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vita da impiegato
28 ottobre 2015
Sanremo Italia
Sanremo racconta l'Italia.
55.000 abitanti.
500 e passa dipendenti comunali.
118 assenteisti cronici comprovati. Difficilmente verranno licenziati.
Sui loro profili Facebook s'indignavano per i politici corrotti:
"Io non mi vergogno di essere italiano, mi vergogno solo di essere rappresentato da politici condannati e corrotti che saccheggiano ogni santo giorno uno dei paesi più belli del mondo".
Le indignazioni. I miei coglioni. Degne rappresentazioni.
Pippo. Il Festival. La Rai.
Col palco in balaustra.
Minaccia di buttarsi disoccupato organizzato.
Il paese reale. Nazionalpopolare.
politica interna
20 luglio 2011
[dal Corriere Fiorentino] Palazzo Vecchio e i sindacati - Due frecciate su due fronti
Di ritorno dalle vacanze Matteo Renzi ha aperto subito due nuovi fronti di scontro politico-sindacale. Il primo riguarda lo sciopero di 24 ore degli autisti dell'Ataf di lunedì scorso. “Una mancanza di rispetto verso i cittadini” l'ha definita il sindaco di Firenze. Le lamentele di Renzi sono fondate per una ragione strutturale. C'è un elemento di anomalia nel ricorso allo sciopero, piuttosto frequente, degli addetti ai trasporti pubblici poiché la sua efficacia sta tutta o quasi nel danno inferto agli utenti e al sistema economico in genere, non alla controparte datrice di lavoro, che siede al tavolo delle trattative. Questo perché il servizio è svolto di fatto in regime di monopolio ed oltretutto nei giorni di sciopero le aziende perdono soltanto il ricavato della vendita dei biglietti per corse singole, non quello degli abbonamenti, né il contributo pubblico. Risparmiano invece carburante, usura ed in poche parole, operando normalmente in perdita, gli scioperi fanno bene al bilancio delle aziende. Un paradosso che imporrebbe un sistema di relazioni sindacali diverso da quello altamente conflittuale, con frequente ricorso allo sciopero da parte dei sindacati, a cui nostro malgrado ci siamo abituati negli anni.

L'altro fronte aperto da Renzi, scatenando un caso che è diventato nazionale, riguarda la sua uscita sui Fantozzi del comune di Firenze, quelli che “un quarto d'ora prima della chiusura degli uffici sono già in coda col cappotto pronti per uscire”. Non è bello per nessuno sentirsi dare di Fantozzi, eppure il personaggio di Paolo Vilaggio è stato ed è, maschera perfetta di un carattere nazionale assai diffuso. E' comprensibile inoltre il fastidio di quei dipendenti onesti e laboriosi che subiscono la doppia ingiustizia di doversi spesso sobbarcare il lavoro di colleghi non altrettanto rispettosi del proprio dovere e poi rischiare di sentirsi accomunati ad essi nella critica ai fannulloni. Se ne deve essere reso conto anche Renzi, che ieri ha dato un colpo di freno alla polemica. Il punto, anche in questo caso, è strutturale e senza citare troppi dati basti pensare che da decenni in Italia non c'è stato un solo licenziamento per scarso rendimento nell'amministrazione pubblica. Questo farebbe supporre che l'Italia possa vantare la migliore amministrazione pubblica al mondo, diverse evidenze c'inducono a ritenere che così non sia e che invece vi siano delle anomalie gravi e penalizzanti di cui i governanti, ma anche i sindacati, portano la responsabilità. Durante il governo Prodi l'on. Lanfranco Turci, non un pericoloso liberista, elaborò insieme al professor Ichino una proposta di legge per ovviare all'inefficienza della p.a. Bel progetto gli dissero, ma di fatto si preferì far finta di nulla. Poi venne Brunetta. Ma ad oggi il problema è sempre sul tavolo.

dal Corriere Fiorentino di mercoledì 20 luglio
politica interna
15 giugno 2010
[Linee sindacali] Provando a riassumere
Se non ho capito male
La "linea Fiom" sarebbe infilarsi in un cul de sac, farsi mettere sotto scacco e minacciare la soluzione fine di mondo. Senza capire che il mondo, quel mondo, è già finito.
Da un pezzo.
politica interna
7 maggio 2010
[dal Corriere Fiorentino] Sinistra e lavoro. La sfida persa. Se Giugni e Biagi li prende il PdL
“Da Gino Giugni a Marco Biagi” è il titolo del convegno organizzato dall’associazione universitaria Studenti per la Libertà e tenutosi ieri, 5 maggio proprio all’Università di Firenze, sul cui volantino di presentazione la mano di uno scemo da guerra in tempo di pace ha marcato il simbolo delle Brigate Rosse e la scritta “non pedala più”.

La cosa che salta agli occhi, innanzitutto, è che un convegno promosso da un’organizzazione studentesca di centrodestra riporti i nomi di due giuslavoristi socialisti, uomini di sinistra. Di una sinistra moderna, innovatrice e riformatrice. Gino Giugni, scomparso lo scorso ottobre, è considerato il padre dello Statuto dei lavoratori, per partecipare alla stesura del quale venne scelto, lui giovane professore universitario, da un altro grande socialista Giacomo Brodolini. Incontrò le Br nel 1983. Venne gambizzato dai criminali terroristi in nome della strategia che preferiva l’attacco ai cervelli, piuttosto che al cuore dello Stato. La stessa vigliacca logica che portò dei nuovi soldatini brigatisti ad assassinare Marco Biagi il 19 marzo 2002 mentre tornava a casa in bicicletta. Quell’assassinio venne firmato con lo stesso simbolo scarabocchiato sul volantino del convegno del 5 maggio: una stella a 5 punte. Simbolo, evidentemente ancora in voga, di un militarismo bieco e vigliacco. Il fatto che ci sia chi oggi lo usa per rivendicare la propria imbecillità inquieta per il riferimento alla violenza cui esso inneggia. E su questo ogni altra considerazione spetta alla Digos più che ad altri.


Quanto di politico c’è da considerare in questa vicenda sta invece nel riferimento ai nomi di Gino Giugni e di Marco Biagi, riportati per annunciare il convegno promosso da un’organizzazione studentesca di centrodestra. E’ vero che il sottotitolo del convegno riportava un interrogativo aperto e forse un po’ ambiguo, “40 anni da riscrivere?”, ma è comunque difficile non considerare come la sinistra sul tema del lavoro abbia rinunciato ad accettare la sfida della modernità, rinnegando così non solo la propria storia e i nomi di uomini che quella storia hanno costruito, ma tenendo in disparte ancora oggi il lavoro e le idee di persone come Pietro Ichino che invece quella storia proseguono e che per questo, non a caso, vivono sotto scorta. La retorica del combattere il precariato, invece di garantire i precari, chiedendo l’applicazione completa di quanto, ad esempio, la seconda parte del libro Bianco di Marco Biagi proponeva, è un esempio lampante di questa sfida mancata. Così come lo è l’incaponirsi nel voler difendere il posto di lavoro anche nei casi in cui ciò è palesemente impossibile o addirittura dannoso per i lavoratori stessi, piuttosto che sostenere quei lavoratori nel qualificarsi per poterne trovare uno nuovo, di lavoro.


Su questa rinuncia il centrodestra ha avuto gioco facile a raccogliere una bandiera che, quasi sempre, è stata solo sventolata con piglio propagandistico e senza il coraggio necessario a trasformarla in riforme compiute. Tuttavia questo non può nascondere che se oggi la Cgil è un sindacato a maggioranza di pensionati e se a sinistra si fatica a trovare parole d’ordine convincenti sul tema del lavoro, forse qualcosa da rivedere c'è, eccome.


dal
Corriere Fiorentino di giovedì 6 maggio
POLITICA
13 luglio 2009
[E' la modernità bellezza] E' l'ora del POPULISMO CIVICO

 

(dal Corriere Fiorentino - di Sabato 11 luglio*)

Benvenuti nella nuova era del “populismo civico”. E' questa, credo, la miglior definizione per cogliere il senso della rivoluzione renziana di cui Firenze ha iniziato a fare esperienza già in questi primi giorni di nuova amministrazione cittadina.
Con “populismo civico” intendo un'esperienza sempre più diffusa in Italia e non solo, segno di una più netta modernizzazione della politica anche a livello locale. A Firenze la sua realizzazione si lega inevitabilmente alla figura del nuovo sindaco. E' figlia della principale intuizione politica di Renzi, che prima di tutti ha capito che anche in riva all'Arno le vecchie “strutture” di consenso e potere, che pure a molti sembravano ancora ben salde, erano ormai consunte ed il terreno disponibile per chi si fosse fatto trovare pronto con una proposta alternativa e calibrata su nuovi mezzi e risorse.

E Renzi si è preparato con attenzione. Ha giocato il proprio ruolo in Provincia con grande abilità mediatica ed ha realizzato un vero capolavoro con la campagna per le primarie. Non i partiti, non le leghe o i sindacati, ma un rapporto diretto fra lui e la cittadinanza dimenticata: “Prima Firenze”
Qualcuno l'ha accusato di berlusconismo, ma a sinistra sarà bene mettersi l'animo in pace e capire che questa “è la modernità bellezza”. Sono finiti i tempi in cui 4 persone decidevano a cena chi avrebbe fatto il sindaco di Firenze. Così come sono finiti i tempi in cui i partiti, forti della propria capacità di rappresentare istanze politiche diffuse e radicate, definivano gli indirizzi e influivano sulle scelte dell’amministrazione.

Nel populismo civico è il sindaco, eletto direttamente, a farsi interprete e collettore pressoché esclusivo delle istanze della cittadinanza in un delicato gioco di equilibri fra la capacità di leggere e assecondare la volontà popolare e allo stesso tempo di indirizzarla secondo la volontà del sindaco stesso. Cambia dunque lo scenario, cambiano gli attori e cambia il registro. Gli strumenti d’informazione avranno un ruolo sempre più strategico, così come la capacità di mobilitare l’opinione pubblica su singole issues. Chi sarà in grado di aggiornarsi sarà della partita.

Ciò che non cambia a Firenze, tuttavia, sono i limiti del bilancio di Palazzo Vecchio, così come il rapporto, necessario, con le amministrazioni dei comuni limitrofi. Su questi due punti in particolare il nuovo sindaco si misurerà con sfide ad altissimo rischio. Perché ogni fallimento, così come ogni gloria, ricadrà pressoché esclusivamente sulle sue spalle.

* Il giorno successivo, nella pagina dei commenti del Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia ha scritto un pezzo titolato proprio "Il tempo del populismo". Potete leggerlo qua: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=27065

SOCIETA'
8 aprile 2008
[Maledetto Barone Rosso!] Alitalia: il vecchio e l'antico

3 aprile 2008
[Banana (Underground) Republic] Una giornata di ordinario declino
LAVORO
5 dicembre 2007
[Ienaz] Perchè Angeletti chiede che Montezemolo si occupi delle cose di cui dovrebbe invece occuparsi lui stesso?
di Ienaz

(ANSA) - ROMA, 4 DIC -
"Montezemolo si dovrebbe occupare in primo luogo - ha detto Angeletti entrando alla riunione delle segreterie unitarie di Cgil, Cisl e Uil, che sta cominciando nella sede della Cisl a Roma - del fatto che i lavoratori italiani hanno bassi salari sia nel privato che nel pubblico. Questa è la vera emergenza, se cambiamo sempre le priorità non risolveremo mai il problema". (ANSA).

Ma scusate, non dovrebbero essere proprio i sindacati e i sindacalisti ad occuparsi in primo luogo dei bassi salari?
sfoglia
settembre        novembre

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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