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danza
22 dicembre 2015
Le braghe di Ferrara
Il problema di Giuliano Ferrara è quando vuole mettere le braghe al mondo,
convinto che abbia la sua stessa taglia.

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danza
4 marzo 2015
[C'era una volta un leghista] Che sembrava Do Nascimento
Ho letto che ha sollevato gran scandalo un leghista che in televisione ha detto che gli zingari sono la feccia della società.
Sono andato a vedere chi è costui.
Assomiglia in modo imbarazzante al mago Do Nascimento.

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arte
8 gennaio 2015
[Fuor di retorica] Non siamo tutti Charlie Hebdo
Non siamo tutti Charlie Hebdo. Nemmeno oggi.
E' la democrazia bellezza. Siamo tutti diversi. Tutti ugualmente degni d'essere liberi.
Tutti. Persino Gasparri.
politica interna
2 ottobre 2013
[da Facebook] di S Bondi
Esse o non esse - poesia di S. Bondi

Dico sfiducia
Dice fiducia
Dico spalla
Dice palla
Dico sfiga
Dice figa

https://www.facebook.com/tommaso.ciuffoletti

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CULTURA
19 ottobre 2012
[Massime] Coerenza
La sera coglioni. La mattina coglioni.
Di certe persone va apprezzata la coerenza.

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musica
6 marzo 2012
[Post-Dalla] Applausi e funerali
Applaudono ai funerali come avessero a chiedere il bis

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SOCIETA'
29 aprile 2011
[dal Corriere Fiorentino] Rave e illusioni
Antonio Santarelli lotta ancora per la vita, e ci si può solo stringere alla moglie ed al figlio tredicenne. Domenico Marino rischia di perdere un occhio, la speranza è che ciò non accada. Inutile cercare parole per commentare quanto accaduto lunedì mattina in quell’angolo di Toscana, splendido e nascosto, che sta tra i comuni di Sorano e Pitigliano. Una simile violenza, cieca, vigliacca, letteralmente folle non può trovare ragione alcuna.

L’infamia di un gesto senza ragioni può certamente diventare spunto per reazioni che non accettano argomenti, che invocano prioritariamente, se non esclusivamente, l’urgenza di reprimere, proibire, occultare. Come se già i rave e il mondo che vi orbita intorno non fossero già abbastanza repressi, proibiti, occultati, salvo poi esplodere in cronaca per drammi come quello di lunedì o perché ragazzi che a quei rave partecipano (quasi sempre “di buona famiglia”, ci dicono poi i cronisti) muoiono ammazzati da droghe sintetiche.

E quella della rave culture è una storia che esperti più o meno improvvisati vi potranno raccontare partendo dagli esordi inglesi degli anni ’80 fino alla Love Parade di Berlino. Quello che so io dei rave è che non si svolgono su Marte, ma spesso nel più classico dei “dietro casa mia”, che non li organizzano e non vi partecipano alieni, ma ragazzi e ragazze con l’illusione di inseguire il sentirsi liberi e in comunione, che di solito vi si trovano musica terribile e droghe peggiori. Droghe sintetiche spesso adibite a chiudere ogni spiraglio di vita (come la ketamina, che non a caso è un anestetico per cavalli) e che sono il paradosso di happening rivendicati in nome della comunanza, ma che spesso si risolvono nell’autismo indotto chimicamente e nei casi peggiori in dipendenze psicologiche che sono la celebrazione della schiavitù e la massima negazione della libertà.

Illusioni false e traditrici. Ma temo che lo siano anche quelle di chi crede che proibire il già proibito e reprimere il già represso possa essere la soluzione o almeno un passo verso la comprensione. Quella reciproca e quella di sé. Perché forse una soluzione, in verità, non c’è, ma ci può essere il tendere ad accorciare le distanze tra mondi che per tante ragioni sembrano separati, ma che non lo sono in realtà e non possono esserlo.

Questo non è giustificare o nascondere le responsabilità di chi dovrà pagare per quel che ha fatto. E’ piuttosto l’invito a non dare per buono, anche in questa occasione, che le soluzioni apparentemente facili siano realmente delle soluzioni.

 dal Corriere Fiorentino (http://corrierefiorentino.corriere.it/) di Giovedì 28 Aprile 2011
SOCIETA'
2 dicembre 2010
[Sarà] Ma io sto con Ferrara
Sarà, ma io sto con Ferrara - Dovessi restare solo, molto vecchio, affaticato da un cancro e dal tedio di vivere ancora; e se mai accadesse che, ricoverato nel reparto solventi di un ospedale romano, io mi buttassi dal quinto piano e perdessi la vita nella nera malinconia di una giornata di pioggia battente; potrebbe succedere che qualcuno scriva, come per Monicelli, che è stato “lo sberleffo di un laico”.
Mandatelo affanculo.
politica interna
2 novembre 2010
[dal Corriere Fiorentino] I Radicali a Congresso. IL VALORE DI UN METODO
Dopo il congresso di Sinistra Ecologia e Libertà ed in attesa della convention dei rottamatori, la Toscana ospita il congresso di Radicali Italiani, che si apre oggi a Chianciano. Un appuntamento che come sempre avrà tante storie da raccontare e che vedrà protagonista ancora una volta un signore ottantenne che risponde al nome di Giacinto Pannella detto Marco. Segni particolari: irrottamabile.

Uno che nel corso di una storia decennale ha saputo reinventarsi in mille occasioni, mantenendo viva una delle vicende politiche ancora oggi più originali dell’intero panorama politico italiano. Quella radicale è infatti una delle rare esperienze popolari e liberali della storia italiana. Popolare nel senso più alto del termine, perché nella lettura radicale non c'è classe, non c'è ceto, così come non c'è fede, a separare i diritti dai torti. C'è, nella più limpida concezione liberale, il Diritto. Per questo si difende Caino, oggi incarnato nel condannato a morte Tareq Aziz, perché difendendo lui si difende il Diritto e con esso il popolo.

E i radicali sanno dar corso politico a questa lettura della realtà, secondo il metodo ghandiano e nonviolento.  Non sembri banale, perché questo paese ricorda la storia di gruppi animati da idee più fanatiche e meno rivoluzionarie di quelle radicali, ma che operarono con violenza. E poi perché, con uno slogan, la nonviolenza aguzza l'ingegno. Ed ecco così invenzioni mediatiche come i fantasmi radicali, i nudi di gruppo, le distribuzioni in piazza dei soldi del rimborso pubblico così come dell'hashish (a cui poi seguivano le autodenunce, in nome della lotta nonviolenta per il Diritto).

Il rovescio di questa medaglia sono le tentazioni settarie del radicalismo pannelliano.  I rischi di cedere a retoriche di sapore giacobino e l'incapacità di costruire un consenso diffuso in forme dialettiche. Perché spesso quella radicale viene chiamata "galassia". In realtà assomiglia più ad un sistema solare con Pannella, lui solo, al centro. Irrottamabile perché insostituibile. Estrema risorsa ed estremo limite del proprio universo.

Eppure  la forza del metodo, il rigore e la creatività dell’agire politico radicale sono esempi con i quali chiunque voglia tentare di avanzare una proposta nuova per il paese credo sia tenuto a misurarsi e confrontarsi.

Certo Marco Pannella è uno che, dicono, ha sempre mangiato i propri figli. Ma ribaltando la prospettiva si può dire che nessuno di quei figli è mai riuscito ad uccidere il padre. Tra coloro che non ci sono riusciti, preferendo poi cercare nuove vie per sé, non si dimentichi un certo Francesco Rutelli. Uno che Matteo Renzi conosce bene. Ed è forse anche in nome di questo curioso filo rosso che congiunge Chianciano con il prossimo appuntamento fiorentino dei rottamatori, che si potrebbe consigliare ai giovani leoni renziani di prestare attenzione agli spunti migliori che verranno dal congresso di Radicali Italiani. Magari anche dall’ottantenne Giacinto detto Marco.

dal Corriere Fiorentino (http://corrierefiorentino.corriere.it/) di Venerdì 29 ottobre
politica interna
11 ottobre 2010
[D'Avanzo] Fabbriche autobiografiche
Trovo molto autobiografico che D'Avanzo faccia un pezzo dedicato alle fabbriche del fango.
SCIENZA
5 ottobre 2010
[Il Vaticano e il Nobel] Tra spin doctor e autogoal
Ho finalmente scoperto chi è lo spin doctor del Vaticano. Trattasi evidentemente di Comunardo Niccolai.
politica interna
17 agosto 2010
[Mascotte] Fini, Montezemolo e Ciao
Fini è alto, magro e indossa il tricolore. Dovrebbe bastare questo a sconsigliare Montezemolo dall'imbarcarsi in un'avventura con lui. Assomiglia troppo a Ciao, la mascotte di Italia '90.
politica interna
21 luglio 2010
[Participi passati. Femminili] Colpire il bersaglio più grosso di Silvio
La strategia è ovvia. Colpire direttamente Silvio lo rafforzava. Meglio dunque colpire intorno. Decisivo in questo il ruolo dei rivali interni al centrodestra. Ovvio. Quello che sorprende davvero è sentir dire che dopo gli Scajola, i Cosentino, i Verdini si stia puntando ad un bersaglio grosso. Forse più grosso dello stesso Silvio.
SOCIETA'
20 luglio 2010
[Von Clausewitz] Amori prussiani
L'amore è il proseguimento della guerra con altri mezzi
politica interna
12 luglio 2010
[La Stampa e il Regime] Ma non mi convince il Pannella despota e il Bordin martire
Ho appreso più cose della storia e della politica ascoltando Radio Radicale, di quante ne abbia imparate laureandomi in Scienze Politiche.
La stima è approssimativa, ma il bilancio è serio.
La prima volta che incontrai Massimo Bordin gli dissi la verità. "Direttore, io ho avuto solo due idoli: Jimi Hendrix e lei". Lui giustamente rispose dicendosi lusingato del paragone, ma "spero di non fare la fine del primo".
Ho stima e ammirazione sincera per lui. Come per poche altre persone.
L'orologio biologico del mio risveglio è settato sull'orario di Stampa e Regime. Mi sveglio alle 7.30 anche quando sono in vacanza.
Ho imparato ad imitare la voce del Direttore in maniera talmente vicina all'originale che aspetto il momento giusto per poterla usare in qualche scherzo radicale.
Per prendermi in giro dico che sono un "fedayn bordiniano".
Verso Marco Pannella ho sempre provato amore/odio. Come per Bordin, così per Pannella provo stima e ammirazione altrettanto sincera. Ma in maniera diversa.
Eppure ho imparato che il mito pannelliano è lontano dalla realtà. Pannella mangiatore di figli e dittatore paranoico. No. La politica, diceva un signore con altrettanto carisma, è sangue e merda. Pannella ci mette entrambi gli ingredienti, senza risparmiarsi. A differenza di altri che risparmiano il sangue e la merda la lasciano in capo agli altri.
E anche stavolta che lo scontro è con Bordin, non riesco a dar per buona la lettura che vede il Direttore vittima delle volgari invidie pannelliane. Che Marco sappia esser uomo di rara stronzaggine è vero. Ma non banale. Al contrario la sua immagine di despota geloso è troppo banale per convincermi che sia vera fino in fondo.
Nello scazzo con Bordin, per quel poco che posso provare a capirne, si confrontano ragioni diverse. Il Direttore non vuole dirigere un organo politico, autonomo da Radicali Italiani, ma inscindilmente legato a Marco Pannella, se quest'ultimo segnala di non trovare più corrispondenza fra le proprie battaglie e la linea della Radio. Dall'altro Marco rivendica la libertà e la differenza come marca più sincera della linea radicale. Dialogo critico come segno di vera adesione alle ragioni di una storia e di un presente.
Poi certamente ci sarà altro, ci sarà di più, ci sarà spazio per mille illazioni. Ma ecco, se due righe da scrivere (poi chissà chi le leggerà) si potevano dedicare a questa vicenda, a me andava di segnarle così.
Il resto, per me, è giusto la convinzione che perdere Stampa e Regime sarebbe molto più che perdere una rassegna stampa radiofonica.

http://inoz.ilcannocchiale.it/post/1535101.html
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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