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22 febbraio 2016
Sinistra italianal

Sono sicuro che questa nuova esperienza a sinistra, fatta non da ceto politico, ma da uomini e donne che non vogliono abbandonare la Sinistra e che non aspirano ad altro che a ridarle una dignità oggi smarrita, avrà il successo che merita. È un progetto importante. Faticoso, ma doveroso.
Ancorati ai valori storici della sinistra italiana, dall'antifascismo alla lotta per i diritti dei lavoratori, cerchiamo di ridare vita al grande sogno di una sinistra. Unita e forte.

... scusate. Volevo solo sapere come ci si sente a dire certe frasi.
Ora vado a farmi la doccia.

politica interna
23 ottobre 2012
[dal Corriere Fiorentino] Renzi nel Sulcis. Le riprove del rottamatore
«Sul Sulcis non ha senso spendere altre risorse pubbliche per sostenere un'occupazione che non è lavoro, ma welfare assistenziale». Così Matteo Renzi si è espresso più volte sul caso delle miniere sarde. «Per il Sulcis lo Stato ha sborsato l'equivalente di 70 mila euro l'anno per dipendente, roba che se li avessimo dati direttamente ai lavoratori sarebbero stati tutti dirigenti».
Da oggi Renzi è in Sardegna per il suo tour elettorale e vedremo se difenderà le sue ragioni, magari di fronte a quegli stessi lavoratori che domenica hanno contestato a Carbonia il suo concorrente alle primarie Nichi Vendola.
Al netto dell'approssimazione sulle cifre, Renzi con questo passaggio (che peraltro fa bisbigliare a molti dirigenti del Pd «sono d'accordo, ma non lo posso dire») intende sostenere un'idea di welfare diversa da quella che si è storicamente affermata in Italia. Da noi la parola d'ordine è diventata «difendere il posto di lavoro», sovente anche a prescindere dal fatto che il lavoro ci fosse o potesse ragionevolmente mantenersi. Nella storia sindacale del nostro Paese ci sono casi eclatanti di scelte operate legando il destino di lavoratori a posti di lavoro difesi contro ogni ragionevolezza. Posti di lavoro in aziende palesemente non competitive che hanno finito per portare i lavoratori a fondo con loro.
Renzi, che in questo segue la linea tracciata dal professor Pietro Ichino nel solco di un riformismo coraggioso e non ideologico, propone invece la formula di un welfare che tuteli il lavoratore, non già il posto di lavoro. Attraverso ammortizzatori sociali, formazione e incentivi. E' un politico mediatico e sloganizza questo concetto, ma ha il merito di metterlo sul tavolo di discussione con una forza inedita per il dibattito all'interno della sinistra italiana.
Allo stesso modo Renzi dovrebbe avere il coraggio di rilanciare ancora le sue ragioni in tema di lavoro accettando la sfida di Nichi Vendola, arrivata attraverso un videomessaggio (da cui si evince che Vendola, come Renzi, è andato a lezione da esperti di comunicazione), di accompagnare i lavoratori Fiat allo stabilimento di Pomigliano. Al netto delle imprecisioni contenute nel messaggio di Vendola, l'occasione per Renzi è quella per tornare su una questione che l'infelice frase di Marchionne su Firenze ha spostato su un piano di interesse limitato. Ai tempi Renzi sostenne infatti Marchionne nell'affermare la necessità di poter concepire un diverso sistema di relazioni sindacali, più collaborativo. Un sistema che vige in altri Paesi in cui i lavoratori partecipano a rischi, oneri, ma anche premi e ricompense legate ad impegni per aumentare la produttività. Un sistema che non di rado dà frutti migliori di quelli offerti dalla conflittualità tipica del sistema italiano.
Staremo a vedere.

dal Corriere Fiorentino di martedì 23 ottobre
politica interna
26 maggio 2011
[dal Corriere Fiorentino] La sinistra nel recinto
La geometria politica che divide da destra a sinistra il campo delle proposte è sempre materia delicata. Spesso può essere utile a semplificare, raramente ad inquadrare correttamente la scena. Ieri il presidente della Regione Enrico Rossi vi ha fatto ricorso per sostenere che “una sinistra all'acqua di rose, di stampo bleariano, non ha futuro e finirà per cedere il passo alla destra. Accade già in Spagna con 5 milioni di disoccupati e il 50% dei giovani senza lavoro, ma accade anche in Germania nonostante la crescita al 5%. Ovunque riesplode la questione sociale: lavoro, democrazia, dignità della persona, diritti sociali. E questo richiede una sinistra non annacquata”.
Tony Blair (non Blear), il leader laburista inglese che ha riportato la sinistra al governo dopo quasi un ventennio di dominio conservatore, diviene così il rappresentante di una sinistra “all'acqua di rose”. Strano destino per uno che ha segnato una svolta decisiva nel sanare la frattura tra sinistra e modernità, dando alla parola riformismo un'accezione nuova e rivoluzionaria per i canoni classici della socialdemocrazia europea. Destino ancor meno comprensibile se si guarda al tema del lavoro. Nel 2007, quando Blair lasciò la guida del suo paese, in Inghilterra il 60% di coloro che perdevano un lavoro poteva contare su forme di ammortizzatori sociali, nell’Italia di Prodi e dell’abolizione dello scalone Maroni erano il 18%.
Il punto della questione non è dunque avere patenti ideali di “sinistrismo”, ma avere progetti di riforma, attuabili, concreti e al passo con una realtà del lavoro che non è più quella su cui si sono misurati il pensiero e la pratica politica del Novecento.
Il paragone tra Blair e Zapatero è ulteriormente fuorviante. Il fallimento di Zapatero è stato proprio nelle mancate riforme necessarie per assecondare la crescita spagnola degli scorsi anni. Sburocratizzazione, riduzione e riassetto della spesa pubblica. Sono mancate proprio politiche liberali.
In Italia, una sinistra che volesse raccogliere la sfida abbandonata delle riforme avrebbe da ripartire non dal definirsi in base alla geometria politica, ma da proposte innovative. Per non fare nomi ci sarebbero quelle che da molto tempo ormai, propone il senatore del Pd Pietro Ichino, uno che per le sue idee è condannato dagli estremisti a vivere sotto scorta e dai suoi colleghi di partito ad abitare il recinto dei grilli parlanti. Un recinto dal quale, decidete voi se da destra o da sinistra, sarebbe bene liberarlo.

dal Corriere Fiorentino (http://corrierefiorentino.corriere.it/) del 24 maggio 2011
sessualità
7 settembre 2010
[Grotteschitudini] Se Gad Lerner è il maschio alfa della sinistra italiana
Ecco, ma se si lascia a Gad Lerner il compito di interpretare il ruolo del maschio alfa della sinistra italiana, non ci si lamenti se poi ci si prende di sfigati. Gad Lerner ... maschio alfa ... non so se visualizzate ...
politica interna
6 settembre 2010
[Eleganze a sinistra] Vendola è una rivisitazione del Bertinotti del '96
Non me ne vorrete oh voi che lo volete leader, ma a me Nichi Vendola non sembra molto più che una versione un po' più immaginifica e un po' meno raffinata del Bertinotti del '96. Senza cattiveria. Del resto il Bertinotti del '96 era un leader politico elegantissimo.
CULTURA
21 maggio 2010
[dal Corriere Fiorentino] Scalfari e i nuovi barbari
Eugenio Scalfari presenta oggi a Firenze il suo ultimo libro, Per l’alto mare aperto, dedicato ai nuovi barbari, quelli che, dice il fondatore di Repubblica, parlano il linguaggio dei telefonini, sanno tutto dei gruppi musicali di oggi, ma ignorano la formazione della nazionale di calcio del ’38 e non conoscono Ferruccio Parri e Guglielmo Giannini. Retroguardismo radical-chic, direbbe qualcuno.

Certo a leggere l’intervista che annuncia la presentazione del libro, si colgono quei tratti che marcano il difficile rapporto degli intellettuali di sinistra, o almeno amati a sinistra, con quella cosa chiamata modernità. Così come difficile risulta il rapporto con il paese. Un paese che pure in questi giorni legge incuriosito del Santoro che lascia la Rai, ma continua a farsi ben pagare dal servizio pubblico, beato lui, per “sperimentare nuovi generi televisivi” e che magari si chiede, il paese, se l’imbarbarimento non stia effettivamente dilagando ben oltre i confini segnati da Scalfari. Un paese nei cui confronti però, il nostro non si risparmia nelle critiche, quando dice che a guardarsi intorno in Italia si vedono i segni di una metamorfosi dal genere umano verso i topi o certe specie di formiche. Nientemeno!

Si tratta di visioni dal cui fascino si è fatta sedurre buona parte della sinistra italiana, come scriveva egregiamente Francesco Piccolo sull’Unità di qualche giorno fa. “La sinistra italiana dà l’impressione di essere ormai la parte più reazionaria del paese. In pratica, ha cominciato a fare resistenza al malcostume, alla degenerazione, e pian piano questa è diventata la sua caratteristica principale, che è tracimata anche sul costume, su ogni forma di cambiamento, di accadimento. Ha trasformato il “resistere, resistere, resistere” in una tignosa resistenza a tutto”.

Tuttavia è difficile dar torto a Scalfari quando sostiene la necessità di uno sforzo di conoscenza e costruzione della memoria affinché il cambiamento sia crescita cosciente e non il mero imbarbarimento di una modernità senza riferimenti. E’ però significativo che citi il ’68 come la prima rottura che segna il declino della modernità. E poiché il libro di Scalfari, nel riferimento del titolo all’Ulisse dantesco, si presenta anche come un viaggio nella psiche umana, vale la pena citare una delle più brillanti definizioni del ’68, contenuta nel saggio semiclandestino “Formidabili quei danni” firmato, con uno pseudonimo, Mario Chalet. “Come mai sopravvivono la fissazione e la regressione al Sessantotto? Forse lo ha chiarito Freud mezzo secolo prima con un esempio eloquente. Poniamo che un esercito avanzi in territorio nemico lasciando dietro di sé delle truppe di occupazione a presidiare i punti strategici. Se in uno di essi lascerà un contingente troppo grande ne risulterà un indebolimento dell’esercito stesso che avanza, per cui, ogni volta che incontrerà un ostacolo, anziché affrontarlo, sarà portato a regredire su quella postazione arretrata”.

Anche senza scomodare Freud è innegabile che in Italia il confronto con la modernità abbia messo in crisi la sinistra, almeno quella ufficiale, che tutt’oggi fatica a leggere e a leggersi in questa dimensione, che avrà certo tanti limiti, tante storture, ma che pure altrove è stata interpretata nelle sue possibilità e risorse. Il ’68, in particolare quello italiano e francese, con la sua carica di politicizzata antimodernità, è invece diventato per molti un luogo mitico a cui tornare, a differenza del ’77 che pur con tutte le sue folli contraddizioni fu un momento di appropriazione e trasformazione della modernità.
E a pensarci bene Scalfari inventò la Repubblica proprio nel 1976, all’insegna di una forte carica di spregiudicatezza innovativa e provocatoria. Immagino che non sarà certo mancato chi allora ebbe a riservargli la qualifica di “barbaro”. Oggi è invece lui a dare di queste patenti. E forse non c’è contraddizione in questo. Scalfari interpreta il suo ruolo oggi come allora.

Ma è il suo di ruolo. Io che ho 30 anni, che uso il telefonino, anzi peggio, lo smartphone, che conosco i gruppi musicali attuali come degli anni ’60 e ’70, che non conosco le formazioni di calcio di oggi, figuriamoci quelle del’38, ma che pure conosco Ferruccio Parri e Guglielmo Giannini sono un semibarbaro, secondo il tabellario Scalfari. E in quanto tale credo che il mio ruolo, il nostro ruolo, se proprio devo trovarne uno che valga per me e i miei simili, sia quello di fare quei passi in avanti necessari ad uscire dall’arroccamento. Quei passi che oggi sarebbe sciocco chiedere a Scalfari di fare.

dal Corriere Fiorentino di giovedì 20 maggio
politica interna
3 maggio 2010
[Francesco Piccolo] Gli indignati nel paese estraneo
politica interna
14 dicembre 2009
[Da Facebook - mio wall] Commento "in diretta"
IDIOTI. Io rido, scherzo e provoco seriamente, ma alla fine è inutile. Se i buoni a niente (la "sinistra" italiana secondo Pannella) vogliono morire di antiberlusconismo rafforzando Berlusconi in maniera (questa sì) pericolosa, facciano pure. IDIOTI TUTTI
Yesterday at 6:49pm
politica interna
23 marzo 2009
[Labouratorio n.46] La Sinistra, la Libertà e il paradosso dell’Ornitorinco

Ebbene, adesso che la nuova lista per le europee Sinistra e Libertà e’ venuta alla luce, anche per Labouratorio è venuto il momento di uscire allo scoperto. Ora noi, più o meno, siamo di sinistra e la libertà ci garba parecchio, quindi bene per il titolo. Il simbolo potrebbe sembrare un po’ squacquero, ma non ne facciamo un dramma, del resto è stato pensato anche per evitare di raccogliere le firme per la presentazione delle liste. Vada dunque anche per il simbolo.

Veniamo però alla parte seria della faccenda: politica e politiche. Non saremo noi a nasconderci dietro un dito: la corsa ad un’intesa fra forze politicamente non omogenee è il risultato di un’infame modifica alla legge elettorale per le Europee, fatta a pochi mesi dalle elezioni con il concorso dell’intero “partito unico dell’illegalità”, come direbbe Pannella. Dato quindi per assodato, ancora una volta, il criterio della necessità vediamo però cosa c’è oltre e se vale la pena condividere e sostenere questa curiosa macedonia. Noi ci schieriamo ideologicamente(!), ma siccome siamo persone ragionevoli (e poi non possiamo chiudere così l’editoriale), vi dimostreremo in maniera inconfutabile l’intima necessità per ciascuno di noi, più o meno socialisti, più o meno laici e liberali, più o meno libertari, di sostenere Sinistra e Libertà. Lo faremo ricorrendo al paradosso dell’ornitorinco: noi diciamo che questo cartello elettorale non ci piace e per questo ci convince, da cui deriva l’ovvia conseguenza che ci piace perché non ci convince.

A noi questo non cartello non ci piace perché non ha coerenza politica né in Italia né in Europa, perché unisce forze che in molti casi hanno non solo posizioni, ma anche letture diverse non solo di come si risolvono le questioni amministrative del comune di Scandicci, ma anche di come debba essere governato lo sviluppo mondiale! Si intrecciano storie, recenti e passate, diverse e distinte quando non antagoniste. Ma allora perché dovrebbe convincerci? Ci convince proprio nel momento in cui queste cosette sgradevoli qua sopra ce le diciamo apertamente fra noi. Ci convince al momento in cui evitiamo di fare come democristiani e comunisti che si son messi insieme, addirittura per fondare un partito unico, senza nemmeno approfittare del momento del confronto per fare i conti ciascuno innanzitutto con la propria storia. E allora ecco perché ci piace sognare questo incontro come un’occasione per ciascuno di coloro che vi parteciperanno. Un’occasione per misurare se stessi nel confronto con chi magari non ci è nemmeno così vicino come la geometria spiccia della politica potrebbe far credere. Ma allora ecco anche perché questo progetto non ci convince più, perché per superare quei limiti in nome dei quali dicevamo all’inizio che questo cartello non ci piace, servirebbero classi dirigenti attrezzate allo scopo. Attrezzate culturalmente, e ancor prima intimamente pronte, a cogliere l’occasione che questo tentativo potrebbe offrire. Noi siamo scettici che vi sia una diffusa coscienza del fatto che questo “cartello elettorale” potrebbe diventare qualcosa di più. Chi scrive ricorda ancora molto bene quanto deludente è stata l’occasione persa con il “soggetto nuovo” della Rosa nel Pugno e pertanto non è disposto a farsi illusioni di sorta.

Siamo però disposti ad aprire questo spazio per fare ciò che non crediamo faranno altri: discutere, dibattere, conoscerci e ri-conoscerci, scazzarci, mandarci cordialmente e vicendevolmente a quel paese se servirà. Fra socialisti e sinistrati, fra liberali e libertari, fra ambientalisti e sviluppisti, fra isti post-isti … e chissà che alla fine non si possa scoprire che non siamo così lontani come ci dipingono e ci dipingiamo.

Aggiungiamo un ultimo motivo a sostegno delle ragioni del confronto: la profonda crisi finanziaria, economica e sociale che stiamo vivendo, pur senza essere inutilmente catastrofisti, sta rimodellando i confini ideali entro cui leggere lo sviluppo globale. Nella sua dolorosa tragicità anche questa crisi è un momento d’opportunità politica e culturale per chi avesse voglia cercare nuovi strumenti per leggere un mondo in cambiamento. Secondo noi vale la pena, con molta umiltà, provarci.

Labouratorio apre il dibattito e dice serenamente, ma con doveroso scetticismo laico, di stare con Sinistra e Libertà … o meglio, di stare a Sinistra con Libertà.

SOMMARIO N°45

politica interna
1 settembre 2008
[Note dalla Festa del PD] Prima che torni il tempo delle fave si faccia avanti una nuova generazione riformista


Domenica, Firenze, festa del PD. Platea non troppo numerosa, causa concomitanza con Fiorentina-Juventus. Va in onda dibattito sul futuro della sinistra, intervengono Giorgio Tonini, Riccardo Nencini e Claudio Fava. Di Nencini non dico, ché sono militante del Partito Socialista, ma sul resto mi siano permesse alcune osservazioni generali. Stimo Tonini come riformista lucido e onesto, ma domenica mi è parso l'emblema del coraggio smarrito del PD, perso tra reiterate citazioni obamiane in inglese ("eit iars is inàf"), che in sala avranno colto in 15, e notazioni un po' capziose sulla laicità giusta (e vorrei vedere che si sostenesse la laicità sbagliata!). Uno smarrimento nel quale le argomentazioni di Claudio Fava vecchie e polverose, ma conosciute al pubblico della ex-Festa dell'Unità, affondavano con una facilità disarmante.
Pur con tutte le mie riserve sul PD lo giudicavo un importante passo avanti per liberare la sinistra italiana da tante sue arretratezze culturali. Purtroppo dubito che l'attuale classe dirigente del PD sia all'altezza del compito e se i veltroniani non brillano, non è che i dalemiani stiano meglio (vedi, sempre a Firenze, Bersani contro Tremonti). Prima che per la sinistra italiana tornino i tempi delle fave sarebbe bene che una nuova generazione riformista, ammesso che ci sia, inizi la sua battaglia per prendere in mano e far crescere quanto il di buono il PD ha fatto sperare. Altrimenti per la sinistra non rimarrà che la condanna alla "minoranza strutturale".
politica estera
5 giugno 2008
[Labouratorio n.25] Mahmoud ... un uomo da amare


“… Ahmadinejad è qui a Roma, disponibilissimo a discutere con noi senza pre-condizioni. La sua presenza è un dono inaspettato per chi vuol assumere il ruolo di “facilitatore”: lui ce lo facilita, ma noi rifiutiamo di incontrarlo per timore di dare un dispiacere agli Stati Uniti e a Israele …”

Giuseppe Cassini, Iran, l’Italia all’ombra di Bush, da l’Unità del 4-6-2008

Giuseppe Cassini è stato ambasciatore d’Italia a Beirut e la sua illustre carriera di diplomatico merita il nostro inchino. Pur proni, tuttavia, non riusciamo a trattenere un mezzo sorriso nel leggere le sue titolate parole che l’Unità non ha mancato di pubblicare con ampio risalto.
Quel burlone del Mahmoud (Ahmadinejad of course), era infatti così pieno di amore che prima di giungere a Roma si è fatto annunciare dal tormentone che lo ha reso celebre: Israele sarà cancellata dalle carte geografiche. Il tutto, ovviamente, condito dai soliti coretti sul potere satanico degli Stati Uniti d’America.

Ma se queste uscite servivano giusto a rispettare il bon ton, quel facilitatore del Mahmoud non ha mancato di far capire più esplicitamente che era pronto a discutere con noi senza pre-condizioni. Per questo ad Ahmad Rafat, vicedirettore di AKI International (AdnKronos), è stato ritirato l’accredito stampa dagli organizzatori del vertice Fao. Il giornalista di origine iraniana è stato ritenuto “persona non grata” e pertanto non ammesso ad entrare nel palazzo dove si svolgeva il summit. Credo che di questo si possa e si debba ringraziare l’accortezza del corretto Mahmoud. Pur senza prendersi apertamente il merito di questa iniziativa - per la quale va comunque segnalata la meritoria collaborazione dei responsabili della Fao, organismo delle Nazioni Unite – egli ci ha fatto capire che non voleva essere pre-condizionato da inutili disturbatori. Disturbatori che avrebbero magari avanzato sciocchi dubbi sul fatto che ai cittadini iraniani possa realmente fregare qualcosa delle invettive antisemite dello scoppiettante Mahmoud.

Chissà, magari, considerato che ci si trovava ad un summit dell’Agenzia Onu per l’Agricoltura e l’Alimentazione, i cittadini iraniani avrebbero voluto sapere dal proprio presidente come mai nella loro nazione l’agricoltura versa in uno stato tanto misero. E dire che di terra coltivabile non ne manca, così come non mancherebbero i fondi da investire. E invece, ad esempio, ogni anno quasi la metà dei raccolti del pregiato the iraniano vanno perduti perché mal conservati. Che dire poi del mercato nero di beni di prima necessità gestito per la gran parte da quei simpatici Pasdaran di cui proprio il cortese Mahmoud faceva parte?

Teniamoci queste curiosità e torniamo al punto da cui siamo partiti e all’articolo di Cassini pubblicato su l’Unità. Si tratta invero di un articolo molto lungo, nel quale, in nome di un preteso realismo, si vuole sostenere che l’aver usato maggiore cortesia nei confronti del placido Mahmoud avrebbe giovato al ruolo internazionale dell’Italia. Sfortunatamente, secondo Cassini, il nostro servilismo filoisraeliano e filoamerikano ci ha portati a non cogliere questa splendida occasione, a non capire quale splendido "dono" essa fosse per noi.

Purtroppo le contraddizioni della retorica di Cassini stanno proprio nel sostenere tesi apparentemente “realiste” misurando però col metro dell’ideologia le azioni di coloro che a tale presunto realismo non hanno obbedito.

Ebbene, vale la pena notare che non solo i rappresentanti del governo di centrodestra hanno disobbedito alle tesi del realismo cassiniano, ma vi ha disobbedito anche tanta parte della sinistra italiana che contro il criminogeno Mahmoud ha protestato, accogliendo invece un altro invito, quello fatto da Il Riformista. All’appello del quotidiano arancione mancavano invero tanti pezzi del fu Arcobaleno della sinistra. Loro certo non potranno essere tacciati di filosionismo o filoamerikanismo … rimane solo da chiedersi: perché chiamarli ancora sinistra?

SOMMARIO DEL N.25

politica interna
16 aprile 2008
[n. 18] Labouratorio ... va a Labourà!

Per oggi Labouratorio aveva pronto un numero speciale dedicato a i sani valori dell’ippica. Purtroppo nel frattempo son capitate delle elezioni politiche e così abbiamo riposto lo speciale sull’ippica (che pure, mi dicono, potrebbe tornarci utile), per affrontare una rigorosissima(!) analisi del voto.

La sinistra muore di antiberlusconismo
L’annullamento della Sinistra Arcobaleno è in buona parte dovuto all’astensione degli elettori storici di Rifondazione & co. Per altra parte è dovuto al voto che si è spostato da sinistra verso il Partito Democratico. Quest’ultimo è il voto che rappresenta in maniera tanto sublime quanto feroce la logica autodistruttiva dell’antiberlusconismo de’sinistra. Un antiberlusconismo che per lunghi anni ha gonfiato d’aria le pance di coloro che se ne sono cibati – quando invece a sinistra si sarebbe dovuto mangiare il pane azzimo del ripensamento – fino a farle scoppiare in un colpo solo.
Se la priorità predicata è infatti quella del “tutti tranne Berlusconi” il risultato non potrà che essere la rinuncia alle proprie ragioni. Queste del resto son cadute troppo facilmente di fronte ad un appello al “voto utile” che non avrebbe avuto questo effetto devastante senza il supporto fondamentale dell’antiberlusconismo. L’elettorato di Rifondazione o dei Verdi che “nonostante tutto” ha preferito il PD alla Sinistra Arcobaleno l’ha fatto nella speranza di sventare “il pericolo Berlusconi”. Intenzione tanto pia (almeno tale è ritenuta), quanto nefasta negli esiti … e non per Berlusconi, ma per la sinistra.
Sospendiamo per adesso ogni ulteriore valutazione su ciò che potrebbe rappresentare la condizione extraparlamentare a cui sono adesso relegate forze che rappresentano una base sociale forse non molto ampia, ma sicuramente presente e animata.

Il PD vittima di un equivoco
Il PD è stato pensato e costruito da Walter Veltroni per espugnare la mitica cittadella del voto moderato. La gloriosa macchina da guerra del PD pare non esservi riuscita. Al netto di Casini, questo traguardo è stato mancato, nonostante una campagna elettorale giocata con grande coraggio e spregiudicatezza, accentuando con forza i caratteri liberal di un programma già ricco di spunti nuovi rispetto al fu programma dell’Unione. Evidentemente resiste una certa pregiudiziale anticomunista e l’alleanza con Di Pietro non ha certo dato “garanzie” ai moderati incuriositi dal PD (lo stesso Di Pietro che adesso per bocca – e che bocca! – di Leoluca Orlando fa intendere che potrebbe costituire un autonomo gruppo parlamentare dell’Italia dei Valori).
Il PD ha invece fatto polpette della Sinistra Arcobaleno. Curiosamente c’è riuscito – come dicevamo sopra – anche grazie al sostegno ideologico dell’antiberlusconismo. Un sostegno non cercato – chè anzi Veltroni ha misuratamente evitato uno scontro frontale con Berlusconi – ma che pure è arrivato e con il quale il PD dovrà fare i conti. Come si svolgerà il “dialogo” (o sarà chiamato “inciucio”?) con il governo sulle principali riforme annunciate? Allo stesso modo il PD dovrà fare i conti con l’assenza dal Parlamento della Sinistra fu Arcobaleno ed il movimentismo che potrebbe seguirne. Come si comporterà Veltroni di fronte alle prime proteste sindacali?
Ottobre si annuncia caldo non solo per il governo.

A Sinistra ed in Europa vince la Lega
Fino a che punto è una provocazione dire che nel nord Italia la Lega ha vinto a sinistra? Non c’è solo l’antipolitica dietro il risultato del movimento di Bossi, ma c’è anche un pratica di governo locale profondamente radicata, che in termini politici compensa il carattere (in parte) antisistemico della propaganda leghista nel quadro nazionale. Risultati come quelli di queste politiche e, forse ancor di più, di queste amministrative non sono solo il risultato dell’antipolitica. Il padano, insomma, non è semplicemente l’Uomo Qualunque.
E’ forse ancor meno provocatorio dire che la Lega ha vinto in Europa; ovvero in quelle regioni che più di altre in Italia si avvicinano, secondo i comuni indicatori socio-economici, agli standard europei.
Ormai parlare di anomalia italiana appare perfino superfluo.

Socialista in crisi
L’analisi della batosta del Partito Socialista – che così è onesto chiamare “batosta” – richiederebbe uno spazio più ampio, che ci prenderemo più volentieri nei prossimi numeri.
Cedendo il passo al personale dico che al momento sto ragionando sul mio essere fuori dal mondo … sì, mi sento piuttosto fuori dal mondo. Nei prossimi giorni sarò pertanto impegnato a fare i documenti per potervi rientrare di nuovo … anche se oltre la carta d’identità pare che chiedano anche la tessera del PD … il guaio, per me, è che se prendo la seconda, rinuncio alla prima, se invece tengo la prima, non posso prendere la seconda.
Tuttavia oggi la telefonata di un amico mi ha rincuorato. E’ bastato che mi suggerisse una frase, anzi, tre semplici parole per pensare che forse anche da clandestini si può continuare … o forse riprendere a fare politica. Non sarà una formula a salvar qualcosa, ma forse …
Purtroppo la sua frase è coperta da capyright morale, onde per cui ne scriverò solo dopo aver ricevuto il permesso!
Intanto, da extraparlamentare, mi dedico all’antiproibizionismo.

politica interna
15 aprile 2008
[Post-Elezioni 2] L'unico partito di sinistra presente in Parlamento ... la Lega!

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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