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politica interna
16 giugno 2016
Sesto Fiorentino ombelico di Firenze
Un tempo a Firenze s'era l'ombelico d'Italia.
Ad un rutto di Renzi accorrevano giornalisti da tutta Italia per saggiarne i sentori.
Oggi siamo tanto immiseriti da star dietro alle vicende di Sesto Fiorentino.
Sconforto, desolazione, ma una nota di informazione andrà pur considerata.
A Sesto Fiorentino ha sempre governato il PCI. Come nel resto dei comuni intorno a Firenze che sono detti la "piana fiorentina".

La pratica amministrativa del PCI è andata nei decenni consolidandosi come una gestione clanica del territorio e delle risorse pubbliche.
Le concessioni edilizie venivano rilasciate per fare cassa con una disinvoltura che ha disegnato quel territorio come un'affascinante sequenza di: casa, casa, capannone, campo coltivato, edificio pubblico, campo incolto, casa, casa, capannone, industria, campo coltivato, esercizio pubblico, capannone, capannone, discarica abusiva, casa e così via senza soluzione di continuità.
Nonostante tutto questo i sestesi e gli abitanti della Piana hanno continuato a votare il PCI con percentuali che almeno in Bulgaria potevano giustificare con la repressione del regime.
I dirigenti del PCI ricambiavano costruendo su quel consenso una carriera che prevedeva dopo il Comune (consigliere, poi magari sindaco o assessore) un passaggio intermedio in Provincia o Regione, ma soprattutto - per i più alfabetizzati ed in grado di mangiare almeno con le mani - la destinazione Roma in qualità di onorevole o senatore della Repubblica.
Per agevolare questo tipo di carriera era gradito l'accondiscendere alle richieste fiorentine, laddove stavano quelli che potevano aprire le porte del sogno romano, e quindi accettare che la piana divenisse lo sgabuzzino di tutto quello di cui Firenze aveva urbanisticamente bisogno, ma non sapeva dove mettere.
Questo è.
E questo è bene che si sappia.

Oggi, l'ultima generazione di quella genia di amministratori che in nome di questo tipo di gestione ha costruito la propria carriera, s'è vista interrompere il sogno dal precipitare di eventi che hanno trovato nell'ascesa di Renzi il loro compimento.
C'erano, a Sesto e nei dintorni, dirigenti e amministratori con l'ambizione - neanche troppo inconfessata - d'andare a Roma o almeno in Regione. E invece nulla.
Ecco quindi che coloro che in nome di quell'antica abitudine pattizia ("voi fate nella piana quel che vi serve, noi in cambio facciamo carriera grazie al partito") avevano accettato che qualunque opera insistesse sul proprio territorio, rinnegano oggi quanto avevano dato per buono un tempo.
Il termovalorizzatore a Sesto Fiorentino.
Sarebbe andato bene e benissimo se il cursus honorum di qualcuno avesse potuto compiersi come da attese.

Ma è arrivato Renzi con la sua rottamazione e quel cursus si è interrotto.
Ed ecco che il termovalorizzatore ha iniziato a non andare più bene a chi lo aveva prima sostenuto.
Ma tanto a quel punto la rottamazione aveva portato al governo locale un'ambiziosa sostenitrice di Renzi e quindi la cosa avrebbe potuto risolversi comunque. La sostenitrice era tanto ambiziosa però, quanto poco all'altezza. E con la sufficienza che spesso s'accompagna alla boria (dalla quale molti renziani son tutt'altro che immuni e a cui sovente non mancano d'aggiungere una discreta dose d'ignoranza, quella vera) i renziani hanno perso il Comune, battendo una sonora musata. E creando le premesse per la situazione di oggi.
In cui c'è un giovane esponente della sinistra a sinistra del PD che prima era a favore del termovalorizzatore, perché stava con il sindaco dell'epoca che ancora coltivava le proprie ambizioni di carriera, e che oggi - nove anni dopo - dice che vuole bloccarlo.
In cui il renzismo mostra tutti i limiti di quel che significa avere opinioni forti, ma un pensiero debole (Dio benedica Raffaele La Capria).
In cui un giornale - di cui certo non sono io l'avvocato - che punta i riflettori su questa vicenda viene irriso da alcuni in un modo che dà l'idea di come l'arroganza (e l'ignoranza) non siano patrimonio esclusivo dei renziani.

Alla fine, a me, fotte pure poco di tutta questa storia.
Mi dà solo fastidio il balletto delle ipocrisie.
consumi
26 ottobre 2015
Ignazio Marino detto il Che c'è stasera di buono?
9 ottobre 2015
Roma nel caos. Firenze capitale

8 ottobre 2015
Suore
Un celebre professore di architettura a Firenze fu tra le personalità a cui Monicelli si ispirò per il personaggio del Melandri di Amici Miei (e dell'uomo era pure notevole la somiglianza con Gastone Moschin).
Questo professore, peraltro ancora vivo, nutre una superstizione portentosa nei confronti delle suore. Una volta, con Zeffiro, viaggiarono in Austria. Al ritorno stavano per imbarcarsi per tornare in aereo da Vienna a Firenze. Mentre erano in attesa al check in, un nutrito gruppo di suore si accodò loro. L'esimio architetto iniziò a mostrare cenni di nervosismo e a far gesti apotropaici. In altre parole, prese a mostrare deliberatamente le corna alle suore chiamandole "uccelli del malaugurio". Tra l'imbarazzato e il divertito, Zeffiro racconta che lui stesso non si rese conto, sul momento, di quanto serio fosse l'architetto nel considerare quelle donne come delle portatrici di sventura.
Fino a quando comunicò che non avrebbe accettato di prendere un volo in compagnia di quelle "menagrame".
Tornò a Firenze in pullman.
Quando ci raccontava questa storia, io e Sofia, bambini, ridevamo molto. Ma dentro di me si faceva spazio l'idea che se un sì importante professore aveva una tanto radicata convinzione, forse, qualcosa di vero, in fondo in fondo, vi fosse.
Sono cresciuto allontanando quella sciocca superstizione da ogni angolo della mia mente.
Quando stamani ...


20 luglio 2015
[dal Corriere Fiorentino] L'importante è stare divisi.

A Sesto Fiorentino ci sono i ribelli. Che a leggerla così, la notizia pare subito ammantarsi di un'aura di fascino proibito. E invece si tratta di otto consiglieri comunali della maggioranza, di sinistra ça va sans dire, che intendono sfiduciare il sindaco, nella persona di Sara Biagiotti, eletto meno di un anno fa col loro sostegno. Motivazione ufficiale “la città è ferma”.
In attesa che Sesto si muova al ritmo del commissario prefettizio, a Milano si dimette il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, che dice addio a Pisapia. “Difficoltà insormontabili” dice lei a pochi mesi dalle elezioni. E dalla capitale morale a quella reale il passo è breve e le dimissioni identiche. A Roma il vice di Ignazio Marino, Luigi Neri, di Sinistra Ecologia e Libertà, si dimette “per amore della città”.
Di capitale in capitale, ad Atene il compagno Tsipras è alle prese non solo con un rimpasto di governo ed una nuova maggioranza a sostenerlo, ma è oggetto di attacchi nient'affatto velati da parte del suo ex ministro Yanis Varoufakis, che sostanzialmente lo accusa di non essere tosto come lui, che ha il giubbino di pelle per andarci in moto e non come Renzi per andarci dalla De Filippi.


Al netto della distanza che passa tra Atene e Sesto Fiorentino, lasciando stare il povero Trotsky e dando per buono che ciascuno dei succitati protagonisti abbia le proprie ottime ragioni per fare ciò che fa; rimane sempre quel dubbio strisciante che, in fondo in fondo, perso per strada l'operaismo, abbandonato Marx, caduto il Muro, l'unico tratto che unifica la sinistra sia la divisione.
Del resto da qualche decennio lo slogan più in voga a sinistra è che qualcos'altro è sempre possibile. Un altro mondo, un altro paese, un'altra città, un altro condominio, un altro bilocale in zona centro. Ma soprattutto un'altra sinistra è sempre possibile. Poco importa che sia anche poco probabile. Poco importa che alla fine, invece della sinistra possibile, si materializzi il grillino inatteso di Livorno o il Toti che governa la Liguria.

Chi rinuncia ai propri sogni rinuncia a vivere, scrivevamo un tempo sui diari di terza media. E a sinistra si continua a sognare. E chissà che alla fine non avesse ragione il Sepulveda che scriveva “Quando vivi intensamente, capisci presto che la cosa più facile, più normale, è il fallimento, ma solo dai fallimenti ricavi una lezione. La nostra generazione è segnata dai fallimenti, eppure si potrebbe dire che proceda di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale”.
Sepulveda fa il poeta, non il politico. In bocca al lupo per la vittoria finale.

dal Corriere Fiorentino di domenica 19 luglio


DIARI
22 aprile 2015
[Elio Toaff] "Balleremo sulla tua tomba"



INCIAMPERETE
23 settembre 2014
[I love Isis] Trovare parcheggio a Roma
Conquisteremo Roma, abbatteremo la Croce, porteremo via le vostre donne, ma prima dovremo anche trovare un parcheggio.

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permalink | inviato da inoz il 23/9/2014 alle 7:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
1 marzo 2010
[Colpa d'Alfredo] Dedicata al compagno Milioni
Dedicata al compagno Milioni, uno di quei compagni che, come il compagno Mirko Tremaglia, grazie ad un lavoro oscuro, ma attento e puntuale, ancora permettono alla sinistra italiana di vincere.


politica estera
13 giugno 2008
[Fao] Nulla di fatto al vertice del fare
Da ItaliaOggi di Sabato 7 giugno



“Ciò che è importante comprendere oggi è che il tempo delle chiacchiere è finito da un pezzo, adesso è il momento di agire”; con queste parole il direttore generale, Jacques Diouf, aveva aperto martedì a Roma il vertice internazionale della Fao dedicato alla “Sicurezza alimentare e alle sfide del cambiamento climatico e delle bioenergie”. A giudicare dal documento conclusivo, però, l’ora dell’azione non pare essere scattata durante la tre giorni romana della Fao. La stessa dichiarazione finale è stata approvata con qualche ora di ritardo sul programma per via delle divisioni sorte in merito all’annosa questione della liberalizzazione del commercio agricolo.
Su questo tema, come su molti altri di assoluto rilievo, il vertice di Roma ha messo in evidenza i limiti di visione strategica della Fao. Molti commentatori hanno del resto definito un “fallimento” l’esito del summit. Era tuttavia difficile aspettarsi grandi svolte dall’incontro di questa settimana, poiché l’incapacità operativa della Fao è figlia dell’assenza di una strategia definita e di chiarezza nei modi in cui perseguire gli obiettivi dichiarati.

Una delle poche note positive del summit è arrivata dall’annuncio che sono aumentati i fondi destinati a fronteggiare le crisi alimentari che si stanno moltiplicando in molti paesi del mondo. Il World Food Programme, la principale agenzia per le emergenze alimentari, ha annunciato che quest’anno riceverà 1,2 miliardi di dollari extra rispetto alle attese. Anche l’Italia ha ribadito il proprio impegno, aumentando il proprio contributo da 60 a 190 milioni di dollari. Diouf ha annunciato che in totale saranno 8 i miliardi di dollari a disposizione delle agenzie internazionali per alleviare la crisi alimentare globale.
Ma se la raccolta fondi è stata fruttuosa, non altrettanto si può dire del dibattito su tutti gli altri punti cruciali in agenda. Sui biocarburanti la Fao ha deciso di prendere tempo e nel documento finale si sospende ogni giudizio in attesa di nuovi studi che ne chiariscano il ruolo sul mercato globale dei beni alimentari.
Ancora più emblematico è apparso lo stallo relativo al tema della liberalizzazione del commercio. In molti speravano che dal dibattito uscissero indicazioni positive anche per una prossima conclusione del Doha Round. Curiosamente, invece, nel documento finale tutti affermano la volontà “di una rapida e favorevole conclusione” delle trattative sul commercio internazionale, ma in realtà lo scontro sulla legittimità delle misure protezionistiche è stato al calor bianco. I paesi produttori in via di sviluppo, l’Argentina su tutti, hanno infatti dimostrato di non voler rinunciare a proteggere i propri mercati interni per nessuna ragione.
Altrettanto contraddittoria resta la politica della Fao in merito alle biotecnologie applicate all’agricoltura. Da un lato si conferma la necessità di aumentare la produzione agricola mondiale, dall’altra si glissa diplomaticamente sulla questione Ogm, pur confermando che proprio in quelle tecnologie risiede la principale speranza di un aumento generale della produzione agricola.

politica interna
24 aprile 2008
[Romana] Il rancio del compagno Rutelli


Dal Corriere della sera, 2.XII.1993


ROMA . L' ombra di Bettino Craxi ha presenziato all' ennesimo "faccia a faccia" in tv tra i candidati sindaco Francesco Rutelli e Gianfranco Fini. Ieri l' ex segretario del Psi ha fatto giungere all' esponente progressista il suo sostegno. "No grazie - ha replicato Rutelli durante la trasmissione su Canale 5 - e' una polpetta avvelenata, una provocazione preparata a tavolino per danneggiarmi. Vorrei vedere Craxi consumare il rancio in galera al piu' presto". Fini non ha mancato l' occasione per dire la sua: "La verita' e' che Craxi appoggia Rutelli perche' con lui sindaco di Roma avra' la possibilita' di rientrare in politica".

Tra le palme finte della scenografia di Canale 5, che ieri sera ha ospitato negli studios del Celio l' ennesimo "faccia a faccia" tra Francesco Rutelli e Gianfranco Fini, si e' consumato uno degli scontri piu' pesanti di questa campagna per l' elezione del sindaco di Roma. In mattinata le agenzie di stampa avevano gettato sul candidato progressista tutto il peso del sostegno di Bettino Craxi. Senza fare il nome di Rutelli, l' ex segretario del Psi ha affermato che "e' assolutamente giusto che i responsabili del Psi sentano il dovere di compiere ogni sforzo possibile per concorrere a impedire una vittoria del segretario del Msi". E ha aggiunto: "I voti socialisti e ex socialisti dovrebbero essere tutti disponibili per il candidato alternativo". Non e' mancata una postilla tutta craxiana: "Meglio sarebbe naturalmente se questi voti venissero richiesti e sollecitati in modo aperto e pubblico e in buona e dovuta forma". Enrico Mentana, che ha condotto il "Braccio di ferro" con i due ospiti, non poteva non avviare il dibattito senza citare l' "abbraccio" di Craxi a Rutelli. E l' atmosfera si e' subito scaldata. "No, grazie. A questa offerta di appoggio rispondo cosi' ", ha subito replicato il candidato progressista che era stato preparato alla domanda dallo stesso conduttore prima della messa in onda. "La considero una velenosa provocazione. Io e Craxi siamo avversari, mi ha tenacemente contrastato la scorsa primavera, in Campidoglio, quando ero candidato sindaco". Quella di Craxi, ha continuato Rutelli, "e' una polpetta avvelenata, una provocazione preparata a tavolino". L' aspirante sindaco sa di avere in mano un argomento delicatissimo (poche migliaia di voti possono decidere la sua elezione) ma sa anche di poter sparare ad alzo zero su uno dei politici meno amati in Italia. "Vorrei vedere Craxi in galera al piu' presto", incalza. "E una sciagura che Craxi vada ancora in giro" si slancia Rutelli immaginando l' ex segretario del Psi impegnato a consumare "il rancio delle patrie galere". Il candidato progressista sente di mantenere bene il ritmo. Sembra perfino infervorato: "Craxi vuole solo danneggiarmi". Ma ecco che Fini fa uno sgambetto. Interrompe: "Capisco l' imbarazzo di Rutelli. Sta compiendo un patetico tentativo di arrampicarsi sugli specchi. La realta' e' che Craxi lo appoggia perche' con lui sindaco ha la possibilita' di rientrare in politica. E piu' garantito da Rutelli che da me". E ancora: "Craxi mi avversa perche' sa che se vinco io lui certo resta fuori". La polemica si allarga, mette in campo Berlusconi e il pluralismo delle sue testate. Fini se la prende anche con Mentana, una battuta con lo staffile: "Forse quando lei era amico di Craxi c' era meno pluralismo di adesso...". Pronta replica del conduttore, che non riesce a rinunciare al sorriso tv: "C' e' chi ha amicizie piu' imbarazzanti delle mie". E cominciata cosi' . E se fosse continuata sullo stesso tono, la trasmissione sarebbe finita probabilmente prima del limite per invasione di campo. Ma, dopo uno scambio dl genere, i duellanti hanno lasciato i guantoni e sono passati a sciabole e fioretti, senza peraltro affibbiarsi colpi mortali. Gli argomenti sono sempre gli stessi: il "federale" Teodoro Buontempo, braccio destro di Fini confermato in Campidoglio, con i suoi avvisi di garanzia, Rutelli ostaggio dei partiti che lo sostengono. La questione morale: "Tu annaspi" accusa Rutelli. "Annaspi tu" risponde Fini. Le tasse: "Il ricavato deve essere investito dove viene versato, circoscrizione per circoscrizione" promette Rutelli. Fini: "Bisogna abbassare l' ICI e incentivare gli investimenti". Un giornalista di l' Unita' formula a bassa voce una domanda micidiale: "Fini, non capisco perche' lei dice che andra' alle Fosse Ardeatine se sara' sindaco. E se non sara' eletto non ci andra' ?". Il segretario del Msi replica provocatorio: "Non mi meraviglio che uno dell' Unita' non capisca...". Il cronista: "Lei offende". Qualche parola forte senza microfono e l' incidente si ferma. Il dibattito riprende. Il livello e' basso. "Rutelli, tu sei la faccia presentabile di una moneta fuori corso" dice Fini alludendo al "vecchio sistema" che appoggerebbe il candidato progressista e contro il quale si batterebbe l' esponente della destra. Mentana non ne puo' piu' : "Giudicheranno i telespettatori" chiude salomonico. Il gran finale dello scontro tra i due aspiranti alla "poltronissima" del Campidoglio si terra' domani. Rutelli al Palasport, Fini al Teatro Tenda. Ciascuno con i suoi, senza dover subire la presenza dell' avversario. Ormai i due sembrano non poterne piu' delle decine di ring messi in piedi da giornali, tv, categorie, associazioni di ogni tipo. Prima di iniziare la trasmissione, ieri si sono ignorati. L' ultimo sondaggio Cirm indica Rutelli al 53,5%, mentre Fini si attesta al 46,5%.

Pullara Giuseppe 
politica interna
7 aprile 2008
[n.17] Labouratorio vota così


Sì, Labouratorio è schierato, schieratissimo. Fanaticamente schierato ed orgoglioso di esserlo. Perchè Labouratorio voterà i propri candidati. Fabio Cruciani, Andrea Pisauro, Carlo D’Ippoliti, non solo, ma anche Michelangelo Stanzani e Guido Padalino.
Sono nostri amici, compagni e fratelli candidati alle prossime elezioni. Michelangelo e Guido sono candidati alla Camera per il Partito Socialista in Emilia Romagna. Non c’è la preferenza, ma non importa, sono loro i nostri preferiti.

La preferenza invece potete e dovete darla ai nostri amici compagni e fratelli candidati a Roma.
Carlo D’Ippoliti dovete votarlo non tanto perché è un giovane e preparatissimo studioso e ricercatore di economia, non tanto perché ha dato una mano decisiva a scrivere quei famosi emendamenti con cui il Partito Socialista rese migliore l’ultima Finanziaria … o meglio, potete farlo anche per questo, ma sarebbe niente in confronto alla vera ragione per cui votarlo. Carlo è il ragazzo che per segnalare la propria candidatura agli amici scrive una mail che si apre così: “mi sento in colpa e in imbarazzo per mandare questa mail “nel momento del bisogno”, specie nei confronti di quelli di voi con cui -per le solite ragioni- non mi sento da un pò”. Carlo è candidato al Consiglio comunale di Roma nella lista del Partito Socialista per Grillini Sindaco.
Sulla scheda azzurra scrivete D’Ippoliti.

Non solo D’Ippoliti, “ma anche” Pisauro. Andrea Pisauro, per l’esattezza. Sulla scheda azzurra, insieme a D’Ippoliti, scrivete Pisauro, anche lui è candidato nella lista del Partito Socialista per Grillini Sindaco. Scrivetelo perché Andrea non può non entusiasmarvi. Su queste pagine trovate tanti suoi articoli, trovate la sua biografia … purtroppo non potrete trovare che una minima parte della sua capacità di sorprendervi. Un socialista liberale vero, curioso, preparato … eppoi studia Fisica all’Università. Suvvia, lo sapete tutti, chi studia Fisica è un cervellone e ai cervelloni va portato rispetto e dato il voto.
Ha il difetto di riuscire a battermi a Winning Eleven 2008 … ma che volete … studia Fisica all’Università!
Pisauro è candidato col Partito Socialista anche al XVII Municipio, quindi, cari residenti della zona voi dovrete votarlo anche lì.

Al Municipio, stavolta il VI Municipio (Villa De Sanctis - ex Casilino 23) è candidato lui: www.fabiocruciani.it. Fabio Cruciani, il gemello del goal di Pisauro.
Questo sito esiste grazie a lui, il sito dell’associazione per la Rosa nel Pugno esiste grazie a lui, tante, troppe iniziative sono riuscite grazie a lui. Non ha senso che io provi a parlarvi del suo valore, perché ho lavorato con lui negli ultimi due anni e non basterebbero poche righe per raccontarli. A volte lo considero un fratello minore … ma il guaio è che è molto più maturo di me! Se abitate a Villa De Sanctis dovete votare Fabio Cruciani, candidato per il Partito Socialista al VI Municipio.

Non fidatevi di me, fidatevi di loro. Votateli, perché se lo meritano davvero.

SOMMARIO DEL NUMERO 17

POLITICA
10 marzo 2008
[n.13] Tra pelle e palle Labouratorio sbatte la Porta a Porta
Per adesso la campagna elettorale si è giocata tra candidature spettacolo e sondaggismo esasperato. Il gioco delle prime sarà presto chiuso, il secondo continuerà a minare la percezione della realtà. A poco è servita la lezione della scorsa tornata elettorale, quando tutti i sondaggisti dimostrarono la propria incapacità di leggere il paese. Incapacità che faceva pienamente il paio con quella di coloro che quei sondaggi commissionavano, ovvero i partiti politici.
Quegli stessi partiti che adesso chiudono liste che i cittadini dovranno prendersi così come sono, tanto che oggi ha più senso parlare di nominati, che di eletti. La mortificazione della cittadinanza elevata a sistema e ridotta a sudditanza.

In questo clima anche il Partito Socialista ha deciso di mettersi a giocare. A giocare in maniera tanto sfrontata da cogliere più che di sorpresa coloro che si erano abituati alla mitezza come cifra di una dirigenza politica che oggi invece pare non avere più remore.

La “crespata” del lasciare Porta a Porta è stata accolta con un’ovazione. L’accusa franceschiniana di essere dei rompicoglioni è una medaglia da appuntarsi orgogliosamente sul petto. La trovata dell’offerta a Mastella è stata invece accolta con non pochi malesseri, anche in considerazione di quanto sopra dicevamo sulla legge elettorale con cui voteremo.

Ma intanto qualcosa si muove e i telegiornali sono costretti ad accorgersi che esiste altro oltre la prima fila della griglia di partenza. Noi di Labouratorio non possiamo non esserne contenti. Ora però viene il difficile: la pars construens. Che siamo incazzati lo hanno capito in molti. Cosa proponiamo oltre l’incazzatura dovremo dirlo con chiarezza, insistenza e convinzione nei giorni di campagna elettorale che ancora rimangono.

Anche per questo oggi Labouratorio è un po’ più serio del solito, perché sa bene che un risultato come quello segnato da Zapatero è ancora lontano. Ma dalla Spagna arriva un segnale incoraggiante, che ci fa dimenticare le beghe romane sortite in seguito all’annunciata candidatura di Grillini come sindaco di Roma per il Partito Socialista.
Non ci preme qua dare un giudizio politico della reazione che alcuni compagni hanno avuto di fronte a tale scelta. Ci basta considerare che se qualcuno preferiva tenersi la poltrona poteva scegliere prima. Saltare all’ultimo sul carrozzone di Rutelli non è la scelta migliore nemmeno per chi vuole vendersi bene.

A noi resta da vendere cara la pelle … e come scrive il sempre scorretto D’Angelis, tirando fuori le palle, “ma anche” gli argomenti.

IL SOMMARIO DEL NUMERO 13

27 febbraio 2008
[Dubbi RadicalDemocratici] I Radicali a Roma sosterranno Rutelli?


Visto che questo giro di elezioni non riguarderà solo le politiche, ma anche le amministrative, mi viene un dubbio.
Si rinnoverà anche il consiglio comunale di Roma, di cui si eleggerà il sindaco successore di Walter Veltroni.
Il PD candiderà Francesco Rutelli (che mi pare abbia già detto no al registro comunale per le unioni civili), il centrodestra Gianni Alemanno. Una scelta laica pare dunque vietata agli elettori romani.

Chiedo: i Radicali sosterranno il candidato del PD Francesco Rutelli?
POLITICA
24 febbraio 2008
[No] Non potete capire
Scrivo da casa di un amico. Roma, ore 2.04 di una notte che chiude una giornata assurda.

Oggi dalle pagine di un quotidiano arancione ho proposto di essere il candidato premier del Partito Socialista. Un'autocandidatura.

Ringrazio un amico su tutti.

Non da molto si è chiusa la prima giornata di un comitato nazionale di Radicali Italiani a cui ho partecipato,.

Non potete capire.

"La fine di una storia" ho sentito.

Non lo so cos'è. Non lo so se lo è. So solo che c'era un'atmosfera surreale.

Vivo, viviamo strani giorni.

politica interna
25 gennaio 2008
[ESCLUSIVO] L'UNIONE EUROPEA COMMISSARIA L'ITALIA. Scopriamo il profilo del nuovo commissario d'Italia


Il suo primo atto ufficiale è stato pulirsi il culo con alcuni fogli della Costituzione della Repubblica, mettendo a tacere lo sgomento dei presenti con un sonoro peto. Gustavo Dracula Pustellsson, il nuovo commissario d'Italia scelto dall'Unione Europea per guidare il paese fino a prossime decisioni, si è così presentato ai suoi nuovi concittadini.

Ebreo di origini mitteleuropee, con madre napoletana e padre impiegato in FIAT, Pustellsson si è diplomato presso la Scuola Radio Elettra e successivamente si è dedicato al disegno di "giornaletti" porno, mettendo la sua firma su creazioni come Jacula e Lando.

In Europa, ma anche negli Stati Uniti ed in Cambogia, tutti lo hanno definito l'uomo giusto per l'Italia. La Commissione Europea non ha avuto dubbi quando si è trattato di commissariare il governo italiano e così da ieri sera Pustellsson occupa il posto che è stato di Romano Prodi.

Oggi alle 15:00 il suo primo discorso alla nazione, alle 17:00 il secondo. Alle 18:00 presenterà infine il suo piano per la Campania e per lo smaltimento di Bassolino, Rosa Russo Jervolino e Pecoraro Scanio. Dalle prime indiscrezioni pare che nel piano di Gustavo Dracula sia previsto un massiccio ricorso ad armi da caccia e munizioni da safari.

I mercati stanno già premiando la scelta europea di consegnare l'Italia a Pustellsson, detto dagli amici "Dracula il disturbato". A Milano l'indice Mibtel guadagna il 7,4% e salgono tutti i titoli legati alla speculazione finanziaria. Un sondaggio lampo dell'IPSOS ha certificato che la popolarità di Pustellsson è attorno all'80%, con picchi del 95% fra pensionati e studenti degli istituti per geometri.

Le sue prime parole appena giunto nella capitale, dove alloggerà in equocanone al teatro Marcello, sono state: "Ti amo Roma, città della baia"; e a chi lo ha chiamato signor commissario ha risposto amabilmente: "chiamatemi semplicemente boss". Forse siamo troppo ottimisti, ma da oggi ci sembra di poter dire che l'Italia può finalmente riprendere a vivere così, col sole in fronte.
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

Un grande libro

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Tommaso Ino Ciuffoletti

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