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16 giugno 2016
Fraio, Silvio e il cazzo ingessato
Fraio, è stato un amico fantastico. Uno spirito comico spontaneo, schietto, di paese. Travolgente. Ad alta gradazione alcolica. Con sketch spesso presi in prestito dalle vicende del paese (San Giovanni delle Contee, ovviamente), della scuola, delle cantine, delle sbornie e, unica concessione extraterritoriale, dai grandi classici della programmazione in seconda serata dei canali regionali tosco-laziali. Quella filmografia italiana di maestri come Marino Girolami, Mariano Laurenti, Michele Massimo Tarantini. Quei diamanti grezzi (di solito più grezzi che diamanti) fatti di meraviglie d'insegnanti, liceali, poliziotte, mogli e soprattutto infermiere e dottoresse. "L'infermiera nella corsia dei militari", "La dottoressa ci sta col colonnello", "La dottoressa preferisce i marinai" e così via.
Fraio li guardava la sera, a casa, in quelle notti d'inverno che nei paesi son spesso tanto lunghe quanto insonni davanti alla tv. E rideva di Alvaro Vitali che toccava il culo di Nadia Cassini (e scusate, ma che signor culo!) o di Lino Banfi che andava in titlt per le tette di Karin Schubert. Ed ecco che il nostro andava costruendo una propria immagine di ospedali abitati da megaculi in reggicalze, cosce sconsiderate, lascivia di pazienti porcelloni e soprattutto grandi risate.
Così, quando Fraio doveva andare in ospedale, magari ad accompagnare qualche caro, tornava sempre con una storia buffa da raccontarci. Ricordo che con Olmo, d'estate, sedevamo spesso davanti al bar in paese e a volte passava Fraio in macchina che tornava da una di queste visite in ospedale e nemmeno si fermava. S'accostava, abbassava il finestrino e ci raccontava che c'era qualcuno, nell'ospedale dov'era stato, a cui avevano immancabilmente ingessato il cazzo e che l'infermiera che lo curava era sempre "bona" e "maiala" e che infine, qualcuno, le aveva inevitabilmente toccato il culo.
Noi, capite, lo sapevamo già che se Fraio era tornato dall'ospedale, c'era qualcuno, nella bassa Toscana o nell'alto Lazio, ricoverato col cazzo ingessato. Aspettavamo che venisse rammentata l'infermiera sapendo già che sarebbe stata "bona". E infine il suo culo insidiato dalla mano di qualche paziente. Era sempre così.
Sapevamo già quello che stava per succedere in quel racconto così perfettamente canonico. E aspettavamo col sorriso che tutto ciò prendesse nuovamente forma. Era una gioia intima e in un certo senso rassicurante, quella che ci davano quei racconti. E quell'ospedale, dove la gente invece di soffrire (a parte quello col cazzo ingessato) tocca i culi e se la ride.
La stessa gioia, la stessa attesa che succedesse, lo stesso sentirsi rassicurato che ho provato ieri.
Quando ho letto che Silvio, dopo l'operazione, era già lì che ci provava con un'infermiera. Come in un racconto di Fraio. Come in un film di Alvaro Vitali. Inevitabile, , rassicurante, comico. E ho pensato a Fraio che va a trovare Silvio in ospedale e trovano uno col cazzo ingessato. 
E sono stato felice.

... e in culo alle lacrime della Pascale!
sentimenti
16 dicembre 2015
Il kompagno Silvio
Ve la siete presa per anni con Silvio.
Un compagno. Forse un po' troppo di sinistra e troppo libertario. Ma pur sempre un compagno.
E intanto Striscia la Notizia preparava l'Italia al beppegrillismo. Ovvero al peggio di un pensiero cinicamente antisociale, senza cultura, senza solidarietà e senza coraggio. Propaganda di una civiltà astiosa, biliosa, putrida. Da fogna vera.
E nessuno che abbia mai avuto l'onestà di dire che Antonio Ricci - e non il compagno Silvio - dava forma e fiato alla peggior pedagogia di massa imposta ai cittadini di un paese che già non se la passava bene.
Verrà il giorno, ma sarà tardi, in cui vi accorgerete quanto gravemente vi siete sbagliati.
televisione
15 dicembre 2015
Il giochino dei titoli e gli opposti benefici

Se c'è un paese che con la libertà ­ha un rapporto schizofrenico, questo è l'Italia. Capace di far convivere nel proprio stesso nome evocazioni d'anarchia e burocrazia, laissez-faire e statalismo, grandi passioni ed infinite rassegnazioni. Con un'unica linea di coerenza, quella di trovarsi sempre ad una delle estremità possibili. Guai rammentare invece la necessaria controparte della libertà: la responsabilità. Per quella non c'è mai tempo.

La libertà di stampa non fa eccezione. Spesso si rammentano classifiche internazionali in cui ci posizioniamo dopo il Congo, ma di contro chiunque può rammentare che siamo abituati a leggere titoli che nemmeno nella Sodoma dei bei tempi andati. Tra i pochissimi paesi al mondo abbiamo un ordine dei giornalisti, salvo poi scoprire che non serve a un granché. Periodicamente c'è chi proclama di volerlo abolire, come Grillo, se non fosse che i suoi deputati partecipano proprio ad iniziative indette da quello stesso ordine.

E potremmo andare avanti fino ad arrivare alla Leopolda dell'altro giorno, dove è andato in scena il giochino di far votare ai leopoldini e alle leopoldine i titoli di giornale ritenuti più bugiardi nel raccontare l'azione del governo. Tra i quotidiani più rammentati dai sostenitori del Presidente del Consiglio figura Il Fatto Quotidiano, i cui giornalisti si sono risentiti facendo presente che questo è un insulto alla libertà, e ancor prima all'onorabilità, del loro lavoro. Loro e di quello del loro direttore, Marco travaglio, che in questi giorni gira l'Italia con il suo show dal titolo molto efficace “Slurp”, in quanto dedicato ai giornalisti, scusate se si è filologicamente corretti, leccaculi. Con tanto di nomi, cognomi e un caro saluto all'onorabilità.

Ma di tutta questa vicenda a noi preme guardare il riflesso politico. Con la speranza di sbagliarci nell'immaginare che – al di là dei fini ludici del sondaggio della Leopolda – vi fosse in fondo la volontà di provocare e riproporre uno schema che è stato la fortuna politica di Silvio Berlusconi per tanti anni. Ovvero quello di occupare il centro della scena grazie agli attacchi demonizzanti di una parte della stampa e dei media. Un gioco di mutuo scambio e mutua convenienza. Perché così come questo schema ha giovato a Berlusconi, così ha garantito rendite di posizione ad ampie schiere di giornalisti specializzati nell'antiberlusconismo militante.

Pochi giorni fa Paolo Mieli, a colloquio con Eugenio Scalfari, salutava con favore la scelta di Calabresi come nuovo direttore de La Repubblica, quasi a sancire il passaggio ad una fase politica diversa. Ecco, speriamo che si vada avanti su questa strada. Perché tornare all'antico non farebbe bene a nessuno. E francamente, sarebbe pure parecchio noioso.

dal Corriere Fiorentino di martedì 15 dicembre

letteratura
21 settembre 2015
[dal Corriere Fiorentino] Requiem per la lettera al Presidente
vita familiare
23 luglio 2015
[dal Corriere Fiorentino] Non si può dire, è berlusconiano

“Voglio abbassare le tasse”. Non si può dire, è berlusconiano. “E' ingiusto usare le intercettazioni come arma di diffamazione”. Non si può dire, è berlusconiano. “Alle giuste condizioni, ma i magistrati devono essere responsabili dei propri errori”. Non si può dire, è berlusconiano. “Mi piacciono le belle donne”. Non si può dire, è berlusconiano. Tanto che se uno non lo conoscesse, questo Berlusconi non potrebbe che rimanere subito simpatico.

Siamo alle solite. Il Presidente del Consiglio, stavolta Matteo Renzi, annuncia dalle telecamere della Rai che intende stipulare un patto con gli italiani. E qui varrà forse la pena chiarire che Renzi, in materia, ha già maturato esperienza in proprio. I fiorentini ricorderanno i 100 punti con cui Renzi si candidò alle primarie per il sindaco di Firenze, vincendole. Sicuramente non ricordano quali erano quei 100 punti, né quali siano stati effettivamente realizzati, ma ricordano l'essenza contrattuale di quella proposta. “La vera cifra del renzismo non sta in nessuno di quei 100 punti – scrivemmo all'epoca su queste pagine - ma proprio nel loro essere contratto, la formalizzazione del rapporto diretto fra Renzi e i fiorentini. Forma e al tempo stesso sostanza del populismo civico”.Era un Renzi che già guardava senza imbarazzi a formule vincenti che in Italia, certamente, Berlusconi aveva usato per primo, ma che fuori dall'ombelico peninsulare erano bagaglio di tanti e tantissimi. E non servirà scomodare John Locke per far pure presente che si tratta di ispirazioni venute da lontano.E lo stesso Renzi, già all'epoca, si vantava di aver ridotto le tasse in Provincia, facendo peraltro sorridere coloro che, alla meglio, da quella riduzione avranno risparmiato gli spiccioli per un caffè. Eppure era simbolicamente qualificante far presente che lui non giocava al giochino per cui ridurre le tasse non si può perché è di destra, mentre pagarle, considerandolo bellissimo, è di sinistra.Sono passati svariati anni e molte cose sono cambiate. Quel che non è cambiato è il riflesso manicheo di tanti. Ma non è cambiato nemmeno l'andamento della pressione fiscale: sempre inevitabilmente cresciuta. Per ridurre le tasse servono le coperture, per trovare le coperture servono risparmi, per risparmiare occorre evitare di spendere male i soldi che si chiedono ai cittadini. In certi casi occorre tagliare. Il tutto rispettando i vincoli europei.Non è affare da risolversi per slogan insomma.Ecco, quel Silvio Berlusconi di cui dicevamo sopra, in questa missione non è mai veramente riuscito. E' stato quello il suo limite più grande. A Renzi raccogliere una sfida difficilissima. Dal fronte meno comodo per condurla. Se poi ve n'è uno.

dal Corriere Fiorentino di mercoledì 22 luglio

14 luglio 2015
[Forza Silvio] Senza se e senza ma
Chiari, concisi e senza tanti giri.
Non solo la sentenza di Napoli che condanna Silvio Berlusconi, ma l'intero processo a suo carico è un processo indegno di un paese civile.
Un processo tenuto in piedi con lo sputo, che si regge sull'apparizione in sogno del padre di De Gregorio (quello squallido figuro eletto al Senato con l'Italia dei Valori) e che la procura napoletana ha tenuto in vita con l'unico scopo di ricattare anch'essa un Berlusconi ormai in balia degli eventi.
Se esiste qualcuno che ha il coraggio di negare tutto questo si faccia avanti.
La procura di Napoli deve essere chiusa immediatamente per ragioni di igiene morale.
20 maggio 2015
[dal Corriere Fiorentino] Salvini e il Karaoke

Come il vecchio Karaoke. Quello di Fiorello, non la sua triste e recente riedizione. Quel circo itinerante che riempiva le piazze di tutta Italia nel 1993. Fiorello faceva il mattatore, qualcuno cantava insieme a lui, tutti accorrevano in piazza alla registrazione del programma per poi riguardarsi a casa, alle 20.00, in prima serata.

E' lo stesso format della campagna elettorale salviniana in Toscana. Salvini è lo showman col seguito di telecamere, i candidati locali sono i concorrenti che lo affiancano, e a fare da pubblico accorrono sostenitori e contestatori. Che poi si riguardano al Tg Regionale e se va bene anche a quello nazionale. Solo che al posto delle canzoni c'è una violenza verbale e purtroppo a volte anche fisica, a fare da collettrice d'attenzioni.

E' l'effetto falena, quello che all'accendersi di ogni telecamera attira verso la luce qualsivoglia sorta di aspirante presenzialista, eccita ogni cacciatore di 15 secondi di popolarità, rianima la sonnacchiosa provincia che vive l'arrivo di Salvini come lo sbarco del circo Barnum in periodo d'audizioni per il nuovo fenomeno da esibire. E non si sottraggono i lanciatori d'oggetti, i funamboli del centro sociale, stagionati impiegati per rivoluzioni parastatali e persino consiglieri comunali d'ogni sorta, Partito Democratico compreso. Comparse anch'esse necessarie allo show. Non serve nemmeno scomodare la categoria degli utili idioti.

La violenza, predicata o praticata, è ingrediente necessario del format, che serve a tenere alta l'attenzione mediatica, di cui peraltro si alimenta, in un circolo che più vizioso non si potrebbe. Questo non significa sminuire il portato politico della Lega di Salvini, così come del suo predicare; tanto più efficace proprio per la condizione d'impotenza in cui si trova quel che resta di Berlusconi e dei suoi. Si potrebbe infatti notare come l'alzare i toni di Salvini sia efficacissimo anche sul piano politico, grazie al vuoto in cui langue ogni alternativa a destra. Con i media berlusconiani ormai in preda alla paranoia dello zingaro e dell'immigrato birbone, con Brunetta che s'inventa capopolo astioso che gode delle sentenze contro la legge Fornero (da lui peraltro votata) il tutto dopo mesi al governo con Letta ed altrettanti di Patto del Nazareno. Rincorrere Salvini sul suo terreno è una meravigliosa esibizione del masochismo tipico di chi è privo di idee, di bussola e di Silvio. E questo al netto del profilo, degnissimo, del candidato governatore di Forza Italia in Toscana.

Salvini gioca a fare la lepre. E un po' ricorda il primo Renzi. Quello rottamatore duro e puro. Da un punto di vista mediatico è l'unico che ha raccolto l'eredità del format renziano, trasportandolo dalla Leopolda in un luogo di confine tra i salotti tv e una curva da stadio. E sarà facile notare come sovente, nel corso della Seconda Repubblica, la differenza tra i due luoghi sia parsa piuttosto labile.

Tuttavia la rincorsa a celebrare il salvinismo sconta anche l'ansia tipica italiana di acclamare sempre il vincitore annunciato o quello che per tale si presenta. Le previsioni sul suo successo vanno depurate da questo dato strutturale. Il tutto in attesa delle elezioni del 31 maggio. Le ennesime della repubblica del video.

dal Corriere Fiorentino di martedì 19 maggio

CULTURA
8 maggio 2015
[Lungarno] Maggio

Non sono giorni facili per chi soffre d'amore. Maggio, gli uccellini, gli alberi in fiore, la droga, i gatti in calore, i matrimoni degli amici, gli addii al celibato degli amici, andiamo tutti a vedere uno spogliarello, che tristezza. Le gonnelline, le braghette di tela, gli occhiali da sole, le americane in ciantelle come a dicembre, la droga, i pomeriggi nei giardini pubblici, gli aperitivi, i giri in bicicletta, la bicicletta rubata, le maledizioni a questi ladri maledetti, la bicicletta ricomprata dove rivendono biciclette rubate. Il primo maggio, la festa dei lavoratori, un giorno all'anno, gli altri 364 bona merde, la droga, le gite fuoriporta, le sagre, le elezioni, la Fiorentina che vince, la Fiorentina che perde, quello lo segnavo anche io disse quello sbrodolandosi la birra sulla panza.

In fondo una speranza: amor vincit omnia. In certi casi va bene anche un pareggio, perché l'amore è un gioco strano. Brutto, sporco e cattivo. La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. L'amore è la continuazione della guerra con altri mezzi ancora. Armatevi e spartite. E che nessuno rimanga scontento. Se poi si lagna troppo, allora che sia rott-amato. Mi manca Matteo Renzi.

Vorrei poter invecchiare come lui. Arrivare a 85 anni con 15 pensioni da riscuotere in nome del ricambio generazionale. Un po' ingobbito, con gli occhiali, il sereno distacco di chi accetta questo paese per quello che è. Finalmente adulto, ma in fondo sempre birichino. Un divo. E una pacca sulle spalle a tutti quelli morti con l'ansia di non morire democristiani.

“Fonderò il partito dell'amore” mi ha detto Lapo, mio marito, l'altra sera indossando mutande rosse di capodanno. Gli ho fatto notare che dopo Moana e Berlusconi, non vedo futuro per un simile progetto. Lui non si è scoraggiato e ieri è tornato da San Lorenzo indossando una maglietta con sopra il faccione di Maria Elena Boschi e dietro quello di Francesco Bonifazi. “Sono per la parità di genere” mi ha spiegato serio. Quel ragazzo inizia a preoccuparmi.

Da LUNGARNO - mensile gratuito di arte e cultura a firenze



letteratura
13 aprile 2015
[Lungarno] Aprile



Non sono giorni facili per chi soffre d'allergia. I cipressi, le betulle, le graminacee, la droga, l'erba muraiola, gli starnuti, le macchine sui viali, i motorini che sciamano, un avvincente mix di polveri sottili, pollini, polluzioni nasali. E in inglese pollution vuol dire inquinamento (popolo di puritani). La Pasqua, le uova, la cioccolata, la droga, le colombe, gli agnellini, le polemiche sui vegetariani che non mangiano la carne, ma tanto poi son pezzi di merda come tutti gli altri ed è inutile girarci intorno. Il 25 aprile, la Liberazione, chi la festeggia, chi no, la droga, chissà, chi va in piazza, chi va al mare ed io intanto continuo a starnutire.
In fondo una speranza. Starnutire libera, purga il corpo per via nasale. Tira fuori il peggio che abbiamo dentro. Come quando ce la prendiamo coi politici che vanno in giro con l'elicottero invece di fare come la gente comune che prende la macchina, i controsensi, i semafori rossi e parcheggia in doppia fila. Io penso che invece di far andare i politici in macchina come la gente comune, la gente comune dovrebbe andare in giro con l'elicottero come fanno i politici o i grandi imprenditori. Come Silvio Berlusconi.
Vorrei poter invecchiare come lui. Solo che al posto suo col cavolo che starei ancora dietro a Brunetta, Verdini, Veronica Lario, Duddù e la Pascale. Un bel giorno senza dire niente a nessuno (al limite lo direi a Gianni Letta, che queste cose sa tenerle per sè) me ne andrei a Genova e mi imbarcherei su un cargo battente bandiera liberiana. Farei due volte il giro del mondo senza mai riuscire a capire che cazzo trasporti quella nave, ma forse un giorno lo capirei: droga. Pare che il borotalco provochi allergie. E pare anche la cocaina.
Per fortuna che ora il Parlamento ci regala una nuova legge elettorale. A quanto ho capito c'è il premio di maggioranza, la soglia di sbarramento, la coalizione, le candidature multple, le liste bloccate, le preferenze, lo scorporo, il recupero dei resti, mi dà un etto di prosciutto grazie? guardi ho fatto un etto e due, che faccio, lascio? lasci pure, che tanto di questi tempi.
Mio marito Lapo ha detto che la primavera segna un nuovo inizio. Mi ha così annunciato, una mattina in accappatoio, di volersi iscrivere al Movimento 5 Stelle. Poi ci ha ripensato. Ed ha acquisito delle quote della Casaleggio e Associati. Ora tutte le volte che viene pubblicato un post sulle scie kimike lui guadagna un euro. Si è comprato una Ferrari. Sopra ci ha fatto aerografare Adam Kadmon che limona con Roberto Giacobbo. Quel ragazzo inizia a preoccuparmi.
Distrarsi è imperativo. E così mi sono comprato un biglietto per l'Expo di Milano. Con Carlin Petrini che sfama il mondo a chilometro zero, ma che organizza master nella sua università con quota di iscrizione a parecchi zeri. Sfamare il mondo avrà pure dei costi.
Non sono giorni facili per chi soffre d'allergia.
letteratura
1 aprile 2015
[Tagli] di Sandro Bondi

"Tagli" - di S. Bondi (poeta in Fivizzano)

Silvio addio
Me ne vado anche io
Adesso che fare
senza di me?
Che fare?
Chiedeva Lenìn
Che fare?
Si chiedono tanti
Che fare?
Si chiedono in pochi
Si faccia rasare
Giovanni Toti.

POLITICA
12 marzo 2015
[Pro-cessi milanesi] Io sto con le puttane
Il processo alle puttane.
E' servito a fargli spendere un sacco di soldi per pagare i ricatti delle agili signorine con le quali avrà trombicchiato. Iene. Vendevano il loro corpo. Ora vendono il proprio silenzio. E' il mercato bellezza.
E' servito a riempire paginate orrende di orrendi giornali che moraleggiano mentre pubblicano intercettazioni a solo fine di sputtanamento personale. Iene. Vendono le proprie opinioni barbare ad un pubblico che contribuiscono ad imbarbarire. E' il mercato bellezza. E il pubblico non merita meglio della merda di cui si contenta.
E' servito a far fare qualche misera figura alla Boccassini, ma tanto "basta che se ne parli". Iene. Se ne fottono del diritto, degli imputati, della loro dignità, delle testimoni, del razzismo da "furbizie orientali tipiche della sua gente". Se ne fottono di ogni cosa tranne che della propria visibilità a fini di carriera. Mescolando diritto e politica. E' il mercato bellezza.
In tutto questo il diritto è un incidente che capita per caso.
E tra tutti questi mercanti che giudicano di un caso di mercanteggiamento del corpo, ecco, forse le puttane di Berlusconi, finchè davano solo quello, sono state nel complesso le meno puttane di tutta la baracca.
letteratura
17 febbraio 2015
[Nel frattempo il governo] Incontri panamensi

(ANSA) - ROMA, 16 FEB - Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ricevuto, a Palazzo Chigi, il Presidente della Repubblica di Panama, Juan Carlos Varela.(ANSA).

Solo una coincidenza?

sentimenti
17 febbraio 2015
[Amici miei] Io e Silvio
16 febbraio 2015
[Silvio vorrei che tu Lapo ed io] Partiamo! Pirati dei Caraibi!
Caro Silvio,
vendi Mediaset, lasci il partito a Fitto che ci facciamo due risate, ritrovi il numero di Tarantini, ci prendiamo una nave da crociera (così ti tornano in mente gli stornelli di gioventù) mettiamo una statua di Confalonieri vestito da sirenetta come polena, Capezzone vestito da Charlie Brown a servire i cocktails, Duddù lo buttiamo a mare alla prima sbronza (cioè dopo due minuti), la Biancofiore si porta anche lei che poi la usiamo per scambiarla con manufatti indigeni delle popolazioni locali della costa africana. Magari, se proprio ci piglia bene, si porta anche Gianni Pilo, te lo ricordi Pilo? Lo vestiamo da marinaretto e gli facciamo sventolare le bandierine.
Che bellezza Silvio!
Partiamo.
Tu, Lapo ed io.
Pirati dei Caraibi.
Corsari del Mar dei Sargassi!
Balordi della Tortuga!
E in culo a chi ci vuole male!
politica interna
6 febbraio 2015
[dal Corriere Fiorentino] Un Verdini è per sempre
Ha condotto le trattative del Nazareno e si sono ritrovati Mattarella Presidente della Repubblica. E così tanti forzitalioti, compresi, come sempre succede, quelli che fino a ieri non avevano mai mosso foglia contro di lui, ne chiedono la testa.
A chi la chiedono? A Silvio Berlusconi.
La testa in questione è quella di Denis Verdini.
Un rituale ormai consolidato. Nel quale ogni volta par di vedere tante Salomè che ballano per re Silvio. Ma considerato che Verdini non è esattamente Giovanni Battista e Fitto e Toti non sembrano avere il sex appeal della celebre figlia di Erodiade, viene il sospetto che anche stavolta Denis, la minaccia, riuscirà a scamparla.
Mentre scrivo Sergio Mattarella ha da poco giurato a Roma come Presidente della Repubblica alla presenza di un Berlusconi in riabilitazione. Più a nord, a Milano, il titolo Mediaset conferma il buon andamento degli ultimi mesi (al netto dell'iperattivismo di Sky) registrando un modesto, ma non banale aumento.
E se è vero quel che qualcuno dice di Forza Italia partito azienda, si consideri che in genere i proprietari di aziende tengono in gran conto coloro che i problemi non li sottopongono per un parere (ché a far quello son buoni tutti e Toti) ma li risolvono. Il come passa tipicamente in secondo piano. Tanto che poi si scopre, quasi sempre troppo tardi, che i problemi risolti oggi si sono annodati in nuovi problemi da risolvere domani. Per questo un Verdini è per sempre.
E Verdini è uno che i problemi è abituato a presentarli risolti. Urlando, se serve, battendo i pugni, se serve, ringhiando, ammonendo, punendo e facendo tutto quello che serve. Oggi tanto e domani di più. E Berlusconi non può non apprezzare. Preso com’è da mille problemi che riguardano le aziende, i giudici, la famiglia, Duddù, poter affidare ad un risolutore le questioni della politica spiccia non è sollievo da poco.
Anche in vista delle prossime regionali toscane è difficile immaginare che le carte del centrodestra, non stiamo parlando di quelle dei magistrati, le possa dare qualcuno che non sia Verdini. Che come al solito lascia che tutti si agitino, che danzino le Salomè, si candidino i Donzelli, sognino i barbari leghisti.
Perché il punto di fondo della logica verdiniana in salsa toscana ha ricevuto il suggello della legge elettorale varata insieme al PD. Evitati i collegi uninominali e portato a casa il miglior risultato di compromesso. Perché il punto è questo: il centrodestra è strutturalmente minoritario in Toscana (per dirla a là D’Alema), il miglior risultato possibile è perdere in armonia coi vincitori. E fino ad oggi nessuno lo ha smentito.
Autoavvera le proprie profezie. Mantiene la testa attaccata al collo. Risolve i problemi oggi. E prepara quelli di domani. Un Verdini è per sempre.

dal Corriere Fiorentino* di giovedì 5 febbraio
*versione leggermente diversa, per ragioni di spazio

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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