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15 dicembre 2015
Il giochino dei titoli e gli opposti benefici

Se c'è un paese che con la libertà ­ha un rapporto schizofrenico, questo è l'Italia. Capace di far convivere nel proprio stesso nome evocazioni d'anarchia e burocrazia, laissez-faire e statalismo, grandi passioni ed infinite rassegnazioni. Con un'unica linea di coerenza, quella di trovarsi sempre ad una delle estremità possibili. Guai rammentare invece la necessaria controparte della libertà: la responsabilità. Per quella non c'è mai tempo.

La libertà di stampa non fa eccezione. Spesso si rammentano classifiche internazionali in cui ci posizioniamo dopo il Congo, ma di contro chiunque può rammentare che siamo abituati a leggere titoli che nemmeno nella Sodoma dei bei tempi andati. Tra i pochissimi paesi al mondo abbiamo un ordine dei giornalisti, salvo poi scoprire che non serve a un granché. Periodicamente c'è chi proclama di volerlo abolire, come Grillo, se non fosse che i suoi deputati partecipano proprio ad iniziative indette da quello stesso ordine.

E potremmo andare avanti fino ad arrivare alla Leopolda dell'altro giorno, dove è andato in scena il giochino di far votare ai leopoldini e alle leopoldine i titoli di giornale ritenuti più bugiardi nel raccontare l'azione del governo. Tra i quotidiani più rammentati dai sostenitori del Presidente del Consiglio figura Il Fatto Quotidiano, i cui giornalisti si sono risentiti facendo presente che questo è un insulto alla libertà, e ancor prima all'onorabilità, del loro lavoro. Loro e di quello del loro direttore, Marco travaglio, che in questi giorni gira l'Italia con il suo show dal titolo molto efficace “Slurp”, in quanto dedicato ai giornalisti, scusate se si è filologicamente corretti, leccaculi. Con tanto di nomi, cognomi e un caro saluto all'onorabilità.

Ma di tutta questa vicenda a noi preme guardare il riflesso politico. Con la speranza di sbagliarci nell'immaginare che – al di là dei fini ludici del sondaggio della Leopolda – vi fosse in fondo la volontà di provocare e riproporre uno schema che è stato la fortuna politica di Silvio Berlusconi per tanti anni. Ovvero quello di occupare il centro della scena grazie agli attacchi demonizzanti di una parte della stampa e dei media. Un gioco di mutuo scambio e mutua convenienza. Perché così come questo schema ha giovato a Berlusconi, così ha garantito rendite di posizione ad ampie schiere di giornalisti specializzati nell'antiberlusconismo militante.

Pochi giorni fa Paolo Mieli, a colloquio con Eugenio Scalfari, salutava con favore la scelta di Calabresi come nuovo direttore de La Repubblica, quasi a sancire il passaggio ad una fase politica diversa. Ecco, speriamo che si vada avanti su questa strada. Perché tornare all'antico non farebbe bene a nessuno. E francamente, sarebbe pure parecchio noioso.

dal Corriere Fiorentino di martedì 15 dicembre

1 giugno 2010
[Ferruccio De Bortoli] Da bell'uomo a bello e basta
De Bortoli è un bell'uomo. Ma a leggere la risposta ad Angelo Rizzoli sul Corriere di domenica c'è di che limitarsi a dire che più che uomo, è bello.
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31 gennaio 2008
[Come va il sondaggio intellettuale] Ferrara guida incalzato da Bordin, attenzione a Scalfari in rimonta
30 gennaio 2008
[Sondaggione di Labouratorio] Alla ricerca degli intellettuali perduti


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In Italia esistono ancora i cosiddetti “intellettuali”? Chi sono? Che ruolo hanno? I partiti se ne interessano ancora?
Organici o meno, ci pare che il ruolo degli “intellettuali” sia in forte declino nel nostro paese. Non sappiamo se sia un ben od un male. Lo prendiamo come un dato di fatto, o almeno un pretesto per giocarci su. Vi proponiamo quindi una serie di sondaggi sul “chi sono gli intellettuali italiani?”, nel quale sottoporremo al vostro insindacabile giudizio una serie di nomi di intellettuali potenziali. A voi decidere, con il voto, se lo sono di fatto oppure no. A voi la discrezione di motivare le vostre scelte tra i commenti.

Non saremo del tutto imparziali nel sottoporvi di volta in volta i vari elenchi di nomi. Lo diciamo subito a scanso di equivoci e perché da situazionisti consumati amiamo essere anche un po’ di parte. Nel presentarvi i vari nomi in lizza daremo quindi anche dei giudizi sommari per influenzare il vostro voto, con la speranza che vorrete contraddirci financo in malo modo.

Diamo però due o tre direttive di buonsenso che possano guidare il vostro giudizio. Un intellettuale deve saper trattare con sufficiente cognizione di causa e coerenza logica una vasta gamma di temi di pubblico interesse, che possono andare dalla politica estera a quella economica, dall’analisi dell’oggi alla ricostruzione storica, etc … Un intellettuale deve inoltre saper divulgare, saper analizzare e saper approfondire quanto basta.
Ma più di ogni altra cosa, un intellettuale dovrà superare il vostro duro giudizio.
Amici, lettori, compagni, fratelli, armatevi di mouse ed emettete la vostra sentenza.

Stavolta tocca ai DIRETTORI. Di quotidiani, reti televisive e radio, non importa. Importa solo che voi li riteniate all’altezza del compito. Un direttore è un capo con tanti capi. L’importante è che almeno uno di questi funzioni a dovere!
La sua libertà va considerata in massimo grado per dare un giudizio? No, a patto che però non si ecceda nel senso opposto, o che il direttore non diriga innanzitutto la sua carriera e la sua fazione.

Giuliano Ferrara _ Da Togliatti a Ratzinger, passando per Craxi e Berlusconi. Un comunista liberale, un giacobino devoto, un grande provocatore, un geniaccio che edita il più divertente quotidiano italiano e conduce una delle trasmissioni più gradevoli fra quelle di approfondimento politico-culturale (a parte quando la si mena con la fede).
E scusateci … ma se non è intellettuale lui … !

Vittorio Feltri _ Certo della certezza dei lumbàrd. Ambasciatore dei valori sani dell’ippica, per lui tutto sembra scontato. La sufficienza è la cifra del suo ragionare. Cerca di accattivarsi le nostre simpatie con una buona serie di avventure giudiziarie per diffamazioni varie. Sfiora il tentativo di corruzione nei confronti della nostra sensibilità anti-ordine, quando nel 2001 viene radiato dall’albo dei giornalisti lombardi. Oggi è libero di dirigere Libero.
Nonostante queste medaglie che nessuno potrà mai togliergli, ci vien da pensare che forse sia troppo sufficiente per essere considerato intellettuale.

Piero Sansonetti _ Da l’Unità, dove ha svolto anche il ruolo di “missionario” in terra yankee, a Liberazione col subcomandante Fausto. Capello fluente e sguardo ammaliante che tanto piace ai salotti televisivi. Fa tanto retrò, ma ci suscita simpatia. La sua polemica cubana gli vale il nostro appoggio alla sua candidatura.

Paolo Mieli _ Il pupillo di Rcs. Direttore del Corriere della Sera con filo diretto sempre aperto con la procura di Milano. Placido e letale. Figlio del fondatore dell’Ansa e intimo di Togliatti, Renato Mieli, lo si dava per possibile presidente RAI. E invece è tornato in via Solferino, per schierarsi nel 2006 a favore dell’Unione in uno splendido editoriale in cui tutto chiariva, tranne le ragioni di quella scelta.
Non ci convince fino in fondo come intellettuale. Ci convince molto di più nelle vesti del segretario del proprio partito, che in Italia pesa più dell’Udeur.

Eugenio Scalfari
_ Splendido liberalgiacobino. Intramontabile nonostante gli allarmi di una folta barba bianca che ne denunciano una senilità incombente. Padre padrone de La Repubblica, anche se aveva cominciato a darsi al giornalismo con “Roma fascista”.
Mister Espresso; nonostante formalmente non diriga più il suo giornale, quello rimane “il suo giornale”. Condivide con Mieli non solo la firma su una lettera contro il commissario Calabresi, ma anche il ruolo di segretario di un proprio partito. Anche quello di Scalfari conta più dell’Udeur.

Enrico Mentana _ Giovane socialista rampante a suon di mitraglia. Prima dirigeva il Tg5 … prima che il truccatissimo Rossella glielo soffiasse con un trucco. Adesso è direttore editoriale di Mediaset e si diletta con Matrix. Forse è troppo immaginarlo nelle vesti dell’intellettuale, ma considerato il suo passato di giovane socialista la nostra parzialità è ben motivata.

Massimo Bordin _ Se con Mentana siamo stati di parte, con lui lo saremo anche di più … ma senza esagerare. Vecchio giovane trotzkista, è oggi radicale di culto pannelliano. Nonostante le sue deviazioni, infatti, rimane legato indissolubilmente all’ayatollah Giacinto. Glielo perdoniamo solo perché un suo sospiro durante Stampa e Regime vale tanto oro quanto pesa Pannella.

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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