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fotografia
21 marzo 2012
[Storia e Fotografia] In edicola il 4° Volume. 1941- 1950


(1948) Un'immagine da una lezione all'Università dell'Oklahoma. Gli studenti bianchi siedono normalmente ai propri banchi, mentre G. W. McLaurin, studente afroamericano, siede fuori dall'aula.
E' un'immagine che racconta i meccanismi della segregazione razziale che negli Stati Uniti, specie negli stati del Sud, ancora informava non solo il pensiero di molti cittadini, ma anche la vita delle istituzioni.

Per rammentarvi che è da ieri in edicola il 4 volume (1941-1950) di "Storia e Fotografia - Un secolo d'immagini".

Qua la storia di G.W. McLaurin
politica interna
19 marzo 2012
[Linkiesta su Firenze] Ma adesso Renzi non sa più cosa farà da grande
Una bella serie di interviste sulla Firenze nel terzo anno di renzismo. Quando l'entusiasmo scema, il gioco degli annunci svela i propri trucchi, il ricordo del peggio che fu sfuma lontano per far meglio misurare che cosa c'è adesso. E non è solo fiorentinume quello che anima certi sussurri di delusione. C'è davvero il senso di una speranza presa in prestito forse con troppa leggerezza o eccesso d'ambizione (fate voi). E mentre il tardocontismo è l'ultimo fronte della supponenza amministrativa postcomunista a salutare con la manina la superiorità morale, il Renzi pare non sapere più nemmeno lui cosa farà da grande. E questo è il limite più grande di chi grande ambiva ad essere.

http://www.linkiesta.it/firenze-renzi

fotografia
16 marzo 2012
[Storia e Fotografia - Un secolo di immagini] In edicola il terzo volume - Anni 30, il fiato sospeso prima della fine


E' uscito in edicola il terzo volume della serie Storia e Fotografia.
In scena gli anni Trenta, quelli che, dopo l'illusione della pace dei roaring twenties, sono il fiato sospeso prima della fine, o meglio dell'inizio, della Seconda Guerra Mondiale.
Come al solito, contravvenendo a qualche normativa che non conosco sul diritto d'autore (che poi sono io), vi anticipo parte dell'introduzione di questo volume.

"Gli anni dal 1931 al 1940 sono quelli del precipitare verso un nuovo conflitto mondiale, ancora più devastante, ancora più totale della Grande Guerra. Sono il concretizzarsi di un incubo che ci si era illusi di poter mettere via per sempre, senza realizzare che proprio i prezzi che si pensava di dover pagare in nome della pace, a partire dalle durissime condizioni imposte alla Germania, ponevano in realtà le fondamenta su cui si sarebbero costruite le cause della Seconda guerra mondiale. E se gli anni Venti sono quelli di un'illusione ancora possibile, gli anni Trenta sono quelli del fiato sospeso prima della fine.

La crisi finanziaria statunitense del 1929 aveva avuto tra le cause alla sua origine un eccesso generalizzato della produzione e politiche monetarie fatte da stati concentrati sulla massimizzazione delle esportazioni e guidati da elites ancora non aduse al governo di un sistema economico complesso come quello che si andava formando. Le ripercussioni della crack finanziario si propagano dagli Usa all'Europa e sfociano in una crisi dell'occupazione che colpisce soprattutto i grandi centri urbani industrializzati, rendendo quel nuovo attore sociale che era già emerso negli anni Venti, le masse cittadine, estremamente sensibile alla propaganda antiliberale ed antidemocratica ..."
15 marzo 2012
[Asterix] Saluti ricambiati
Ad Alessio Giovarruscio, granitico conduttore di Asterix, in onda su Telecentro 2 il doveroso saluto di ricambio!


politica interna
14 marzo 2012
[dal Corriere Fiorentino] Curcio alle Piagge e quelle vite travolte dalle parole di ieri

Fare i conti con la storia è un esercizio difficile. E' difficile farlo con la propria, tanto più lo è farlo con quella collettiva. Come quella di un paese, l'Italia, che a partire dalla fine degli anni Sessanta ha vissuto il dispiegarsi di una violenza politica senza pari nel resto d'Europa per intensità e durata, tanto che la lunga coda di quella violenza è arrivata per strani rivoli fino ai giorni nostri.

Forse più ancora del conto delle centinaia di vittime, più ancora degli atti è significativo leggere le parole di quella violenza. Credo non ci sia strumento migliore per capire, per cogliere fino in fondo il delirio ipocrita, vigliacco e ottuso di chi ha teorizzato, predicato, e in non pochi casi praticato, la violenza. Si pensi all'articolo che uscì su Lotta Continua il 18 maggio 1972, il giorno dopo l'omicidio Calabresi. “L'omicidio politico non è certo l'arma decisiva per l'emancipazione delle masse [...] ma queste considerazioni non possono assolutamente indurci a deplorare l'uccisione di Calabresi, un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia”.

E' per certi versi una pena, oggi, leggere i primi volantini delle BR, certi pezzi su Quaderni Piacentini, così come molte pagine di Lotta Continua e di altri strumenti di propaganda dell'epoca.

Lo è ancora di più quando per certa narrazione continua a vendersi inopportunamente il mito di una violenza spinta da ideali confusi, ma non condannabili aprioristicamente. Lo racconta bene Mario Calabresi in una delle pagine del suo fortunato libro “Spingendo la notte più in là”, quando scrive che “i terroristi non sono stati sconfessati come assassini, ma troppo spesso descritti come dei perdenti, persone che hanno fatto una battaglia ideale, ma non sono riuscite a vincere”.

Stasera, ospite della Comunità delle Piagge, Renato Curcio interverrà per la presentazione di un libro per dibattere sui nuovi orientamenti rispetto agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. E' sempre difficile considerare con sufficienza l'opportunità di dibattiti cui partecipano ex membri di associazioni terroristiche che hanno predicato e praticato violenza. Non può essere messo in discussione il diritto, la libertà di espressione. Così come non si può incatenare per sempre una persona ad una vicenda temporalmente de-finita. Ma non si può nemmeno trascurare che vicende che si sono chiuse nel loro svolgersi hanno travolto vite di persone che la predica e la pratica della violenza hanno trasformato in bersagli, trascinando nel baratro anche gli affetti legati a quelle persone.

Non si può chiedere che qualcuno rinunci a vivere, nemmeno con cortesia. Ma è difficile tacere che verrebbe voglia di chiedere che non si dimentichi che altri, in nome di un predicare e praticare colpevole, hanno smesso di vivere loro malgrado e che altri si son visti strappare affetti i più cari.

dal Corriere Fiorentino di martedì 13 marzo

CULTURA
7 marzo 2012
[Storia e Fotografia - Un secolo di immagini] In edicola il secondo volume - I ruggenti anni Venti
In edicola il secondo volume di STORIA E FOTOGRAFIA - UN SECOLO DI IMMAGINI (Mondadori).
In scena stavolta i RUGGENTI ANNI VENTI.
Di seguito un breve estratto dall'introduzione al decennio. 



" ... L'aspirazione totalitaria del regime fascista era considerata quasi una casualità tollerabile e in fondo compatibile con una realtà relativamente arretrata come quella italiana. Anche il dramma di una Germania umiliata e annichilita era un prezzo, per quanto doloroso, ritenuto ragionevole per avere in cambio un equilibrio continentale stabile e duraturo; errore, questo, la cui gravità verrà presto mostrata dal dispiegarsi dell'incubo nazista. La Russia sovietica, poi, era ancora sconvolta dalla guerra civile e da un collasso economico che l'avrebbe impegnata a lungo sul fronte interno.

In nome di queste illusioni gli Stati Uniti sconfessarono ben presto l'internazionalismo del presidente Woodrow Wilson, per tornare a praticare una politica rivolta prioritariamente ai propri interessi nazionali. Stessa cosa faranno Inghilterra e Francia, uscite vittoriose dalla guerra, ma al prezzo di aver ormai perso la centralità politica che avevano avuto nei secoli precedenti.

Gli anni che vanno dal 1921 al 1930 sono quelli in cui dietro la voluta illusione di un mondo pacificato stanno nodi non sciolti. E già un primo, brusco richiamo alla realtà arriverà in chiusura di decennio, con la crisi finanziaria ed economica del 1929. ..."
musica
6 marzo 2012
[Post-Dalla] Applausi e funerali
Applaudono ai funerali come avessero a chiedere il bis

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permalink | inviato da inoz il 6/3/2012 alle 15:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 marzo 2012
[end plis don forghet to sceik ior ess] TORO Y MOI - Underneath the Pine


TORO Y MOI - Underneath the Pine
Usa - 2011

M'inquieta l'idea che questo Chazwick Bundick, il tizio che sta dietro il nome Toro Y Moi, possa diventare il cugino stronzo di Pharrel Williams (il ganzino lucidato dei N*E*R*D che per un periodo ha impomatato i brani di chiunque volesse sentirsi fighetto).
Il rischio nasce in primis guardando le foto del nostro con quell'aria da gnagnerellino col felpino giusto e lo sguardo col sopracciglio fatto. Poi guardi meglio e noti le labbrine da simpatico fringuellino che un po' nerd lo è davvero e ti tranquillizzi.
Perchè Underneath the Pine è veramente lucido, splende. C'è poco da fare. Questo ragazzo ha stile e classe. Si muove nel solco ormai iperarato del chillout-ganzerianaldigicoolness, ma lo fa pescando con gusto nel megastore del sound revival celebrato in sommo grado dal Neon Indian di Psychic Chasms.
I suoi suoni sono più tondi e lisci, meno gommosi e rimbalzanti. A volte l'ascolto risulta un po' freddino, tanto è perfetta la costruzione delle canzoni. Quasi vorresti la sbavatura, la pisciatella fuori dal vaso, l'inciampo nel passeggiare ancheggiante con pantaloni a zampa su sfondo niuiorchese in LOMO (che per i cultori dei soviet, che qua abbondano, significa Leningrad Optical Mechanical Amalgamation). E invece Bundick ha stoffa e fiato, perchè arriva in fondo senza mai scivolare e scansando tutte le cacche di cane possibili, a partire dal compiacimento masturbatorio in cui invece tanti suoi simili affondano i piedini. Fa rabbia. Fa rabbia perchè è fin troppo perfettino, ma che cazzo gli devi dire a uno così? Che è stronzo? No, gli devi dire che è bravo e fargli un inchino. Sperando che almeno una folata di vento gli spettini il pelo prima del prossimo album

N.B (Nota biografica) - Toro Y Moi è Chazwick Bundick, classe 1986 dalla South Carolina. Tenete presente che il ragassuolo ha folgorato un tizio che si è fatto chiamare Manitoba e ora si fa chiamare Caribou e che da una decina d'anni a questa parte suona forse la migliore elettronica da ascolto dei nostri tempi.

RS (Roba Simile): Neon Indian e tutte le filiazioni che s'è tirato dietro il revival Novantottanta psychodancepuppelektro
CDCC (Canzone Da Cui Cominciare): New Beat
COPERTINA: http://www.weallwantsomeone.org/wp-content/uploads/2010/11/TORO-Y-MOI-UNDERNEATH-THE-PINE-575x575.jpg
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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
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