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[dal Corriere Fiorentino] Sprecare legalmente

La si pensi come si vuole sulle Società della Salute, ma alla fine il risultato è stato un mancato successo. Che tradotto dal politichese significa un fallimento.

Partite nel 2004 come sperimentazione per avvicinare al territorio l’offerta di alcuni servizi sociosanitari e assistenziali, nel tempo ne sono state costituite 25 “e altre si stanno costituendo” recita la pagina da aggiornare del sito della Regione. Il loro abbandono è stato imposto da ragioni di un bilancio regionale ridottosi di 500 milioni di euro, come ha ricordato l’assessore Nencini. Tuttavia questo argomento s’offre come un’arma in più a chi ha sempre criticato le Sds, su tutti il consigliere dell’Udc Marco Carraresi che non a torto sosteneva già da qualche tempo di “non aspettare la scure della spending review ed operare in modo oculato e incisivo i tagli possibili e necessari”, partendo da un riassetto dei settori assegnati finora alle Sds.

Non che il costo delle Sds fosse esagerato in termini contabili, dato che i fondi erano utilizzati in prevalenza per il pagamento della retribuzione al Direttore della Sds, con uno stipendio medio annuale tra i 110 e i 120 mila euro (a cui però si devono aggiungere una serie di voci di strutture, consulenze, collaborazioni), solo che ogni spesa la si deve valutare in termini di utilità. Specie in tempi di assottigliamento delle risorse, che s’accompagnano non solo ad un impoverimento dell’intero paese, ma anche alla scoperta di malversazioni operate dalla politica col denaro dei cittadini le regioni sono più che mai nell’occhio del ciclone. Ma che più che la rincorsa alla questione morale, più che il ritenere i Fiorito figli di una degenerazione genetica sarebbe utile considerare quanto stringente sia il rapporto tra la possibilità di esigere e spendere denaro pubblico e la responsabilità di renderne conto.

Abbiamo già vissuto una stagione politica, perché politica fu in ogni senso, in cui la convinzione che il problema fosse legato soltanto al diffuso malaffare tradì ogni buon intento risolutivo. Perché il fallimento di quella stagione è oggi ben chiaro senza possibilità di smentita di fronte ai casi usciti in successione, e senza soluzione di continuità, negli ultimi disastrosi mesi di cronache politico-amministrative. Ma ancor più fallimentare è il bilancio di quella stagione se si guarda a come la macchina amministrativa dello Stato, a tutti i livelli, non solo non è diventata più efficiente, ma ha drenato al paese sempre più risorse. Perché si può spendere in modo assolutamente lecito, ma del tutto inefficiente. Gli esiti sono comunque nocivi.

dal Corriere Fiorentino di venerdì 19 ottobre

Pubblicato il 19/10/2012 alle 10.2 nella rubrica Italia.

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