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politica interna
11 luglio 2016
Il guardiano del parco
vita da impiegato
26 novembre 2015
Scontrini e carriere
Io il libro di Davide Vecchi dedicato a Renzi l'ho pure comprato.
S'intitola "L'intoccabile". Vecchi è un giornalista - credo - che scrive sul Fatto Quotidiano. Uno di quei giornali che affronta gli argomenti con la convinzione che il giornalista debba essere come il magistrato. Ossia debba formulare un'accusa. E poi insistere.
In altre parole. Il Fatto Quotidiano non si pone la domanda "Ciuffoletti è uno stronzo?". Sì, no, vediamo. Il Fatto Quotidiano assume che "Ciuffoletti è uno stronzo". Punto. Dopodichè svolge la propria accusa. Reiterandola ogni giorno, con scarsa possibilità di replica da parte dell'accusato.
Questo giochino, peraltro, viene fatto in collaborazione costante con procure che girano al Fatto indiscrezioni che il Fatto rilancia ed amplifica, secondo quel meccanismo perverso per cui l'amministrazione della giustizia e la corretta informazione cedono il passo all'autopromozione di giornalisti e magistrati in carriera.
Se infine, come nel caso della sega mentale sugli scontrini delle cene di Renzi, viene fuori che nè la procura, nè la Corte dei Conti ritengono vi sia nulla di rilevante, la soluzione è semplice. Invece di dire che si è presa una cantonata, basta dire che Renzi è "intoccabile". Et voilà.
Ecco, io non sono un fan di Renzi.
Ma questo modo bieco di fare informazione mi fa cacare.
Ovviamente non auguriamo a questo Vecchi una lunga e proficua carriera.
Perchè tanto la avrà.
Amen.
teatro
22 gennaio 2015
[La vita] E' quella cosa che accade ...
La vita è quella cosa che accade alla gente normale mentre quelli del PD cercano i 101 di Prodi.

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permalink | inviato da inoz il 22/1/2015 alle 14:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
30 dicembre 2014
[Domande banali] Risposte?
SOCIETA'
18 giugno 2014
[Renzi] "Piazza Signoria l'ho pedonalizzata io"
Comunque è geniale.
Renzi dice che piazza Signoria l'ha pedonalizzata lui e nessuno se ne accorge.
Che piazza Signoria è pedonalizzata dal 1983.
7 novembre 2013
[da Facebook] Quel Giornale
Il Giornale. Diretto da Sallusti.
Uno che avrebbe la faccia di Klaus Kinsky ma fa lo sguardo da Sandro Bondi per fingersi vittima (e non so se visualizzate che razza di dramma psicosomatico abbiamo davanti).
Un giornale che oggi in prima pagina si esercita nella difesa dell'incontinenza verbale di una persona anziana a cui nessuno ha mai detto con affetto "Silvio, fermati, non facciamo figure di merda". E il risultato è questo. Con Silvio che ha la sua forza nell'essere sempre fuori da ogni galateo morale, ma che poi accetterà pure che questo sia un limite quando invece di maneggiare bandane e canzoni napoletane (delle quali ciascuno pensi il male che vuole, ma certo sono innocue), si maneggiano cose come i drammi della storia per parlare di sè.
Un giornale che oggi in prima pagina usa una donna per la quale io (che pure non sono un fan del sindaco Renzi pur seguendolo e conoscendolo dai tempi delle primarie) ho sempre avuto una non confessata stima, e la usa col solo fine di attaccarne il marito. Una donna che è sempre apparsa poco, ha parlato meno e quando lo ha fatto ha detto cose intelligenti (come quando smontò con una battuta la retorica del marito su Dante rivoluzionario dicendo "No, Dante era un conservatore", facendo giustizia di un entusiasmo retorico, ma antistorico). Una donna che ha fatto 100 metri con la propria auto su una corsia preferenziale a Firenze. E se c'è un bugiardo tra voi che si possa permettere di alzare la mano dicendo "io non l'ho mai fatto" sappia che ha tutta la mia solidarietà (che sia bugiardo o che sia sincero schiavo delle regole del traffico fiorentino). Una donna che a bordo di quell'auto aveva nientepopodimenochè ... il pass del marito.
Una donna che secondo il Klaus Kinsky con lo sguardo da Sandro Bondi merita di essere additata in prima pagina come una furbetta. Accanto all'editoriale con cui il succitato Sallusti si esibisce in penose acrobazie per difendere l'incontinenza verbale del Silvio.
Sallusti. Capisco l'invidia. A te che sei furbo non te lo dirà mai nessuno.
politica interna
6 novembre 2013
[dal Corriere Fiorentino] Laicista e liberale
«Quello femminile è un sesso affascinante e caparbio. Ogni donna è una ribelle. Di solito insorge violentemente contro se stessa». Lo diceva Oscar Wilde. Oscar Wilde, cioè uno che giocava col maschilismo così come con l'omosessualità, e se il clima fosse più sereno se ne potrebbe sorridere pure oggi. Potrebbe sorriderne anche Lidia Ravera, oggi assessore alla Cultura della giunta Zingaretti alla Regione Lazio, che nei giorni scorsi, con prosa alata, è intervenuta sul dibattito apertosi in merito ad una decisione del Consiglio comunale di Firenze. La decisione, presa dalla maggioranza dell'assemblea, è quella di istituire un'area apposita dentro il cimitero di Trespiano per la sepoltura dei feti, con tanto di possibilità di «installazione di copri fossa, monumentini e altri ricordi, in conformità delle previsioni previste (sic!) in via generale per le inumazioni in area concessa a privati» (detta in orrido burocratese).
Per Lidia Ravera «si tratta del cimiterino dei non nati, del diritto di seppellire grumi di materia, chiamandoli bambina e bambino; uno splatter che ritorna sugli schermi della politica con inquietante regolarità». Ad onor del vero Ravera arriva per ultima a suonare la grancassa di una polemica che altri, Pippo Civati per non fare nomi, hanno aperto, sia detto senza tanti giri di parole, per attaccare il politico cattolico Matteo Renzi, che di Firenze è sindaco. Il cardine di questi attacchi, più o meno azzeccati nell'uso delle parole, sta nel condannare la scelta del Consiglio comunale come un vulnus alla legge 194 del 1974, quella che regola l'aborto e che fu confermata dagli italiani con un referendum nel 1981.
Da laicista (che laici siam tutti a parte chi ricopre incarichi in seno a qualsivoglia chiesa) e liberale (che non v'è altro modo d'esser laicista se non essendo liberale) sono francamente stufo delle strumentalizzazioni a uso distorto di temi delicati e che anzi avrebbero bisogno di un'attenzione vera e coraggiosa proprio dei laicisti che vogliano difendere il diritto ad abortire che questo Paese ha voluto per sé (si guardi ad esempio a quanta obbligata ipocrisia stia dietro le obiezioni di coscienza di tanti ginecologi). Quella del «cimiterino dei non nati», per dirla alla Ravera, io la misuro come una scelta che rimane nell'alveo della legislazione nazionale in materia, che alla collettività impone un costo ragionevole (tendente allo zero), che non intende danneggiare nessuno, non intende offendere nessuno e non è di per sé strumento per imporre una visione parziale alla collettività. Fosse liberale, anche Ravera capirebbe che questi sono gli esatti argomenti con cui da laicisti difendiamo il diritto all'eutanasia, alle nozze gay, alla ricerca scientifica e anche all'aborto. Giustappunto.

dal Corriere Fiorentino di mercoledì 6 novembre
CULTURA
16 novembre 2012
[Il meglio deve ancora venire] Questione di Ore
10 ottobre 2012
[dal Corriere Fiorentino] Un marziano alle primarie

Siete il celebre marziano di Flaiano. Sbarcate in Italia, sentite un comizio di Vendola, leggete un’agenzia di Fassina e subito v’immaginate di essere in una terra malata di un morbo chiamato liberismo. Se per curiosità andate a leggervi cosa sia questo liberismo potreste farvi l’idea che l’Italia sia una terra dove il mercato regna sovrano, anzi tiranneggia, su ogni altra istituzione, la competizione è sfrenata in ogni ambito produttivo e lo Stato è ridotto ad uno snello controllore di pochissime regole.

Bisognerebbe che qualcuno, prendendovi amorevolmente sottobraccio, vi spiegasse che non è esattamente così e dei tanti problemi che affliggono questo paese - dall’evasione fiscale al familismo amorale, dal clientelismo alle degenerazioni del capitalismo di relazione, dall’inefficienza della pubblica amministrazione alle arretratezze culturali dei sindacati – il liberismo non è certo il più pressante. Con buona pace dei capi di quella che in questo paese chiamiamo sinistra.

Fuor di battuta, Vendola ha fatto la sua “discesa in campo” nel modo più ovvio: “Renzi sta a destra, Bersani al centro, io mi metto a sinistra”. E per ribadirlo ha attaccato il sindaco di Firenze dandogli del destro e quindi del “liberista”. Se esiste un modo vecchio di concepire la politica è esattamente questo.

Il dirigente del Pd, Stefano Fassina invece, ha compiuto un testacoda avvincente, dato che fino a ieri ha dato anch’egli del liberista a Renzi, salvo poi denunciare ieri che lo stesso Renzi copia il programma del Pd. E allora delle due l’una: o il programma del Pd l’ha scritto un liberista e quindi quel liberista di Renzi lo copia, oppure Renzi non è quello scellerato fanatico del mercato che egli ha dipinto fino all’altro ieri. Tertium non datur dicevano i latini.

Ma a Renzi, oggi, non in nome del liberismo, ma della credibilità come leader, spetterebbe dire una parola sulla questione del Ddl Damiano (Cesare, lo stesso dell’abolizione dello scalone Maroni) sugli esodati. Perché si tratta di un provvedimento proposto in clima da campagna elettorale (e non è un caso che in Commissione Lavoro l’abbiano votato all’unanimità), che manca in modo eclatante di una credibile copertura finanziaria a fronte di un onere che rischia di superare i 30 miliardi di euro e se è vero che il governo ha commesso degli errori, anche gravi, ai tempi della riforma Fornero (votata peraltro dagli stessi che hanno votato il ddl Damiano) non è con provvedimenti senza copertura che questi verranno risolti. Da rottamare non è il presunto liberismo di Renzi, ma l’irresponsabilità di una classe politica che come da tradizione non è mai tanto compatta come quando si tratta di spendere e promettere sotto campagna elettorale.

dal Corriere Fiorentino di mercoledì 10 ottobre

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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