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La genetica e Bud Spencer

C'è stato un periodo che quando andavamo a San Giovanni delle Contee, i miei e le mie sorelle stavano già a casa nuova. Io invece stavo da mio nonno. Più o meno dai 12 ai 17 anni credo.
Ci stavamo tanto a San Giovanni.
Mio nonno paterno si chiama Enzo.
In casa ci stavo ovviamente poco. Sempre in giro, di solito a giocare a pallone, a carte, a fare case nel bosco o a perdere tempo in altri modi fantastici. E fa effetto ripensare a quanto tempo passavamo insieme. Un gruppo di ragazzini oggi più o meno disperso.
A pranzo e a cena io ed Enzo - che non eravamo esattamente autosufficienti, ma avremmo potuto arrangiarci, solo che gli altri non si fidavano - raggiungevamo sempre i miei a casa della Zizza e lì mangiavamo con tutta la famiglia. La famiglia allargata con zii e zie, come facciamo tuttora.
Dopo cena io di solito uscivo e andavo al bar (l'unico che c'era allora a San Giovanni, poi ha chiuso) o in giro per il paese, Enzo rientrava a casa nostra. Ma diverse volte capitava che si tornasse insieme ed io mi fermassi un po' a casa prima di uscire. Lui magari si sedeva sotto casa a frescheggiare, se era estate. Poi saliva e se non aveva sonno si metteva in salotto e accendeva la televisione.
A me piaceva tanto quando capitava di uscire dal bagno pronto per andare. Passare davanti alla porta aperta del salotto, sentire Enzo ridere, dare una sbirciata alla televisione e vedere una scazzottata con Bud Spencer e Terence Hill.
E allora mi fermavo lì con mio nonno. E guardavo quei film con lui. E se facevo un po' più tardi per uscire pace, al limite qualcuno sarebbe venuto a chiamarmi.
Perché mi piaceva che lui si divertisse, perché mio nonno era una persona gioiosa ed era bello vederlo felice. E mi faceva ridere l'idea di ridere con lui guardando Bud Spencer che dava cazzotti a piantapalo. O il doppio schiaffone. Ma quello che mi piaceva più di tutto era l'attesa che Bud Spencer (che mio nonno pronunciava Baspénse) si incazzasse di brutto. Quando, tipicamente, qualche sgherro del cattivo di turno lo provocava e lui si metteva le mani sui fianchi, scocciato e lo guardava dall'alto in basso. A quel punto io ed Enzo lo sapevamo cosa stava per accadere. Ma io stavo zitto, aspettando che fosse lui ad annunciarlo. "Ora lo vedi che succede". E partiva il primo cazzotto di Bud e la nostra prima risata.
Ed era la felicità.
Perché un nonno che ride. E che ride di gusto come rideva lui. Ti rimane addosso.
Dei maschi della mia famiglia dicono che siano, che siamo, dei cuorcontenti. Ottimisti, irriverenti, col sorriso addosso nel bene e nel male. Come fosse un carattere ereditario che si trova nei geni. 
Secondo me non è una questione genetica. Ma di aver riso insieme. Forse certe cose del carattere si trasmettono così da nonno a nipote o da padre in figlio. Ridendo insieme a lui per i film di Bud Spencer, mi piace pensare d'aver preso qualcosa dell'ottimismo un po' matto e meraviglioso di mio nonno.

Pubblicato il 27/6/2016 alle 23.48 nella rubrica Diario.

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