Questa è una storia italiana. Tutto ha inizio con la volontà del
centrodestra fiorentino di ricordare le vittime degli eccidi comunisti
delle foibe. Un rito che da qualche tempo si ripete con annessa serie di
sterili polemiche solitamente innescate dalla richiamata sinistra di
centri sociali e collettivi in nome del proprio democratico diritto di
manifestare per impedire agli altri di fare altrettanto. Un grande
classico dell'antifascismo militante e paranoide in grado di dare
mirabili prove di sé come il grottesco caso della cena di Storace a
Calenzano raccontato ieri da Roberto Corsi.
Stavolta però,
la solita polemica è stata anticipata da una disputa tutta interna al
centrodestra, diviso tra coloro che s'intestano la curiosa etichetta di
“destra identitaria” e quelli che più semplicemente farebbero a meno di
tanto folclore militante. Pomo della discordia proprio il corteo per le
vittime delle foibe che si terrà il 4 febbraio e che per la destra
identitaria, alla faccia dei non identitari, pare presentarsi come
l'ennesima occasione per trovare una facile zuffa. E’ vero che in questo
paese la destra, e la cultura che ha espresso, è stata a lungo vittima
di un segregazionismo vigliacco. A sinistra bastava qualche collezione
di banalità gradite all’ovvio diffuso per fare carriera universitaria,
giornalistica e politica (e non di rado tutte e tre insieme). A destra
si guardava mangiando pane e astio. Oggi che i tempi son cambiati il
senso di rivalsa non lascia posto a quello della misura. Ed ecco che ad
esempio la giunta Alemanno a Roma si è presto messa ad imitare i propri
predecessori in quanto a familismo e clientelismo. Ed ecco anche che si
finisce col sembrare vittime senza speranza di quel segregazionismo che
tiene avvinti anche dopo la sua fine. Vittime per introiezione indotta
di un minoritarismo che porta a prediligere la zuffa alla ricerca del
consenso. La rivendicazione dell’identità, piuttosto che la condivisione
delle ragioni.
La zuffa però si poteva evitare sul
dibattito che invece non si terrà. Almeno non nei locali dell'Università
di Firenze che ha deciso di non ospitarlo. Il dibattito, dal titolo “Il
massacro delle foibe – Ricordare oggi per non dimenticare mai”, era
stato richiesto dalla lista “Studenti per le Libertà” e avrebbe dovuto
vedere la presenza di Renato Farina, della professoressa Carla Sodini e
di Miryam Andreatini Sfilli dell'associazione nazionale “Venezia Giulia e
Dalmazia”. Il suo svolgimento non è stato autorizzato dai presidi di
Scienze Politiche, Economia e Giurisprudenza “per non generare possibili
tensioni all'interno dell'Università”. “Una decisione difficile” hanno
aggiunto i tre presidi di cui è facile comprendere l'animo orientato
alla cautela. Una comprensione che però si ferma al momento in cui si
considera che da un'istituzione importante come l'Università arriva il
messaggio per cui in nome della quiete si preferisce soprassedere al
proprio compito di garantire e anzi favorire il dibattito e il confronto
su temi anche delicati.
Non è confortante immaginare che il quieto vivere venga prima della responsabilità di un'istituzione.
dal Corriere Fiorentino di mercoledì 25 gennaio