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16 giugno 2016
Fraio, Silvio e il cazzo ingessato
Fraio, è stato un amico fantastico. Uno spirito comico spontaneo, schietto, di paese. Travolgente. Ad alta gradazione alcolica. Con sketch spesso presi in prestito dalle vicende del paese (San Giovanni delle Contee, ovviamente), della scuola, delle cantine, delle sbornie e, unica concessione extraterritoriale, dai grandi classici della programmazione in seconda serata dei canali regionali tosco-laziali. Quella filmografia italiana di maestri come Marino Girolami, Mariano Laurenti, Michele Massimo Tarantini. Quei diamanti grezzi (di solito più grezzi che diamanti) fatti di meraviglie d'insegnanti, liceali, poliziotte, mogli e soprattutto infermiere e dottoresse. "L'infermiera nella corsia dei militari", "La dottoressa ci sta col colonnello", "La dottoressa preferisce i marinai" e così via.
Fraio li guardava la sera, a casa, in quelle notti d'inverno che nei paesi son spesso tanto lunghe quanto insonni davanti alla tv. E rideva di Alvaro Vitali che toccava il culo di Nadia Cassini (e scusate, ma che signor culo!) o di Lino Banfi che andava in titlt per le tette di Karin Schubert. Ed ecco che il nostro andava costruendo una propria immagine di ospedali abitati da megaculi in reggicalze, cosce sconsiderate, lascivia di pazienti porcelloni e soprattutto grandi risate.
Così, quando Fraio doveva andare in ospedale, magari ad accompagnare qualche caro, tornava sempre con una storia buffa da raccontarci. Ricordo che con Olmo, d'estate, sedevamo spesso davanti al bar in paese e a volte passava Fraio in macchina che tornava da una di queste visite in ospedale e nemmeno si fermava. S'accostava, abbassava il finestrino e ci raccontava che c'era qualcuno, nell'ospedale dov'era stato, a cui avevano immancabilmente ingessato il cazzo e che l'infermiera che lo curava era sempre "bona" e "maiala" e che infine, qualcuno, le aveva inevitabilmente toccato il culo.
Noi, capite, lo sapevamo già che se Fraio era tornato dall'ospedale, c'era qualcuno, nella bassa Toscana o nell'alto Lazio, ricoverato col cazzo ingessato. Aspettavamo che venisse rammentata l'infermiera sapendo già che sarebbe stata "bona". E infine il suo culo insidiato dalla mano di qualche paziente. Era sempre così.
Sapevamo già quello che stava per succedere in quel racconto così perfettamente canonico. E aspettavamo col sorriso che tutto ciò prendesse nuovamente forma. Era una gioia intima e in un certo senso rassicurante, quella che ci davano quei racconti. E quell'ospedale, dove la gente invece di soffrire (a parte quello col cazzo ingessato) tocca i culi e se la ride.
La stessa gioia, la stessa attesa che succedesse, lo stesso sentirsi rassicurato che ho provato ieri.
Quando ho letto che Silvio, dopo l'operazione, era già lì che ci provava con un'infermiera. Come in un racconto di Fraio. Come in un film di Alvaro Vitali. Inevitabile, , rassicurante, comico. E ho pensato a Fraio che va a trovare Silvio in ospedale e trovano uno col cazzo ingessato. 
E sono stato felice.

... e in culo alle lacrime della Pascale!
sessualità
30 giugno 2014
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permalink | inviato da inoz il 30/6/2014 alle 14:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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