Con lei viene eletto, con record di preferenze, un consigliere comunale: Giovanni De Robbio.
Viene fuori che questo De Robbio avrebbe preso tante preferenze grazie all'aiuto di famiglie vicine al clan locale della camorra.
Non solo. Questo De Robbio avanza anche dei velati ricatti proprio alla sindaca, che vive in uno stabile costruito, pare, abusivamente, minacciandola di usare contro di lei questa cosa se non si mostrerà accondiscendente ad alcune sue richieste su delle scelte del Comune.
La sindaca non lo asseconda e decide di mettere al corrente della cosa due deputati campani: Roberto Fico e Luigi Di Maio.
Costoro sono dunque ben informati dei fatti, ma suggeriscono che sia il caso di temporeggiare.
Le cose però, iniziano a precipitare e così De Robbio viene espulso dal partito.
Ma ormai incombe l'inchiesta. Nelle mani di John Woodcock. Uno che non manca mai di dare grande pubblicità alle proprie iniziative (che spesso si rivelano buchi nell'acqua).
A questo punto il capo-padrone del partito politico di cui fanno parte i protagonisti di questa vicenda cosa decide?
Di espellere la sindaca. Che in tutta la storia è quella che si è comportata nel modo meno censurabile.
Perchè?
Perchè confidano che voi - popolo di ebeti - non leggerete un cazzo di questa vicenda. Al massimo i titoli dei giornali.
E leggendo che la sindaca è stata espulsa penserete che il movimento è salvo. E la piccola mela marcia punita come meritava.
Ecco.
Se fanno questi calcoli è perchè sanno che, spesso e volentieri, tornano.
sentimenti
16 dicembre 2015
Il kompagno Silvio
Ve la siete presa per anni con Silvio.
Un compagno. Forse un po' troppo di sinistra e troppo libertario. Ma pur sempre un compagno.
E intanto Striscia la Notizia preparava l'Italia al beppegrillismo. Ovvero al peggio di un pensiero cinicamente antisociale, senza cultura, senza solidarietà e senza coraggio. Propaganda di una civiltà astiosa, biliosa, putrida. Da fogna vera.
E nessuno che abbia mai avuto l'onestà di dire che Antonio Ricci - e non il compagno Silvio - dava forma e fiato alla peggior pedagogia di massa imposta ai cittadini di un paese che già non se la passava bene.
Verrà il giorno, ma sarà tardi, in cui vi accorgerete quanto gravemente vi siete sbagliati.
letteratura
13 aprile 2015
[Lungarno] Aprile



Non sono giorni facili per chi soffre d'allergia. I cipressi, le betulle, le graminacee, la droga, l'erba muraiola, gli starnuti, le macchine sui viali, i motorini che sciamano, un avvincente mix di polveri sottili, pollini, polluzioni nasali. E in inglese pollution vuol dire inquinamento (popolo di puritani). La Pasqua, le uova, la cioccolata, la droga, le colombe, gli agnellini, le polemiche sui vegetariani che non mangiano la carne, ma tanto poi son pezzi di merda come tutti gli altri ed è inutile girarci intorno. Il 25 aprile, la Liberazione, chi la festeggia, chi no, la droga, chissà, chi va in piazza, chi va al mare ed io intanto continuo a starnutire.
In fondo una speranza. Starnutire libera, purga il corpo per via nasale. Tira fuori il peggio che abbiamo dentro. Come quando ce la prendiamo coi politici che vanno in giro con l'elicottero invece di fare come la gente comune che prende la macchina, i controsensi, i semafori rossi e parcheggia in doppia fila. Io penso che invece di far andare i politici in macchina come la gente comune, la gente comune dovrebbe andare in giro con l'elicottero come fanno i politici o i grandi imprenditori. Come Silvio Berlusconi.
Vorrei poter invecchiare come lui. Solo che al posto suo col cavolo che starei ancora dietro a Brunetta, Verdini, Veronica Lario, Duddù e la Pascale. Un bel giorno senza dire niente a nessuno (al limite lo direi a Gianni Letta, che queste cose sa tenerle per sè) me ne andrei a Genova e mi imbarcherei su un cargo battente bandiera liberiana. Farei due volte il giro del mondo senza mai riuscire a capire che cazzo trasporti quella nave, ma forse un giorno lo capirei: droga. Pare che il borotalco provochi allergie. E pare anche la cocaina.
Per fortuna che ora il Parlamento ci regala una nuova legge elettorale. A quanto ho capito c'è il premio di maggioranza, la soglia di sbarramento, la coalizione, le candidature multple, le liste bloccate, le preferenze, lo scorporo, il recupero dei resti, mi dà un etto di prosciutto grazie? guardi ho fatto un etto e due, che faccio, lascio? lasci pure, che tanto di questi tempi.
Mio marito Lapo ha detto che la primavera segna un nuovo inizio. Mi ha così annunciato, una mattina in accappatoio, di volersi iscrivere al Movimento 5 Stelle. Poi ci ha ripensato. Ed ha acquisito delle quote della Casaleggio e Associati. Ora tutte le volte che viene pubblicato un post sulle scie kimike lui guadagna un euro. Si è comprato una Ferrari. Sopra ci ha fatto aerografare Adam Kadmon che limona con Roberto Giacobbo. Quel ragazzo inizia a preoccuparmi.
Distrarsi è imperativo. E così mi sono comprato un biglietto per l'Expo di Milano. Con Carlin Petrini che sfama il mondo a chilometro zero, ma che organizza master nella sua università con quota di iscrizione a parecchi zeri. Sfamare il mondo avrà pure dei costi.
Non sono giorni facili per chi soffre d'allergia.
SOCIETA'
1 dicembre 2014
[I grillini passano] I vacui restano
Il raffinato provinciale: Carlo Freccero, il clone lampadato di Travaglio: Andrea Scanzi e lo iettatore dal doppio cognome: Paolo Flores d'Arcais
E poi la banda informe dei Celentano, Cruciani (Giuseppe), Ramazzotti, Venditti, Dario Fo, la sedicente economista Loretta Napoleoni, Giovanni Consorte, Arturo Artom e (dispiace dirlo, pure) Leonardo Del Vecchio.
Ricordatevi questi nomi (non quelli degli inutili Fico, Dibbattista e altri illustri signori nessuno).
Chi per ruffianeria, chi per vanità. Chi per autoilludersi che a qualcuno interessi davvero sapere per chi cazzo vota Venditti. Chi per salire sul carro, chi per velleità da intellettuale del paesello.
Tutti ansiosi di fare endorsement pro-grillo solo qualche mese fa.
Oggi già pronti a riciclarsi (e se qualcuno chiederà conto delle trascorse passioni tanto reclamizzate all'epoca, son già pronte frasi del tipo: "avevamo creduto in Beppe, ma il movimento è stato tradito" e altre banalità), in attesa della prossima causa che possa servire a nient'altro che al loro vacuo ego.
Ecco perchè io non ce l'ho con Grillo e i gli inutili grillini.
Loro passeranno. Sono già passati.
Ma i succitati cialtroni no. Loro rimarranno.
politica interna
16 maggio 2014
[dal Corriere Fiorentino] Grillo chi?

Secondo tradizione preelettorale circolano tra i soliti “bene informati” sondaggi i cui dati vengono bisbigliati, accennati, fatti girare come merce clandestina al mercato nero delle previsioni. In vista delle amministrative fiorentine, al centro di questo brusio c’è il Movimento 5 Stelle. Dato in grande ascesa per le elezioni Europee, sulla base delle istanze antieuro di un leader che pure di euro ne fattura non pochi ad ogni tournée, a Firenze rimane difficile valutare la reale consistenza elettorale di una lista che nel 2009 raccolse poco meno di quattromila voti, pari a quasi il 2%. Alcuni ritengono che se il candidato del PD, Dario Nardella, non riuscisse a vincere al primo turno, al ballottaggio andrebbero proprio i grillini.

In attesa di verificare se i soliti informati lo eran davvero bene, non è difficile notare che finora la campagna dei grillini fiorentini non si è imposta all’attenzione generale per temi, iniziative o spunti di particolare rilevanza. Verrebbe quasi da pensare che la linea sia piuttosto quella di non esporsi troppo, limitandosi, ma senza eccedere, a qualche attacco a Nardella e all’ex sindaco Matteo Renzi. Lasciare insomma che a raccogliere i voti sia la campagna di Beppe Grillo, piuttosto che quella costruita sulle proposte di governo per Firenze.

Certo questo atteggiamento può essere fisiologico per un movimento dal carattere fortemente leaderistico come il 5 Stelle e probabilmente l’attivismo dei grillini fiorentini si muove più sul web che altrove. Tuttavia quando una forza si propone come alternativa radicale di governo, e lo fa prima ancora che in virtù dei sondaggi, per esplicita rivendicazione, sarebbe interessante conoscere in che modo intende non solo spazzare via tutti gli altri, che sono brutti, sporchi e corrotti, ma anche dedicarsi, nel tempo che rimane, a governare una città come Firenze. Quali sono i progetti proposti ai fiorentini, su che istanze si chiede il loro voto.

Ad una lettura del programma si trovano i punti classici della sinistra tipicamente alternativa a cui già si rivolgono altri candidati. Dal no all’aeroporto in nome del parco della piana, al potenziamento della raccolta differenziata, passando per la trasmissione in streaming del consiglio comunale (che peraltro avviene regolarmente da qualche lustro). Evidentemente la scommessa è che pur usando gli stessi argomenti di altri candidati, il predicare del leader nazionale sia l’unica chiave, anche a livello locale, di un successo che prende voti a destra, sinistra e dall’astensione. E a vederla con occhi grillini, forse è un calcolo politicamente astuto. Poi però, per i prossimi 5 anni, non ci sarà Beppe Grillo a sedere nel salone de’ Dugento in rappresentanza dei fiorentini.

dal Corriere Fiorentino di Venerdì 16 maggio

politica interna
8 maggio 2014
[Grillino ti amo] Schiavi (quasi) mai
Obbedendo ad un ordine di Casaleggio i senatori grillini mostrano la scritta "Schiavi mai".
politica interna
29 aprile 2014
[dal Corriere Fiorentino] Grillo. Ricordati che devi morire

Poco più di un anno fa Beppe Grillo faceva il suo comizio in una Siena sgomenta e preoccupata dalle inchieste sul Monte dei Paschi. Disse anche cose innegabili, tantomeno negabili di fronte ad un disastro che della politica è stato per tanta parte figlio diretto. Ma lo fece col piglio di urla violente contro pochi colpevoli, offrendo a tutti gli altri l’illusione di redimersi e sedersi dalla parte dei giusti urlando insieme a lui. Tanto investimento di voce gli valse, alle elezioni comunali di qualche mese dopo, la conquista di un seggio nel consiglio comunale di Siena.

Sabato scorso Beppe Grillo faceva il suo comizio in una Piombino sgomenta e preoccupata per la chiusura della fabbrica Lucchini. Ha detto cose piuttosto generiche contro il sindacato (che pure avrà le sue responsabilità) e contro la politica (che ci sta sempre bene), ma urlate con il solito piglio da Savonarola moderno e più ricco. Oltretutto nei suoi show di piazza, l’evocazione della morte ricorre ormai con una frequenza tale che verrebbe da rispondergli proprio come Troisi ai savonaroliani che gli ricordavano di dover morire; “mo’ me lo segno”. In realtà qualche piombinese a Grillo ha risposto con un cartello: “Troppo facile farsi vedere ai funerali. Non fate campagna elettorale sulla nostra pelle”. Il servizio d’ordine dei 5 Stelle, un movimento che del resto è abituato a considerare normali e giuste le censure che Grillo e Casaleggio impongono a deputati e senatori della Repubblica, ha provveduto a strapparlo di mano al piombinese che lo stava mostrando.

Vedremo quanti voti porterà questo comizio a Grillo alle comunali di Piombino e alle Europee. Certo quel cartello è stato rimosso, ma colpiva nel vivo. Perché farsi vedere troppo spesso ai funerali è abitudine da concedersi con moderazione, altrimenti finisce che qualcuno si accorge che è un giochino facile facile.

Perché qualche anno fa Beppe Grillo era ancora una volta a fare un comizio. Ancora una volta davanti ad una fabbrica destinata a chiudere. Uno zuccherificio, a Casei Gerola, in provincia di Pavia. E arringava i lavoratori di quello zuccherificio contro la politica bugiarda e l’infame Europa che aveva tolto i sussidi alla produzione di zucchero. Ebbene, solo pochi mesi prima, quello stesso arringatore di lavoratori in difficoltà, tuonava dalle colonne del proprio blog contro l’ingiustizia dei sussidi agricoli europei per la produzione di zucchero. “Zucchero di Stato” lo chiamava allora, denunciando la sconcezza di produttori inefficienti che stavano in piedi solo grazie ai sussidi.

In un paese senza memoria fare l’arringatore da funerale è mestiere redditizio. Ma in questo senso la Toscana, che pure avrà tanti difetti, potrebbe non essere il terreno più fertile per il predicare grillino.

politica interna
31 marzo 2014
[dal Corriere Fiorentino] La solita, immancabile, puntualissima svolta autoritaria

Era da un po’ che non si levavano appelli a difesa della Costituzione. E la cosa poteva effettivamente iniziare a preoccupare. Fosse mai che s’assopiscano i soliti guardiani dell’idea di Costituzione come testo sacro e intangibile. Idolo cui tributare omaggio d’allarmismo ad ogni annunciazione di riforma che tanto mai si concreta.

A tranquillizzarci sul fatto che i professionisti dell’accorato appello sono ancora vigili ci ha pensato l’associazione “Libertà e Giustizia” con tanto di rilancio del Fatto Quotidiano. Il titolo dell’appello non lascia adito a dubbi “Verso la svolta autoritaria”. Che se fosse realmente questo a cui stiamo andando incontro, forse, più che di professori universitari ci sarebbe bisogno di qualcuno abile a usare le armi e nel condurre una strategia di guerriglia. Del resto il bello di questi appelli è che essendo così frequenti ogni volta tocca aumentarne la carica tragico-emotiva, col rischio vero d’esagerare un po’.

La rodata compagnia della firma si schiera nella formazione tipo, che ormai la si potrebbe mandare a memoria come quella della grande Inter: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri … Rodotà, Settis e Zagrebelsky che proprio il Fatto rammenta essere “ i famosi tre nomi che il Movimento 5 Stelle aveva in tasca quando andò al secondo giro di consultazioni con Napolitano”. Movimento 5 Stelle guidato, come tutti sanno, da un sincero democratico come Grillo.

Andando alla sostanza della questione, se così si può dire, l’appello è più chiaro nell’indicare i presunti colpevoli della svolta autoritaria che non nello spiegare che tipo di rischi staremmo correndo. I colpevoli sono Silvio Berlusconi, ça va sans dire, e il suo nuovo complice Matteo Renzi. Quel di cui li si accusa è di voler snaturare la Costituzione. Un grande classico per un paese talmente immobile che viene da sorridere al considerare che c’è chi si mobilita proprio perché immobile rimanga.

E sia. Nel gran teatro della politica italiana una parte in commedia non si rifiuta a nessuno. E la maschera del guardiano della Costituzione è ormai parte della tradizione intellettuale del paese. Come fosse l’orpello accademico di un immobilismo congenito (istituzionale, ma anche economico, culturale, politico e sociale) che non avrebbe bisogno d’appelli per essere mantenuto.

Come nota a margine viene da rammentare che in fondo, anche quando Renzi divenne sindaco di Firenze non mancarono coloro che ci misero in guardia dai rischi della sua spietata brama di potere. Da fiorentino che al sindaco non ha mai risparmiato pubbliche critiche (spesso sferzanti) e che ad oggi non ha mai assaggiato alcun olio di ricino, devo dire che il nostro come dittatore non pare avere un gran futuro.


dal Corriere Fiorentino di domenica 30 marzo (versione leggermente più lunga rispetto a quella che poi abbiamo ridotto per motivi di spazio per andare in pagina)

27 marzo 2014
[dal Corriere Fiorentino] Quel che resta di Firenze

Orfana di Matteo Renzi la politica fiorentina fatica a trovare un nuovo asse intorno a cui ruotare. Non solo per il rilievo a cui la città tutta si è abituata nel corso dell’ascesa renziana ai vertici dello Stato, ma anche perché la sua vicenda in quel di Firenze è stata quella di un politico purissimo che si è affermato interpretando in modo brillante il ruolo del sovvertitore degli assetti di potere cittadini. Per farlo giocò la carte vincente del populismo civico, così come lo definimmo su queste pagine fin da quel lontano 2009.

Renzi scommise tutto sull’esaurirsi del ruolo di rappresentanza svolto fino ad allora dalle organizzazioni classiche. Lo fece presentandosi come l’interprete diretto dei bi-sogni dei cittadini, da troppo tempo mediati in via esclusiva, e sovente traditi, da vari agglomerati di poteri e poterini che stavano nei partiti, sindacati e cooperative locali. Ed ebbe ragione. La sua campagna per le primarie aveva per slogan “Prima Firenze” (quella di Zaia per la presidenza della Regione Veneto aveva per slogan “Prima il Veneto” e quella della Lega maroniana “Prima il Nord”, per una geografia politica di priorità e affinità, dove comunque Renzi fa scuola).

La campagna elettorale che si prepara per eleggere il suo successore politico, finora non ha trovato interpreti che indichino chiaramente da dove ripartire. Se da un nuovo ruolo delle organizzazioni classiche o da un rinnovato spirito civico che prosegua l’originaria ispirazione renziana. Certo i partiti locali non paiono vivere rinascimento alcuno. Il PD ha prima rifiutato le primarie in ossequio alla volontà di ricandidatura di Renzi, salvo poi trovarsi a rincorrerle visto l’evolversi della situazione. Ne è venuta fuori una cosetta simpatica e carina, ma di scarso rilievo, che consegna a Nardella una leadership nei numeri, ma tutta da costruire nella sostanza. Quanto al modo in cui i partiti del centrodestra stanno gestendo questa fase è bene non dire troppo. Per non infierire.

Ma quel che è più curioso è che nel frattempo dalla scena sembrano spariti, per vie diverse, anche i comitati civici, o presunti tali, che sostennero le varie candidature di Spini, Razzanelli e De Zordo. E’ come se l’attivismo e il protagonismo di Renzi avessero svuotato tanto i partiti, quanto i comitati. Probabilmente non è così. Ma il sospetto rimane.

Così come rimane da valutare il ruolo dei cinquestelle. Considerando che Firenze non è la Parma in bancarotta dove vinse il grillino Pizzarotti. E civismo non è attaccare Renzi sulle docce a casa di Carrai. Quello va bene per le ospitate in trasmissioni trash che la tv italiana non manca mai d’offrire.
Restiamo in attesa.

dal Corriere Fiorentino di giovedì 27 marzo
5 dicembre 2012
[Grillo, formaggio Casaleggio e la Costituzione] Chi gliela spiega?
Dicevamo delle regole grillesche per i "suoi" eletti: CREDERE OBBEDIRE COMBATTERE. Chi sgarra viene linciato ed estromesso. Bene.
Ora però chi glielo spiega a Grillo e formaggio Casaleggio che esiste quella cosa chiamata Costituzione che all'articolo 67 spiega che ogni membro del Parlamento esercita le sue funzioni SENZA VINCOLO DI MANDATO?!
politica interna
7 novembre 2012
[Decalogo] La sintesi è tutto
Grillo ha stilato un decalogo. 10 regole 10.
Che spreco. Per spiegare il suo movimento sarebbero bastate 3 parole d'ordine 3.
CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE.
politica interna
23 maggio 2011
[Post-elettorale dal Corriere Fiorentino] Chi ha perso è chiaro. Chi ha vinto assai meno

Berlusconi perde, ma si fatica a capire chi abbia vinto. Certo, per ora, ha vinto Pisapia nel confronto politicamente più importante di queste elezioni amministrative. Un volto sereno in una campagna elettorale velenosa. Entusiasta e soprattutto privo di quell’arroganza da superiorità morale che solitamente nuoce a tanti esponenti del Pd e della sinistra in genere, Pisapia col suo risultato ha dimostrato che per contrapporsi a Berlusconi ci sono risorse migliori che non il dargli di mafioso e corrotto.

Quello va bene piuttosto per far crescere un grillismo che trova ottimi risultati, ma non decisivi elettoralmente, a Torino e Bologna e che anche in Toscana manifesta una presenza crescente. Quella di Grillo è propaganda che recupera dall’astensione e cavalca il malcontento usando una retorica giocata sull’estremizzazione, ma abbondante delle contraddizioni di chi vuol esser sempre nei panni del giusto e dell’incacchiato. Grillo, per dirne una, è quello che protestava contro i sussidi europei alla produzione di zucchero perché uccidevano i produttori dei paesi poveri, ma quando di lì a poco l’Europa tagliò davvero quei sussidi, provò a vendersi per il difensore di chi aveva perso il lavoro perché gli zuccherifici italiani avevano chiuso.

Ma se l’estremizzazione dello scontro voluta da Berlusconi ha favorito alcuni suoi competitors, ne ha certamente danneggiati altri. Il terzo polo è infatti rimasto un auspicio incompiuto, esiste, ma non è decisivo. Una performance che farà riflettere anche chi, da parecchio tempo ormai, è annunciato come futuro discendente in campo.
Ed è interessante oggi guardare proprio alle evoluzioni possibili di questi che, per ora, sono solo piccoli smottamenti di un quadro che le elezioni politiche del 2008 sembravano aver solidamente imbragato.

Il perno rimane ancora Berlusconi. Indebolito, incattivito, innervosito e ad oggi privo di una exit strategy credibile. Intorno a lui si moltiplicano le linee di frattura interne alla coalizione che lo sta sostenendo dallo scorso dicembre. Ma insieme a lui iniziano a mostrare segni strutturali di difficoltà anche gli altri attori, compresi i suoi più acerrimi rivali, che hanno dato vita alla cosiddetta Seconda Repubblica e che, nonostante i cambi di simbolo o di casacca, sono sulla scena da quasi un ventennio.

Quali spazi possano aprirsi per nuovi competitors e nuove offerte politiche è ancora presto per dirlo, ma cresce il sospetto che il logoramento del sistema possa davvero preparare il terreno per nuovi esiti elettorali.

dal Corriere Fiorentino (http://corrierefiorentino.corriere.it/) di mercoledì 18 maggio

politica interna
30 marzo 2010
[Di Pietro e Grillo] Imbecilli in malafede e voto di protesta
Dal Corriere della Sera.
Antonio Di Pietro: "E' giusto che Grillo faccia il suo voto di protesta pura".
Beppe Grillo: "E' un imbecille in malafede chi ha parlato di voto di protesta dato al Movimento".
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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