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12 maggio 2004
Chiudi gli occhi Occidente, ma non addormentare il pensiero

Non guardiamo la decapitazione, non guardiamo l'esecuzione, chiudiamo gli occhi. Imponiamoci una censura in nome della pietà. Però guardiamo le torture vigliaccamente inflitte dai soldati americani e documentate con dovizia, raccogliamole in un cd-rom da allegare al quotidiano, perchè si deve sapere ... no si deve VEDERE. E' l'immagine e ancora meglio il video, la testimonianza in grado di imprimere nella mente un accadimento, è l'immagine, tantopiù se "forte", che suscita emozioni ed è sulla base di quelle emozioni che iniziamo a riflettere, volenti o nolenti.
L'immagine, in questo caso, non significa "conoscenza", ma è la base di una riflessione di un ragionamento che si costruisce sulle reazioni emotive che visioni del genere non possono non innescare.
Ci sono poi realtà che nessuno di noi conosce proprio per mancanza di documenti e in particolare per mancanza di immagini, quello che più di ogni altra cosa le rende veramente sconosciute e quindi "inesistenti". Chi di noi ha mai visto le torture delle carceri iraqene ai tempi di Saddam? Chi di noi ha mai visto immagini di quel carcere a cielo aperto che è la Corea del Nord? Chi di noi ha visto le immagini delle torture subite dai montagnard in Vietnam? Si potrebbe continuare per ore, ma non avrebbe senso, perchè se il criterio che anima l'Occidente è quello del pietismo, allora poco importa che quelle immagini esistano o meno, nessuno le farebbe vedere.
Ma immagini di violenza non vengono sempre censurate, vengono mostrate a volte, perchè la gente sappia, o meglio, perchè si crede che il giudizio della gente possa sviluparsi proprio partendo dalle reazioni suscitate da tali visioni.
La censura che i media applicano a se stessi infatti, interviene non solo per pietismo, non solo per rispetto dei familiari delle vittime, non solo per un senso del pudore che si fa vivo a corrente alternata, ma interviene perchè si crede che a volte certe visioni possano avere un impatto sugli spettatori tale da non lasciare spazio al ragionamento, o da far sì che una reazione "irrazionale" segni in maniera troppo netta, o impedisca del tutto, la possibilità di articolare un pensiero basato sulla ragione.
Questo è quanto successo ieri con la parziale censura del video in cui è stata filmata la decapitazione di un CIVILE statunitense. Pur accettando che le immagini che precedono la selvaggia esecuzione bastino già a toccare nel profondo la sensibilità di uno spettatore io non capisco il perchè di quella censura. IO VOGLIO VEDERE e VOGLIO CHE SI VEDA questa è la mia provocazione, perchè se provo a chiedermi come mai io non possa vedere non riesco darmi una risposta.
Le immagini delle torture subite dagli iraqeni prigionieri nel carcere di Abu Grahib sono state terribili, insopportabili ed hanno giustamente suscitato sdegno e sollevato proteste in tutto il mondo. Vero, ma sono anche state, a detta degli infami assassini di Nick Berg (questo il nome del CIVILE americano), la causa della decapitazione: "ora vi diciamo che l’oltraggio alla dignità degli uomini e delle donne di Abu Ghraib non può essere riscattata se non col sangue e con le anime: da noi non avrete altro se non bare e ancora altre bare... di uccisi in questo modo".
Verrebbe da dire "ecco cosa succede quando l'Occidente non si rende conto che oggi la comunicazione è GLOBALE", che quelle immagini non vengono viste solo da noi, ma anche da chi reagirà in maniera diversa di fronte ad esse. Se non si realizza questo ogni altro discorso lascia il tempo che trova.
Si fanno vedere le immagini delle torture di Abu Grahib? Perchè? Perchè si ritiene che noi occidentali, abituati a vivere in un mondo in cui la comunicazione è libera, siamo in grado di intendere e di volere di mantenere fermo il nostro giudizio anche di fronte a scene dure, scene violente, ma reali e quindi è giusto che noi vediamo. Non ci rendiamo conto invece che non sono solo i nostri occhi a guardare quelle foto. Dubito che qualcuno si sia posto questo problema e mi sorprende non aver letto niente al riguardo sui quotidiani che ho sfogliato oggi. Ma anche dando per buono che qualcuno si sia posto questo problema, immagino che l'abbia sciolto pensando che la censura non può nascondere la verità e che dunque tale verità può e deve essere presentata a tutti, perchè solo così si può far crescere l'opinione pubblica.
E allora io voglio essere considerato adulto fino in fondo e voglio vedere anche le scene più crude che riguardano le violenze commesse dai terroristi-guerriglieri.
Forse vedere immagini di violenze subite da persone che avvertiamo meno vicine a noi (non vi scandalizzate perchè è così) sono meno dure da accettare e quindi possono essere mostrate? O forse perchè consideriamo i terroristi delle bestie e dunque non c'è bisogno di ribadire?
Spiacente, ma non mi sembrano giustificazioni plausibili. Ripeto, forse anche solo quei pochi fotogrammi che mostrano il prigioniero ed i suoi boia prima dell'esecuzione possono dare la percezione di ciò che sta per avvenire, ma la mia provocazione va oltre. Teniamo pure gli occhi chiusi su certe cose, ma che questa non sia una giustificazione per sopire la mente.
Che si censuri dunque a patto però che la censura provochi riflessioni e sia essa stessa una base per ragionare su ciò che sta succedendo e sul ruolo decisivo che i media stanno avendo in questo momento.




permalink | inviato da il 12/5/2004 alle 12:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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