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LAVORO
11 novembre 2015
Cacciari non esiste
Cacciari non esiste. E' come Uan o il Pupazzo Gnappo. Solo con la barba.
Da vent'anni c'infilano dentro un cretino per andare a dire cazzate in tv.

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CULTURA
8 maggio 2015
[Lungarno] Maggio

Non sono giorni facili per chi soffre d'amore. Maggio, gli uccellini, gli alberi in fiore, la droga, i gatti in calore, i matrimoni degli amici, gli addii al celibato degli amici, andiamo tutti a vedere uno spogliarello, che tristezza. Le gonnelline, le braghette di tela, gli occhiali da sole, le americane in ciantelle come a dicembre, la droga, i pomeriggi nei giardini pubblici, gli aperitivi, i giri in bicicletta, la bicicletta rubata, le maledizioni a questi ladri maledetti, la bicicletta ricomprata dove rivendono biciclette rubate. Il primo maggio, la festa dei lavoratori, un giorno all'anno, gli altri 364 bona merde, la droga, le gite fuoriporta, le sagre, le elezioni, la Fiorentina che vince, la Fiorentina che perde, quello lo segnavo anche io disse quello sbrodolandosi la birra sulla panza.

In fondo una speranza: amor vincit omnia. In certi casi va bene anche un pareggio, perché l'amore è un gioco strano. Brutto, sporco e cattivo. La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. L'amore è la continuazione della guerra con altri mezzi ancora. Armatevi e spartite. E che nessuno rimanga scontento. Se poi si lagna troppo, allora che sia rott-amato. Mi manca Matteo Renzi.

Vorrei poter invecchiare come lui. Arrivare a 85 anni con 15 pensioni da riscuotere in nome del ricambio generazionale. Un po' ingobbito, con gli occhiali, il sereno distacco di chi accetta questo paese per quello che è. Finalmente adulto, ma in fondo sempre birichino. Un divo. E una pacca sulle spalle a tutti quelli morti con l'ansia di non morire democristiani.

“Fonderò il partito dell'amore” mi ha detto Lapo, mio marito, l'altra sera indossando mutande rosse di capodanno. Gli ho fatto notare che dopo Moana e Berlusconi, non vedo futuro per un simile progetto. Lui non si è scoraggiato e ieri è tornato da San Lorenzo indossando una maglietta con sopra il faccione di Maria Elena Boschi e dietro quello di Francesco Bonifazi. “Sono per la parità di genere” mi ha spiegato serio. Quel ragazzo inizia a preoccuparmi.

Da LUNGARNO - mensile gratuito di arte e cultura a firenze



CULTURA
4 ottobre 2012
[E' TORNATO] LABOURATORIO versione 6.9


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musica
13 febbraio 2012
[end plis don forghet to sceik ior ess] Neon Indian - Era Extrana


NEON INDIAN - Era Extraña

Qualcuno si ricorda la teoria secondo cui in Donnie Darko era possibile viaggiare nel tempo? No. Non se la ricorda nessuno perchè era una puttanata fatta di vecchie che aspettavano lettere e ragazze investite su un prato. E a qualcuno glien'è mai fregato una sega di sapere come funzionava il viaggio nel tempo in Donnie Darko? No.
Ecco vale la pena chiedersi come mai Alan Palomo, l'Indiano al Neon, assomigli così tanto a Donnie Darko? Ovviamente no. Vale la pena chiedersi se quest'album sia all'altezza dello scorso capolavoro del nostro (quello Psychic Chasms che ha colorato le nostre estati, obnubilato le nostre menti e rassodato le nostre natiche)? Ovviamente no. Nel senso: ovviamente no, non è all'altezza.
Ma le domande non contano. Le risposte nemmeno. Conta solo essere presi in questo vortice elettrico. E per un attimo ci speri, quando senti partire Polish Girl, una scheggia colorata schizzata via da Psychic Chasms. E ti dici: vabbè, non sarà originalissimo, ma almeno mi sballa abbestia come quell'altro. E invece poi l'album vira sul nuovo. E se noi fossimo gente che si fa domande e si dà risposte ... beh, intanto ci chiameremmo Marzullo e saremmo pagati coi soldi dei contribuenti, e poi ci chiederemmo che roba stiamo ascoltando. Ci chiederemmo quanto ci piaccia davvero questo afflosciarsi pastelloso appena attraversato ancora da brividi elettrici dilatati e ammorbiditi. La risposta probabilmente sarebbe: mica tanto.
Ma noi non siamo gente da domande. E tantomeno da risposte. Noi siamo umorali. E l'umore è buono alla fine dell'ascolto. Ergo vaffanculo Donnie Darko, vaffanculo la vecchia che aspetta le lettera, vaffanculo l'afflosciarsi pastelloso.
Poi però passeremo presto ad ascoltare qualcosa di nuovo.
Stei tiund.

N.B (Nota biografica) - Neon Indian è Alan Palomo, classe 1988, da Monterrey, Messico. Nel 2009 ha dato alle stampe il suo primo lavoro come Neon Indian, Psychic Chasms. Forse l'album più sculettante da quando è stato inventato il sintetizzatore.

RS (Roba Simile): Neon Indian e tutte le filiazioni che s'è tirato dietro il revival Novantottanta psychodancepuppelektro
CDCC (Canzone Da Cui Cominciare)
: Polish Girl e/o Hex Girl
COPERTINA: http://cdn.stereogum.com/files/2011/07/Neon-Indian-Era-Extra%C3%B1a.jpg
politica interna
29 novembre 2011
[preview dalla Rassegna Stampa di Confindustria Toscana] Peretola e l'oro da Mosca
vita scolastica
13 settembre 2010
[dal Corriere Fiorentino] Scuola - Consigli da ex (con premessa)

Sì, sì. E' vero il tono è paternalistico. Lo so. Forse troppo? Non credo. Ci può stare. Così come ci può stare la presa di culo: "Ciuffoletti sei peggio di Don Milani"! Per quanto, ecco, uno che dice "studiate e cogliete le migliori occasioni; fatelo per voi", non è che sia molto donmilaniano ad onor del vero.
Epperò poi mi piace l'appunto: "Tommasino, ma tu non sei la persona più adatta a dar consigli. Hai presente che casino facevi l'altra sera alla festa del PD?". Perchè è appunto sbagliato. Un integerrimo è adatto a far da esempio. Un peccatore è adatto a dar consigli. E io non pretendo di esser da esempio.


Anche quest'anno all'approssimarsi della riapertura delle scuole si riaccende il dibattito su spese e programmi, tagli e riforme. Questione su cui altri, più titolati, s’esprimeranno. Il timore, però, è che sia rituale preludio all'altrettanto rituale ondata di manifestazioni, cortei ed occupazioni che ogni autunno porta con sé nelle scuole medie superiori di questo paese.
Una liturgia che, al solito, sarà accompagnata da ampi servizi degli organi d'informazione. Per chi vorrà dedicarvisi non mancheranno dunque gli spunti. Ma prima che i meccanismi s'inneschino, vale forse la pena di provare a suggerire, a voi studenti e studentesse delle scuole medie superiori, alcuni consigli da parte di chi fino a qualche anno fa era vostro collega. Un fratello maggiore che oggi è in altre faccende affaccendato.
Intanto, visto che spesso mi è capitato di sentir scandire cori contro la Digos proprio durante cortei e manifestazioni, mi sento di tranquillizzarvi. Dei tanti problemi che vi troverete ad affrontare una volta smessi i panni degli studenti, quello dei rapporti con la Digos non sarà certo il più pressante. Almeno lo spero per voi e il vostro avvenire.
Certo gli altri problemi non saranno meno ardui da superare e, cosa ancor peggiore, non esistono ricette chiare per mettersi al riparo da essi. Tuttavia qualcosa si può fare, dato che per adesso, ma non per molto ancora, il tempo è dalla vostra. Spendetelo bene oggi per non aver da rincorrerlo domani, ché l'unica cosa per cui c'è sempre tempo è l'essere in ritardo.
Innanzitutto non privatevi del privilegio dell'essere curiosi.
Leggete, leggete, leggete. Quotidiani, riviste, libri, siti web. Alla vostra età potete ancora concedervi il lusso di curiosare; col tempo e l’esperienza dovrete selezionare e scegliere, focalizzando la vostra attenzione. Ricordando sempre che chi non ama la lettura è un masochista. O, se vogliamo vederla in maniera più drastica, nella società dell’informazione chi non è informato rischia di non avere diritto di parola.
Con la stessa convinzione coltivate le vostre passioni. Qualunque esse siano. Chissà che un giorno non possano tornarvi più utili di quanto possiate immaginare, nel mondo del lavoro. Ho una sorella molto più giovane di me. Ha sempre avuto la passione del disegno. Ha deciso di mettere tutta se stessa in una scuola che rendesse professione la sua passione. L’ha completata brillantemente, con molto impegno e tra qualche giorno partirà per Osaka per fare un master che ha vinto.
Cogliete ogni occasione buona per viaggiare, o meglio ancora, conoscere viaggiando. E che vi capitino o no queste occasioni, studiate le lingue, non quelle morte, ma quelle vive e vegete. L’inglese, lo sapete, va saputo. Senza se e senza ma. Volete essere cittadini del mondo? Iniziate a parlarne la lingua. Ma siccome il mondo cambia sarebbe meglio impararne anche qualche altra di lingua. E per lingua intendo anche il linguaggio dell’informatica, rispetto al quale già la gran parte di voi è cresciuta alfabetizzata.
Coltivate le amicizie. Perché rendono la vita gioiosa o meno dolorosa, e perché, anche in questo caso, chissà che un giorno non possa capitarvi di dar vita a progetti insieme ad alcuni di quei compagni con cui avete condiviso un banco di scuola. Abbiate infine il coraggio di essere anticonformisti in maniera cosciente e intelligente. Non per vezzo, ma per consapevolezza. Ed onesti, prima di tutto intellettualmente, in maniera non ostentata, ma laboriosa.
Avete tante opportunità intorno, cercate di cogliere le migliori per voi. Siete la vostra più grande risorsa. Lo sareste, nella retorica politica, anche per questo paese. Ma prima che in nome di quella retorica, fatelo per voi: mettete a frutto il meglio di voi stessi. Noi vi ringrazieremo comunque.?

dal Corriere Fiorentino (http://corrierefiorentino.corriere.it/) di Sabato 11 Settembre

CULTURA
21 maggio 2010
[dal Corriere Fiorentino] Scalfari e i nuovi barbari
Eugenio Scalfari presenta oggi a Firenze il suo ultimo libro, Per l’alto mare aperto, dedicato ai nuovi barbari, quelli che, dice il fondatore di Repubblica, parlano il linguaggio dei telefonini, sanno tutto dei gruppi musicali di oggi, ma ignorano la formazione della nazionale di calcio del ’38 e non conoscono Ferruccio Parri e Guglielmo Giannini. Retroguardismo radical-chic, direbbe qualcuno.

Certo a leggere l’intervista che annuncia la presentazione del libro, si colgono quei tratti che marcano il difficile rapporto degli intellettuali di sinistra, o almeno amati a sinistra, con quella cosa chiamata modernità. Così come difficile risulta il rapporto con il paese. Un paese che pure in questi giorni legge incuriosito del Santoro che lascia la Rai, ma continua a farsi ben pagare dal servizio pubblico, beato lui, per “sperimentare nuovi generi televisivi” e che magari si chiede, il paese, se l’imbarbarimento non stia effettivamente dilagando ben oltre i confini segnati da Scalfari. Un paese nei cui confronti però, il nostro non si risparmia nelle critiche, quando dice che a guardarsi intorno in Italia si vedono i segni di una metamorfosi dal genere umano verso i topi o certe specie di formiche. Nientemeno!

Si tratta di visioni dal cui fascino si è fatta sedurre buona parte della sinistra italiana, come scriveva egregiamente Francesco Piccolo sull’Unità di qualche giorno fa. “La sinistra italiana dà l’impressione di essere ormai la parte più reazionaria del paese. In pratica, ha cominciato a fare resistenza al malcostume, alla degenerazione, e pian piano questa è diventata la sua caratteristica principale, che è tracimata anche sul costume, su ogni forma di cambiamento, di accadimento. Ha trasformato il “resistere, resistere, resistere” in una tignosa resistenza a tutto”.

Tuttavia è difficile dar torto a Scalfari quando sostiene la necessità di uno sforzo di conoscenza e costruzione della memoria affinché il cambiamento sia crescita cosciente e non il mero imbarbarimento di una modernità senza riferimenti. E’ però significativo che citi il ’68 come la prima rottura che segna il declino della modernità. E poiché il libro di Scalfari, nel riferimento del titolo all’Ulisse dantesco, si presenta anche come un viaggio nella psiche umana, vale la pena citare una delle più brillanti definizioni del ’68, contenuta nel saggio semiclandestino “Formidabili quei danni” firmato, con uno pseudonimo, Mario Chalet. “Come mai sopravvivono la fissazione e la regressione al Sessantotto? Forse lo ha chiarito Freud mezzo secolo prima con un esempio eloquente. Poniamo che un esercito avanzi in territorio nemico lasciando dietro di sé delle truppe di occupazione a presidiare i punti strategici. Se in uno di essi lascerà un contingente troppo grande ne risulterà un indebolimento dell’esercito stesso che avanza, per cui, ogni volta che incontrerà un ostacolo, anziché affrontarlo, sarà portato a regredire su quella postazione arretrata”.

Anche senza scomodare Freud è innegabile che in Italia il confronto con la modernità abbia messo in crisi la sinistra, almeno quella ufficiale, che tutt’oggi fatica a leggere e a leggersi in questa dimensione, che avrà certo tanti limiti, tante storture, ma che pure altrove è stata interpretata nelle sue possibilità e risorse. Il ’68, in particolare quello italiano e francese, con la sua carica di politicizzata antimodernità, è invece diventato per molti un luogo mitico a cui tornare, a differenza del ’77 che pur con tutte le sue folli contraddizioni fu un momento di appropriazione e trasformazione della modernità.
E a pensarci bene Scalfari inventò la Repubblica proprio nel 1976, all’insegna di una forte carica di spregiudicatezza innovativa e provocatoria. Immagino che non sarà certo mancato chi allora ebbe a riservargli la qualifica di “barbaro”. Oggi è invece lui a dare di queste patenti. E forse non c’è contraddizione in questo. Scalfari interpreta il suo ruolo oggi come allora.

Ma è il suo di ruolo. Io che ho 30 anni, che uso il telefonino, anzi peggio, lo smartphone, che conosco i gruppi musicali attuali come degli anni ’60 e ’70, che non conosco le formazioni di calcio di oggi, figuriamoci quelle del’38, ma che pure conosco Ferruccio Parri e Guglielmo Giannini sono un semibarbaro, secondo il tabellario Scalfari. E in quanto tale credo che il mio ruolo, il nostro ruolo, se proprio devo trovarne uno che valga per me e i miei simili, sia quello di fare quei passi in avanti necessari ad uscire dall’arroccamento. Quei passi che oggi sarebbe sciocco chiedere a Scalfari di fare.

dal Corriere Fiorentino di giovedì 20 maggio
politica interna
4 novembre 2009
[Pannella su Playboy] Tra catechismo e ideologie
«Io non credo nelle ideologie, non credevo nelle ideologie codificate e affidate ai volumi rilegati e alle biblioteche e agli archivi. Non credo nelle ideologie chiuse, da scartare e usare come un pacco che si ritira nell'ufficio postale. L'ideologia te la fai tu, con quello che ti capita, anche a caso. Io posso essermela fatta anche sul catechismo che mi facevano imparare a scuola, e che per forza di cose poneva dei problemi, per forza di cose io ero portato a contestare».

 Marco Pannella, intervista a Playboy del 1975
POLITICA
14 ottobre 2009
[Campagna (trans)nazionale] ADOTTA UN OMOFOBO


ADOTTA UN OMOFOBO - Occhialetto Furbetto
Fashion Model: Luca Volontè

Campagna nazionale promossa da: http://www.labouratorio.it

CULTURA
13 ottobre 2009
[Lab.51] Abbiamo un piano. Ora non potete più fermarci.
di Francesco Berni 

Labouratorio sembrava avere tutto. Una redazione di sballati, un sito web, degli articoli che dire ganzi è dire ganzi, delle immagini sconvolgenti, un lessico da osteria e un fisico bestiale. E invece Labouratorio non era niente perchè non aveva un piano. Ma ora ce l’ha. Ce lo ha portato da dietro le linee nemiche il compagno/amico/fratello Francesco B. detto Berni. Adesso non potranno più fermarci … al massimo potranno guardarci le cosce mentre li prendiamo a calci in culo (sempre che abbiano gli occhi dietro la testa). T.C

Lab51

Obiettivi:
diventare culturalmente importanti stile lobby di Lotta Continua, questo permetterebbe altresì a chi ha problemi con l’altro sesso di risolverli definitivamente.
Non ci abbandoneremo altresì al lessico e alle pratiche violente di quel gruppo, siamo tutti quanti turatianamente non violenti, ma vogliamo raggiungere uno status sociale tale che ci permetta di mantenerci anche se privi di qualunque talento, come ogni buon ex-esponente di Lotta Continua insegna.
Questa egemonia culturale va raggiunta attraverso volantinaggi nelle borgate, occupazioni di immobili sfitti, centri socialisti occupati autogestiti, e presenza fissa nei migliori salotti della borghesia post comunista piddina per sfotterla ed attentare alle virtù delle signore che facilmente cederanno al nostro savoir faire, nonché alla virilità dei ragazzi di borgata che ci sosterranno.
Altresì non andrà disdegnato il civettare con i circoli della destra liberal, stile “Fare Futuro”, per imparare a capire il loro passaggio dalle fogne degli anni ‘70 a destra liberale, rispettabile e di governo.

Azioni immediate:
Labouratorio non solo online, ma anche di carta distribuito nelle Università e nelle scuole della Repubblica, aperto a contributi esterni e culturali, come per esempio ai membri del Partito Pirata, alle avanguardie artistiche-teatrali se ancora esistono in questo paese,  e alle donne, visto che più che una testata, labouratorio pare un canneto.
Cercare di fondare quella che io chiamerei “ Divisione Artistica Socialismo”, che servirà a riunire tutti quelli come noi che fanno musica, teatro e cinema.
Altresì dobbiamo avere una linea editoriale in aperto contrasto al gruppo editoriale Espresso-La Repubblica. Per quale motivo?
Non tanto per i disastri politici causati dal duo Scalfari-Mauro, ma per dimostrare che è nata una nuova generazione che si ribella alle vecchie contumelie del mondo che vede nei post Pci l’unica alternativa alla destra, ma soprattutto perché ci servirà ad uscire dal ghetto e ad essere corteggiati anche a destra … e poi anche perché si prova gusto a fare gli stronzi rompiballe.

Come farci conoscere?
Attraverso azioni di guerrilla marketing che seguano un iter narrativo, guerrilla gardening per ridare una tinteggiata di verde alle nostre città, ambush ossia utilizzare gli spazi pubblicitari altrui.
E qui ribadisco una mia vecchia idea, creiamo una benedetta web radio, una specie di Radio Radicale punk…
A proposito di punk, dobbiamo rilanciare profondamente la nostra immagine: basta roselline, falciemartello, pugnirosati, garofani. Consiglierei piuttosto l’utilizzo di antichi simboli ormai desueti e poco utilizzati dalla tradizione italiana.
Il cosiddetto cerchio antifascista a tripla freccia, simbolo della socialdemocrazia é fottutamente punk.

Come vedete, oggi si sono poste le basi di quella nuova tendenza culturale che sconvolgerà il paese, il “ Media Nenniano”.

P.S _ Se la proposta verrà approvata si avvieranno subito dopo le consultazioni per decidere chi sono i nostri maestri del pensiero. Appare chiaro fin da subito che Enrico Beruschi, Gianfranco D’Angelo e Marina Lothar debbano far parte di questo elenco.

LABOURATORIO n.51(in)SOMMARIO

Francesco Berni _ Il Labourante dell’Etruria meridionale (emigrantemente lagunare), nasce nel lontano 1986 ben 34 giorni dopo il disastro di Chernobyl nella ridente e fascistissima cittadina di Veterbe, proprio dentro le sue mura.
Provato da un’infanzia difficile in Sinistra Giovanile (dai 15 ai 21 anni) e da una quadriennale esperienza nella Facoltà di Economia della sua città, decide di emigrare nel settembre 2009 a Venezia per continuare i propri studi, riuscendo così a tirare fuori il meglio di sè, soprattutto dalle sue ghiandole sudoripare.

politica interna
8 settembre 2009
[Scoop!] Ecco il nuovo scoop di Feltri
FINI E' FROCIO
POLITICA
25 luglio 2009
[Labouratorio n.50] Tutti morimmo a stento
A Malta i socialisti vanno alla grande. Alle Europee il Partit Laburista, guidato dal 35enne Josep Muscat, ha preso un bel 54,77%. Festa! Champagne! Ricchi premi e cotillons!
In attesa che da La Valletta parta la riscossa socialista in Europa e in Occidente, a qualcuno vien tuttavia il fondato dubbio che si sia giunti al capolinea. A lanciare nuovamente il sasso nello stagno è stato Bernard-Henri Lévy, che in una recente intervista sul Journal du Dimanche ha serenamente affermato che il partito socialista francese deve scomparire. Stavolta non si tratta di furberie retoriche o di un dibattito strumentale tipo quello a cui abbiamo assistito in Italia ai tempi in cui nasceva il Partito Democratico. Stavolta, pur conoscendo il radicalscicchismo di Bernard-Henri Levy, la provocazione arriva in un momento in cui l’imbarazzato silenzio seguito al disastro delle Europee rischiava di diventare la prova provata che sì, quel capolinea era ormai stato raggiunto. Non solo in Francia, ma, appunto, in tutta Europa.
Un capolinea che sta nelle parole d’ordine dei socialisti d’Europa, prima ancora che nelle urne.

Per lunga parte dello scorso secolo la socialdemocrazia ha rappresentato il compromesso più lungimirante realizzato tra la borghesia capitalista e la classe operaia*. Le conquiste di quel periodo hanno significato maggiori tutele, maggiori garanzie, maggiori diritti per larga parte delle società in cui quel compromesso è stato più o meno compiutamente realizzato.
Oggi però quelle società non esistono più. Quanto meno non sono più rappresentabili da quel compromesso. Non accettare questa evidenza è ciò che sta facendo scomparire i socialisti d’Europa, molto più che le asserzioni di Levy.
Il modello di stato sociale costruito in quegli anni, soprattutto nell’Europa settentrionale, ha garantito crescita e progresso, ma non calza più per una realtà mutata. Insistere nella sua difesa tout-court significa attestarsi, di fatto, sulla linea di conservazione di un’esistente che non può più resistere di fronte ai suoi costi, alla parzialità delle tutele che può garantire, così come manca di ricette per affrontare credibilmente le sfide della globalizzazione, dell’immigrazione e dei suoi effetti.
E per favore, non ci si illuda che le risposte stataliste alla crisi abbiano rilanciato le ragioni di un rinnovato “socialismo” de facto. Quello che abbiamo visto all’opera di recente è un atteggiamento prettamente emergenziale, si tratta di uno statalismo di salvataggio, che non ha nulla di programmatico a lunga scadenza, né di ideologico e che non può avere  né l’uno, né l’altro**.

Se oggi il socialismo ha da essere è bene che sia altro da quello che si nasconde dietro slogan inneggianti al socialismo europeo (quando poi di fatto non esiste, ma esistono piuttosto socialismi europei). Anche perché là dietro sta nascosto niente più che un cadavere.
Ma anche ai cadaveri c’è chi è affezionato e chi ancora s’affeziona, senza che ciò porti grande giovamento né a costoro, né al cadavere. Diverso è invece rimanere affezionati al ricordo di ciò che era prima di quel cadavere. Libertà e uguaglianza, meriti e bisogni, diritti e doveri. Per rinnovare quell’affetto, e se proprio vogliamo credere che esista un socialismo europeo, allora forse varrebbe la pena ripartire di lì e magari recuperando dall’oblio il Libro Bianco per l’occupazione e lo sviluppo proposto da Jacques Delors.
Altrimenti ci si accontenti di continuare a morire a stento. Del resto a noi socialisti d’Italia una simile sorte è stata ormai di fatto consegnata da una storia tanto infame quanto pietosa. Infame per come ha archiviato un assassinio politico e moralista, pietosa nel consentirci oggi, magra consolazione, di morire a stento, ma canticchiando in rima.

Prima che fosse finita/ ricordammo a chi vive ancora/ che il prezzo fu la vita/ per il male fatto in un’ora.
Poi scivolammo nel gelo/ di una morte senza abbandono/ recitando l’antico credo / di chi muore senza perdono.
Chi derise la nostra sconfitta/ e l’estrema vergogna ed il modo/ soffocato da identica stretta/ impari a conoscere il nodo.
Chi la terra ci sparse sull’ossa/ e riprese tranquillo il cammino/ giunga anch’egli stravolto alla fossa/ con la nebbia del primo mattino.

* Umberto Ranieri sull’ultimo numero de Le Nuove Ragioni del Socialismo
** Luciano Cafagna sull’ultimo numero de Le Nuove Ragioni del Socialismo

_ Tommaso Ciuffoletti – 29 anni – Socialista liberale fiorentino. Che vi piaccia o no

LABOURATORIO n. 50 – SOMMARIO

politica interna
16 luglio 2009
[Primarie PD] Candidature finalmente all'altezza


Pare che anche il nero del Tartufon sia pronto a scendere in campo per la segreteria del PD

POLITICA
14 luglio 2009
[Anticipazioni cac-azioniste] La copertina del n. 49 di Labouratorio.it - Stasera online

 

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18 giugno 2009
[Anche le suore] Nel loro piccolo s'incazzano

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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