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politica interna
25 gennaio 2013
[dal Corriere Fiorentino] Pci, Pds, Ds, Pd ... Mps
Ai senesi piace raccontare, lo si legge anche su Wikipedia, che il Monte dei Paschi «nacque come monte di pietà per dare aiuto alle classi disagiate». Ma quel Paschi, parte del nome che l'istituto assunse nel 1624, fa chiaro riferimento ai pascoli, quelli della Maremma, dove tanti pastori da tutta la Toscana si recavano per passare l'inverno, compiendo la celebre transumanza. Fin dal 1300 i senesi, sotto la cui giurisdizione ricadeva la Maremma, imponevano una tassa per il passaggio delle greggi e di lì nacque la fortuna di quello che poi diventerà, appunto, il Monte dei Paschi di Siena. Quei pastori usavano dire una frase, diventata poi motto popolare: In Maremma siam condotti /Ognun pensi per sé /E Iddio per tutti.
Quel motto poteva andar bene per i pastori. Mal s'adatta invece a un partito politico, dove ognun potrà anche pensar per sé, ma alla fine si deve parlare con una voce sola. E il Pd, erede dei Ds, del Pds, del Pci, sulla vicenda del Monte dei Paschi difficilmente può permettersi di non aver nulla da dire. Certo si può confidare in un'amnesia collettiva dell'intero Paese, come forse immagina Massimo D'Alema, che stavolta non sarà ricandidato come d'abitudine nel collegio del Salento suo storico serbatoio di voti, quando dice che il Pd non si è mai occupato del Mps. Una linea simile a quella del segretario Bersani che in bersanese puntualizza: “il Pd non c'entra un tubo di niente”.
Più timido di come ce lo ricordavamo nella campagna per le primarie (quando difendendosi dalle accuse dei bersaniani sul suo rapporto col finanziere Serra rispose per le rime dicendo “conosco bene che danni ha determinato il rapporto tra finanza e politica: in sei mesi hanno distrutto quanto i senesi hanno creato in 600 anni”) l’ex rottamatore Matteo Renzi, che stavolta opta per un più cauto “c’è una responsabilità della politica”. E sembra proprio questo il filo da tirare. Renzi giustamente si riferisce alla “politica” e non solo ad una parte o ad un partito (che pure difficilmente può far finta di nulla), ma rimane un po’ vago, diciamo. Certo però, per quanto sfumate, le voci all’interno del Pd su questa vicenda paiono più d’una.
E allora che diranno del caso senese Renzi e Bersani quando il 1° febbraio saranno insieme su un palco a Firenze? Andare in scena senza nemmeno un canovaccio comune può esporre al rischio di passare come quei pastori che andavano in Maremma ognun per sé e Iddio per tutti. Anche se loro, a differenza d’altri, il Monte dei Paschi contribuirono a farlo ricco e grande.
politica interna
30 aprile 2008
[n.20] Labouratorio e i Compagni di Scuola
Per i compagni di scuola le lezioni sono concluse. Dopo la full-immersion del corso primaverile 2008 crediamo sia giunta l’ora di raccogliere i panierini ed intraprendere la via della vita … quella privata.
I compagni di scuola, riprendendo la formula brillante coniata da Andrea Romano, sono quegli uomini e donne che hanno formato la principale classe dirigente della sinistra italiana degli ultimi disastrosi 20 anni. Una generazione di dirigenti che son passati attraverso gli ultimi sussulti del Pci, hanno assecondato il delirio politico di Mani Pulite senza capire che lì veniva violentata la sinistra italiana, son sopravvissuti al disastro della gioiosa macchina da guerra di Occhetto, han tolto una P per diventare Ds, fino a tentare il salto mortale del Partito Democratico. Il tutto senza mai riuscire ad essere altro che ex-comunisti e vivendo la gran parte della propria parabola politica in un paese che a tutte le elezioni politiche (anche quelle che han portato Prodi al governo nel ’96 e nel 2006) ha preferito votare a destra che a sinistra. Oggi, quella parabola si avvia alla conclusione.

Massimo D’Alema, Livia Turco, Fabio Mussi, Antonio Bassolino, Claudio Petruccioli e Piero Fassino, entrati nella segretaria nazionale del Pci nel 1987, hanno, attraverso percorsi diversi ed in modi diversi, preso la via dell’uscio, come si dice a Firenze. Adesso pare che la campanella sia suonata anche per Walter Veltroni.
Chi scrive non se ne dispiacerà troppo. “Raramente quella generazione ha accettato di non avere nulla da dire, dopo lo stravolgimento delle coordinate che ne avevano accompagnato la formazione e l’ascesa. Così come non ha mai accettato di passare la mano dopo le sconfitte, di misurarsi con l’elaborazione profonda delle ragioni soggettive e politiche di quei rovesci, scegliendo invece la strada più sbrigativa delle molte abiure e delle nuove verginità”. Mai ripensata in termini collettivi e politici la propria storia e quella dell’esperienza politica del Pci, mai affrontato realmente il nodo del confronto con l’eredità di Craxi e dell’ultima esperienza innovativa della sinistra italiana, mai avuto l’ardire di rischiare fino in fondo (e chissà che non sia stato forse Occhetto il più temerario).

Non potevano più dirsi comunisti, ancor meno potevano e volevano essere socialisti in Italia. Hanno così camminato per anni sul filo del non essere politico. Troppo impegnati a mantenersi in equilibrio per capire che era necessario saltare anche a costo di farsi male; perché sotto di loro, intanto, crollava il pavimento dell’Italia berlusconiana. Ogni passo fatto su quel maledetto filo del non essere è stata un’occasione persa per provare a rimettere i piedi a terra. Il salto mortale del PD è arrivato tardi ed è stato fatto pure male. Ma poco cambia, perché intanto il paese si è mosso sotto di loro ed oggi ci consegna un centrodestra mai così vicino a cristallizzare un blocco di consenso vincente per lunghi anni (leggere l’ultimo libro di Tremonti per approfondire).

Qualcuno potrà vederla come una vendetta della storia, ma la storia non è giusta, è solo spietata. E la più grande spietatezza sarebbe se oggi, qualcuno di quei compagni, avesse intenzione di non lasciare definitivamente la scuola. Non avrebbe senso riprovare. Non ci sono più esami di settembre.

Sommario del n. 20

POLITICA
18 ottobre 2007
[Dualemismi] Quando eravamo socialdemocratici
Tu non hai pensato a un partito dell'Ulivo? "No. Fu chiarito fin dall'inizio che il bipolarismo italiano era un partito di coalizione e che soltanto il rispetto dell'identità del Ppi gli avrebbe consentito di venire con noi. Dicono che io sia un tattico, cioè uno che si adatta alle circostanze. Non è vero. Sono invece di una coerenza ferrea e noiosa. Se hai voglia di andarti a rileggere il discorso del giugno '94, quando chiesi la fiducia per diventare segretario del Pds, c'è scritto che non volevo il partito dell'Ulivo".
Già pensavi al partito socialdemocratico? "Sì, è scritto lì. E' scritto che dobbiamo completare la svolta creando un partito saldamente impiantato nella tradizione del socialismo europeo".

(Massimo D'Alema, intervistato da Bruno Vespa per il libro "La Svolta. Il pendolo del potere da destra a sinistra", Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1996)

CULTURA
16 luglio 2007
[Riflessioni storico-politiche] Intervista a Massimo Bordin - IV ed ultimo Capitolo


Riflessioni storico-politiche: costituente socialista, prospettive referendarie, l'anomalia Pci-Pds-Ds, ciò che sarà e ciò che non fu
IV ed ultimo Capitolo dell'Intervista a Massimo Bordin

Introduzione
- Buongiorno e benvenuti a Stampa e Reggime


Capitolo I
- Radio Radicale un esempio di servizio pubblico

Capitolo II - Da Trotsky a Pannella. Storia inedita del primo incontro fra Massimo e Marco

Capitolo III - Radicalia. Da Riccione a Padova verso la Rosa nel Pugno


CAPITOLO IV

Qual’è la sua valutazione di questa fase che si apre per la Costituente Socialista? Perché da quanto ho avuto modo d’intendere durante una sua passata conversazione con Pannella, fra voi la lettura del progetto non è univoca.

Dunque, io non sono un estimatore dell’operazione Bertinoro …

E questo lo sapevamo

No! Ma perché l’operazione Bertinoro fatta in quel modo in realtà ha finito per dare spazio all’interno dello Sdi, non tanto nella componente di Turci, che non ho ben capito cosa sia ancora, ma certo nella componente Sdi ha dato fiato ad una sorta di anti-radicalismo che nello Sdi c’è ed è palpabile. Io mi sento dire dagli amici socialisti con cui vado a cena e parlo: “ora c’è Bertinoro, quindi poi vediamo, se voi volete, potrete …”. E io gli rispondo: “Beh, te lo puoi scordare in questi termini!”. Questa è la chiave di lettura con cui l’operazione viene letta. Quindi in questi termini non mi convince.
Altra cosa, invece, è riproporre l’unità dei socialisti. Io penso che l’unità dei socialisti, se ci sarà, sarà dentro la Rosa nel Pugno, è questo l’unico progetto politico che può portare ad una forte unità dei socialisti. Però questo lo penso io, come radicale. La divergenza con Pannella - se proprio vogliamo trovare una divergenza, che poi più che una divergenza è il frutto di diverse sensibilità – è che io non mi sento di dire ai socialisti che anche loro la devono pensare così. Perché mi rendo perfettamente conto che il loro riunirsi è questione importante … importante.
Loro la vedono come preliminare. Pannella invece gli dice: “guardate che se fate la politica dei due tempi non farete l’unità e non farete nemmeno la Rosa nel pugno”.
Probabilmente ha ragione Pannella, anzi molto probabilmente ha ragione Pannella … però il fatto è che questa cosa è, secondo me, è una pulsione profonda dell’area socialista e quindi tanto vale farci i conti. E tanto vale, quindi, non esagerare … come Pannella per la verità non ha mai fatto … ma altri Radicali sì, in termini a volte anche un po’ sprezzanti nei confronti di un’esperienza che invece tanti militanti socialisti vedono come la propria vita politica, per la quale credo si debba avere il massimo rispetto.

L’unità socialista quindi è importante, non è un dato accessorio …

Non le pare però che tutti questi conti li stiamo facendo senza considerare che di qui a qualche mese potrebbe arrivare un oste inatteso a chiedere il conto?

Lei ottimista! Parla addirittura di mesi!

- squilla il telefono del Direttore. Breve interruzione e poi riprendiamo facendo un passo indietro –

Il segno di una situazione in sommovimento si è visto proprio a Bertinoro, dove hanno partecipato anche esponenti e militanti di vari partiti e movimenti di area laica, repubblicana, liberale …

No vabbè, ma insomma … va tutto bene! E’ vero che quest’area dovrà essere aggregata, ma secondo me non ci sarà bisogno di una particolare proposta organizzativa. Verrà da sé perché stiamo parlando davvero, e rubo il termine a Turci, di un pulviscolo.
Allora il problema è: munirsi di una retina con cui si gira per l’Italia cercando di acchiappare il pulviscolo, oppure cercare di fare un’operazione forte, aggregante e che poi davvero si porta dietro qualcosa di più che non solo il pulviscolo?
Questa è un po’ la mia divergenza, ma detto questo, insomma, non le vivrei come divergenze capitali, perché tali non sono
Per tornare invece al punto del quadro politico in forte sommovimento a me preoccupa, molto più di Turci che cerca di aggregare il pulviscolo, questa storia del cantiere. E qui le dico il mio parere, che come è noto non conta nulla, non faccio parte di nessuna struttura dirigente dei Radicali. Io non riesco a vedere una forza che poi riesca ad inglobare anche Mussi, Cesare Salvi ed altri. Anche perché lì, semmai, l’imprinting lo dà Fausto Bertinotti col suo revisionismo trendy, per cui cosa c’entra la tradizione socialista, liberale e riformatrice con quella … che per carità è una tradizione rispettabilissima … anche se per la verità, a questo punto Bertinotti sta mettendo insieme un po’ di tutto e forse un po’ troppo di tutto, rischiando anche lui di perdere a sinistra, come già sta accadendo ed è cosa inevitabile, perché non si può stare al governo con la IV Internazionale! Non è oggettivamente possibile! E, d’altro canto, può perdere anche sulla destra. Ed è l’operazione stessa che rischia di non tenere, tanto è funambolica ed affabulatrice.

Sulla questione del cantiere e del rapporto con Sinistra Democratica o Rifondazione condivido in pieno la sua lettura.

Ma come si fa a pensare di mettere d’accordo, non dico Pannella, per carità, ma Boselli e Mussi sulla Scala mobile, per esempio. Alcuni di questi ne chiedono la reintroduzione … beh … non lo so.
E non parliamo di politica internazionale …

Questa situazione è legata in fondo all’ambiguità che c’è nel gruppo di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo, in cui vi sono diverse anime che per il momento convivono, me che dovranno esprimere, di fronte ad un futuro aut aut, opzioni chiaramente diverse.
Per non fare nomi: la Bandoli è inevitabile che guardi a Rifondazione!


Ecco, per esempio, con Fulvia Bandoli la vedo un po’ difficile mettersi d’accordo sulla politica estera .. dico per un socialista, per un Radicale è impossibile!
Altra cosa è trovare terreni di convergenza, quello che dicevamo all’inizio, in cui si possa essere uniti.

Tornando invece al macroscenario, lei ha detto che è ottimismo parlare di mesi, invece che di settimane, in vista di una possibile crisi …

No, non lo so, io mi attengo alle notizie della giornata, in cui i Ds si attestano sulla linea del “non ci farete fare la fine di Bettino” … non mi sembra che siano ottimisti! (ricordo che l’intervista risale al 23 maggio – ancora non c’era stato il discorso di Veltroni e la contemporanea cancellazione dai quotidiani del tema: intercettazioni Unipol-Bnl et Rcs. Il riferimento del Direttore è alle dichiarazioni del Senatore Ds Enrico Latorre. ndInoz).

Direi di no! Ma anche se la domanda forse non può avere risposta … lei che scenario vede profilarsi di qui a qualche mese? Il referendum potrebbe assolvere alla funzione …

Parliamoci chiaro. Allo stato attuale il referendum non ha il potenziale che lei evoca (ricordo che eravamo al 23 maggio ndInoz). Insomma, il primo referendum Segni, che ha marcato il punto di svolta dell’ipotesi verso cui poi si è incamminato il sistema politico, era basato su una fregnaccia sostanzialmente antidemocratica, cioè la limitazione delle preferenze. Una limitazione fondata sulla considerazione acutissima che siccome la mafia faceva le martingale sui numeri di preferenza, allora bisognava mettere una preferenza unica. Con questa logica, siccome fanno le estorsioni ai negozi si chiudono gli esercizi o si limitano le derrate, insomma … un delirio!
Detto questo però, malgrado la sostanziale pochezza del referendum, quel referendum aveva una forza attrattiva non per quello che il referendum era in sé, ma per quello che nell’immaginario rappresentava. Mi si deve venire a dire che oggi, questo referendum del professore Guzzetta ha la stessa capacità di stimolare l’immaginazione dell’elettore. Mi pare di no.

Anche se c’ chi cerca di presentarlo strumentalmente con slogan del tipo: “togliamo i partiti piccoli”, “impediamo ad un Parlamento dove si arrocca la partitocrazia …

Senta, diciamoci la verità, questo paese non ne può più! Abbiamo cominciato a parlare di sistemi elettorali a metà degli anni ’80. Sono passati 20 anni - cioè la durata del fascismo, non un’inezia – e non ci siamo negati nulla! Siamo il paese più ricco di sistemi elettorali, ne abbiamo a patchwork! Ed è cambiato qualcosa? Pare di no!
E allora come fa la gente oggi ad entusiasmarsi?
Forse un concetto diverso potrebbe essere quello di una riforma costituzionale. Ma anche qui destra e sinistra sono riuscite in un capolavoro: la destra a fare un’altra porcata come il sistema elettorale, con le riforme federali, in cui però c’erano anche delle cose giuste; che la sinistra invece, condannando in blocco quella riforma , ha fatto bocciare e che adesso non può quindi rigiocarsi.
Per cui anche su questo sono riusciti a bloccare un passaggio che era importante, perché le riforme elettorali senza riforme costituzionali poi non funzionano. E questo i radicali l’hanno sempre detto … poi per i Radicali è facile: un modello molto semplice, molto lineare che però funziona se è semplice; perché il uninominale maggioritario a un turno se è semplice funziona. Se lo si riduce ad una giostra barocca come ha fatto Mattarella ed il sistema dei partiti, diventa una cosa ingestibile.

E quindi il superamento di un bipolarismo che alcuni chiamano coatti, altri lo definiscono “bileaderismo statico”, ..

Ah possiamo sbizzarrirci! Poi però vince De Rita!
Comunque no, non continua. Troveranno altre soluzioni, purchè si riesca ad evitare la riforma – e qui arriviamo a quello che diceva lei all’inizio (conversazione prima della registrazione ndInoz) – delle “caste”, delle incrostazioni di regime di questo paese, che sono davvero una palla al piede.

Ma una nota d’ottimismo per coloro che si sentono parte di un’area laica, liberale, socialista, radicale, repubblicana, etc …?! Non è che in questo stravolgimento si riuscirà a trovare l’occasione per proporre una nuova aggregazione d’area?
In fondo noi, parlo da figlio di socialisti, anche se Radicale per tendenza, noi siamo quelli che hanno già pagato. Pensando alla frase di Latorre su Bettino mi viene in mente la canzone di Boob Dylan “Like a Rolling Stone” .. dove dice “come ci si sente?” come ci si sente a trovarsi oggi nelle condizioni in cui noi già siamo?


Guardi, visto che lei ha avuto la bontà di evocare il mio passato … beh .. io resto sempre della mia idea. In questo senso: che in realtà c’è un problema che ormai c’è solo in Italia ed è, come dice Berlusconi, il Pci-Pds-Ds. Allora i casi sono due: o questo aggregato di militanti cambia, ma cambia sul serio; oppure è bene che si levi di mezzo. E’ bene che la soluzione politica della crisi italiana, che è una crisi strisciante, passi attraverso, non la rigenerazione, ma la dissoluzione di questa formazione.
Questo è il problema italiano dagli anni ’70 … probabilmente anche prima … ma insomma questo è il vero problema. Senza una situazione del genere … ed io non le nascondo che penso molto di più a questa ipotesi praticabile, cioè una secca sconfitta, un ridimensionamento nettissimo, una riduzione alla marginalità politica di questa forza. Perché alla possibilità che cambi è anche ingiusto pensare. Lo so che adesso mi si dirà che una parte ormai non irrilevante degli iscritti ai Ds non ha mai avuto la tessera del Pci, questo è vero, ma la cosa non rileva! Perché il tipo di cultura politica che un vertice che ha sempre funzionato per cooptazione, che non è mai riuscito a contaminarsi … e da questo punto di vista il punto più alto è stato con Occhetto, non è stato certo con D’Alema, non c’è alcun dubbio su questo … ma neanche lì riuscì. Lì i Radicali ci provarono, seriamente, ma neanche lì riuscì.
E allora è bene che questo intralcio autentico si levi di mezzo.
Io penso questo, molto semplicemente. So benissimo che questa può essere vista come una posizione anticomunista estrema, ma francamente non so che farci …

Però lei indirizza il suo anticomunismo contro il gattopardismo diessino che non ha mai dato ad un vero ripensamento. Però c’è ancora chi si dice comunista ed esprime una reale base di consenso fidelizzata a cui non è mai stata portata una sfida reale. Se vuole sono stati sfidati più dai Radicali e da Pannella sul loro stesso terreno che non da altri …

Ma infatti la sfida reale è quella che dev’essere portata da una politica intelligente come quella di Mitterand o come quella che tentò Pannella e tenta continuamente. Riproponendo uno schema sostanzialmente simile … anche se poi l’irrompere di Berlusconi ha cambiato molte cose in questo paese, parliamoci chiaro …
Però lei pensi come sarebbe diversa oggi la situazione dei Radicali se avessero tenuto il punto quando Cossutta e Leoluca Orlando posero il loro veto all’ingresso nell’Unione nel 1994. Quando furono loro a porre il veto nei confronti di Radicali e socialisti. I Radicali dissero: guardate, già tanto tanto non ci andava! Se poi la mettete così, arrivederci e grazie!”. I socialisti invece tennero il punto, vollero o scelsero di tenerlo … oggi sostanzialmente queste due forze si ritrovano. Mi resta la curiosità di pensare: “ma … se allora Pannella fosse stato più arrendevole” .. ammesso che mai ciò possa essere! E’ un ossimoro Pannella arrendevole … beh cosa sarebbe successo? Non ne ho la più pallida idea … però certo lì, parlare di tentativo di abbraccio mitterandiano sarebbe stato francamente velleitario … quindi forse è giusto così.

La ringrazio davvero Direttore!

E di che?! Io mi sono divertito

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Introduzione - Buongiorno e benvenuti a Stampa e Reggime

Capitolo I
- Radio Radicale un esempio di servizio pubblico

Capitolo II - Da Trotsky a Pannella. Storia inedita del primo incontro fra Massimo e Marco

Capitolo III - Radicalia. Da Riccione a Padova verso la Rosa nel Pugno


Capitolo IV -
Riflessioni storico-politiche: costituente socialista, prospettive referendarie, l'anomalia Pci-Pds-Ds, ciò che sarà e ciò che non fu

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