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12 febbraio 2016
Sanremo autobiografia della nazione
Sono quelle battute che si fanno così. Chiaramente esagerate.
Lo sai te e lo sanno tutti, che non l'hai fatto davvero.
Io invece l'ho fatto. L'ho fatto davvero.
Ho guardato Sanremo e ho pensato ai danni storiografici fatti demonizzando il fascismo.
Facendone una parentesi d'errore nella storia di questo paese. Una lacerazione casuale dello spazio-tempo. Che ha portato in Italia i fascisti da Marte.
No. No, eravamo noi.
Guardando Sanremo ho capito che non si può fare finta di non sapere che il fascismo è stato autobiografia della nazione.
Così come non si può fare finta di non sapere che tanta Italia è, oggi, quella che anima Sanremo. Quella stessa autobiografia che torna. Forse.
Poi son tornato a casa e ho aperto Facebook per scrivere questa cazzata. E ho capito che invece quello che anima Sanremo, forse, è soltanto il timido partecipare al protagonismo diffuso del commento al troppo facilmente commentabile. L'infamata all'esibizione horror dei Pooh, la crudeltà scheccata sulle coscine di Arisa. Troppo, troppo facile. E tutti insieme ci si commenta e ci si legge. O meglio, ciascuno legge i propri di commenti. Quelli degli altri son troppi. Ne leggi giusto un paio ogni tanto e maledici quelli banali.
Insomma Sanremo mi fa pensare al fascismo, all'Italia, alla solitudine.
Guardarlo mi ha fatto soffrire.
Spero finisca presto e di non doverlo vedere mai più.
vita da impiegato
28 ottobre 2015
Sanremo Italia
Sanremo racconta l'Italia.
55.000 abitanti.
500 e passa dipendenti comunali.
118 assenteisti cronici comprovati. Difficilmente verranno licenziati.
Sui loro profili Facebook s'indignavano per i politici corrotti:
"Io non mi vergogno di essere italiano, mi vergogno solo di essere rappresentato da politici condannati e corrotti che saccheggiano ogni santo giorno uno dei paesi più belli del mondo".
Le indignazioni. I miei coglioni. Degne rappresentazioni.
Pippo. Il Festival. La Rai.
Col palco in balaustra.
Minaccia di buttarsi disoccupato organizzato.
Il paese reale. Nazionalpopolare.
CULTURA
16 febbraio 2012
[Status confusionale - da FB] I tatuaggi, il bestiame, le pornostars e Belen
Bisognerà spiegare una cosa truce alle donne. E anche a Belen la cui a-mutanda è la prima cosa che ho trovato oggi su Facebook.
I TATUAGGI IN ZONE CLOU.
Lungi dall'essere eccitanti, nell'era moderna (ma retaggio di epoche passate) quei tatuaggi sono tipici delle attrici porno. Costoro, specie ad inizio carriera, faticano ad essere identificate dai loro potenziali fans. Questo perchè le inquadrature non privilegiano la caratterizzazione degli attori, le scene di gruppo spesso coprono la vista del viso e l'avvento del silicone ha teso a standardizzare i volti delle pornostars.
I tatuaggi, un po' come succede per il bestiame, hanno dunque la funzione di marchiare il capo e renderlo riconoscibile. Di qui l'esigenza di apporlo nelle zone più frequentemente riprese, come l'esterno pube di Belen.
Per cui, se vi piace presentarvi come capi di bestiame allora via libera al tatuaggio. E a quel punto, avere o no le mutande mi pare questione del tutto superficiale.
E ora, quelle fra voi che si riterranno offese provvedano pure ad infamarmi.
sfoglia
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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Tommaso Ino Ciuffoletti

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