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SOCIETA'
26 gennaio 2012
[dal Corriere Fiorentino] VIVERE QUIETI (A BOCCA CHIUSA)

Questa è una storia italiana. Tutto ha inizio con la volontà del centrodestra fiorentino di ricordare le vittime degli eccidi comunisti delle foibe. Un rito che da qualche tempo si ripete con annessa serie di sterili polemiche solitamente innescate dalla richiamata sinistra di centri sociali e collettivi in nome del proprio democratico diritto di manifestare per impedire agli altri di fare altrettanto. Un grande classico dell'antifascismo militante e paranoide in grado di dare mirabili prove di sé come il grottesco caso della cena di Storace a Calenzano raccontato ieri da Roberto Corsi.

Stavolta però, la solita polemica è stata anticipata da una disputa tutta interna al centrodestra, diviso tra coloro che s'intestano la curiosa etichetta di “destra identitaria” e quelli che più semplicemente farebbero a meno di tanto folclore militante. Pomo della discordia proprio il corteo per le vittime delle foibe che si terrà il 4 febbraio e che per la destra identitaria, alla faccia dei non identitari, pare presentarsi come l'ennesima occasione per trovare una facile zuffa. E’ vero che in questo paese la destra, e la cultura che ha espresso, è stata a lungo vittima di un segregazionismo vigliacco. A sinistra bastava qualche collezione di banalità gradite all’ovvio diffuso per fare carriera universitaria, giornalistica e politica (e non di rado tutte e tre insieme). A destra si guardava mangiando pane e astio. Oggi che i tempi son cambiati il senso di rivalsa non lascia posto a quello della misura. Ed ecco che ad esempio la giunta Alemanno a Roma si è presto messa ad imitare i propri predecessori in quanto a familismo e clientelismo. Ed ecco anche che si finisce col sembrare vittime senza speranza di quel segregazionismo che tiene avvinti anche dopo la sua fine. Vittime per introiezione indotta di un minoritarismo che porta a prediligere la zuffa alla ricerca del consenso. La rivendicazione dell’identità, piuttosto che la condivisione delle ragioni.

La zuffa però si poteva evitare sul dibattito che invece non si terrà. Almeno non nei locali dell'Università di Firenze che ha deciso di non ospitarlo. Il dibattito, dal titolo “Il massacro delle foibe – Ricordare oggi per non dimenticare mai”, era stato richiesto dalla lista “Studenti per le Libertà” e avrebbe dovuto vedere la presenza di Renato Farina, della professoressa Carla Sodini e di Miryam Andreatini Sfilli dell'associazione nazionale “Venezia Giulia e Dalmazia”. Il suo svolgimento non è stato autorizzato dai presidi di Scienze Politiche, Economia e Giurisprudenza “per non generare possibili tensioni all'interno dell'Università”. “Una decisione difficile” hanno aggiunto i tre presidi di cui è facile comprendere l'animo orientato alla cautela. Una comprensione che però si ferma al momento in cui si considera che da un'istituzione importante come l'Università arriva il messaggio per cui in nome della quiete si preferisce soprassedere al proprio compito di garantire e anzi favorire il dibattito e il confronto su temi anche delicati.

Non è confortante immaginare che il quieto vivere venga prima della responsabilità di un'istituzione.

dal Corriere Fiorentino di mercoledì 25 gennaio

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Oggigiorno tutti hanno spirito. Dovunque si va non si può fare a meno di incontrare persone intelligenti. E' divenuta una vera peste.
Oscar Wilde

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