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[La Stampa e il Regime] Ma non mi convince il Pannella despota e il Bordin martire

Ho appreso più cose della storia e della politica ascoltando Radio Radicale, di quante ne abbia imparate laureandomi in Scienze Politiche.
La stima è approssimativa, ma il bilancio è serio.
La prima volta che incontrai Massimo Bordin gli dissi la verità. "Direttore, io ho avuto solo due idoli: Jimi Hendrix e lei". Lui giustamente rispose dicendosi lusingato del paragone, ma "spero di non fare la fine del primo".
Ho stima e ammirazione sincera per lui. Come per poche altre persone.
L'orologio biologico del mio risveglio è settato sull'orario di Stampa e Regime. Mi sveglio alle 7.30 anche quando sono in vacanza.
Ho imparato ad imitare la voce del Direttore in maniera talmente vicina all'originale che aspetto il momento giusto per poterla usare in qualche scherzo radicale.
Per prendermi in giro dico che sono un "fedayn bordiniano".
Verso Marco Pannella ho sempre provato amore/odio. Come per Bordin, così per Pannella provo stima e ammirazione altrettanto sincera. Ma in maniera diversa.
Eppure ho imparato che il mito pannelliano è lontano dalla realtà. Pannella mangiatore di figli e dittatore paranoico. No. La politica, diceva un signore con altrettanto carisma, è sangue e merda. Pannella ci mette entrambi gli ingredienti, senza risparmiarsi. A differenza di altri che risparmiano il sangue e la merda la lasciano in capo agli altri.
E anche stavolta che lo scontro è con Bordin, non riesco a dar per buona la lettura che vede il Direttore vittima delle volgari invidie pannelliane. Che Marco sappia esser uomo di rara stronzaggine è vero. Ma non banale. Al contrario la sua immagine di despota geloso è troppo banale per convincermi che sia vera fino in fondo.
Nello scazzo con Bordin, per quel poco che posso provare a capirne, si confrontano ragioni diverse. Il Direttore non vuole dirigere un organo politico, autonomo da Radicali Italiani, ma inscindilmente legato a Marco Pannella, se quest'ultimo segnala di non trovare più corrispondenza fra le proprie battaglie e la linea della Radio. Dall'altro Marco rivendica la libertà e la differenza come marca più sincera della linea radicale. Dialogo critico come segno di vera adesione alle ragioni di una storia e di un presente.
Poi certamente ci sarà altro, ci sarà di più, ci sarà spazio per mille illazioni. Ma ecco, se due righe da scrivere (poi chissà chi le leggerà) si potevano dedicare a questa vicenda, a me andava di segnarle così.
Il resto, per me, è giusto la convinzione che perdere Stampa e Regime sarebbe molto più che perdere una rassegna stampa radiofonica.

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Pubblicato il 12/7/2010 alle 14.32 nella rubrica Commenti.

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