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30 gennaio 2012
Caneconcane




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moda
30 gennaio 2012
[Tagli] 16 anni di barba
Dopo 16 anni stamani mi sono tagliato la barba. Completamente.
Volevo vedere che viso era rimasto sepolto là sotto così tanto tempo.
Sinceramente faccio cacare.

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SOCIETA'
26 gennaio 2012
[dal Corriere Fiorentino] VIVERE QUIETI (A BOCCA CHIUSA)

Questa è una storia italiana. Tutto ha inizio con la volontà del centrodestra fiorentino di ricordare le vittime degli eccidi comunisti delle foibe. Un rito che da qualche tempo si ripete con annessa serie di sterili polemiche solitamente innescate dalla richiamata sinistra di centri sociali e collettivi in nome del proprio democratico diritto di manifestare per impedire agli altri di fare altrettanto. Un grande classico dell'antifascismo militante e paranoide in grado di dare mirabili prove di sé come il grottesco caso della cena di Storace a Calenzano raccontato ieri da Roberto Corsi.

Stavolta però, la solita polemica è stata anticipata da una disputa tutta interna al centrodestra, diviso tra coloro che s'intestano la curiosa etichetta di “destra identitaria” e quelli che più semplicemente farebbero a meno di tanto folclore militante. Pomo della discordia proprio il corteo per le vittime delle foibe che si terrà il 4 febbraio e che per la destra identitaria, alla faccia dei non identitari, pare presentarsi come l'ennesima occasione per trovare una facile zuffa. E’ vero che in questo paese la destra, e la cultura che ha espresso, è stata a lungo vittima di un segregazionismo vigliacco. A sinistra bastava qualche collezione di banalità gradite all’ovvio diffuso per fare carriera universitaria, giornalistica e politica (e non di rado tutte e tre insieme). A destra si guardava mangiando pane e astio. Oggi che i tempi son cambiati il senso di rivalsa non lascia posto a quello della misura. Ed ecco che ad esempio la giunta Alemanno a Roma si è presto messa ad imitare i propri predecessori in quanto a familismo e clientelismo. Ed ecco anche che si finisce col sembrare vittime senza speranza di quel segregazionismo che tiene avvinti anche dopo la sua fine. Vittime per introiezione indotta di un minoritarismo che porta a prediligere la zuffa alla ricerca del consenso. La rivendicazione dell’identità, piuttosto che la condivisione delle ragioni.

La zuffa però si poteva evitare sul dibattito che invece non si terrà. Almeno non nei locali dell'Università di Firenze che ha deciso di non ospitarlo. Il dibattito, dal titolo “Il massacro delle foibe – Ricordare oggi per non dimenticare mai”, era stato richiesto dalla lista “Studenti per le Libertà” e avrebbe dovuto vedere la presenza di Renato Farina, della professoressa Carla Sodini e di Miryam Andreatini Sfilli dell'associazione nazionale “Venezia Giulia e Dalmazia”. Il suo svolgimento non è stato autorizzato dai presidi di Scienze Politiche, Economia e Giurisprudenza “per non generare possibili tensioni all'interno dell'Università”. “Una decisione difficile” hanno aggiunto i tre presidi di cui è facile comprendere l'animo orientato alla cautela. Una comprensione che però si ferma al momento in cui si considera che da un'istituzione importante come l'Università arriva il messaggio per cui in nome della quiete si preferisce soprassedere al proprio compito di garantire e anzi favorire il dibattito e il confronto su temi anche delicati.

Non è confortante immaginare che il quieto vivere venga prima della responsabilità di un'istituzione.

dal Corriere Fiorentino di mercoledì 25 gennaio

CULTURA
18 gennaio 2012
[Gojira] .. and me down by Val d'Orcia


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cinema
17 gennaio 2012
[Sono morti] Rosencranz e Guildenstern

ROSENCRANTZ: Ti va una partita?

GUILDENSTERN: Siamo spettatori.

ROSENCRANTZ: Facciamo il gioco delle domande?

GUILDENSTERN: E come si gioca?

ROSENCRANTZ: E’ semplice, si fanno delle domande.

GUILDENSTERN: Affermazione! Uno a zero.

ROSENCRANTZ: Non vale.

GUILDENSTERN: Perché?

ROSENCRANTZ: Non avevo ancora cominciato.

GUILDENSTERN: Affermazione, due a zero.

ROSENCRANTZ: Ma che conti tutto?

GUILDENSTERN: Come?

ROSENCRANTZ: Conti tutto?

GUILDENSTERN: Fallo! Niente ripetizioni, tre a zero. Partita per me.

ROSENCRANTZ: Io non gioco se continui in questo modo.

GUILDENSTERN: A chi il servizio?

ROSENCRANTZ: Mmm…

GUILDENSTERN: Esitazione. Zero a uno.

ROSENCRANTZ: A chi tocca?

GUILDENSTERN: Perché?

ROSENCRANTZ: Perché no?

GUILDENSTERN: Perché cosa?

ROSENCRANTZ: Fallo. Niente sinonimi, uno pari.

GUILDENSTERN: In nome di Dio ma che succede?

ROSENCRANTZ: Fallo. Domanda retorica. Due a uno.

GUILDENSTERN: A che equivale tutto questo?

ROSENCRANTZ: Non lo indovini?

GUILDENSTERN: Stai parlando con me?

ROSENCRANTZ: C’è qualcun altro?

GUILDENSTERN: Chi?

ROSENCRANTZ: E io che ne so?

GUILDENSTERN: E lo chiedi a me?

ROSENCRANTZ: Ma fai sul serio?

GUILDENSTERN: E’ una domanda retorica?

ROSENCRANTZ: No.

GUILDENSTERN: Negazione, due pari. Punto partita.

ROSENCRANTZ: Ma che ti prende oggi?

GUILDENSTERN: Quando?

ROSENCRANTZ: Cosa?

GUILDENSTERN: Sei sordo?

ROSENCRANTZ: Sono morto?

GUILDENSTERN: Si o no?

ROSENCRANTZ: C’è scelta?

GUILDENSTERN: C’è Dio?

ROSENCRANTZ: Fallo. No no, niente teologia. Tre a due. Una partita a testa.

GUILDENSTERN: Come ti chiami?

ROSENCRANTZ: E tu come ti chiami?

GUILDENSTERN: Prima tu.

ROSENCRANTZ: Affermazione. Uno a zero.

GUILDENSTERN: Come ti chiami quando sei a casa?

ROSENCRANTZ: Tu come ti chiami?

GUILDENSTERN: Quando sono a casa?

ROSENCRANTZ: Perché, è diverso a casa?

GUILDENSTERN: Quale casa?

ROSENCRANTZ: Non ce l’hai?

GUILDENSTERN: Perché me lo chiedi?

ROSENCRANTZ: Dove vuoi arrivare?

GUILDENSTERN: Come ti chiami?

ROSENCRANTZ: Ah, ripetizione. Due a zero. Punto partita.

GUILDENSTERN: Ma chi credi di essere?

ROSENCRANTZ: Domanda retorica. Partita e incontro per me!

politica interna
17 gennaio 2012
[In breve] Il renzismo è visione ...
... esiste finchè appare.
consumi
17 gennaio 2012
[In breve] Come dovrebbe essere una bottiglia ed un'etichetta di Chianti Classico
... così.



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musica
11 gennaio 2012
[Offlaga] De Fonseca


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SOCIETA'
11 gennaio 2012
[Correzioni] Emily Oster, la Cina, l'epatite B
Succede quando non ci si aggiorna.
L'importante, come dimostra la Oster, è correggersi!
Grazie a Massimo per la segnalazione che corregge il mio pezzo dei giorni scorsi.
http://home.uchicago.edu/~eoster/hbvnotecon.pdf

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10 gennaio 2012
[dal Corriere Fiorentino] L'anno del Dragone
La leggenda narra che Buddha, sentendo prossima la fine della propria vita terrena, chiamo a sé tutti gli animali, ma solo 12 si presentarono al suo cospetto. Riconoscente, l’Illuminato decise che da quel momento ogni anno sarebbe stato dedicato a turno ad uno di loro e le caratteristiche proprie di ciascuna creatura sarebbero state trasmesse ai nati in quell’anno. Il capodanno cinese sarà il prossimo 23 gennaio e segnerà l’ingresso nell’anno del Drago. Non un anno qualunque, ma quello assegnato all’unica creatura ultraterrena delle 12 che riverirono Buddha. Ad essa si associano potenza, fortuna, ricchezza e gloria e in tutto il mondo i cinesi che han fiducia nella leggenda desiderano che i propri figli nascano nell’anno del Drago.

L’ultima volta che tale occasione si presentò, nel 2000, la natalità cinese aumentò del 5% e si ritiene che incrementi addirittura maggiori si registrarono nelle comunità cinesi residenti fuori dai confini della Repubblica Popolare. La Regione Toscana che indaga in questi giorni sulle nascite di cittadini di origine cinese nella nostra regione farebbe bene a tener conto anche dei possibili effetti dell’anno del Drago se avesse a valutare i dati delle nascite di qui a qualche mese. E se qualcuno pensa che sia una battuta si sbaglia di grosso. Più in generale si dovrebbe sempre tener presente che le analisi sommarie non aiutano a capire quella cosa complessa che noi, e solo noi occidentali, chiamiamo Cina. Del resto anche la celebre questione relativa alla selezione di genere, a favore dei maschi, effettuata a causa di aborti e infanticidi in terra cinese (e asiatica in genere) è assai controversa. Spesso si citano i dati di una ricerca, piuttosto che di un’altra, senza sapere che c’è un lungo dibattito che parte dalle cifre e arriva all’analisi dei dati. E considerato che è proprio a partire dalle cifre che i ricercatori si dividono, varrà la pena far presente una teoria molto convincente che serve ad inquadrare più correttamente la questione; quella proposta qualche anno fa da Emily Oster, all’epoca giovane e brillante dottoranda ad Harvard. La Oster ha portato all'attenzione due aspetti ignorati in precedenza dal dibattito sull'argomento. Primo, le donne asiatiche si ammalano più frequentemente di epatite B rispetto alle donne di altri paesi. Secondo, le portatrici di epatite B hanno una probabilità molto più elevata delle altre di dare alla luce un figlio maschio. Se si mettono insieme questi elementi, si ottiene una rivalutazione dell’incidenza di aborti e omicidi d’infanti nel definire la sex ratio in Asia e una potenziale soluzione del mistero: un’elevata proporzione del numero di donne mancanti in Asia può essere attribuita all'epatite B.

Certo può essere utile un’indagine sulla diffusione in Toscana della terribile pratica dell’aborto clandestino, un tempo così diffusa anche in Italia fino a che non fu conquistato, grazie anche ad un referendum, il diritto di abortire senza dover ricorre ai punteruoli delle mammane. Vale tuttavia la pena di considerare che avvicinarsi a, o essere avvicinati nostro malgrado da, il mondo cinese è una sfida di fronte alla quale è bene farsi trovare armati non solo del provincialismo che ci è tanto caro. Laboriose, silenziose, fuori dai circuiti ufficiali e non di rado anche da quelli legali, le comunità cinesi si moltiplicano. E non sono composte da cinesi italiani se non in pochi casi. Per lo più sono composte semplicemente da cinesi.

E per intuire cosa sia veramente la Cina non servono le statistiche, ma una frase, quella del più grande sinologo contemporaneo, Lucian W. Pye: “China is a civilization pretending to be a nation”, che potremmo tradurre, impoverendo il significato della frase inglese, con “la Cina è una civiltà che finge di essere una nazione”. La dimensione della sua identità millenaria travalica i confini del concetto di nazione, come quelli di etnia.

Del resto uno dei fraintendimenti che spiegano in maniera chiara quanto poco sappiamo della Cina, e quanto poco i cinesi vogliono che noi si sappia di loro, riguarda proprio un equivoco etnico. Capita infatti di sentire presunti sinologi parlare disinvolti di “cinesi di etnia Han”. Ebbene, tale frase, se si considera il significato che noi diamo al termine etnia, ha il valore di una fesseria. Han non è il nome di un’etnia, ma di una dinastia che governò, dal 206 a.C. al 220 d.C., un territorio oggi per la grandissima parte compreso entro i confini della Repubblica Popolare. Un territorio entro cui già allora conviveva una molteplicità di popoli che non parlavano nemmeno la stessa lingua. Niente a che vedere, dunque, con qualsivoglia concetto occidentale di etnia. In conclusione, sarebbe bene iniziare a capire che Cina, se proprio dobbiamo usare questo termine, non è un luogo, non è un’entità statuale, non è un’etnia; Cina è un’idea, un principio. Se lo si vuole comprendere sarebbe bene iniziare a studiarlo, invece di ripetere la noiosa litania che vuole la Cina tanto vicina.

dal Corriere Fiorentino di sabato 7 gennaio
politica interna
5 gennaio 2012
[R-Ammendare] Rivedere il giudizio su Giovannini
Un po' per colpa di Francesco Manaresi, un po' perchè son bastiancontrario anche nei miei confronti, devo rivedere il giudizio sul Giovannini di cui ieri (l'Istatologo della ricerca sui costi della politica). Più che Don Abbondio in colletto bianco lo direi vittima del suo fare il tecnico. Inciampato sul fronte comunicazione. Preso in mezzo dall'esperto di caciara Gasparri e suoi simili.
Intervistato ieri a Radio24, Giovannini ha rimesso le cose al loro posto, dicendo che i dati della sua indagine sono sufficienti per agire e tagliare. Molto meglio così. Ma avrebbe dovuto dirlo subito, invece di fare seghe tecnicamente corrette, ma politicamente sciocche sulla comparabilità dei dati.
Adesso è tardi. Peccato. Ennesima occasione persa. Giovannini non è un Don Abbondio, quindi, ma uno troppo corretto per aver ragione degli esperti della caciara.
musica
5 gennaio 2012
[Fili rossi] Dirty Three e Neil Young


3 sbandati australiani che negli anni 90 tiran fuori uno dietro l'altro album sconfinati. Belli da sfiorare l'assurdo. Ma cosa cazzo ascoltavano questi prima di mettersi a fare questa roba qua? Da dove l'hanno presa?
"Come Neil Young col violino" disse il Da Rin indovinando.
politica interna
4 gennaio 2012
[Enrico Giovannini Don Abbondio di Stato] Incassi dorati e parametri europei
Immagino che questo Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, sia uno di quei carrierini di Stato noti per la loro pavidità. Un Don Abbondio in colletto bianco. Nel caso dell'indagine sugli stipendi dei parlamentari, mentre ancora il sasso era in volo, è corso a nascondere la sua manina pavida. E così tocca sentire pure Gasparri che piange miseria con la bavicchia alla bocca. Ma questi orrendi cialtroni quando ritoccano al rialzo le aliquote Irpef per noi poveri stronzi si fanno mai scrupoli sul livello medio di tassazione europeo? No? E allora perchè dovremmo farcene per i loro incassi dorati?
politica interna
3 gennaio 2012
[Sgradevolezze] Se Equitalia mi fa essere d'accordo con Grillo e Stracquadanio
Giusto per chiarire che sono un nichilista avvilito e incattivito ... ma ecco ... io non me la sento di dar contro a Beppe Grillo. Non stavolta. E peggio ancora, ma sono pronto a sottoscrivere le parole di Stracquadanio sui metodi estorsivi di Equitalia. Spiacente, ma così è se vi pare. E se non vi pare ... così è lo stesso.
politica interna
2 gennaio 2012
[Vecchia Politica 2.0] Enrico Rossi, Facebook e la stizza
Ti fai gestire la pagina Facebook da gente che pensa che Blair si scriva Blear.
Te la fai sorvegliare da troll e fake che insultano chi muove una critica od un appunto.
Un giorno appare su un quotidiano una pagina di satira ti prende in giro in modo talmente palese che tu non te ne accorgi, ti stizzisci e affidi al social network un commento acido e offensivo.
Ecco, qualcuno dovrebbe spiegarti che un vecchio politico che usa Facebook non diventa un politico nuovo. Rimane semplicemente ... un vecchio politico che usa Facebook.
Tanti cari auguri di buon anno al Presidente di questa Regione.
sfoglia
dicembre        febbraio

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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