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23 ottobre 2015
Falsi invalidi nuova categoria Youporn
Non tutti nella capitale
sbocciano i fiori del male,
qualche abusino senza pretese
lo abbiamo anche noi in paese.

politica interna
29 aprile 2014
[dal Corriere Fiorentino] Grillo. Ricordati che devi morire

Poco più di un anno fa Beppe Grillo faceva il suo comizio in una Siena sgomenta e preoccupata dalle inchieste sul Monte dei Paschi. Disse anche cose innegabili, tantomeno negabili di fronte ad un disastro che della politica è stato per tanta parte figlio diretto. Ma lo fece col piglio di urla violente contro pochi colpevoli, offrendo a tutti gli altri l’illusione di redimersi e sedersi dalla parte dei giusti urlando insieme a lui. Tanto investimento di voce gli valse, alle elezioni comunali di qualche mese dopo, la conquista di un seggio nel consiglio comunale di Siena.

Sabato scorso Beppe Grillo faceva il suo comizio in una Piombino sgomenta e preoccupata per la chiusura della fabbrica Lucchini. Ha detto cose piuttosto generiche contro il sindacato (che pure avrà le sue responsabilità) e contro la politica (che ci sta sempre bene), ma urlate con il solito piglio da Savonarola moderno e più ricco. Oltretutto nei suoi show di piazza, l’evocazione della morte ricorre ormai con una frequenza tale che verrebbe da rispondergli proprio come Troisi ai savonaroliani che gli ricordavano di dover morire; “mo’ me lo segno”. In realtà qualche piombinese a Grillo ha risposto con un cartello: “Troppo facile farsi vedere ai funerali. Non fate campagna elettorale sulla nostra pelle”. Il servizio d’ordine dei 5 Stelle, un movimento che del resto è abituato a considerare normali e giuste le censure che Grillo e Casaleggio impongono a deputati e senatori della Repubblica, ha provveduto a strapparlo di mano al piombinese che lo stava mostrando.

Vedremo quanti voti porterà questo comizio a Grillo alle comunali di Piombino e alle Europee. Certo quel cartello è stato rimosso, ma colpiva nel vivo. Perché farsi vedere troppo spesso ai funerali è abitudine da concedersi con moderazione, altrimenti finisce che qualcuno si accorge che è un giochino facile facile.

Perché qualche anno fa Beppe Grillo era ancora una volta a fare un comizio. Ancora una volta davanti ad una fabbrica destinata a chiudere. Uno zuccherificio, a Casei Gerola, in provincia di Pavia. E arringava i lavoratori di quello zuccherificio contro la politica bugiarda e l’infame Europa che aveva tolto i sussidi alla produzione di zucchero. Ebbene, solo pochi mesi prima, quello stesso arringatore di lavoratori in difficoltà, tuonava dalle colonne del proprio blog contro l’ingiustizia dei sussidi agricoli europei per la produzione di zucchero. “Zucchero di Stato” lo chiamava allora, denunciando la sconcezza di produttori inefficienti che stavano in piedi solo grazie ai sussidi.

In un paese senza memoria fare l’arringatore da funerale è mestiere redditizio. Ma in questo senso la Toscana, che pure avrà tanti difetti, potrebbe non essere il terreno più fertile per il predicare grillino.

politica interna
10 settembre 2013
[dal Corriere Fiorentino]
Stamani a Monteroni d’Arbia si terrà quella che viene annunciata come «una delle più grandi manifestazioni antimafia di tutti i tempi, svolta in luoghi lontani dal cuore della criminalità organizzata». Ne parliamo a pagina 15.
Come nota a margine per chi si recherà nella cittadina scendendo da Siena in val d’Arbia, lungo la Cassia, varrà la pena osservare tra quelle magnifiche colline la lunga serie di piloni di cemento costruiti tra i campi culminanti in un grande viadotto che passa proprio accanto a Monteroni, corre a quattro ampie corsie per 5 chilometri e poi all’improvviso torna a confluire nell’antica via consolare che oggi è la Strada Statale 2 dotata di una corsia per senso di marcia con un asfalto che a tratti anch’esso evoca epoche lontane. Tutto ciò è quanto si può oggi osservare dei resti di un progetto che doveva avviare la costruzione dell’ambiziosa Nuova Cassia. Ero bambino quando sentivo parlare di quel progetto: anche se non siamo tra Salerno e Reggio Calabria, vicini cioè al cuore della criminalità organizzata, siamo pur sempre in Italia.
E a Monteroni la mafia fu esclusa dal partecipare al business di quel progetto grazie all’azione meritoria di un ex sindaco, che sospettando vi fosse qualcosa di poco chiaro evitò l’apertura di una cava per la costruzione del viadotto in un territorio di proprietà dell’azienda agricola di Suvignano. Proprio quell’azienda è stata definitivamente confiscata nel 2007 dallo Stato al proprietario, un affarista di Cosa Nostra.

Adesso l’azienda, come previsto dalla legge, dovrà essere posta all’asta. La manifestazione chiederà invece che sia data a Regione, Provincia e Comune che insieme ad alcune associazioni vorrebbero riattivare l’azienda agricola e aprire una «scuola di legalità». In fin dei conti ci si potrebbe anche stupire di una manifestazione per la legalità che chiede di disattendere delle norme. Ma, nel merito della questione, si dice che evitando la vendita all’asta si eviterebbe il rischio di una riappropriazione dell’azienda da parte della criminalità attraverso dei prestanome. Sarebbe l’epilogo più beffardo e la preoccupazione, di principio, è più che legittima. Ma esistono norme precise per evitare le infiltrazioni mafiose e presso le Prefetture devono essere fatti controli attenti sulle imprese. Perchè tanto allarme, allora? Più in generale, perchè non pensare che lo Stato potrà cominciare a dire di aver vinto la guerra contro le cosche quando riuscirà a requisirne le proprietà per poi metterle senza patemi sul mercato (dove pubblico e privato convivano tranquillamente), senza doverne fare delle «riserve» protette per sempre? Perché delle due l’una: o qui si fa della retorica antimafia o l’emergenza boss sta diventando grave come al Sud.

dal Corriere Fiorentino di sabato 7 settembre
politica interna
25 gennaio 2013
[dal Corriere Fiorentino] Pci, Pds, Ds, Pd ... Mps
Ai senesi piace raccontare, lo si legge anche su Wikipedia, che il Monte dei Paschi «nacque come monte di pietà per dare aiuto alle classi disagiate». Ma quel Paschi, parte del nome che l'istituto assunse nel 1624, fa chiaro riferimento ai pascoli, quelli della Maremma, dove tanti pastori da tutta la Toscana si recavano per passare l'inverno, compiendo la celebre transumanza. Fin dal 1300 i senesi, sotto la cui giurisdizione ricadeva la Maremma, imponevano una tassa per il passaggio delle greggi e di lì nacque la fortuna di quello che poi diventerà, appunto, il Monte dei Paschi di Siena. Quei pastori usavano dire una frase, diventata poi motto popolare: In Maremma siam condotti /Ognun pensi per sé /E Iddio per tutti.
Quel motto poteva andar bene per i pastori. Mal s'adatta invece a un partito politico, dove ognun potrà anche pensar per sé, ma alla fine si deve parlare con una voce sola. E il Pd, erede dei Ds, del Pds, del Pci, sulla vicenda del Monte dei Paschi difficilmente può permettersi di non aver nulla da dire. Certo si può confidare in un'amnesia collettiva dell'intero Paese, come forse immagina Massimo D'Alema, che stavolta non sarà ricandidato come d'abitudine nel collegio del Salento suo storico serbatoio di voti, quando dice che il Pd non si è mai occupato del Mps. Una linea simile a quella del segretario Bersani che in bersanese puntualizza: “il Pd non c'entra un tubo di niente”.
Più timido di come ce lo ricordavamo nella campagna per le primarie (quando difendendosi dalle accuse dei bersaniani sul suo rapporto col finanziere Serra rispose per le rime dicendo “conosco bene che danni ha determinato il rapporto tra finanza e politica: in sei mesi hanno distrutto quanto i senesi hanno creato in 600 anni”) l’ex rottamatore Matteo Renzi, che stavolta opta per un più cauto “c’è una responsabilità della politica”. E sembra proprio questo il filo da tirare. Renzi giustamente si riferisce alla “politica” e non solo ad una parte o ad un partito (che pure difficilmente può far finta di nulla), ma rimane un po’ vago, diciamo. Certo però, per quanto sfumate, le voci all’interno del Pd su questa vicenda paiono più d’una.
E allora che diranno del caso senese Renzi e Bersani quando il 1° febbraio saranno insieme su un palco a Firenze? Andare in scena senza nemmeno un canovaccio comune può esporre al rischio di passare come quei pastori che andavano in Maremma ognun per sé e Iddio per tutti. Anche se loro, a differenza d’altri, il Monte dei Paschi contribuirono a farlo ricco e grande.
SOCIETA'
23 gennaio 2013
[A Siena e ai senesi] Pci-Pds-Ds-Pd ... Mps
Ci vengono a dare lezioni di finanza pubblica, di politica economica, di equità. Parlano addirittura di sviluppo e crescita!
Loro.
Quelli che sono riusciti a distruggere nel giro di una ventina d'anni una banca che esisteva quando ancora Marx aveva da venire e il suo pensiero non poteva essere una scusa per criminali ed incapaci.
Io al prossimo Palio al posto dei barberi farei correre i vari dirgenti Pci-Pds-Ds-Pd senesi, toscani e nazionali. A nerbate!
E a voi, cari senesi, che avete gozzovigliato sulla vostra rovina senza rendervene conto, un abbraccio forte forte e la speranza che il domani vi trovi più umili cittadini della stessa meravigliosa città.
17 aprile 2012
[Storie di crisi] E il meccanico ti ciuccia la benzina
Come ovvio fai più di 100Km al giorno per andare e tornare da lavoro e la tua macchina decide di fermarsi il week-end che hai scelto per un anticipo d'estate al mare.
Arriva il carroattrezzi che te la porta - è sabato - al più vicino meccanico. Mettiamo che sia nei dintorni di Siena. Senza far nomi. Anche perchè il lavoro è fatto bene e dopo un solo giorno ti chiama per dirti che la macchina è pronta e la spesa è stata ragionevole. Addirittura più bassa del preventivo.
Arrivi a prendere la macchina insieme ad un collega che ti fa il favore di accompagnarti e quando sali e metti in moto all'inizio non ci fai caso.
"Oh, ma qui si rimane a piedi"
"No guarda ci son già rimasto a piedi"
"Ma caxxo non hai un filo di benzina"
"Come non ho un filo di benzina?"
Effettivamente non hai un filo di benzina, nonostante sia chiaro nella tua mente il ricordo d'aver lasciato la macchina quando aveva ancora due tacche. Non un patrimonio, ma 20/25 euro sì. Cazzarola.
E così realizzi che in fondo il meccanico è stato onesto. A suo modo. E la benzina a due euro al litro, effettivamente, fa gola. Anche se nel preventivo non c'era.

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permalink | inviato da inoz il 17/4/2012 alle 12:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
CULTURA
8 novembre 2011
[Siena e il Palio] Storia dell'anima di una città
dal Corriere Fiorentino del 15 agosto 2011 (pezzo scritto su un iPhone).

Siena è Siena solo dentro le mura, fuori è al massimo "acqua calda", e dentro le mura Siena sorprende ad ogni passo per la meraviglia continua di un Medioevo ricco e affascinante. Per trovarne di paragonabili bisogna salire fino a Bruges, splendore delle Fiandre. Ma a Bruges non hanno il Palio e la differenza non è trascurabile.
In un periodo in cui fioriscono tradizioni fittizie e raffazzonamenti folclorici ad uso e consumo dei turisti, il Palio di Siena rimane fiero ad incarnare da secoli l'essenza stessa della città a cui dà vita. Perché ontologicamente il Palio viene persino prima di Siena (figuriamoci di qualche transeunte ministro della Repubblica italiana). È bene inoltre chiarire che quando si parla della passione che il Palio anima si parla di cosa completamente diversa da quella sportiva, foss'anche il viscerale fanatismo calcistico. Per chiarirci bastano le due parole che un amico senese ha pubblicato come proprio status di Facebook alla vigilia dello scorso 2 luglio. Le due parole erano semplicemente queste: È Palio. Sintesi assoluta. Essenziale e totalizzante. È Palio. Non serve spiegare oltre, inutile aggiungere altro.

In trent'anni di estati trascorse a Castiglion della Pescaia, che durante quei mesi diviene territorio senese, ho potuto fare esperienza curiosa, divertita e affascinata di cosa sia il Palio per i senesi. Il primo scoglio da superare fu però chiarire al succitato amico che io non appartenevo ad alcuna contrada. Avevamo sì e no 8 anni e alla sua domanda "di che contrada sei?" dovetti far intervenire mia madre per spiegare che no, noi le contrade a Firenze non ce l'avevamo. Lui finse di capire, ma rimase perplesso e per i giorni a seguire continuò a guardarmi con un misto di diffidenza e commiserazione.

Certo anche io lo guardavo diffidente quando dopo un acquazzone estivo lo trovavo nel giardino condominiale. In una mano un secchiello, nell'altra un grosso sasso. Raccoglieva le lumache, le chiocciole, che uscivano con l'acqua e le metteva nel secchiello. Il sasso serviva per compiere una strage. La ragione era che la sua contrada, la Tartuca, aveva per rivale proprio la contrada della Chiocciola e questa era la ragione dell'ecatombe. Il contadino che vendeva i propri ortaggi qualche metro più in giù lungo la strada gradiva certamente, ma prima che qualche ministro s'indigni provi a pensare cosa sarebbe potuto accadere se il mio amico fosse stato della Torre, la cui contrada nemica è l'Oca, oppure della Pantera, la cui contrada nemica è l'Aquila. Roba da Grand Guignol.
In spiaggia poi non esistevano le biglie dei ciclisti o dei piloti della Formula 1. Altro che Bugno o Alboreto, c'erano solo i barberi, biglie di legno (piene, mica vuote), dipinte a mano coi colori delle 17 contrade. E non si giocava con piste fatte di rampe, salti o tunnel, l'unica geometria ammessa era il trapezio che riproduceva piazza del Campo; meglio se vicino alla riva, così che la pendenza fosse la stessa dell'originale. I primi tempi non capivo quella monomania e la trovavo castrante. Ma ero l'unico fiorentino in mezzo a tanti senesi e quindi mi adeguavo. Col tempo mi son convinto che lungi dall'essere noiosa, in quella ritualità balneare si narrava la storia di mille Palii, della mitica curva di San Martino, in discesa e con quella rientranza traditrice, o di quella del Casato, da prendere di slancio per affrontare la salita. E con i barberi, che poi è il nome dei cavalli che corrono il Palio, tra quelle sponde di sabbia raffiguravamo e raccontavamo una storia ancora viva.

Mentre noi maschi giocavamo, le femmine guardavano e commentavano la corsa tra una chiacchiera e l'altra sui fatti loro. Perché effettivamente la pratica del Palio è affare da uomini, che si tratti di fantini, capitani di contrada o baldanzosi giovanotti col fazzoletto al collo. Verrebbe da consigliare alle donne senesi, compresa la divina Gianna, di non crucciarsene più di tanto. In fondo non sarà per loro gran danno se restano affar da uomini anche le tanto narrate zuffe che, a sentire i maschi senesi, trasformano le belle sere estive della città in scontri da guerrieri della notte. Fortunatamente l'esaltazione arricchisce di molto la cronaca. Anche perché altrimenti nel corso dei secoli i ripetuti scontri fratricidi e la selezione della specie che ne sarebbe seguita, avrebbero reso i senesi dei moderni spartiati. In realtà anche gli scontri tra contradaioli, che pure ci sono, sono ritualizzati e fortunatamente non troppo pericolosi. Ma questo, più che con Siena e il Palio, ha a che fare col testosterone e l'essere un pò grulli, che è cosa comune a tanti maschi a tutte le latitudini.

È invece nella ritualità che va cercato il senso vero del Palio: dalla sfilata che precede la corsa dei barberi al battesimo in contrada, dalle benedizioni equine ai balletti di nerbate e trattative tra i canapi che precedono la mossa. Il sacro e il profano che si tengono per mano in quel modo beffardo e divertito che è così tipico della toscanità. E Siena è la più toscana di tutte le città. Fiera, agiata, bellissima e provinciale. Anche più di Firenze. Con le sue istituzioni secolari, dall'Arcidiocesi all'Università (conti permettendo), dal Comune alla Massoneria. E poi il Monte dei Paschi, fondato sulla disgrazia economica dei pastori toscani dalla Val d'Orcia in giù. Pastori che oggi son quasi tutti sardi, come i più formidabili fantini dell'era moderna. Ma tutte queste istituzioni, che fra loro si tengono strette, sono parte di Siena, gli danno corpo. Ma l'anima. L'anima è quella cosa chiamata Palio.

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